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La crisi del 29 e le sue radici storiche

La crisi del 29 fu un effetto più o meno diretto della Prima guerra mondiale. Si suole parlare di "crisi del 29", ma come tutte le crisi, la sua durata fu molto più ampia (basta pensare alla crisi del 2008, i cui effetti perdurano anche oggi, o anche alla crisi pandemica odierna, che avrà effetti con durata più ampia). Si vuole identificare la crisi del 29 con il panico finanziario che si abbatté apparentemente all’improvviso (anche se, nella storia, l’improvviso non esiste quasi mai) sulla borsa americana in quello che è passato alla storia come "giovedì nero dell’ottobre 1929".

Espansione e crollo dell'economia americana

Questo panico finanziario interruppe la lunga fase di espansione che l’economia degli Stati Uniti, a differenza di quella europea, aveva conosciuto dopo la Prima guerra mondiale. Ma essendo gli Stati Uniti anche allora, seppure in maniera inferiore al periodo moderno, uno stato globalizzato (anche se il termine non veniva usato al periodo), la crisi venne sentita anche dagli Stati europei, rigettando nell’incertezza e poi nella crisi le economie di tutti i paesi capitalistici (quelli europei prima di tutto), che grazie all’intervento degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale e poi ai prestiti americani, stavano cercando faticosamente di superare le difficoltà del primo dopoguerra.

Impatto globale della crisi

Gli Stati Uniti avevano relazioni strette soprattutto tra le due parti dell’Atlantico (l’intervento degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale avvenne nel 1917, a seguito di una dichiarata neutralità che varia dopo l’attacco tedesco a delle navi civili americane durante la guerra sottomarina anglo-tedesca). Per tutti questi motivi la crisi del 29 è stata vissuta dai contemporanei come una crisi epocale (una caratteristica che può essere trovata anche nella letteratura, ossia nella letteratura americana della crisi), diventando successivamente il simbolo di eccellenza delle crisi economiche (tutte le crisi economiche del periodo successivo verranno confrontate con la crisi del 29 per individuarne le analogie e le differenze).

Conseguenze politiche della crisi

La crisi del 29 fu una crisi epocale che simboleggiò la preoccupazione di massa anche per i suoi riflessi sulle democrazie dei paesi occidentali e sulla situazione della Germania. Non è un caso che Hitler, che all’inizio degli anni 20 era considerato come un fanatico estremista che aveva tentato un colpo di stato fallimentare nel 1923 che lo aveva portato in galera, ritornò sulla scena alla fine degli anni 20 e dal 1929 alla sua ascesa al potere nel 1933, il suo partito, il partito nazionalsocialismo, aumentò di consensi in tutte le sei elezioni (tranne una) che si svolsero in Germania dal 1929 al 1933. Quindi, crisi economica e crisi politica si intrecciano strettamente tra di loro.

L'economia americana negli anni '20

Questo è il quadro generale, ma se vogliamo andare con ordine, vediamo come la crisi si innesca negli USA. L’economia americana, a differenza di quella dell’Europa Occidentale, aveva nel corso degli anni 20 (i ruggenti anni 20) capitalizzato tutti i vantaggi che ne derivavano dall’essere in una posizione particolare (gli Stati Uniti erano intervenuti nella Prima guerra mondiale nel 1917, ma il conflitto non era stato combattuto in territorio americano, bensì in territorio europeo), quindi l’industria americana aveva potuto rapidamente convertirsi da una produzione bellica ad una produzione civile a fini pacifici.

Gli Stati Uniti erano già emersi già alla fine della Prima guerra mondiale come la principale potenza mondiale, sia dal punto di vista industriale che dal punto di vista finanziario. Gli Stati Uniti avevano ottenuto il ruolo di banchiere del mondo, prestando soldi ai paesi impegnati nello sforzo bellico e anche nel periodo successivo alla fine della guerra, essi avevano notevolmente aiutato l’economia e la finanza di paesi alleati (Gran Bretagna, Francia e Italia).

Tutti questi fattori avevano fatto sì che gli Stati Uniti, e la quota americana nella produzione mondiale, erano passati dal 35,8 della produzione mondiale del 1913 al 42,2 del 1928. Gli anni 20 che, in Europa, saranno ricordati come un periodo di forte instabilità e crisi, invece negli Stati Uniti verranno ricordati come “anni ruggenti”, ossia un’epoca di crescita e di facili guadagni. Dal 1920 al 1929 il PIL americano aumentò del 43% e la produzione industriale del 45%.

Innovazioni industriali

Ciò avviene, oltre che per la posizione americana alla fine della guerra, anche per i nuovi criteri di gestione manageriale (fordismo, taylorismo), che avevano influenzato i rami industriali più moderni (industria elettrica, chimica, automobilistica). Per la prima volta viene introdotta nelle officine Ford la catena di montaggio e la produzione automobilistica passa dal milione e mezzo del 1921 ai cinque milioni e mezzo del 1929.

Il padre di questa “organizzazione scientifica del lavoro” fu l’ingegner Taylor che aveva, ancora prima della guerra, pensato di parcellizzare le singole operazioni di lavoro in una serie predeterminata di gesti elementari volti a semplificare e accelerare l’intero processo (un sistema poi ironizzato da Chaplin in “Tempi moderni”). Ford andò oltre, arrivando a pensare ad una concezione perfettamente sincronizzata della fabbrica.

L’introduzione di queste innovazioni e di questi nuovi macchinari consentì di ottenere delle fantastiche economie di scala, e cioè un aumento della produttività e dei risparmi sul costo dei prodotti. Prima che venisse attivato lo stabilimento di Highland Park (il primo stabilimento delle officine Ford dove sono applicate queste innovazioni) nel 1914, ci volevano 628 minuti di lavorazione per costruire il telaio del modello T di Ford, dopo solo 93. Ciò consentì delle incredibili economie di scala e delle frequenti riduzioni di prezzo dei prodotti (nel 1908 si spendevano 950$ per il modello T, nel 1927 solo 290$).

Fordismo e consumo di massa

L’introduzione della catena di montaggio era solo un aspetto del disegno di riorganizzazione dell’impresa capitalistica e, in particolar modo, delle officine Ford. Ford puntava anche a formare un nuovo tipo di forza lavoro: l’operaio di massa doveva essere anche compartecipe del sistema aziendale. Il fordismo per funzionare richiedeva non solo una produzione di massa, ma anche un consumo di massa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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