Estratto del documento

Linguistica educativa

Prof.ssa Marcella Menegale – Lezione 1 07/02/2022

Obiettivi del corso

  • Capire come si apprendono le lingue
  • Capire cosa significa conoscere una lingua
  • Capire come si può fare per promuovere l’apprendimento delle lingue

La partecipazione alle attività online dà diritto a un massimo di 2 punti che vengono sommati al voto dell’esame finale.

Testo: Balboni, Le sfide di Babele -> vanno bene tutte le edizioni dal 2015 in poi.

L’esame finale scritto: 11 domande chiuse (V/F e scelta multipla) e 10 domande aperte (risposta 2-3 righe); tempo 1 ora. Probabilmente sarà svolto al computer su Moodle (ci sarà chiesto di portare il nostro pc).

Che cos’è la linguistica educativa?

Evoluzione del termine: definizioni diverse, significati simili. È un campo di studi molto giovane rispetto ad altre scienze, per questo tutto quello che studieremo appartiene agli ultimi 50 anni circa. Partiremo dal 1700-1800, ma lo studio della materia ha avuto uno sviluppo più rapido negli ultimi 50 anni. Inizialmente questo ambito veniva chiamato linguistica applicata perché si limitava ad applicare la linguistica teorica alla didattica. Presto però ci si rende conto che nell’insegnamento delle lingue non si può considerare solo la linguistica teorica, che è solo una delle numerose discipline a cui si attinge durante apprendimento e insegnamento delle lingue. È per questo che la linguistica educativa viene definita multi-inter-disciplinare. Fino a due anni fa questo corso si chiamava diglottodidattica. A detta degli esperti educativa è il termine più adatto perché rende più la scientificità dell’ambito che si occupa dell’educazione linguistica (oggetto).

La linguistica educativa è la scienza che si occupa di un’ampia gamma di lingue. È una scienza teorico-pratica, collocabile tra le scienze del linguaggio e quelle dell’educazione che si occupa della lingua/linguaggio secondo la prospettiva dell’apprendimento.

Definizioni della linguistica educativa

(1) È una scienza teorico-pratica

Teorica perché fa riferimento a una serie di teorie spesso collegate ad altre discipline. Ed è pratica perché è orientata alla soluzione di problemi. Si dice che sia anche procedurale perché è anche orientata a risolvere i problemi che si presentano. È così che nel tempo si è evoluta da processi vecchi (grammaticale-traduttivo) ad approcci comunicativi della lingua (la lingua serve per comunicare, scopo funzionale della lingua). C’è quindi una dimensione interna che riguarda le teorie (studi sulle lingue in apprendimento, sull’interlingua, sul bilinguismo, sull’educazione plurilingue); e una dimensione esterna, quella più pratica che è l’applicazione sulla pratica quotidiana dell’insegnante, approccio/metodo/tecnica didattica, curricolo/sillabo, programmi e indicazioni nazionali.

(2) Collocabile tra scienze del linguaggio e scienze dell’educazione

La linguistica educativa fa riferimento a scienze più teoriche (neurolinguistica, scienze del linguaggio, linguistica, ecc.) e dall’altra a scienze più pratiche come l’educazione. In particolare tocca quattro aree:

  • Scienze del linguaggio e della comunicazione (che cosa?)
  • Scienze della cultura e della società (che cosa?)
  • Scienze psicologiche e neurologiche (chi?)
  • Scienze pedagogiche (come?)

Tutti questi ambiti servono alla linguistica educativa per capire come risolvere i problemi.

(3) Lingua/linguaggio

Non si tratta di una lingua ma di tante lingue, è difficilissimo oggi entrare in una classe monolingue. Si parla non più di monolinguismo ma di plurilinguismo.

Lingua: lingua materna (L1), lingua seconda (L2), lingua straniera (LS), lingua etnica, minoritaria (LM), lingue classiche (LC), microlingua/lingua specialistica. La lingua seconda è la lingua che si impara nel paese in cui si parla (immigrato che impara la lingua del paese in cui arriva), la lingua straniera è una lingua che si studia ma che non viene parlata nel territorio in cui si studia (inglese in Italia).

Linguaggio: non verbale (segni, codici, postura, gesti, ecc.).

Common European Framework of Reference for Languages (CEFR)

La finalità dell’educazione linguistica si è profondamente modificata. Non si tratta più semplicemente di acquisire la “padronanza” di una, due o anche tre lingue, ciascuna presa isolatamente, avendo come modello finale il “parlante nativo ideale”. La finalità consiste invece nello sviluppare un repertorio linguistico in cui tutte le capacità linguistiche trovino posto. -> Concetto di competenza plurilingue.

L’educazione linguistica è ormai plurilingue, perché deve tenere conto di tutte le lingue dello studente per sviluppare le competenze degli studenti stessi. Molto importante il concetto che lo scopo dell’educazione linguistica non è più il parlante nativo ma di sviluppare competenze e strategie che lo aiutino a comunicare. Essendo poi un cittadino europeo e del mondo è importante che lo studente impari più lingue, quindi è improbabile che sviluppi in tutte le lingue competenze da nativo.

La competenza plurilingue è una competenza unitaria e complessa che deriva dalle conoscenze assimilate in contesti diversi. Cummins (1979) ha ipotizzato l’ipotesi dell’interdipendenza linguistica. Ci sono due iceberg che rappresentano le due (o tre) lingue, ma sotto la superficie questi iceberg si fondono in un’area comune sommersa di rappresentazione di concetti. Quando elaboriamo un concetto lo facciamo tramite quest’area comune che poi emerge nella lingua target. Questo ci porta al quarto punto.

(4) Apprendimento

  • Studente e insegnante
  • Motivazioni
  • Età (bambini, adolescenti, adulti) -> pro e contro per ciascuna età
  • Metodi di studio (e di insegnamento)

La linguistica educativa e la politica linguistica

Politica linguistica: insieme delle misure destinate alla gestione delle risorse linguistiche di un paese (Agresti 2014: 175). Esempi di enti che emanano politiche linguistiche: il CEFR, il Council of Europe, Ministro dell’Istruzione e Ministero dell’Università e della Ricerca. Le politiche e le decisioni prese influenzano come poi vengono insegnate le lingue nelle scuole. Il Consiglio d’Europa ci dà delle direttive (es, bisogna apprendere tre lingue), il MIUR che è nazionale cerca di trovare una soluzione per attuare queste politiche, e le scuole che devono capire quali sono le risorse da stanziare per seguire queste direttive. Questi tre sono i livelli di politica linguistica.

In Europa lo sviluppo della linguistica educativa inizia negli anni ’70. Si chiede di redigere un quadro di punti di politica linguistica, rivolta soprattutto agli adulti e in autoapprendimento. L’approccio proposto è un approccio funzionale-settoriale che risponda alle esigenze di lavoro (presentazione, colloquio di lavoro, ecc.).

  • 1971: Modern Language Project. Particolarmente importante nella storia dell’educazione linguistica perché ha spostato il focus dalla lingua allo studente (di che cosa ha bisogno lo studente?). Però proprio per questo quest’approccio non era trasferibile a contesti come quelli dell’insegnamento a bambini e ragazzi. Inoltre, questo insegnamento non era sufficiente nemmeno per l’adulto per vivere nel paese in cui si parla quella lingua.
  • 1975: Threshold Level (livello soglia): gli studiosi cercano di capire quale sia il livello soglia di lingua che permette allo studente ad integrarsi nel paese in cui si parla la lingua studiata (sia livello sociale che lavorativo).
  • 2001: Quadro Comune di Riferimento Europeo per le Lingue -> si è arrivati ad individuare i vari livelli di lingua, col Threshold Level considerato come B2.
  • 2018: Volume complementare del QCRE -> si è rivisto il modello del 2001, la revisione contiene una serie di riflessioni, strategie, consigli per lavorare maggiormente sulle competenze plurilingui. Si parla di plurilinguismo, competenze trasversali, mediazione linguistica, traduzione, ecc.

In Italia:

  • 1975: “Dieci tesi per un’educazione linguistica e democratica” -> insiste sull’importanza dell’italiano come lingua scolastica, prendendo in esame i problemi che caratterizzavano la scuola negli anni ’70 (derivati da una tradizione pedagogica ormai vecchia). C’è una riflessione sull’importanza delle lingue all’interno della classe.
  • 2013: “Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche” -> il plurilinguismo degli individui e il multilinguismo delle società e dei paesi è da tutelare. Questo ci mostra che l’Italia aveva già una sensibilità verso l’argomento prima di altri paesi europei.

1975: Dieci tesi per un’educazione linguistica e democratica (GISCEL, Società di Linguistica Italiana)

  1. La centralità del linguaggio verbale.
  2. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale.
  3. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche.
  4. I diritti linguistici nella Costituzione.
  5. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale.
  6. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale.
  7. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale.
  8. Principi dell’educazione linguistica democratica.
  9. Per un nuovo curriculum per gli insegnanti.
  10. Conclusione

2013: Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche (GSPL, Società di Linguistica Italiana)

Tesi 5: Il plurilinguismo degli individui e il multilinguismo delle società e dei paesi è un valore da tutelare e promuovere in una prospettiva che voglia essere democratica: a esso dunque occorre ispirare analisi e proposte in materia di pratiche educative, politiche linguistiche implicite o esplicite e promozione di studi e ricerche.

Quale politica linguistica serve oggi?

  • Scuola dell’infanzia: studio lingua facoltativo.
  • Scuola primaria: inglese obbligatorio.
  • Scuola secondaria I grado: inglese e altra lingua comunitaria (o inglese potenziato).
  • Scuola secondaria II grado: inglese e CLIL obbligatorio dal 2015.
  • Università: internazionalizzazione, inglese lingua franca, corsi EMI (English Medium Instruction).
  • Adulti: Lifelong Learning (apprendimento autonomo).

Educazione linguistica plurilingue

  • 1955: competenza in almeno 3 lingue europee (L1 + L di portata internazionale).
  • Dal 2020 almeno il 50% degli studenti di 15 anni dovrebbe raggiungere il livello di parlante indipendente di una prima lingua straniera (paragonato al presente 42%).
  • Dal 2020, almeno il 75% degli studenti di scuola secondaria di primo grado dovrebbe studiare almeno due lingue straniere (paragonato al presente 61%).

European Commission, 2012: Rethinking Education: Investing in skills for better socio-economic outcomes.

Sviluppi: Gli approcci plurali

Gli approcci plurali si oppongono agli approcci che possiamo definire “singolari” nei quali il solo oggetto di attenzione preso in considerazione nel percorso didattico è una lingua o una cultura specifica senza alcun riferimento ad altre lingue e/o culture. Gli approcci singolari hanno assunto particolare valore quando si sono sviluppati e affermati i metodi strutturali e, successivamente, quelli comunicativi e quando qualsiasi tipo di traduzione e ogni ricorso alla lingua vennero banditi dall’insegnamento. L’evoluzione della didattica delle lingue nel corso degli ultimi trent’anni ha fatto emergere quattro approcci plurali:

  • Éveil aux langues
  • Intercomprensione tra lingue affini
  • Approccio interculturale
  • Didattica integrata delle lingue

Riassumiamo

Scienza multi/interdisciplinare: La linguistica educativa è una scienza multidisciplinare poiché coinvolge la linguistica, la psicologia, la didattica, la pedagogia, le neuroscienze, l’antropologia e l’intercultura, ma è anche interdisciplinare, perché i nuclei su cui si fonda rappresentano proprio i punti di intersezione tra le discipline (Nitti, 2015). Scienza teorico-pratica: Le scienze teoriche (linguistica, neurolinguistica, psicolinguistica) forniscono alla linguistica educativa delle teorie di riferimento che risultano utili per realizzare i percorsi dell’acquisizione e dell’educazione linguistica (Balboni, 2002). La linguistica educativa è la scienza dell’educazione linguistica (Vedovelli, Casini, 2016). Rapporto con politiche linguistiche: La linguistica educativa si deve confrontare con le generali linee di politica linguistica elaborate a livello europeo (Consiglio d’Europa), nazionale (MIUR), locale (scuola) (Vedovelli, Casini, 2016).

Dal quiz

  • La linguistica è una scienza teorico-pratica che mira a risolvere problemi. Nella sua dimensione interna è teorica; ha come oggetto di studio le lingue durante l'apprendimento, l'interlingua (ovverosia la lingua che lo studente possiede durante il suo percorso di apprendimento), il bilinguismo, e l'educazione plurilingue. Nella sua dimensione esterna è pratica; trova spazio nella pratica quotidiana dell'insegnante (e dello studente cosciente del suo percorso), nell'approccio/metodo/tecnica didattica da utilizzare, nella stesura e uso del curricolo/sillabo della classe, nonché nei programmi ed indicazioni nazionali.
  • È una scienza interdisciplinare che poggia sulla linguistica, sulla psicologia (vengono studiate le teorie dell'apprendimento, della motivazione, della relazione), sull'antropologia (non si può insegnare una lingua senza insegnarne la cultura), sulle scienze della formazione (come la pedagogia, l'andragogia).
  • La linguistica educativa si applica trasversalmente a ogni lingua appresa dallo studente, sia essa la/e sua/e lingua/e materna/e, la lingua del paese in cui si trova (L2), una lingua straniera, una lingua minoritaria o etnica (la lingua italiana degli americani di seconda generazione, o il friulano), lingue classiche (latino e greco), o una microlingua (come può essere l'inglese economico o aziendale).
  • Il Quadro Europeo Comune di Riferimento (QCER) - in inglese Common European Framework (CEFR) - è uno strumento operativo stilato dal Consiglio d'Europa nel 2001 e recentemente aggiornato con un Compendium nel 2018. Si tratta di un sistema descrittivo impiegato sia per valutare le abilità possedute in una lingua straniera (A1,A2,B1,B2,C1,C2) sia per guidare i docenti e chi si occupa di progettazione didattica nelle scelte possibili da effettuare sui diversi aspetti (mete educative, obiettivi di apprendimento, tipi di attività, tipi di assessment ecc.).
  • In Italia: La prima proposta, “Dieci tesi per un'educazione linguistica e democratica”, varata dalla Giscel - Società di Linguistica Italiana, è del 1975. La seconda proposta, “Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche”, varata dalla GSPL - Società di Linguistica Italiana, risale al 2013. La tesi 5 di quest'ultima proposta è molto importante poiché sottolinea l'importanza della tutela e promozione del plurilinguismo degli individui e del multilinguismo della società.
  • Per "Approcci plurali" intendiamo degli approcci all'educazione linguistica che mirano all'insegnamento delle lingue e culture con particolare attenzione al riferimento ad altre lingue e/o culture. Si contrappongono agli approcci "singolari", che si focalizzano solo sulla lingua/cultura oggetto di studio.
  • Le direttive in materia di politica linguistica vengono elaborate prima di tutto dal Consiglio d'Europa (quindi a livello europeo), conseguentemente passano per il Ministero dell'istruzione e il Ministero dell'Università e della Ricerca (MIUR, di portata nazionale), e vengono infine decise ed applicate a livello locale, della singola scuola. Tuttavia, a livello nazionale, le politiche possono avere grandi diversità di implementazione (ad es. l'Italia è stato il primo, e per ora unico, Paese europeo a introdurre l'approccio CLIL come obbligatorio nel secondo ciclo di istruzione).

Lezione 2 14/02/2022

Per trasformarsi da scienza teorica ad applicata, la linguistica educativa utilizza dei modelli. Partendo dal modello di organizzazione proposto da Anthony negli anni 70, Balboni propone questo modello. In linguistica educativa le teorie di riferimento che dettano la gestione della conoscenza teorica (approccio) sono separate dall’uso che di loro si fa nel progettare percorsi.

Linguistica educativa: scienza teorico-pratica, multi/interdisciplinare

Modelli per organizzare le teorie e connessioni con la pratica.

Approccio metodo - metodologia

Approccio

Seleziona gli aspetti fondanti delle varie teorie e delle varie scienze di riferimento. Li riorganizza secondo i parametri propri della linguistica educativa, individuando le mete e gli obiettivi dell'insegnamento linguistico. Genera uno o più metodi che ne realizzano l'applicazione nelle varie situazioni. Attraverso i metodi si arriva all’approccio da cui si parte. Nel libro di Balboni si parla spesso di metodi col significato di approcci (a causa di confusione fatta in passato).

N.B. Nella storia della L.E. alcuni approcci sono stati definiti «metodi», ad. es. Comunicativo, Formalistico, Metodo diretto, Metodo naturale, Reading method, Silent Way, Strutturalistico, Suggetopedia).

Metodo

È la traduzione, la realizzazione di un approccio in termini di procedure didattiche e di modelli operativi.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 93
Appunti linguistica educativa Pag. 1 Appunti linguistica educativa Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 93.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti linguistica educativa Pag. 91
1 su 93
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta_didomenico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica educativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Menegale Marcella.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community