LINGUISTICA GENERALE
(prof. Meluzzi Chiara) LEZIONE 1 (15-09-21)
UNITÀ A: La linguistica e lo studio del linguaggio
1. LINGUE E LINGUISTICA
1.1 LA LINGUISTICA
La linguistica è lo studio dei linguaggi umani, l’interesse verso i mutamenti e le variazioni d’uso delle lingue.
Saussure (1857 – 1913): fondatore della linguistica generale con un suo manuale postumo, creato dagli appunti delle sue lezioni
tenute a Ginevra.
QUAL È LO SCOPO PRINCIPALE PER CUI SI STUDIANO LE LINGUE?
Risposte: usi comunicativi, personali, professionali lo studio della lingua non è il fine, ma un mezzo per raggiungere un
altro scopo. LINGUE COME STRUMENTO. Per un linguista, invece, le lingue sono il fine. Quali sono le conseguenze di ciò? Un
linguista vuole sapere come funziona una lingua, non vuole sapere una lingua come mezzo per qualcos’altro. Il linguista ha
un metodo scientifico per studiare il linguaggio come fine della sua ricerca la linguistica si basa sui dati, su esempi concreti,
che sono fondamentali.
La linguistica adotta un approccio diverso a seconda che il suo interesse sia più verso la LINGUA o verso il PARLANTE: sono
più interessato alle strutture di una lingua in sé (ad es. come il giapponese integrano le parole inglesi all’interno della propria
lingua) oppure sono più interessato alle variazioni della lingua rispetto all’uso che ne fa il parlante (= gruppo sociale). Il
ruolo del parlante è determinante: determina qual è l’interesse primario e qual è l’interesse secondario della ricerca
linguistica questo influenza il modo in cui i dati sono raccolti ed analizzati.
Generativismo= approccio fondato nel 1956, orientato verso la parte della lingua. L’analisi della lingua dipende dal pov che
voglio assumere. Ciò che non cambia è il metodo la linguistica utilizza un procedimento scientifico “semplice e lineare”:
ho una domanda di ricerca cerco i dati faccio l’analisi discuto.
Gli approcci di indagine possono essere qualitativi o quantitativi (= usano l’analisi statistica) non sono uno migliore
dell’altro, ma dipende sempre dal contesto. Esistono indagini linguistiche più teoriche ed altre più applicate alla ricerca
concreta, associate ad altre discipline.
I LIVELLI DELL’ANALISI LINGUISTICA
Qualunque sia la lingua, l’analisi si divide in 3 livelli:
Livello del segno: il più basso. Sono i segni concreti con cui la lingua viene prodotta fonetica, fonologia (i suoni
della lingua), morfologia (i pezzi che compongono le parole), sintassi (come le parole si combinano insieme)
Livello del significato: appannaggio delle discipline della semantica e della semiotica
Livello del discorso: effettivo uso dei segni col loro significato analisi della conversazione, pragmatica.
LE MACRO DIMENSIONI DI VARIAZIONE
Buona parte della linguistica in generale è interessata al mutamento le lingue cambiano nel corso del tempo. Le
dimensioni di variazione sono di 3 tipi: 1
Variazioni nel tempo: possiamo distinguere due approcci linguistici linguistica sincronica (studia la lingua in
un determinato momento del suo sviluppo) e linguistica diacronica o storica (studia il mutamento linguistico, come
una determinata struttura linguistica è cambiata nella storia). Una terza dimensione usata soprattutto nelle cose
“socio” è la diacronia apparente, che si basa da un lato su un presupposto teorico e dall’altra su un problema
metodologico. Il problema è quello dei “dati cattivi”: vorremmo avere dei dati riguardo un periodo storico di una
lingua ma non li abbiamo la diacronia apparente cerca di ovviare alla mancanza di dati prendendo in un
momento storico presente dati di parlanti anziani e dati di parlanti giovani.
Variazioni nello spazio: se ne occupano la tipologia linguistica e la dialettologia.
Variazioni nella società: se ne occupano la sociolinguistica, l’etnolinguistica, la pragmatica.
1.2 LA LINGUA
Domanda: quali di queste sono lingue?
Bambara (o bamankan) = lingua parlata principalmente in Mali e altri paesi dell’Africa occ. Lingua parlata da 6,5
milioni di persone.
Friulano = lingua romanza parlata in Friuli riconosciuta come minoranza linguistica, definita in molti casi anche
dialetto.
Gallego = lingua romanza parlata in Galizia, parlata anche nel nord del Portogallo.
Guaranì = sottogruppo delle lingue caraibiche parlata in America meridionale, lingua ufficiale del Paraguay.
Klingon = lingua degli alieni di Star Trek, inventata da un linguista.
Quenya = lingua antica degli elfi di LOTR. Ci sono due varietà: questa e il Sidarin (lingua colloquiale).
Yisan (o Isan) = lingua parlata nel nord della Thailandia al confine con Laos, per alcuni è una varietà di Laotiano.
Le lingue sono divise in gruppi o famiglie linguistiche in base ai legami di parentela e di struttura con lingue simili ad es.
il gallego è una lingua romanza, sorella dell’italiano, derivata dal latino. Il basco non si sa dove sia nato o a quale gruppo
appartenga fa parte delle lingue isolate. Le lingue miste nascono dalla convergenza di più popoli. Le lingue inventate
interessano ai linguisti perché hanno applicazioni didattiche che aiutano a ragionare sulla linguistica reale.
La risposta esatta è: tutte queste sono lingue, perché dal pov strutturale sono la stessa cosa. Definizione di lingua:
La lingua è un sistema simbolico = i simboli della lingua sono uno dei tipi di segni in cui non c’è una motivazione
causale tra espressione e contenuto (es. l’oggetto matita non ha nessun motivo per chiamarsi proprio così).
La lingua è propria della specie umana
La lingua è trasmessa culturalmente e non ereditata biologicamente tutti abbiamo le stesse facoltà per
apprendere le lingue, ma tutto dipende dal tempo e dal luogo in cui nasciamo e viviamo. A proposito di ciò, a fine
700 un filosofo tedesco parla di lingue storico-naturali le lingue sono legate alla realtà storica in cui il parlante
vive ma necessitano di un lungo allenamento naturale per venire apprese.
La lingua è un qualcosa di “vivo”, che cambia nel tempo, nello spazio, nella società. Si parla di molteplicità della
lingua.
LINGUE E LINGUAGGI
Il termine “linguaggio” è usato in modo generico per indicare tutte le possibili forme di comunicazione tra gli umani; mentre
la lingua può essere intesa come fortemente legata ad una comunità in un dato momento e in una data area. La lingua deve
servire per comunicare. 1.3 LE FUNZIONI DELLA LINGUA
Le funzioni sono potenzialmente infinite, ma ci interessa sapere come sono state classificate da uno studioso di linguistica,
Roman Jakobson (1896 – 1982), iniziatore dell’approccio formalista al linguaggio. Definisce 6 funzioni della lingua, legate
ad altrettanti fattori che compongono l’evento comunicativo in ogni evento ci sono 6 fattori in gioco, ad ognuno dei quali
è associata una funzione della lingua. In ogni frase possono esserci più funzioni, ma solitamente ce n’è una che prevale. Le
funzioni sono: 2
1. Funzione emotiva o espressiva si lega all’emittente. Serve all’emittente per indicare i propri stati d’animo
rispetto all’evento comunicativo.
2. Funzione conativa si lega al ricevente o destinatario. Deriva dal latino “conor” ovvero “sforzarsi”: in questo caso
la lingua è utilizzata per far fare qualcosa al destinatario. Questa funzione è usata ad es. dalla pubblicità.
3. Funzione poetica si lega al messaggio. Si fa riferimento al fatto che la lingua può lavorare sulla forma del suo
messaggio, sfruttandone tutte le potenzialità espressive.
4. Funzione referenziale o denotativa fa riferimento al contesto. ad es. la domanda “vedete le slide?” non avrebbe
senso se non ci fossero delle slide da vedere.
5. Funzione fàtica fa riferimento al canale. Ad es. “mi sentite?”. Queste domande possono essere fatte ad es. quando
non si hanno feed back. Si fanno per verificare che il canale sia aperto.
6. Funzione metalinguistica fa riferimento al codice. È quella proprietà della lingua con cui essa può parlare di se
stessa. Per parlare delle strutture della lingua usiamo la lingua. Tutte le discipline delineano un proprio
metalinguaggio ci sono dei termini specifici dell’area linguistica.
QUALCHE ESEMPIO:
“L’ultimo chiuda la porta!” funzione conativa.
“Il lamento dei violini d’autunno, mi feriscono il cuore con un monotono languore” funzione poetica.
“Pronto, mi senti?” funzione fàtica.
“Ogni lingua consta di suoni vocalici e consonantici” funzione metalinguistica.
“Il treno per Torino è in partenza, in ritardo, sul binario 4 invece che sul binario 5” funzione referenziale.
“Che freddo!” funzione emotiva.
LEZIONE 2 (17-09-21)
2. IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI
2.1 LA LINGUISTICA E LE LINGUE DEGLI ANIMALI
LA COMUNICAZIONE UMANA E NON-UMANA
A lungo, l’indagine sulle lingue degli animali è stata “snobbata” dai linguisti e lasciata ai naturalisti; recentemente, invece, lo
studio della comunicazione tra umani e non-umani ha riscontrato interesse anche tra i linguisti. Perché prima la linguistica
non si interessava? Perché voleva evidenziare l’unicità della comunicazione umana rispetto a quella animale 3
Oggi si è interessati alla comunicazione inter-specie, cioè capire come specie diverse comunicano tra di loro, in particolare
la comunicazione uomo-animale. È interessante osservare come la comunicazione possa svilupparsi in maniera diversa in
base alle esigenze delle comunità (di animali) connubio tra comunicazione, scopo e contesto.
LE CARATTERISTICHE COMUNI A TUTTE LE COMUNICAZIONI ANIMALI
La comunicazione è basata su bisogni primari all’interno di una comunità di individui (ad es. trovare/segnalare fonti
di cibo, segnalare pericoli, attrarre la compagna).
La presenza di variabilità all’interno della comunicazione di una stessa specie animale (come dei “dialetti”)
L’acquisizione di uno o più elementi del sistema comunicativo da parte dei cuccioli delle specie (le capacità di
comunicazione sono innate o apprese nel tempo?).
2.2 ALCUNI ESEMPI DI LINGUE ANIMALI
Domanda = per quale animale è importante segnalare una fonte di cibo? Pettirosso, gorilla, ape o gatto? la risposta è l’APE.
Perché il gorilla vive in comunità ristrette, il pettirosso è individualista, invece per l’ape è importante comunicare poiché
vivono in comunità enormi perfettamente organizzate.
LA COMUNICAZIONE DELLE API
Gli scopi principali della comunicazione delle api sono:
Presenza di una fonte di cibo e che cibo è
Distanza dalla fonte di cibo
Direzione della fonte di cibo.
Si è osservato che le api si orientano grazie al sole. Lo studioso maggiore dagli anni ’60 sulle api mellifere è stato Karl von
Frisch, che si è concentrato in particolare sulle api italiane e sulle apri austriache.
I due maggiori metodi di comunicazione delle api sono: gestuale (“danza delle api”) e olfattiva (odore che emanano). La
danza delle api ha un chiaro intento comunicativo l’ape esploratrice vuole chiaramente comunicare con le sue compagne,
non è qualcosa di automatizzato. È dimostrato che esiste un connubio tra innatismo ed esperienza le api ereditano gli
schemi di danza dai genitori in modo genetico, mentre l’orientamento col sole viene imparato nel corso del tempo.
La danza delle api
Esistono due tipi di danza fondamentali:
Danza circolare: serve per segnalare la presenza di cibo entro 10 m dall’alveare. L’ape gira in tondo; la velocità e la
durata della danza indicano la ricchezza della fonte di cibo. Von Frisch ha dimostrato che questa danza è molto
precisa riguardo la posizione della fonte di cibo e anche sul tipo di cibo.
Danza dell’addome: serve per segnalare la presenza di cibo oltre i 100 m dall’alveare. Qui viene indicata non solo la
distanza da percorrere ma anche precisamente la direzione rispetto al sole. L’angolo di inclinazione della danza,
soprattutto della sua parte rettilinea, indica in che direzione volare rispetto al sole. Ci sono 3 casi tipici: volare
rasoterra verso il sole, volare rasoterra allontanandosi dal sole, volare in parallelo al sole. La durata della parte
rettilinea è il tratto determinante per indicare la distanza da percorrere. Inoltre, nel tratto rettilineo, l’ape emette
anche un ronzio: qui, gli studiosi si dividono secondo alcuni, l’intensità del ronzio è l’unico dato necessario per
capire a che distanza si trova il cibo, secondo altri l’intensità del ronzio si somma alla durata della parte rettilinea
(informazioni complementari per conoscere la distanza). La seconda posizione è quella ritenuta più valida in
questo senso, la comunicazione delle api potrebbe essere associata alla comunicazione umana verbale + gestuale.
Le api devono essere precisissime per scopi pratici prima di partire dall’alveare, l’ape deve rifornirsi di una quantità
esatta di miele per giungere al punto in cui si trova il cibo.
Esiste un terzo tipo di danza, la danza a falce (indica cibo fra i 10 e i 100 m dall’alveare), ma è utilizzata solo dalle api italiane
e non da quelle austriache è un “dialetto” nel linguaggio delle api. Un’altra differenza sta nel fatto che anche le altre danze
delle api italiane sono più lente di quelle che fanno le austriache un’ape italiana e una austriaca non si capirebbero nella
comunicazione della distanza dalla fonte di cibo.
La comunicazione delle api, cioè la danza, non è appresa ma innata. L’unica cosa appresa dalle api è il volo in generale, ad es.
orientarsi con il sole. Quindi il linguaggio delle api è innato.
LA COMUNICAZIONE DEGLI UCCELLI
Bisogna tener conto delle differenze fra i tipi di uccelli le voci degli uccelli sono diverse l’una dall’altra. Gli ornitologi hanno
osservato che le varie specie sono accomunate da più caratteristiche: i piccoli uccelli sono prede dei grandi uccelli e dei
mammiferi. I piccoli uccelli vivono in comunità e quindi hanno necessità di comunicare, ad es. per corteggiare la compagna
o mantenere i rapporti con i compagni della comunità, o anche dividersi il territorio.
Ci sono differenze generali tra richiami e canti, nella struttura del suono e nella funzione comunicativa:
Richiami: sono singole o poche note ad alta frequenza, la funzione è quella di segnalare un pericolo (comunicazione
immediata)
Canti: sono strutture melodiche complesse, la funzione può essere mantenere il territorio, attirare la compagna e
mantenere con lei il rapporto, ecc. (comunicazione sociale). 4
I richiami
Richiamo aggressivo: è una nota acuta come un tintinnio per segnalare un predatore, sia per mettere in guardia i
compagni, sia per far scappare il predatore stesso (per questo spesso esiste un singolo uccellino sentinella nelle
comunità).
Richiamo specifico (“seet”): inizia con una nota bassa che poi sale di intensità, il richiamo viene iniziato da un
uccellino e poi ripreso anche da tutti gli altri confonde i predatori.
Un caso particolare è rappresentato dal passero di bosco, che vive in comunità anche di 100 esemplari. I 3 richiami
del passero sono: prima di alzarsi in volo, durante il volo, mentre cerca cibo e prima di posarsi sui nidi.
Canti territoriali: i pettirossi
I pettirossi cantano per difendere il territorio (studio di Falls), e questi canti sono eseguiti solo dai maschi. I pettirossi
riescono a riconoscere il canto dei “vicini” e quello dei “forestieri”: con questi ultimi i pettirossi cantano in maniera più
aggressiva per mandarli via. Sono aggressivi anche quando sentono il canto di pettirossi “vicini” che cantano da zone diverse
da quella a cui sono abituati. Dopo che ha definito il suo territorio, il canto dei pettirossi serve anche per attirare la compagna.
L’unica eccezione è il pettirosso pechinese, che ha due canti distinti per le due funzioni (uno per il territorio, uno per attirare
la compagna).
I fringuelli italiani
Si è osservato che i fringuelli italiani eseguono un canto della pioggia, per avvisare i compagni che sta per piovere. È
interessante che questo sia uno dei canti con più variazioni all’interno della stesse specie dei fringuelli (“dialetti”). Inoltre,
si è dimostrato che i fringuelli maschi non ereditano il canto dai genitori, ma lo apprendono nel corso dei primi 13 mesi di
vita richiami e canti sono appresi. L’unica cosa innata è la predisposizione ad emetterli. Studi successivi dimostrano che
questo canto del fringuello è un misto di caratteristiche innate e apprese: a circa 4 mesi di vita, i fringuelli riconoscono il
canto della loro comunità ed iniziano a provare ad emetterlo; questo apprendimento dovrebbe terminare entro i 13 mesi di
vita. Se durante questi mesi i fringuelli stanno poco tempo con i compagni, impareranno a cantare poco; se andranno dai
compagni dopo il 13esimo mese, non canteranno.
Altre specie di uccelli che apprendono il canto
Sterna comune: appena i piccoli nascono, sanno già riconoscere il canto dei loro genitori. Esperimenti hanno
dimostrato che questo avviene perché la schiusa delle uova dura circa 3 giorni e durante questo periodo i genitori
iniziano già a comunicare con i piccoli, che
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