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1 Metodi di ricerca in psicologia sociale

Capitolo I: introduzione: conoscenza scientifica e conoscenza ‘’comune’’

Positivismo ovvero la visione tradizionale della scienza

Secondo il positivismo esiste una realtà esterna regolata da leggi e meccanismi naturali immutabili e la ricerca può portare a scoprire quali sono ‘’veramente’’ le leggi e i meccanismi naturali che regolano i fenomeni oggetti di studio (realismo ingenuo).

Da tale assunzione deriva che la verità di una affermazione scientifica possa essere verificata mediante confronto delle affermazioni teoriche con i ‘’fatti’’ ritenuti oggettivi e neutri ovvero indipendenti dalle teorie. La sola spiegazione scientificamente accettabile è quella derivata da leggi universali, ovvero una spiegazione nomotetica associata tipicamente ad analisi quantitative di variabili.

Investigatore oggetto di studio

Per quanto riguarda il rapporto fra e (quesito epistemologico), il positivismo assume che debba e possa essere mantenuta l’indipendenza reciproca: l’investigatore non deve né influenzare né essere influenzato dall’oggetto di studio (dualismo ed oggettivismo).

Secondo tale paradigma, l’indagine scientifica non deve essere influenzata da considerazioni di valore e l’uso di procedure standardizzate garantisce appunto l’oggettività e neutralità del metodo scientifico.

Infine per quanto riguarda la metodologia considerata idonea (quesito metodologico) il positivismo afferma il primato del metodo sperimentale: le ipotesi vengono formulate in modo esplicito e vengono sottoposte a verifica empirica, seguendo regole che consentano di escludere l’intervento di fattori diversi dalle variabili indipendenti manipolate dal ricercatore.

Scienze dure vs scienze soffici

(In cui è facile applicare la quantificazione) (nelle quali è più difficile).

Settori disciplinari definiti ‘’soffici’’ come la psicologia, sono considerati in un certo senso meno scientifici, caratterizzati da una presunta maggiore imprecisione e mancanza di affidabilità. In psicologia sociale lo sforzo per avvicinarsi alle scienze dure è stato particolarmente intenso, come testimonia la supremazia pressoché assoluta del metodo sperimentale.

Il neopositivismo

Gli autori post-positivisti professano un realismo critico, sostenendo che esiste una realtà esterna conosciuta solo in modo imperfetto ma che essa può essere. Il realismo critico non sostiene la verità assoluta delle affermazioni scientifiche come fondata sulla corrispondenza fra realtà e teoria: al contrario, sostiene che esiste una realtà indipendente dal discorso scientifico, ma che tale realtà può essere conosciuta solo in modo imperfetto o probabilistico.

Investigatore fenomeno studiato

La relazione fra e non è più descritta nei termini del dualismo e dell’oggettivismo, anche se essi restano un limite ideale verso il quale tendere, pur nella piena consapevolezza dell’impossibilità di raggiungerlo realmente.

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L’avvicinamento all’oggettività sarebbe indirettamente confermato da criteri per così dire esterni, e cioè dalla coerenza dei risultati con quelli della letteratura precedente e dal consenso della comunità scientifica che esercita un importante ruolo critico.

Quanto maggiore è tale consenso, tanto più probabilmente veri sono i risultati raggiunti. Verificazionismo.

Di fatto non si persegue più la verifica delle ipotesi (), della quale Popper ha efficacemente dimostrato l’impossibilità logica, ma più semplicemente la non falsificazione di esse (falsificazionismo).

Metodologico.

A livello, si sostiene la necessità di adottare strategie multiple e diversificate per falsificare le ipotesi. In pratica, si assiste alla riabilitazione delle indagini esplorative condotte in contesti naturali e alla crescente utilizzazione di metodi qualitativi. Tale paradigma esprime ancora una decisa preferenza per il metodo sperimentale e per l’analisi statistica di variabili.

Bisogna utilizzare metodi scientifici anche in psicologia sociale ed è inutile negare che ci sia un notevole apporto di soggettività nel processo stesso: questa soggettività non può essere eliminata, ma può e deve essere resa esplicita.

La formulazione del problema che sarà oggetto di indagine empirica

La differenza tra il modo di procedere della conoscenza scientifica e di quella ‘’profana’’ sta essenzialmente nel fatto che nella prima le procedure adottate e le scelte che esse implicano sono rese esplicite e sistematiche.

Il punto di partenza di entrambi i processi di produzione di conoscenza è lo stesso: sia lo scienziato che l’uomo comune raccolgono informazioni (evidenza empirica) per trovare la soluzione a un problema ovvero la risposta a una domanda per la quale non hanno una risposta già disponibile o comunque accettabile.

Uomo comune: il problema è solitamente legato a esigenze pratiche, come quella di scegliere tra due o più alternative di comportamento disponibili: le domande alle quali il processo di conoscenza cerca risposta sono, conseguentemente, di carattere personale.

Ambito scientifico l’individuazione del problema da studiare può essere basata su:

  • Lo stato di sviluppo teorico ed empirico della disciplina
  • Particolari interessi e preferenze del ricercatore nell’ambito della disciplina stessa
  • Osservazioni casuali che rivelano una lacuna nelle conoscenze disponibili
  • Esplicita richiesta di un committente pubblico o privato il privato si occupa di pagare i costi della ricerca ed è una ricerca realizzata su richiesta esplicita di un = ricerca applicata committente

Sia l’uomo comune che il ricercatore scientifico, prima di raccogliere informazioni utili per poter dare una risposta, devono formulare il problema, ovvero individuare i diversi fattori (dimensioni, variabili) potenzialmente rilevanti rispetto al problema stesso e formulare delle ipotesi circa gli effetti semplici o congiunti di tali fattori.

Mentre nel caso dell’uomo comune ciò avviene in modo asistematico e spesso inconsapevole, per il ricercatore scientifico la formulazione del problema costituisce il

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primo dei momenti di scelta. Nel formulare esplicitamente il problema il ricercatore utilizza una teoria di riferimento già esistente o ne elabora una nuova e sulla base di esse e delle proprie intuizioni avanza delle ipotesi di soluzione.

La teoria

Teoria: come possibile spiegazione di un fenomeno. Le teorie sia quelle ‘’ingenue’’ che quelle scientifiche, variano nel raggio di applicazione, ovvero nella gamma di fenomeni che intendono studiare. Sia l’uomo comune che il ricercatore scientifico possono usare teorie a raggio molto limitato o molto ampio.

In generale una teoria scientifica differisce da una teoria ‘’ingenua’’ perché è definita in modo sistematico ed esplicito, anche se raramente in psicologia le teorie vengono formalizzate a un livello di astrattezza analogo a quello proprio delle scienze fisiche e naturali.

Una teoria consiste in un insieme interrelato di concetti, definizioni e proposizioni che forniscono una visione sistematica dei fenomeni specificando le relazioni tra le variabili, con lo scopo di spiegare e prevedere i fenomeni studiati.

Secondo Corbetta una teoria è caratterizzata dai seguenti elementi:

  1. È composta da un insieme di proposizioni: proposizioni = elementi costitutivi della teoria e vengono organizzate in insiemi coerenti e interrelati proprio all’interno della teoria stessa.
  2. È astratta e generale: prescinde quindi dalla specificità del contesto che viene di volta in volta esaminato in base alla teoria o dalle specifiche operazionalizzazioni con cui viene testata.
  3. Deriva da regolarità empiriche: esse vengono osservate, studiate e apprese nella fase di formulazione della teoria.
  4. Genera previsioni e spiegazioni: è in grado di spiegare molti fenomeni che si possono osservare e di prevederne altri.
  5. Controllabilità empirica

Per ciò che concerne la ‘’teoria’’ ci interessa sapere alcune caratteristiche delle teorie scientifiche, ovvero il ruolo che esse svolgono con riferimento alla ricerca empirica. Va detto chiaramente che qualunque indagine empirica presuppone una ‘’teoria’’, sia esso di tipo esplicito o implicito.

  • Bisogna dare una definizione operativa della variabile che si va a osservare
  • Avere una idea dei possibili fattori che influenzano tale tipo di variabile
  • Quindi risulta necessario prendere in considerazione la teoria che il ricercatore utilizza, ricordando che nelle ricerca scientifica si richiede che il ricercatore sia consapevole della teoria che utilizza come riferimento e che la renda esplicita giustificandone la rilevanza per la spiegazione del fenomeno studiato.
  • L’uso inconsapevole di teorie ‘’ingenue’’ da parte di ricercatori ‘’scientifici’’ costituisce una caratteristica peculiare delle scienze umane e uno dei punti che hanno suscitato maggiore dibattito.
  • Bisogna considerare il fatto che il ricercatore non è il solo a fare uso di teorie: i soggetti osservati fanno essi stessi continuamente e necessariamente uso di teorie nella loro vita quotidiana per dare un senso al proprio e all’altrui comportamento. È importante quindi essere consapevoli delle teorie che si

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utilizzano e delle scelte alle quali, inevitabilmente, esse inducono.

  • Quali sono i compiti di una disciplina scientifica?
  1. Descrivere di regolarità degli eventi
  2. Identificazione di leggi generali: relazione tra eventi. Se accade A allora accade B
  3. Sviluppo di teorie, modelli e costrutti
  • Per soddisfare quali obiettivi? Descrivere, prevedere e spiegare.
  • La psicologia sociale/dei gruppi come disciplina scientifica

La psicologia sociale studia temi trattati anche da filosofi, letterati, politici e gente comune… ma lo fa utilizzando un metodo scientifico, ovvero sottoponendo a verifica empirica le proprie ipotesi di ricerca.

  • Piano astratto: modelli e teorie costrutti
  • Piano concreto: (scala di misura) variabili operative
  • Quali fasi dobbiamo prevedere per realizzare una ricerca seguendo il metodo scientifico?
  1. Individuazione dell’oggetto (argomento) di ricerca.
  2. Screening della letteratura scientifica sull’argomento: variabili importanti, relazioni tra esse, strumenti di misura, campioni
  3. Quesiti di ricerca: identificazione di obiettivi e formulazione di ipotesi operative.
  4. Progettazione della ricerca: dal livello concettuale al livello operativo (previsioni di metodi, strumenti, variabili, campioni, procedure di raccolta ed elaborazione dei dati)
  5. Realizzazione della ricerca.
  6. Elaborazione dei dati
  7. Interpretazione dei dati: dal livello operativo al livello concettuale (analisi dei risultati in relazione sia agli obiettivi e alle ipotesi di partenza, sia alla letteratura di ricerca).
  8. Comunicazione dei risultati: avanzamento della scienza e della conoscenza.
  • Fasi del metodo scientifico
  1. Si parte da un’idea ovvero ci si pone un quesito o si verifica un’ipotesi
  2. Si sceglie un metodo di ricerca
  3. Si raccolgono dati empirici
  4. Si analizzano i risultati alla luce delle ipotesi.

Le ipotesi

Un’ipotesi è parte di una teoria. Secondo Kelly una ipotesi è ‘’uno strumento umano per anticipare eventi che stanno per accadere’’. In generale le ipotesi sono affermazioni/proposizioni, espresse ne modo indicativo del tipo: ‘’Se accade X, allora si osserverà Y (con una certa probabilità)’’. L’ipotesi è quindi un’affermazione che mette in relazione due termini o variabili.

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Che cosa succede nella pratica? In un primo momento il ricercatore formula un’ipotesi circa la relazione di causa ed effetto tra due variabili A e B, e riesce a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che A e solo A è la causa di B. Una volta affermata questa tesi il ricercatore sarà legittimato a sostenere che B si manifesta ogniqualvolta si sarà creata la condizione (o le condizioni) che ne era all’origine.

Quando si parla di ipotesi ci si riferisce ad un enunciato, ad una proposizione teorica generale (o un insieme di proposizioni teoriche generali) che viene sottoposta alla prova dei fatti. Insieme all’ipotesi si formula anche la predizione, ovvero se l’ipotesi X è vera allora, se viene creata la situazione Y, si dovrebbe osservare il comportamento Z.

Così formulata, la nostra proposizione non può ancora essere considerata una ‘’buona’’ ipotesi scientifica, in quanto i termini (Identificazione gruppo e altruismo nell’esempio) indicano concetti non empiricamente osservabili.

Una ipotesi scientifica deve collegare i concetti della teoria, per definizione non osservabili, a eventi comportamentali osservabili; deve, cioè essere operazionalizzabile. Una ‘’buona’’ ipotesi scientifica non utilizza, quindi, le definizioni concettuali delle variabili fra le quali afferma che esista una relazione, ma le loro definizioni operative.

Definizioni teoriche definizioni operative

Il legame tra e, costituisce uno degli aspetti più problematici delle scienze umane e della psicologia in particolare. I discorsi psicologici, infatti, sia di tipo scientifico che di ‘’senso comune’’, molto raramente si riferiscono a comportamenti osservabili; di regola, sia lo psicologo che l’uomo comune si esprimono a un livello di maggiore astrazione.

Nell’attività scientifica, così come nella vita quotidiana, vengono comunemente adottate procedure interpretative mediante le quali si stabilisce un collegamento tra concetti non osservabili e oggetti o eventi osservabili; la differenza anche qua

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sta nel carattere esplicito che tale operazione di collegamento assume nell’attività scientifica. Nella pratica scientifica si parla di definizioni operative per indicare ciò che il ricercatore deve fare per misurare attraverso manifestazioni osservabili quella determinata variabile concettuale in un determinato caso concreto.

La scelta della definizione operativa è un altro passo che il ricercatore deve necessariamente compiere: egli può esplicitare tale scelta a se stesso e agli altri, giustificandola, ovvero non esplicitarla, adottando una definizione operativa, per così dire di ‘’senso comune’’. La seconda alternativa, oltre ad essere meno corretta è anche più rischiosa: la non consapevolezza del carattere arbitrario della scelta compiuta può portare ad abbandonare definitivamente una determinata ipotesi relativa alla relazione tra due variabili concettuali solo perché non si osserva una relazione tra le definizioni operative delle stesse. Al contrario, il ricercatore consapevole della possibile esistenza di più definizioni operative delle variabili concettuali da lui studiate, di fronte a risultati negativi, si domanderà anche se ciò che ha osservato/misurato corrisponda effettivamente al concetto che intendeva studiare.

Anche nell’ambito della stessa teoria sono sempre possibili diverse definizioni operative della medesima variabile concettuale, ognuna delle quali può rappresentare la variabile solo in modo parziale. Le variabili che un’ipotesi mette in relazione hanno, quindi, un significato più limitato e specifico delle corrispondenti variabili teoriche. Ciò mette in discussione la validità di ogni indagine empirica, in quanto l’eventuale conferma della relazione ipotizzata tra le due variabili considerate vale solo per le specifiche modalità di operazionalizzazione delle variabili stesse. Per questo motivo, l’esistenza di una reazione fra due variabili può essere affermata con maggiore sicurezza quando risulta confermata da indagini empiriche diverse, che utilizzano definizioni operative diverse.

Oltre al requisito di base della operazionalizzabilità e, quindi, della possibilità di essere sottoposta a verifica empirica, una ‘’buona’’ ipotesi scientifica deve soddisfare il requisito della parsimonia e avere un livello intermedio di generalità.

Parsimonia: un’ipotesi che rispetta tale principio è un’ipotesi che propone una spiegazione più semplice possibile del fenomeno in questione.

Generalità: per quanto riguarda la generalità, mentre ipotesi troppo generali rischiano di non poter essere operazionalizzate, ipotesi troppo ristrette e specifiche possono distruggere il significato stesso del fenomeno studiato, perdendo così ogni rilevanza.

I diversi quesiti ai quali può rispondere un’indagine scientifica corrispondono alla distinzione fra tre tipi o livelli diversi di indagine empirica:

  1. Indagine descrittiva
  2. Quella correlazionale
  3. Quella sperimentale esclusivamente: etichetta applicabile alle indagini nelle quali il ricercatore manipola la variabile della quale ipotizza il ruolo causale, mantenendo così una chiara distinzione fra diversi modi di controllare le variabili, ai quali corrispondono diversi livelli di inferenze logicamente possibili.

Le ipotesi: fonti di ispirazione

Da teorie o ricerche precedenti: la scienza è cumulativa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adele.massa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Fornara Ferdinando.
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