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Linguaggi e semiotica dei prodotti mediali – Alice Cati

La semiotica è una disciplina che si occupa dello studio del segno e dei processi di significazione, vale a dire di tutti quei procedimenti che permettono all’uomo di far apparire, produrre, trasformare e comunicare un senso. La disciplina che si occupa di come qualcosa acquisti senso per qualcuno. Il processo di interpretazione è fondamentale.

La semiotica rivolge la propria attenzione anche nei confronti del senso. Il senso è quella particolare qualità che attraversa qualsiasi situazione rendendola spiegabile, maneggiabile, affrontabile, quella qualità che rende la situazione interpretabile per tutti coloro che vi partecipano. La costituzione, l’apparizione e la comunicazione del senso sono processi di significazione. I fenomeni della significazione che sono oggetto della semiotica sono: la significazione mediata e artificiale (il processo che si dota di senso nel momento in cui riguarda materiali artificiali, costruiti con l’obiettivo di guidare alcune nostre operazioni di significazione che sono mediate e elaborate attraverso alcuni dispositivi mediali es. guardare il meteo dall’app del cellulare) e la significazione diretta e naturale.

Condizioni della significazione

Le condizioni della significazione sono due: i sistemi di conoscenze (i saperi di cui i soggetti sono in possesso per interpretare la realtà che li circonda) e i processi e azioni (che i soggetti compiono quando sono coinvolti in una determinata situazione). Le azioni e i processi si dividono in tre categorie: azioni pratico-percettive; processi cognitivi e processi emotivi.

Quando ci interroghiamo sulle strategie comunicative di una pubblicità, per esempio, coinvolgeremo tutti gli aspetti della significazione, i suoi meccanismi e le sue condizioni. Es. pubblicità casa.it ad una tipologia di casa corrisponde una tipologia di persona/personalità.

Lo sviluppo della semiotica

  • Semiotica del segno: in questo periodo la semiotica ha posto al centro della sua attenzione l’unità minimale della significazione, ovvero il segno. De Saussure, all’inizio del Novecento, ha proposto un progetto di semiologia modellato sulla linguistica. Il suo modello verrà ripreso negli anni ’70 da Roland Barthes, che lo ha applicato ai messaggi che riguardano la comunicazione di massa. Questi studiosi si sono mossi considerando come condizioni della semiotica i sistemi di conoscenze. La semiotica del segno ha poi lavorato sulla messa in evidenza dei processi e delle azioni per lo studio dei vari fenomeni e situazioni culturali, attraverso una prospettiva che ha concepito il segno in quanto unità di processo. Così fece Peirce lavorando intorno alla semiosi. Eco, invece, durante gli anni ’70, si concentrò attorno a una semiotica di tipo interpretativo. Eco rappresentò una sintesi da Peirce e lo strutturalismo.
  • Semiotica testuale: la semiotica del testo si emancipa dalla linguistica. Il superamento dell’idea di segno è avvenuto nel momento in cui si è concepito il testo, non più come un aggregato di segni o di enunciati (entrambi autonomi), come esistente in virtù dei materiali interni che lo compongono. Il testo è un tutto organico nel quale i diversi elementi risultano interconnessi, e interdipendenti, e formano un’unità comunicativa superiore ai singoli elementi che lo compongono. Infatti, la parola testo deriva da textus (=tessuto).

L’interesse per il testo inizia ad affiorare negli anni ’70, con un modello divulgato dai formalisti russi. Il loro modello aderiva allo studio del testo artistico, considerabile come un sistema vero e proprio in virtù dell’organizzazione interna dei suoi materiali. Altri studiosi si cimentarono nell’analisi di ogni tipo di testo, non più solo del testo artistico, es. Levis Strauss, Propp, e la semiotica generativa di Greimas. La nozione di testo elaborata da Fabbri e Marrone: “Non comprende soltanto i testi propriamente detti, ossia i supporti materiali scritti di cui si occupano i filologi, e nemmeno tutti i prodotti comunicativi di ogni altro linguaggio (gestuale, iconico, musicale ecc.), ma più in generale, qualsiasi porzione di realtà significante che può venire studiata dalla metodologia semiotica, acquisendo quei tratti formali di chiusura, coerenza, coesione, articolazione narrativa, molteplicità di livelli ecc., che si riscontrano con maggiore facilità nei testi propriamente detti (ma a che, ben guardare, li eccedono).”

Ogni prodotto è considerato come il risultato di un’articolazione complessa tra gli elementi che lo compongono. Ogni elemento ha delle specifiche peculiarità, ma la capacità che questi elementi hanno di interagire porta alla creazione di un prodotto dalla validità espressiva superiore a quella degli elementi specifici che lo compongono. I prodotti mediali sono complessi perché sono il prodotto dell’incontro di diversi linguaggi, di diverse componenti espressive.

  • Semiotica dell’esperienza: ogni prodotto mediale è capace di creare forme di esperienza per i propri fruitori.

Video musicale Up&Up – Coldplay

  • Vi è coerenza tra il testo della canzone e le immagini che lo accompagnano?
  • C’è un plot all’interno del video clip? Si racconta una storia? Come sono rappresentati gli artisti, i personaggi all’interno del testo audio-visivo?
  • Che atmosfera crea questo videoclip? Qual è il mood?
  • C’è uno stile preciso che corrisponde a un immaginario specifico? Questo videoclip richiama il registro surrealismo.
  • Come lavora questo videoclip sul piano visivo?
  • Che significati vengono prodotti?
  • A quale genere appartiene questo videoclip?
  • Quale può essere il target di riferimento?

Dopo la visione del videoclip: Codici visivi = materiali d’archivio e girato originale, formati visivi diversi (filmini girati con strumenti professionali e amatoriali), dalla combinazione di prodotti mediali diversi, legati da una logica intermediale. Immagini tratte da pubblicità, fotografie, illustrazioni d’epoca, tecnica artistica del découpage.

Codici sonori = continua alternanza tra esecuzione vocale e strumentale.

Codici visivi/codici sonori interazione continua.

Dimensione performativa e dimensione artistico-estetica.

Collisione temporale = sovrapposizione tra epoche storiche diverse.

Collisione spaziale = contiguità tra ambienti geograficamente distanti.

Un videoclip, o qualsiasi testo, è generato a partire da un lavoro di montaggio intratestuale basato sulla riunificazione di linguaggi dotati di caratteristiche espressive e linguistiche distinte.

Il sincretismo

(secondo Pozzato) è la presenta di più linguaggi (visivo, verbale, gestuale, musicale…) all’interno di uno stesso testo. Nell’incontrarsi, i vari linguaggi producono un’unica e nuova forma espressiva che non è la semplice giustapposizione delle loro peculiarità specifiche. Un testo sincretico, assumendo un significato coerente e coeso a partire dai diversi codici che lo compongono, è il risultato di un’enunciazione sincretica, ovvero una strategia comunicativa che intenzionalmente vuole produrre un effetto di senso organico tramite la calibrata articolazione delle diverse componenti. Un testo sincretico è capace di produrre effetti sinestesici (sinestesia sia come effetto testuale che come esperienza percettiva), nel senso che implicano l’accoglienza contemporanea e interagente di una varietà di stimoli esterni differenti: visivi, sonori, tattili, termici, gustativi.

Ogni volta che facciamo esperienza di un prodotto mediale siamo colpiti a livello sensibile e corporeo rispondendo a determinati effetti che sono prefigurati all’interno del testo.

Il sincretismo si applica a quei prodotti mediali in grado di fondere strategie enunciative differenti creando effetti di senso che hanno un forte accento sinestesico es. nei fumetti, codici visivi e verbali sono accompagnati dall’evocazione di codici sonori, nelle campagne pubblicitarie codici verbali e visivi sono mischiati in un lavoro che può incentrare la materialità di un prodotto. Il sincretismo lavora molto nel packaging dei prodotti alimentari: l’insistenza è data dalla capacità di combinare la visione con la produzione di effetti sinestesici legati alla tattilità e all’olfatto.

La complessità delle forme mediali

(leggi I media: strumento di analisi semiotica – Peverini) Per studiare i media dobbiamo tenere conto di tre coordinate: i linguaggi, i generi e i formati.

I linguaggi

Il piano della manifestazione, cioè considerare il prodotto mediale come forma espressiva sincretica. Abbinamenti diversi producono effetti di senso diversi capaci di estendere le potenzialità comunicative dei testi. La gamma delle soluzioni linguistiche è infinita ma subordinata ad alcune convenzioni. Il fruitore è invitato a cogliere nei testi mediali ciò che più è incline alle proprie conoscenze e sensibilità. Ogni prodotto mediale lavora cercando di coniugare un orizzonte di libertà espressiva con delle convenzioni al fine di rendere comprensibile il testo al fruitore. Il livello della manifestazione poggia sempre sulla strategia dell’enunciazione per produrre effetti di senso. Gli effetti di senso hanno una ricaduta sul piano della sensibilità corporea (sensazioni e emozioni).

I generi

Le convenzioni che definiscono i modelli produttivi, i linguaggi impiegati, la presenza di certi temi e strutture narrative. Un genere è un repertorio stabile di diversi elementi, ogni prodotto culturale si inscrive all’interno di un preciso genere testuale es. noir, horror, commedia romantica… I generi si riferiscono ai modelli narrativi, ogni testo che vuole appartenere a un certo genere si baserà (a livello semantico) su temi e convenzioni ricorrenti in esso, a livello sintattico si baserà su una specifica ambientazione. I generi sono uno strumento attraverso cui produttori, critici, audience condividono un sistema creativo che consente di lavorare su tre piani: la realizzazione di processi produttivi, l’orientamento di lettura per il pubblico, una gerarchia di valori condivisi.

I formati

Caratteristiche materiali degli spazi e dei supporti che accolgono il testo. Il formato è responsabile della vera e propria realizzazione del prodotto mediale e del modo in cui il discorso viene articolato in modo concreto e materiale all’interno di un testo. Ogni testo è prodotto a partire da alcune coordinate primarie relative alla durata e alla dimensione del testo. Il contagio espressivo: la capacità dei diversi testi di richiamarsi reciprocamente. Nessun testo mediale può essere letto senza il sistema più ampio della cultura comunicativa nel quale è inserito, dall’esperienza che il fruitore ha degli altri testi che ha incontrato in passato che formano il repertorio della propria enciclopedia.

Intertestualità

L’insieme dei testi di una cultura viene chiamato intertesto, vale a dire la rete di testi uniti tra loro da una serie di richiami di vario tipo. La conoscenza dell’intertesto da parte del destinatario viene definita competenza intertestuale (o enciclopedia).

Ibridismo

L’operazione che mira all’incrocio e alla contaminazione di diversi generi all’interno di uno stesso testo. Il prodotto mediale che ne deriva assume una forma ibrida o meticcia, particolarmente innovativa e originale sia sul piano stilistico, sia narrativo. La strategia enunciativa di questi prodotti punta a coinvolgere il fruitore in un lavoro di cooperazione interpretativa, basata sulle sue competenze culturali pregresse.

Intertestualità e ibridismo hanno la duplice funzione di stimolare la cooperazione interpretativa del pubblico e di trovare nuove soluzioni espressive. Attraverso il contagio espressivo i testi possono risultare originali e innovativi.

[per un esempio di sincretismo guarda videoclip “Ringo Star”]

La terza stagione della semiotica, la semiotica dell’esperienza – un paradigma in divenire

La semiotica dell’esperienza prende in esame l’esperienza vivente e vissuta dei soggetti, considerando questa esperienza il luogo dei fenomeni della significazione. L’esperienza è calata in una situazione ben precisa: all’interno di un contesto socio-culturale, ambientale e all’interno del corpo del soggetto è tre volte situata.

I sistemi di conoscenze che definiscono le condizioni della significazione non andranno più intesi in modo astratto (come avviene nella semiotica del segno o del testo). La semiotica dell’esperienza prende in considerazione disposizioni e competenze pratiche, emotive e sensibili.

L’esperienza: è patrimonio personale di competenze acquisite mediante la pratica (anziché mediante lo studio e la teoria) → esperienza accumulata. Oppure è il decorso degli eventi di coscienza che si svolgono a partire dalla concreta e viva collocazione di un soggetto in un determinato ambiente → esperienza vivente e vissuta. L’esperienza accumulata e quella vivente – vissuta condividono una relazione di continuità: è inevitabile che io giunga a possedere un’esperienza sedimentata e accumulata quando seleziono e accumulo gradualmente una serie di esperienze particolari vissute che compio nella mia vita. Attraverso un lavoro di estrazione dalle esperienze accumulate e vissute, elaboro nuove competenze per affrontare nuove esperienze.

I fenomeni della significazione possono guardare all’esperienza naturale o diretta che facciamo del mondo; invece, per quanto riguarda i fenomeni artificiali, si tratta di esperienza mediata (da dispositivi). Quale differenza c’è tra l’esperienza naturale e quella mediale? [guarda spot Wind]

Sia l’esperienza diretta che quella mediale sono esperienze reali. L’esperienza mediale è in perfetta continuità con quella naturale. L’esperienza mediale possiede tutte le caratteristiche dell’esperienza ordinaria e, in quanto tale, è un’esperienza “reale”. Esistono tuttavia due differenze rispetto all’esperienza ordinaria:

  • L’esperienza mediale si basa su materiali sensoriali e percettivi erogati da un dispositivo in forma più o meno standardizzata. Di conseguenza essa è una esperienza precostituita dall’esterno (in grado e modalità differenti). È il frutto di un’intenzione comunicativa, di una scelta, di una pianificazione che vuole modulare l’andamento dell’esperienza dello spettatore orientando i processi interpretativi.
  • L’esperienza mediale è ripetibile, seriale, collettiva.

I media sono dispositivi che mettono sempre in atto un progetto esperienziale: il loro obiettivo è quello di regolare le esperienze dei fruitori sia in maniera individuale che collettiva. Nell’esperienza mediale, il fruitore entra in contatto con molteplici mondi: da un lato vi è il mondo della vita, il mondo percepito direttamente, il contesto reale di fruizione, dall’altro lato il mondo percepito direttamente, il mondo rappresentato, il mondo della rappresentazione. Ma i livelli da tenere in considerazione quando si parla di esperienza mediale sono tre. Mi devo interrogare sulle modalità mediante attraverso le quali si svolge la mia esperienza nel mondo rappresentato a partire dalla mia collocazione nel mondo reale. Questa esperienza implica la presenza di una soglia tra il mondo rappresentato e il mondo della vita: il discorso. Il discorso è la forma complessiva assunta dai materiali sensoriali erogati durante l’esperienza mediale. Il discorso è responsabile dell’accesso percettivo all’ambiente della rappresentazione.

Le esperienze mediali sono molteplici e specifiche. Oggi assistiamo alla naturalizzazione dell’esperienza mediale: i fruitori di esperienze mediali tendono a credere che le esperienze che vivono attraverso i media siano esperienze naturali e dirette del mondo. I dispositivi di queste esperienze sono spesso pervasivi es. un home theatre. La multimedialità è capace di creare maggiore sinergia tra materiali sensoriali differenti. L’esperienza di lettura di un testo è condizionata dal materiale, dal dispositivo, dal formato…

Le esperienze mediali si modificano grazie alla progressiva maneggevolezza dei dispositivi portatili che oggi consentono una fruizione perpetua di contenuti all’interno di esperienze, dove inizia a confondersi la natura tra esperienza naturale e mediale. Il fruitore, oggi, è sempre più agevolato nel modificare un testo: produzione e ricezione oggi interagiscono, a volte collidono.

Analizzare le immagini – semiotica visiva

Il prodotto mediale è scomponibile nei suoi elementi costitutivi. Il procedimento semiotico mira a disarticolare i diversi livelli. Il metodo di lavoro della semiotica dei media procede nei seguenti step:

  • Descrizione e trascrizione degli elementi costitutivi e delle logiche che determinano l’efficacia del testo
  • Analisi = scomposizione dei materiali e individuazione degli aspetti specifici responsabili dei processi che determinano il funzionamento e la riconoscibilità del testo mediale. Per farlo, il ricercatore deve riaprire il testo, interrogarlo.
  • Sintesi = il ricercatore ricompone i processi interpretativi rilevati e osserva in che modo le configurazioni che sono state prodotte agiscono reciprocamente.

1. Individuazione delle relazioni / interazioni tra singoli processi.

2. Ricomposizione del progetto (esperienziale) complessivo.

All’interno di una stessa immagine più livelli interagiscono producendo un significato complessivo. I livelli sono:

Plastico = individuazione delle componenti plastiche: linee, forme, texture, colori, disposizione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gaia_1999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi e semiotica dei prodotti mediali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Cati Alice.
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