Sociologia
La società (cap. 1 manuale)
La sociologia è la scienza che si occupa della società, è uno studio scientifico di ciò che gli esseri umani fanno quando stanno in società (cioè sempre, perché non è concepibile che si stia fuori dalle relazioni con gli altri). Si intende quest’ultima come insieme di esperienze compiute dagli esseri umani, le relazioni tra di loro, con le istituzioni, le loro memorie/aspirazioni…
Le esperienze vengono prese non in quanto tali, ma come esse vengono interpretate da noi stessi che così facendo cambiamo il modo di guardare ai fenomeni sociali. Tutto questo non riguarda solo cosa si fa, ma anche gli strumenti e le modalità attraverso cui lo si fa (vari metodi di ricerca empirica e approcci teorici al fine di sviluppare una conoscenza approfondita delle azioni, delle strutture e dei processi sociali).
Società
La società è un insieme organizzato di individui e gruppi, uniti da relazioni di tipo morale, giuridico e culturale, che presenta vari gradi di complessità e dimensioni più o meno ampie, non necessariamente coincidente con i confini statuali, durevole nel tempo ma al contempo sottoposta a cambiamenti anche radicali.
Non esiste la società in astratto, anche se si tende a darne un’immagine indipendente dagli esseri umani che la compongono. La società è la manifestazione di tutte quelle norme che regolano il nostro comportamento e che ci consente di svolgere determinate azioni (come una donna che sta da sola a leggere su una panchina), tutto ciò che è temporalmente e spazialmente determinato (come ad esempio una macchina da scrivere che è espressione di un certo tipo di società che ha sviluppato un certo tipo di scrittura e dunque di comunicazione). Il tipo di società in cui siamo è determinato anche dal grado di individualizzazione, del rapporto tra individuo e collettività, dalla condivisione di certi elementi, dal senso comune, da ciò che ci si aspetta dagli altri, dalle norme sociali.
“Ma che cos’è questa società che tutti insieme componiamo e che tuttavia nessuno di noi preso singolarmente, e neppure tutti noi presi insieme, abbiamo voluto e progettato qual è oggi, che esiste perché esistono molti individui e rimane attiva soltanto se sono molti quelli che vogliono e fanno qualcosa, e la cui struttura, le cui grandi trasformazioni storiche con tutta evidenza non dipendono semplicemente dalla volontà di molti?” N. Elias
La società va al di là dei singoli che la compongono; è il risultato delle azioni involontarie che gli individui della società compiono per scopi diversi e che si combinano tra loro in modo non prevedibile, dando vita a fenomeni più ampi.
“Così, la società umana si muove come un tutto, così si è compiuto e si compie tutta la trasformazione storica dell’umanità: si sviluppa da piani, ma non è pianificata; è mossa da fini, ma non ha un fine.” N. Elias
Le persone avevano dei piani per raggiungere i loro fini e ciò ha mosso la storia che ha portato la società in una determinata direzione. La dimensione micro ha dato vita a quella “macro”, che di per sé non ha un piano né un fine.
Le risposte a una definizione di società si collocano su diversi piani:
- Macro: struttura, oggetto…
- Meso: rete, configurazione, strutturazione, rituali dell’interazione…
- Micro: azione, soggetto…
Le funzioni della società sono:
- Organizzare nel tempo e nello spazio forme regolate di convivenza e di comunicazione fra individui
- Adempiere a compiti diversificati:
- Distribuzione delle risorse disponibili (istituzioni economiche)
- Gestione del potere e del consenso sociale (istituzioni politiche)
- Trasmissione di modelli culturali (istituzioni culturali e comunicative)
Il sapere scientifico e il senso comune (cap. 1 manuale)
Il nostro gusto in cibo, arte, musica e relazioni sociali dipende dalla società e dai canoni che non reinterpretiamo. È necessario distinguere il sapere scientifico dal senso comune: l’atteggiamento dello scienziato sociale è l’opposto di quello dell’individuo nella sua vita quotidiana; si tratta della messa in discussione, ricorrente e metodica, di ciò che il senso comune normalmente dà per scontato (un comportamento che facciamo in automatico senza riflessione, dandolo per “naturale” e che indica come sbagliato tutto ciò che è diverso/distaccato dalle nostre abitudini).
Invece, si cerca di interpretare gli atteggiamenti in modo “oggettivo”, senza farsi influenzare dai sapere sociologico comune = patrimonio di conoscenze, nostri valori e costrutti culturale. Dunque legato all’esperienza diretta, che ognuno utilizza per orientarsi nella vita sociale.
Limiti di questo sapere:
- È concentrato nel presente
- Lo spazio sociale degli individui è circoscritto
- È facilmente influenzabile e deformabile dal sentito dire
L’immaginazione sociologica (slides)
La sociologia, come scienza sociale, attraverso i suoi strumenti, supera i limiti della sociologia ingenua di senso comune, formulando interrogativi sulla base di una riflessione teorica sedimentata e cercando risposte a questi interrogativi grazie a informazioni raccolte sistematicamente. Si tratta quindi di una vera e propria scienza, diversa dalla sociologia di senso comune (“immaginazione sociologica” di Wright Mills), che ci serve per interagire con gli altri a partire dal senso comune di ciascun individuo (e per questo è ingenua). Esistono molti altri orizzonti di senso oltre al nostro.
La contrapposizione è tra la capacità di interpretare che parte dal singolo e quella di distacco (da sentimenti, valori, regole, abitudini, convenzioni della società) basata su dati acquisiti dalla ricerca tipica dello scienziato sociale. Lo sguardo sociologico è quel tipo di approccio che abbandona il punto di vista naturalistico sulla realtà umana per adottare la consapevolezza della natura storica, costruita e dunque mutevole di tutti i fatti umani. Questa capacità si sviluppa come?
L’immaginazione sociologica (= “riflettere su stessi liberi dalla abitudini familiari della vita quotidiana, al fine di guardare la realtà con occhi diversi”, Mills) è la capacità di connettere questioni private a problemi pubblici, comprendendone le ragioni; ci permette di mettere in relazione un fenomeno globale con un comportamento individuale (es: obesità), tenendo conto dei problemi che emergono (sanità pubblica, disuguaglianza, patologie varie). Si può connettere un fenomeno privato/psicologico in quanto fenomeno pubblico, come il suicidio o il divorzio. Non è fantasia, ma proiezione di informazioni già acquisite singolarmente su scala più ampia.
È la capacità di comprendere (non spiegare!) non solo ciò che accade nella propria esperienza immediata, ma anche ciò che accade nel mondo e di immaginare come la propria esperienza si collochi all’interno di scenari più ampi. Vi è quindi un intreccio tra dimensione storica e biografica, una proiezione più ampia dell’esperienza singola dell’individuo, senza tralasciare nessuna delle due. L’immagine sociologica ci permette di definire i problemi di cui facciamo esperienza attraverso il mutamento storico e le istituzioni. Esiste un legame tra il fenomeno che sta sullo sfondo e le sensazioni provate dagli individui. La sociologia aiuta a trovare il senso delle nostre esperienze confrontando o condividendo le nostre interpretazioni con quelle degli altri.
Si tratta quindi della capacità di comprendere come la società è fatta e funziona, nell’ambiente prossimo e più generale, perché in essa diventi possibile vivere con consapevolezza e in una certa misura autodeterminazione. La prospettiva sociologica è costituita da storie raccontate da individui e gruppi e dà una forma al modo in cui creiamo la nostra visione del mondo.
L’immaginazione sociologica è una qualità della mente propria di ciascun individuo, non solo del sociologo, che permette la comprensione delle realtà intime del nostro io con le più vaste realtà sociali. Chi la possiede:
- È capace di fare un certo ordine nell’ambiente sociale che lo circonda, di percepire l’ordito della società e la trama tessuta da uomini e donne, quindi di collegare cose apparentemente non collegabili
- È in grado di riconoscere la sua condizione come simile a quella di altre persone, con le quali condivide problemi e prospettive (non si sente solo, si sente simile ad alcuni altri)
- È in grado di capire che la propria esperienza è comprensibile solo se collocata nella propria epoca (il senso dipende dal contesto, dall’epoca, dal luogo geografico…)
- Riesce a distinguere difficoltà personali dai problemi pubblici (il proprio problema viene distinto dai quelli generali)
- Riesce ad assegnare un significato diverso allo stesso oggetto in contesti diversi
L’immaginazione sociologica è frutto delle società in cui viviamo e non esiste in modo naturale a prescindere da questo, ma senza di essa nessuno potrebbe vivere in società. Secondo Mills la sociologica è essa stessa produttrice di immaginazione sociologica, creandola e diffondendola. Si tratta di produzione di informazioni attendibili su fenomeni sociali e di interpretazioni e spiegazioni delle loro cause e della loro possibile evoluzione.
La sociologia è comunque solo uno dei modi con cui si conosce la società; da sempre storici, filosofi, geografi, pittori, poeti, romanzieri ci hanno fatto conoscere aspetti della società del loro tempo o modi di concepire la vita di relazione così come nel loro tempo era possibile.
La configurazione sociale (slides)
La configurazione sociale (N. Elias) si inserisce nel rapporto tra il singolo e la società. Esso è stato a lungo visto come di contrapposizione (l’individuo fa la società o viceversa?).
Ma nel momento in cui interiorizziamo cose che fanno parte di altri usciamo da questo circolo. Elias propone di concepire questo rapporto in modo diverso, tenendo conto che gli esseri umani non sono mai isolati gli uni dagli altri, ma sono inseriti in una catena di interdipendenze (gli esseri umani sono in interdipendenza dinamica), partendo dalle formazioni sociali in quanto persone (stato d’animo, fisico, ecc). Per poter interagire è però necessario un habitus sociale (una seconda natura, data da valori, norme, proiezioni che caratterizzano un gruppo sociale ed interiorizzati da esso, che cambiano però abbastanza lentamente). La configurazione sociale è caratterizzata anche da mutevoli disequilibri di potere, essendo le interdipendenze in continuo mutamento (amicizia, rapporti fra stati).
Rispetto a Max Weber, N. Elias non utilizza il metodo dell’astrazione e dell’idealtipo (modello utilizzato per riscontrare quanto la realtà concreta si discosti da esso), ma si basa su elementi concreti del caso specifico. Si tratta di come i soggetti concreti vedono e applicano la norma astratta in quel determinato contesto. Studio della realtà dal punto di vista della configurazione: gli elementi nel loro concreto svolgersi, non solo nel caso astratto.
Onestà intellettuale e retorica (introduzione pdf)
A. Baricco: Tesi brevi sull’indispensabilità/inevitabilità del deperimento e del perdersi delle idee. Rifiuto della ridondanza, della retorica, della sacralità della cultura.
- Uomini hanno idee; Gli sono intuizioni di infinito, un “meraviglioso casino”. Sono belle, ma sono inutilizzabili a fini pratici, non sono trasmissibili. Questo momento è quello in cui si sente di aver avuto un’intuizione, non ancora idea ordinata. La verità è proprio questa idea non chiara.
- Uomini esprimono idee; Gli problema della comunicazione, visto che rendere trasmissibili le idee comporta una loro riduzione e semplificazione. Affinché le idee abbiano utilità devono essere trasmesse. Fino a che l’idea sta nella propria testa non c’è bisogno di renderla coerente e ordinata, ma quando si vuole che essa sia comunicata va semplificata (è necessario togliere gli elementi ritenuti meno importanti, facendo emergere gli aspetti che si vuole che siano compresi).
- Uomini esprimono idee che non sono loro; La trasmissione porta l’idea ad avere vita propria, quando essa viene comunicata viene messa alla prova per capire se è stata compresa. L’idea passa da apparizione a oggetto (processo di reificazione che la rende staccata da chi l’ha avuta), con l’obiettivo di sopravvivere. Quindi le idee non appartengono più a chi le ha avute.
- Idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano un attimo. E sparano; il riconoscimento sociale che l’idea ottiene rende impossibile tornare indietro al momento dell’intuizione. Più l’idea è vincente, più la utilizzo come arma per uscire vincitore da un confronto con altri che la aggrediscono. Il successo dell’idea dà una collocazione nel modo, offre visibilità. Lo scopo è cambiato: non è più esprimere l’idea, ma mantenere la posizione di spicco sociale ottenuta grazie ad esso, difendere la propria tesi e se stessi.
- Gli uomini usano le idee come armi, e in questo gesto se ne allontanano per sempre; il punto di partenza è ormai lontano, non abita più le sue idee, il percorso stesso non si può più ricostruire. Si vuole esistere, avere riconoscimento e approvazione (è un desiderio umano, non accade per vanità, fa parte della nostra natura, in questo senso è giusto), perciò si tradisce l’onestà in cambio di questi.
- L’onestà intellettuale è un ossimoro; contraddittoria irrisolvibile tra l’obiettivo dell’onestà intellettuale e l’inadeguatezza umana a perseguirlo. I meccanismi sociali e la nostra natura ci impediscono la pura onestà perché cerchiamo riconoscimento da parte degli altri con i quali siamo naturalmente portati a comunicare. L’intellettuale non può essere onesta e come tutti lotta con l’unica cosa che ha: le idee. La verità viene tradita ogni giorno come bisogno umano.
Cos’è l’onestà intellettuale per il sociologo? Quali conseguenze ha? Che fare un ragionamento su un fenomeno significa semplificarlo, quindi il passaggio dalla prima tesi alla seconda è inevitabile. Nel momento in cui si passa da intuizione a idea in qualche modo ordinata questo step è già stato compiuto, ma diventa ancora più importante quando l’idea esce da noi.
Bisogna tenere presente che il risultato ottenuto e l’utilizzabilità di esso non coincidono (scientifica vs argomentazione retorica): lo scopo dovrebbe essere capire, non avere successo con ciò che si è capito (dunque essere portati a studiare argomenti che danno visibilità, che potenzialmente possono avere successo…). Si dovrebbe dunque prediligere l’argomentazione scientifica (che spinge gli altri a criticare, mettere in discussione il risultato) a quella retorica (che vuole convincere gli altri della bontà e della giustezza del risultato e della falsità di un altro, utilizzando qualsiasi tecnica di argomentazione per convincere il pubblico).
Non si possono cercare solo le spiegazioni a noi congeniali o compatibili con la nostra visione del mondo, perché altrimenti non si tratta di scienza.
La sociologia come scienza procede secondo logiche e conoscenze tecnico scientifico-razionali fino alla dimostrazione o alla confutazione dell’ipotesi dalla quale si è partiti. L’oggetto di studio della sociologia è la società: un luogo pesantemente (e inevitabilmente) percorso dalle correnti della retorica comune, che lì si confrontano e si combattono in nome e per conto dei rispettivi campi ideologici. Per questo motivo la natura anti-retorica della sociologia fa della società un terreno di sfida alla retorica stessa, il che costituisce una minaccia diretta alle istituzioni, alla politica, ai centri ideologici e culturali del potere visto che questa disciplina non si limita al campo scientifico-disciplinare, ma si fa sentire su tutti i fronti pubblici e privati, politici e civili, intaccando valori, idee, credenze dominanti.
Ognuno cerca dunque di piegare la sociologia verso il proprio campo ideologico. La retorica comune (quella della politica, delle istituzioni, del pubblico) finisce così per favorire l'affermazione della retorica disciplinare (che si applica all’interno del sapere scientifico e corrode la disciplina stessa): l’argomento viene scelto perché è più discusso, ha più successo e con una tecnica ritenuta migliore dalla propria comunità scientifica (per ricevere approvazione e sostegno). Ci si atteggia per soddisfare quest’ultima e non chi è esterno ad essa, il che indebolisce l’ambito scientifico.
Questa contrapposizione sociale e culturale condiziona gravemente il processo di conoscenza sociologica:
- Il sociologo è cittadino del proprio tempo e dunque ne partecipa dei conflitti e delle divisioni (ciò va tenuto ben presente)
- Come homo sociologicus, è immerso nelle relazioni sociali e in un certo senso prigioniero delle
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