Introduzione alla psicologia sociale
La psicologia sociale si occupa di processi psicologici che appartengono a tutti. Rendere manifesti fenomeni che tutti esperiamo e che si sono vissuti. Analizzare e rendere espliciti determinati fenomeni. In questo modo permette di capire ancor prima quando si stanno per verificare fenomeni sociali (prevenzione).
Interazione umana secondo John Donne
Il teologo inglese John Donne afferma “No man is an island”, ossia nessun essere umano può definirsi in quanto tale senza interazione con altri esseri umani. Si sa di essere esseri umani attraverso l’interazione con gli altri. Noi definiamo la nostra identità in base all’interazione con gli altri. L’interazione tra gli individui ha un’importanza vitale per definirci.
Studio delle diverse ramificazioni della psicologia
La psicologia generale studia i processi cognitivi (memoria, percezione) affettivi che riguardano noi stessi (focus specifico sugli individui singoli). La psicologia dello sviluppo studia lo sviluppo dell’individuo nel tempo. La psicologia sociale studia l’interazione tra gli individui, come si manifestano le interazioni tra diversi gruppi di individui, quali fattori le determinano e le possibili conseguenze e i processi psicologici legati a queste interazioni.
Ambiente sociale e influenza
Lo studio di gran parte dei fenomeni analizzati dalla psicologia sociale si basa sul rapporto tra ciò che è l’individuo e ciò che è l’ambiente sociale. L’ambiente sociale è l’ambiente che noi percepiamo e identifichiamo intorno a noi (stimoli fisici, ossia oggetti, e stimoli sociali, quindi le persone).
Ciò che si propone di studiare la psicologia sociale è come ciò che proviamo (affetti) le nostre azioni (behavior) e come noi pensiamo (cognition) sono influenzati dall’ambiente sociale e allo stesso tempo se e in che modo gli individui con proprie caratteristiche hanno la capacità di influenzare l’ambiente che ci circonda.
Le influenze possono avvenire da un ambiente offline (faccia a faccia) e da un ambiente virtuale, ossia mediato da dispositivi tecnologici.
Definizione di psicologia sociale secondo Gordon Allport
La definizione più condivisa di psicologia sociale venne definita da Gordon Allport: la psicologia sociale è lo studio scientifico di come pensieri, sentimenti e comportamenti sono influenzati dai comportamenti degli altri. L’ambiente sociale influenza gli individui.
Modalità di influenza sociale
Gli altri possono influenzarti socialmente in tre modalità secondo Allport: attraverso una presenza oggettiva, immaginata e implicita.
Presenza oggettiva
La presenza oggettiva è la presenza fisica di altre persone.
Presenza immaginata
La presenza immaginata intende l’immaginare che altre persone che sono socialmente significative per me (e danno un giudizio) potrebbero essere lì in quel contesto.
Le influenze precedenti in un certo senso influenzano, ma allo stesso tempo anche nella presenza oggettiva si sa che in base alla presenza di una determinata persona bisogna avere un determinato comportamento. Tutti i tipi di influenza sono acquisite attraverso esperienze precedenti.
Influenza implicita
L'influenza implicita è strettamente connessa con l’idea di norme sociali e deriva dal significato che attribuiamo alle cose attraverso l’interazione umana.
L’azione non implica la presenza oggettiva degli altri o la presenza immaginata degli altri. Si fa perché gli altri e le esperienze passate ci hanno influenzati, attraverso l’osservazione degli altri e quindi si è interiorizzata la regola sociale. Gli altri esercitano un tipo di influenza che deriva dagli altri in termini di interazione sociale, ma in termini di norma sociale.
Norma sociale
La norma sociale è la credenza all’interno di un ambiente sociale che è percepita socialmente giusta, anche se moralmente non lo è. La norma sociale dipende dalla cultura, dal luogo e dal tempo in cui si vive.
Influenza virtuale
Un ulteriore tipo di influenza è quella virtuale. Secondo alcuni le interazioni sociali online sono un unico blocco differenziato da quello faccia a faccia, secondo altri il mondo online è eterogeneo (a seconda del mezzo di comunicazione sono diverse le interazioni sociali).
L’influenza virtuale è simile all’oggettiva in un certo senso, in quanto è presente online. Talvolta è temporalmente sincrona, ossia vi è una contemporaneità della comunicazione (videochiamata). Nell’interazione asincrona abbiamo il tempo di mostrarci agli altri in modo diverso, correggendosi e gestendo l’immagine o sé stessi (messaggi e email).
Distinzione tra sociologia e psicologia sociale
La distinzione riguarda il livello di analisi. Nella gran parte dei casi sociologia e psicologia sociale si occupano di temi simili (es. le disuguaglianze sociali). Si distinguono per il focus di analisi: la sociologia si pone a un livello macro, ossia il focus di partenza è più generale, la società (come ad esempio il Covid porta cambiamenti nella società).
La psicologia sociale parte da un livello micro, ossia dall’individuo e si occupa dell’interazione tra i processi cognitivi dell’individuo e i processi sociali, la cultura e la società in cui apparteniamo. La psicologia sociale attinge molto dalla psicologia della personalità, che però viene vista in interazione con l’ambiente sociale.
Focus sulle disuguaglianze sociali
Focalizzandosi sul tema delle disuguaglianze sociali, la psicologia sociale si focalizza sull’individuo e sui processi psicologici che causano le disuguaglianze. La psicologia sociale ha la possibilità di intersecarsi con altre discipline: neuroscienze, psicologia cognitiva e psicologia della personalità.
La psicologia cognitiva studia i processi che regolano la cognizione dell’individuo: memoria, percezione ed attenzione. La psicologia sociale si è ispirata molto a questa disciplina, infatti si studiano gli stimoli sociali in ambito di memoria ed attenzione. La psicologia sociale ha sviluppato approcci teorici partendo da meccanismi cognitivi.
Altre tecniche come quella di priming sono state adottate poi alla psicologia sociale. Le neuroscienze sono un altro ambito con cui c’è stata un’intersezione con la psicologia sociale negli anni 2000. Phelps ha cercato di mostrare le basi celebrali del pregiudizio: un campione di persone bianche statunitensi ha misurato il livello di pregiudizio e poi dopo la fMRI veniva mostrato all’interno del tubo della risonanza venivano mostrate foto di volti di persone appartenenti allo stesso gruppo etnico o un gruppo etnico differente. Vi era una correlazione tra attivazione dell’amigdala e pregiudizio delle persone.
Psicologia della personalità e sociale
La psicologia della personalità si concentra maggiormente sulle caratteristiche della personalità degli individui (i tratti che caratterizzano i nostri processi psicologici). Gli aspetti che ci contraddistinguono in quanto individui. La psicologia sociale studia i fattori sociali che influenzano la nostra personalità.
Situazioni di bullismo
- Personalità — Caratteristiche di personalità di bulli e vittime.
- Sociale — Il focus specifico è sulle caratteristiche sociali che caratterizzano quel contesto, per esempio il ruolo degli spettatori.
I processi che studia la psicologia sociale sono processi generali che riguardano tutti noi perché i fattori sociali giocano un ruolo predominante. I tratti individuali possono accentuare o diminuire i processi. Nel conformismo (tendenza ad adeguarsi alla maggioranza) tutti noi abbiamo la tendenza ad adeguarsi. Nasce al di là di nostre caratteristiche individuali, ciò però non significa che le caratteristiche individuali non contino. Ma nel momento in cui si cerca di appartenere alla società si accentuano. Se vi sono alti livelli di autostima questi aspetti sono più mitigati.
Si sa che i tratti particolari hanno un ruolo, ma non essendo il focus di analisi si fa in modo che non vadano a influenzare ciò che si sta studiando, come una possibile variabile di confusione.
Aspetti metodologici
La psicologia sociale è una disciplina scientifica. La variabilità dell’oggetto di studio indagato nelle materie scientifiche hard è molto più alta poiché sono fenomeni che hanno una certa stabilità e prevedibilità rispetto all’oggetto di studio della psicologia sociale.
L’oggetto di studio coincide con lo studioso. Le persone si azzardano a dare una risposta perché siamo noi stessi gli oggetti di studio per cui abbiamo conoscenza e potrebbe fare riferimento ad esperienze. È probabile che si attivino le teorie ingenue.
Questo aspetto si lega molto all’effetto Dunning-Kruger: nell’asse x si misura quanto una persona sa su un determinato argomento e nell’asse y vi è la convinzione di opinione. Chi sa meno è colui che si esprime convinto delle sue giustificazioni. Quando si è competenti si ha convinzione ma non raggiungerà mai il picco di stupidità. Questo effetto rientra in un fenomeno di chiusura cognitiva, si ha un’unica direzione e si raccolgono informazioni che sostengono ciò che credo io.
L’effetto Dunning-Kruger spiega l’idea di scienziato ingenuo. Il metodo utilizzato è ciò che fa di una disciplina una scienza o meno. La psicologia sociale utilizza un metodo sperimentale. Una parte degli psicologi sociali non pensa che il metodo sperimentale debba essere l’unico metodo utilizzato. Non tutti pensano che la psicologia sociale sia una scienza.
Il metodo sperimentale consta della manipolazione di una o più variabili indipendenti. Vi=esposizione ai giochi violenti, vd=aumento dell’aggressività.
Solitamente è richiesta una numerosità campionaria decisa con analisi fatte a priori su una determinata analisi sperimentale. In questo disegno sperimentale specifico è circa 90 in totale. Devono essere rispettati alcuni criteri, quali un adeguato numero di partecipanti e deve esserci un’assegnazione casuale nei gruppi dei partecipanti. È importante che siano equilibrati anche dal punto di vista di genere, in questo caso.
In psicologia sociale non si misura quasi mai l’aggressività prima, perché si è abbastanza sicuri che possa non avere molta importanza, d’altra parte perché spesso non si dicono i reali scopi dello studio. Aumenta la probabilità che i partecipanti capiscano cosa si cerca e reagiscano o in modo opposto o nel modo che ci si aspetta per compiacere il ricercatore.
La validità interna più alta è quella in laboratorio (ambiente controllato con procedure standardizzate in modo che le variabili di confusione vengano limitate). Tuttavia hanno una bassa validità esterna, ossia generalizzarla all’ambiente reale. Gli studi sul campo hanno un’alta validità esterna (è probabile che sia riscontrabile nella vita reale) ma vi possono essere variabili di confusione.
Metodi alternativi in psicologia sociale
Il metodo sperimentale è l’unico metodo che permette di stabilire il rapporto causa e effetto tra due variabili.
Ricerca correlazionale
La ricerca correlazionale studia la correlazione tra le variabili, non manipolando le variabili, ma solamente misurandole se correlano in modo positivo (aumentano) o negativo (una aumenta, l’altra diminuisce).
Ricerca sul campo
La ricerca sul campo avviene in un ambiente di vita reale. Chi ha un approccio scientifico alla psicologia sociale usa meno. È un approccio etnografico in cui il ricercatore osserva in un ambiente naturale, online o offline. Con l’etnografia digitale si osservano le persone in una realtà online. Il vantaggio principale è che la validità esterna è massima, però vi sono variabili di confusione.
Ricerca d’archivio
La ricerca d’archivio non è tradizionale della psicologia sociale (presa da altre discipline) non si basa sulla raccolta dati in contemporanea, ma si basa su dati passati di diverso tipo, quotidiani, libri, fonti online. Si possono verificare fenomeni del passato su cui non si può effettuare uno studio. Lo svantaggio è che vi sono gradi di attendibilità più o meno alti e quindi non sempre le ipotesi hanno base oggettiva o affidabile. Il vantaggio è che si studiano dei fenomeni passati.
Percezione sociale e prime impressioni
Si è categorizzato l’individuo di diverso gruppo. Sulla base di ciò che vediamo ci facciamo influenzare e prevediamo il comportamento. La categorizzazione avviene in modo automatico.
Fattori che regolano le prime impressioni
Tutti tendono in modo piuttosto veloce a voler formare un’impressione verso gli altri. È un processo che avviene velocemente, basandosi su pochi indizi è molto approssimativo. Noi abbiamo bisogno, evolutivamente, di formare nuove impressioni per capire se la persona può essere una minaccia o un alleato.
Vi sono dei fattori che regolano i processi di prime impressioni. Per quanto riguarda l’aspetto fisico ci si focalizza sul volto e l’attrattività fisica di una persona (corrispondenza con i canoni culturali del tempo). Inoltre ci si basa sulla comunicazione non verbale. I tratti di personalità sono quelli su cui maggiormente ci si basa per capire se è una persona con cui vale la pena interagire. Basandoci solo sull’aspetto fisico si possono formare delle ipotesi.
Schema cognitivo
Lo schema cognitivo è qualcosa che abbiamo strutturato e immagazzinato nella memoria attraverso le esperienze sociali passate e ordinano le informazioni che abbiamo circa noi stessi (schemi di sé) e sugli altri. Gli schemi non nascono dal nulla ma da esperienze passate. Gli schemi sono culturalmente dipendenti perché dipendono dalla socializzazione. Gli schemi ci permettono di trarre delle inferenze sugli altri.
L’aspetto fisico di una persona gioca un ruolo predominante per quanto riguarda le prime impressioni. Si capisce l’età della persona, come si veste. Il perché è perché è il primo e spesso unico elemento per interagire per la prima volta con gli altri.
Attrattività fisica
Gli aspetti su cui la psicologia sociale si è focalizzata di più sono le caratteristiche facciali e l’attrattività fisica. The face effect è l’idea secondo cui la nostra conformazione facciale in modo inconsapevole è una fonte di informazioni per trarre un processo di prime impressioni.
L’aspetto della fisionomia facciale come fonte di informazione ha origini piuttosto antiche —> Leonardo da Vinci cambiava solo determinati dettagli dei volti delle persone per renderle più o meno affidabili. Questo tema è stato abbastanza trascurato dalla psicologia sociale fino a circa 10 anni fa.
Studi di Todorov
Gli studi affermano che vi sono alcuni aspetti che definiscono una maggiore affidabilità. Ciò che viene cambiato è l’aspetto femminile vs mascolino di un volto. Tanto più un volto ha caratteristiche che richiamano femminilità, la percezione di affidabilità aumenta. La contrazione o meno della bocca, se distesa è più affidabile. L’impressione positiva si basa anche sulla distanza tra sopracciglia e occhi.
Effetto uncanny valley
L'effetto uncanny valley è un fenomeno studiato da un ricercatore giapponese di cui non vi sono evidenze empiriche. La percezione di positività di un volto di robot aumenta quanto più è percepito come umano, quando è troppo vicino ad un essere umano la percezione di positività crolla totalmente poiché ci sentiamo minacciati come esseri umani. Ciò che sembra spiegare un’altra caratteristica del volto è la proporzione tra l’altezza e l’ampiezza del nostro volto. Sono dei confini molto limitati.
Conseguenze delle prime impressioni
Le prime impressioni hanno una conseguenza su ciò che successivamente si raccoglie sull’individuo. Le prime impressioni hanno un aspetto minimo però in un momento successivo può influenzare le informazioni in un certo senso. Vi è una tendenza inconsapevole in ognuno di noi di associare a delle qualità positive.
Per attrattività fisica si intende la corrispondenza generale agli standard di bellezza di una specifica cultura e un determinato tempo e non hanno niente a che fare con l’attrazione fisica. Schiller pensava che la bellezza fisica fosse un segno di bellezza interiore.
Effetto alone
L’effetto alone è una sorta di macchia che si espande, parte dall’esterno e inferisce questa valutazione positiva estetica all’interno della persona, per cui una persona si percepisce come più dotata socialmente rispetto a persone meno attraenti. L’aspetto fisico influenza i comportamenti sociali. Evolutivamente l’esemplare con determinati aspetti sembra essere più favorito perché ritenuto più sano. I mass media aumentano questa visione creando personaggi positivi con attori esteticamente più attraenti e ciò aumenta l’effetto alone.
Linguaggio non verbale
L’altro componente che può essere un fattore che spiega come avvengono le prime impressioni è il linguaggio non verbale (espressione del volto, quanto ci si muove, distanza fisica a cui ci si pone rispetto a noi). Dal punto di vista empirico non vi sono molti elementi riguardo questo aspetto. Hanno una certa consistenza:
- Si hanno impressioni più positive rispetto a chi si pone direttamente davanti a noi (ma neanche troppo vicine che può essere intesa come minaccia)
- Chi annuisce mentre parliamo
- Contatto oculare, per cui chi tende a guardare chi parla piuttosto che evitare uno sguardo. Vi è tuttavia un limite, ossia chi ci fissa troppo crea una sorte di minaccia ribaltando la situazione.
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