La scelta
Nel libro (uno dei libri più importanti apparsi negli ultimi decenni sulla storia contemporanea in Italia) di Claudio Pavone, “Una guerra civile”. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, compare un capitolo intitolato “La scelta”, in cui Pavone esamina le varie (e diverse) motivazioni che l’8 settembre 1943, quando il nuovo governo italiano guidato da Badoglio dichiara l’armistizio e lo Stato si sfascia, di questi giovani soldati che non sanno più dove andare perché si ritrovano privi di ogni informazione e che devono dunque compiere una scelta.
Il problema della scelta riguarda, è un problema in particolare di coloro che ricoprono il ruolo di protagonisti nelle varie vicende storiche. Solo negli ultimi decenni si è iniziato a comprendere che, per analizzare completamente una guerra, l’attenzione non va rivolta solo ai politici che decisero la guerra o ai generali che la guidarono militarmente, ma anche ai soldati che la combatterono direttamente sul campo.
Lo storico e l’analisi delle scelte
Quanto più le scelte da esaminare sono vicine nel tempo, tanto più lo storico ha difficoltà ad analizzarle (merito di Pavone che, pur essendo uno dei giovani che l’8 settembre 1943 fecero una scelta precisa, è in grado, avendo studiato ed esaminato una pluralità di elementi, di analizzare con equilibrio le scelte di chi la pensava diversamente da lui), cogliendo assonanze con quello che egli ha vissuto come cittadino e uomo.
La trasposizione sul piano storico di principi morali e delle tensioni esistenziali da una parte non è mai eliminabile, dall’altra parte non è neppure tranquilla, proprio per questo incontro tra soggettività e oggettività di chi l’ha vissuta che è alla base del lavoro dello storico. Lo storico deve dunque tenere presente, da una parte, le condizioni in cui avvennero le scelte dei protagonisti dell’evento storico oggetto del suo studio, e dall’altra parte il momento storico in cui lui stesso si trova ad analizzare tali condizioni.
Decisioni, intenzioni e risultati
Anche perché le decisioni, quando si è posti davanti ad una scelta (e questo vale sia per le decisioni di carattere storico, sia per le decisioni che ciascuno di noi deve affrontare nella vita di ogni giorno), discendono dalle intenzioni che uno ha, ma non sempre vi è un rapporto coerente tra decisioni e intenzioni, anche perché spesso le decisioni sono frutto di un compromesso e spesso le intenzioni possono patire di contraddizioni interne.
Questo rapporto tra intenzioni, scelta, decisioni, risultati e l’analisi di questo rapporto costituisce un problema ben noto agli storici, i quali sono tenuti ad includere nella loro analisi (e nei loro giudizi) sia le intenzioni, che le decisioni, che i loro esiti, anche perché talvolta si verifica nella storia quello che gli storici chiamano l’“eterogenesi dei fini” (si parte con un’intenzione, ma questa intenzione si trasforma nel tempo in una intenzione di carattere diverso).
Questo problema del rapporto tra decisioni, intenzioni e risultati si sovrappone ad un problema ancora più arduo, ossia quello della responsabilità individuale o collettiva.
Responsabilità individuale o collettiva
Lo storico non fa il giudice, quindi la responsabilità (intesa come colpa) di un evento tragico anche per lo storico non può che essere individuale, qualunque siano le intenzioni che uno ha (colpevoli sono gli individui).
Tuttavia, gli storici si trovano spesso a doversi misurare con la questione del rapporto di un popolo con il suo passato, e questo è un problema che sentirono ad esempio gli storici e filosofi tedeschi alla fine della Seconda Guerra Mondiale (soprattutto riguardo al rapporto che si era creato tra il popolo e i capi nazisti), oppure anche, in maniera minore, in Italia (riguardo al rapporto che si era creato tra il popolo italiano e il fascismo).
Negli anni ‘90 apparve il libro di uno storico americano di chiare origini tedesche, “I volenterosi carnefici di Hitler” di Goldhagen, dove i “volenterosi carnefici di Hitler” sono il popolo tedesco, che per Goldhagen deve essere considerato come responsabile dello scoppio della Seconda guerra mondiale perché, fino agli ultimi giorni della guerra, il popolo tedesco si era schierato al fianco di Hitler.
Un altro storico italiano, Renzo de Felice (il più noto biografo di Mussolini, autore di una biografia monumentale in sei volumi di Mussolini), ha esaminato il rapporto tra il fascismo e il popolo italiano alla metà degli anni ’30, quando, con la guerra di Etiopia del 1935/6, l’It
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