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Psicologia clinica

Le professioni umane necessitano della psicologia in quanto si basano su relazioni umane. La psicologia clinica è la disciplina che comprende tutte le conoscenze e competenze usate per affrontare i problemi delle persone, le difficoltà di adattamento o stati di disagio, disturbi del comportamento…

Gli ambiti quindi sono quelli che riguardano la comprensione dei disagi e delle difficoltà degli individui, gli interventi che aiutano le persone ad affrontare i loro problemi psicologici, comportamentali e di adattamento. La psicologia è la scienza del comportamento e dei processi mentali che cerca di descrivere e spiegare il funzionamento al fine di stabilire le leggi che ne regolano l’attività. La psicologia è una disciplina giovane, si colloca nella seconda metà del 19o secolo, quando alcuni studiosi cominciarono a studiare i processi psicologici con un approccio di ricerca rigoroso, quello delle scienze naturali.

Storico e sviluppo della psicologia clinica

La nascita della psicologia viene identificata con l’allestimento del primo laboratorio di ricerca avviato da Wilhelm Wundt a Lipsia. A partire dal 1971 sono stati istituiti i corsi di laurea, poi trasformati in facoltà. Nel 1989 è stata riconosciuta e regolamentata a livello legislativo la professione di psicologo, passaggio finale che ha definitivamente legittimato la dimensione professionale della psicologia. La psicologia quindi abbraccia vari ambiti di indagine e di intervento attraverso approcci teorico-metodologici diversi.

Concetto di clinico in psicologia

La psicologia clinica è la più importante tra le dimensioni applicative della psicologia, comprendendo tutta l’area sui disagi degli individui e dei gruppi. "Clinico" deriva dal greco “klinicos” che significa “letto”: infatti non si riferisce solo alla malattia e alla cura ma questa è una parte della psicologia che si basa sull’avvicinamento al paziente, quindi si riferisce anche a un atteggiamento terapeutico basato sulla vicinanza al paziente (la parte nobile della medicina è sempre stata la clinica). Interloquire bene con il paziente è fondamentale nella nostra professione perché può aiutare il processo di guarigione e migliorarlo; più efficace la comunicazione e più il paziente sarà pronto a collaborare.

Quindi "clinico" fa riferimento da un lato alla sofferenza e a chi se ne fa carico, e dall’altro alla scienza che se ne occupa. Possiamo dire che lo psicologo clinico sta allo psicologo come l’internista sta al medico generico.

Psicometria e psicoanalisi

La psicometria è la branca della psicologia che si occupa dell’allestimento, della validazione e utilizzazione a fini di ricerca di test come test di intelligenza, attitudinali, di personalità, e alla loro utilizzazione per misurare variabili psicologiche e anomalie comportamentali e ritardi evolutivi.

La psicoanalisi invece è una tecnica psicoterapeutica nata alla fine dell’800 a opera di Freud, un neuropsichiatra viennese che si interessò alle origini dei disturbi psicologici: essa mira a scoprire e eliminare le cause inconsce dei disturbi psicologici. La psicoanalisi ha costituito il modello di riferimento fondamentale per la psicologia clinica. Anche il comportamentismo, un modello nato negli USA agli inizi del 900, ha avuto rilevanti implicazioni per la pratica clinica.

Psicologia clinica e psichiatria

Psicologia clinica e psichiatria: i campi di interesse e di intervento si intersecano, entrambi si occupano della valutazione e del trattamento dei disturbi psicologici.

Differenze tra psichiatra e psicologo clinico

Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria che si occupa di psicopatologie gravi attraverso l'uso di farmaci (psicofarmaci) o con interventi sanitari che può esercitare solo lui come per esempio il TSO. Focus: malattia come qualcosa da spiegare e curare. È maggiormente interessato alle alterazioni delle funzioni e delle strutture cerebrali, si dedicano alla cura di pazienti più gravi che hanno più bisogno di interventi di tipo farmacologico. La psichiatria è la branca della medicina che si occupa della cura dei disturbi mentali a partire da quando essi hanno cominciato ad essere considerati come malattie da curare e non più come influenze demoniache.

Lo psicologo clinico invece agisce su pazienti che hanno psicopatologie varie risolvibili con mezzi psicologici come una relazione terapeutica… Focus: malato, persona sofferente e comprensione dei problemi psicologici presentati. Lo psicologo clinico rivolge il suo intervento soprattutto a forme di disadattamento, spesso meno gravi, che sono affrontabili con mezzi psicologici e le cui origini sono dovute a esperienze di vita problematiche, ma più in generale si rivolgono a tutte quelle condizioni che non rientrano pienamente nel campo della malattia ma sono ugualmente fonte di disagio e sono bisognose di aiuto.

Psicoterapia

L’intervento psicologico finalizzato a migliorare le condizioni emotive delle persone e le loro capacità di adattamento, alleviare stati di disagio e sofferenza viene definito psicoterapia. È un trattamento che usa mezzi psicologici per aiutare un paziente che presenta problemi di natura psicologica, è considerata un trattamento di tipo specialistico, induce modificazioni nei modi di pensare del paziente, sentire e interagire per ritrovare maggiore padronanza della propria vita e del proprio comportamento.

Possono esserci diversi approcci terapeutici: terapie comportamentali che servono a modificare i sintomi e i comportamenti patologici e disadattivi, le terapie cognitive che tendono a modificare i processi di pensiero che sostengono i comportamenti e i vissuti disadattivi. Poi c’è la psicoanalisi (Freud fine 800), indirizzata a capire le forze motivazionali e i conflitti che sottostanno alle manifestazioni patologiche. Le terapie umanistico-esistenziali mirano a comprendere l’esperienza soggettiva della persona e infine le terapie relazionali-sistemiche che hanno come oggetto di intervento le dinamiche relazionali all’interno di un gruppo come può essere la famiglia. Per quanto riguarda l’approccio umanistico dobbiamo far riferimento alla terapia della gestalt, terapia centrata sul paziente.

Tutti questi interventi appartengono alle competenze psicologico-cliniche e non sono utilizzabili da altre categorie professionali. Gli interventi che possono attuare gli operatori sanitari sono quegli interventi che si trovano nell’ambito delle attività di prevenzione, cioè l’infermiere può aiutare a impedire determinati eventi, infatti tra i compiti dell’infermiere c’è l’individuazione dei bisogni di salute della persona e della collettività. Questi obiettivi possono essere realizzati attraverso la capacità di stabilire e mantenere relazioni di aiuto con i pazienti e con i familiari usando conoscenze relative alle dinamiche relazionali che accompagnano il lavoro assistenziale. L'attenzione degli operatori sanitari incide notevolmente sulla qualità della vita dei pazienti.

Promozione della salute e prevenzione del disagio psicologico

La psicologia della salute ha finalità preventive e usa le conoscenze psicologiche relative al comportamento sano e patologico al fine di promuovere e mantenere lo stato di salute e di benessere delle persone. La prevenzione consiste nell’attuazione di interventi volti a impedire che si manifesti una malattia, a bloccarne lo sviluppo e a ridurre le conseguenze negative. Si parla di prevenzione primaria dove l’obiettivo è quello di evitare l’insorgenza della malattia, la prevenzione secondaria tende a individuare al più presto un processo patologico per affrontarlo più efficacemente e con maggiore possibilità di successo. La prevenzione terziaria riguarda tutti gli interventi idonei a ridurre le conseguenze della malattia, affrontarla correttamente eliminando gli ostacoli che si oppongono a un efficace trattamento e che possono ostacolare la compliance, cioè l’adesione ai regimi terapeutici.

Processi di costruzione del sé e processi cognitivi

Come funziona l’uomo? L’uomo è composto da processi di costruzione del sé e processi cognitivi (percezione, attenzione, memoria, apprendimento, pensiero, linguaggio, immaginazione).

I processi cognitivi

  • Percezione: è un processo attraverso il quale si ricevono informazioni esterne attraverso i nostri sensi. Alcune teorie sostengono che diamo un determinato significato in base alle nostre esperienze passate. Nel sistema del nostro cervello c'è un'economia necessaria per velocizzare alcuni processi di rielaborazione. Biologicamente siamo fatti per selezionare e questo porta a perdere alcune informazioni nelle relazioni: cogliamo e percepiamo informazioni dandole un determinato significato in base al proprio schema mentale. Lo scopo di questo lavoro è la sopravvivenza.
  • Attenzione: è correlata strettamente alla percezione perché si registrano le informazioni a cui facciamo attenzione. È un processo importante che appartiene a tutti: esistono però dei disturbi dell'attenzione che ritrovano un riscontro fisiologico:
    • Attenzione sostenuta: mantenere la concentrazione su una cosa per un tempo sostenuto senza distrarsi come per esempio guidare la macchina per un lungo tratto.
    • Attenzione divisa: ci permette di elaborare informazioni contemporaneamente ad altre azioni come per esempio guidare e ascoltare la musica.
    • Attenzione selettiva: tra le tante informazioni devo selezionare quelle più utili per l'obiettivo che devo raggiungere, una parte di informazioni che potrebbero essere utili però vengono perse.
  • Memoria: è un sistema cognitivo molto complesso e si divide in tre parti: memoria a breve termine che dura circa 20 secondi, memoria a lungo termine che può durare minuti, ore, giorni e anni, infine c'è la memoria di lavoro dove raccolgo informazioni, le immagazzino e nel frattempo lavoro con quelle che ho in memoria.
    • MLT: è un magazzino complesso, è una memoria divisa in: dichiarativa (si divide a sua volta in episodica cioè fatta di episodi, frammenti, ricordi, rimane come imprinting nel tempo) e semantica (cioè un complesso di nozioni, costituita da astrazioni, concetti generali su di sé e la realtà). In generale è una memoria che comprende le informazioni che possono essere espresse o dichiarate sotto forma di parole.
    • Può essere anche non dichiarativa o procedurale (sono azioni quotidiane che ormai abbiamo in memoria, cose che facciamo automaticamente senza ricordarci come si fanno, rappresenta l’insieme delle azioni e dello script). Talvolta le due memorie si sovrappongono.
  • Apprendimento: senza memoria non c’è apprendimento, l’apprendimento è un processo di acquisizione di nuove informazioni, ne esistono di vari tipi: per condizionamento (forma più semplice), per script (fondato su schemi o mappe cognitive che formiamo quando apprendiamo cose nuove), attraverso la costruzione di mappe cognitive, memoria semantica (blocchi di concetti organizzati dal più astratto al più specifico).
  • Pensiero: è una funzione alta che ci contraddistingue dagli animali e si divide in produttivo (capacità di vedere gli elementi nel campo con una prospettiva diversa) o riproduttivo (capacità di applicare regole e procedure per risolvere problemi). Attraverso il pensiero noi elaboriamo dei giudizi (valutazione delle conoscenze e delle alternative possibili) e decisioni (messa in atto di ciò che riteniamo più giusto e adeguato sulla base del giudizio).
  • Linguaggio: si sviluppa nel primo anno di vita del bambino insieme alla capacità di camminare, si sviluppa perché inizia il primo processo di separazione dal genitore, il bambino inizia a relazionarsi utilizzando il linguaggio. Il linguaggio deve essere creativo (cioè impariamo codici combinati per creare frasi originali), strutturato (con delle regole), intellegibile (comprensibile all’interlocutore), intrapersonale (lo scopo è interagire con gli altri).
  • Immaginazione: immaginare significa creare qualcosa di originale che non necessariamente deve avere riscontro con la realtà, processo in cui la mente realizza delle combinazioni di contenuti mentali non per forza riscontrabili con la realtà.

Processi di costruzione del sé

Teoria dell’attaccamento: ci spiega come funziona l’essere umano dal punto di vista emotivo in base all’attaccamento con il caregiver, in quanto attraverso la relazione con esso io costruisco il mio sé. Noi non siamo divisi a scomparti ma mentre elaboriamo le informazioni intorno a noi la nostra parte emotiva/affettiva è sempre attiva. L’essere umano è biologicamente provvisto di schemi motivazionali che ci permettono di entrare in relazione con gli altri e sono necessari perché senza queste relazioni non viviamo. Gli schemi motivazionali sono dell’attaccamento (bambino), di accudimento e cura (madre), agonistico, sessuale, cooperativo paritetico.

Per quanto riguarda l’attaccamento, sappiamo che quando si nasce c’è un bisogno innato di relazione, è un bisogno primario senza il quale non riusciremmo a sopravvivere, solo all’interno di uno stato di relazione noi sviluppiamo un sentimento di noi stessi stabile e coeso. Uno stato di relazione equilibrato ci permette di costruire in modo adeguato il sé. Noi ci rendiamo conto di questi sistemi motivazionali attraverso le emozioni, sono tante e varie e se sappiamo riconoscerle ci dicono cosa dobbiamo fare, sono indicatori e ci dicono se un sistema è acceso o no.

Le emozioni di base dell’uomo sono 7: disgusto (difesa), paura, felicità, rabbia (reazione), gioia, tristezza (allontanamento) e disprezzo. Il bambino attraverso le risposte tacite della madre costruisce il sé, mette dentro di sé esperienze più o meno negative o positive che lo porteranno a creare un determinato sé. Neocorteccia: costruzione del sé.

Attaccamento: è uno schema innato, che ha come obiettivo mantenere la vicinanza relazionale. Tra questo schema o sistema c’è l’incontro tra il sistema d’attaccamento del bambino (bisogno innato di relazione) e quello del genitore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevradepaola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Cavallini Silvia.
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