Lezione 1: La riscoperta del vicino oriente
Oggi il vicino oriente corrisponde al Medio Oriente attuale (Turchia, Siria, Iraq, Giordania, Arabia Saudita, Libano, Israele, Palestina, Iran, Oman, Yemen, Emirati Arabi). Il VOA era un mondo in cui le immagini erano fortemente parlanti e quindi poco letterato rispetto al mondo moderno. Tra noi e loro si è creato un divario. Solo dall'800 in poi il mondo moderno si è ravvicinato a queste civiltà così antiche di cui si era persa memoria, a partire dal medioevo. Quello che rimane dell'antichità è pochissimo: Antico Testamento nella Bibbia (regni entrati in contatto con Israele e Giudea nel I millennio a.C.: Assiri e Babilonesi) e autori classici (soprattutto Erodoto che ci racconta il mondo persiano; Diodoro Siculo).
Tuttavia, bisogna considerare che fino al XIX secolo questa zona è coperta dall'oblio: le fonti primarie mancano perché la gran parte della Siria e dell'Iraq era costruita in mattoni crudi, materiale che, esposto agli agenti atmosferici, si plasma in colline (tell) che non coprono la vista diretta dei resti antichi. Perciò i viaggiatori che vi passavano trovavano al massimo delle scritte antiche (soprattutto Iran), in cuneiforme che nessuno poté leggere fino al 1857, quando venne decifrata ufficialmente.
Il cambiamento nell'Ottocento
Nell'800 si verifica un cambiamento: a partire dal XIV d.C. l'Impero Ottomano si espande e diviene una superpotenza. Con esso, nell'800, entrano in contatto le potenze occidentali che hanno interessi a sfruttare quest'area per raggiungere le rotte commerciali dell'est. Quest'area vide quindi lo stabilirsi della Compagnia delle Indie, compagnia commerciale inglese, che cerca di contrastare anche le mire espansionistiche dello zar di Russia in questa zona e che apre una posizione residente a Baghdad. Nel 1808 Claudius James Rich viene nominato residente della Compagnia delle Indie inglese e console generale dell'impero britannico. Qui egli inizia ad acquistare dei reperti che i locali avevano portato alla luce casualmente e porta in Europa una delle collezioni che rappresenterà il nucleo iniziale delle antichità mesopotamiche del British Museum: ex. il Cilindro Bellino (dal nome del segretario di Claudius che lo copia per la prima volta) scritto in cuneiforme. Si crea quindi un primo interesse verso questi materiali nuovi.
La presenza inglese e francese in questa zona si intensifica alla fine della prima metà dell'800. Questo perché con le guerre napoleoniche e le conquiste dell'Egitto e quindi la creazione di un blocco francese in Africa, gli inglesi sono un po' costretti a trovare una via di terra alternativa alla via marittima che normalmente si percorreva per andare dall'Europa all'India (ci si imbarcava nel Mar Rosso) ma che ora era essenzialmente bloccata dai francesi. Si aprono quindi delle nuove posizioni consolari, più a nord, nella zona dell'antica Assiria (Iraq settentrionale, oggi Kurdistan iracheno).
Anche i francesi si installano nella zona: è una gara. La Francia apre una posizione consolare a Mosul (vicino a Ninive, capitale assira) con Paule-Emile Botta eletto console. I francesi furono i primi a scavare: Botta compie i primi scavi a Mosul a partire dal 1840. Non avendo grande successo, si sposta a scavare a Khorsabad, a nord di Ninive, una delle prime capitali assire scavate (1843). Vengono riportate alla luce delle colline artificiali (tell) che corrispondono alle città ormai deteriorate dagli agenti atmosferici. Questi primi interessi di scavo non sono vera e propria archeologia scientifica ma piuttosto sono motivati da interessi economici (si comprese che erano vendibili e che avrebbero portato grande lustro alla madrepatria dove si volevano organizzare grandi collezioni di musei enciclopedici: si iniziarono a costruire il Louvre e il British Museum). Per questo motivo, questi primi eventi di scavo sono altamente distruttivi perché mirano solamente a procurare oggetti da esporre al museo.
- Khorsabad 1843: Si scava sotto un cumulo dove si trovava un palazzo assiro, costruito in mattoni d'argilla. Botta non è interessato a tutto questo, gli interessa soltanto la decorazione che viene asportata, provocando la distruzione parziale. Al Louvre si cercò di ricostruire secondo la loro conformazione originale. Le statue in questione sono dei lamassu, dei tori androcefali, figure che servono per scacciare le influenze maligne dal palazzo (la tradizione passa in Europa, anche nelle chiese).
- Con gli inglesi (Leyerd) si scava in due capitali assire: Nimrud (1845) e Ninive (1847), ultima grande capitale assira che nel 612 cade sotto i Babilonesi. Nel palazzo di Ninive viene rinvenuto il rilievo della caccia del palazzo nord di Assurbanipal (VII a.C.). Leyerd rese popolare queste sue scoperte nel 1849 “Nineveh and its Remains” che suscita l'interesse del pubblico e questo fa sì che vengano dati sempre più finanziamenti. Lo scavo di Ninive continua anche dopo le scoperte di Leyerd, dove anni dopo si trova la biblioteca di Assurbanipal. In uno di questi testi un filologo trova il racconto del diluvio (si rinnova l'interesse per gli scavi, anche per cercare attinenze con il racconto biblico). George Smith, mandato a portare avanti gli scavi, nel 1872 trova un'altra parte del testo che in realtà tratta la storia di Gilgamesh.
- Gli scavi sul finire dell'800 interessano invece la parte sud, ovvero zone molto più antiche che nella Bibbia possono essere identificate con l'epoca di Abramo, originario di Ur, nel sud del paese (Bassa Mesopotamia), alla quale ci si riferisce con il termine di Sumer. Archeologicamente, solo tardivamente si entra in contatto con i sumeri (prima solo con gli assiri), grazie agli scavi francesi di Ernest de Sarzec a Tello (antica Girsu). De Sarzec recupera oggetti molto più antichi che risultano fino al III millennio a.C. Alcuni reperti riportano il sovrano Gudea e costituiscono il primo gruppo di statuaria di questo periodo. Alla metà del III millennio risale la tavola che unisce iscrizione a immagini figurate (cuneiforme arcaico, interpretato con molta più difficoltà).
Arriveranno anche i tedeschi, grazie all'asse Germania-ottomani che concede loro più concessioni di scavo. I tedeschi mandano sul campo degli architetti, quindi vi è un salto qualitativo e creano anche delle fondazioni per gli scavi come la Deutschen Orient-Gesellschaft (che vede Guglielmo II di Prussia come presidente, perciò patrocinio politico forte).
- Nel 1899 viene riscoperta Babilonia, dove Robert Koldewey scoprì la porta di Ishtar, oggi al Pergamon Museum di Berlino. Si tratta di una delle porte della città decorata con mattoni smaltati.
- I tedeschi scavano anche ad Assur (prima capitale assira che si trova nel nord del paese) nel 1903. Essendo architetti, sono più attenti, più sensibili verso gli edifici.
- Nel 1912/13 rinvengono la città di Uruk, nel sud del paese. Non ci sono decorazioni parietali, si hanno solo mattoni. Uruk è importante perché si può considerare il primo centro urbano: alla fine del IV millennio a.C. ha centri cerimoniali, vengono trovati testi cuneiformi (scritti di natura economica, motore per la scrittura).
È nel corso di metà secolo che quest'area torna sotto i riflettori del mondo europeo. L'Oriente acquista notorietà nel mondo europeo (iniziarono anche gli scavi in Turchia, dove si cerca la città di Troia). Alla fine della prima guerra mondiale l'impero Ottomano cade e Inghilterra e Francia si spartiscono le zone di influenza: Iraq e Palestina agli inglesi e Siria e Libano ai francesi. Questo ha delle conseguenze anche negli scavi perché i due paesi mantengono una posizione predominante nelle zone di scavo.
Tra le due guerre anche gli italiani scavano per poco tempo in Siria (1933). Tra il 1922 e il 1934 gli americani collaborano con gli inglesi per gli scavi di Ur: cominciano ad affacciarsi anche istituzioni universitarie (The University of Pennsylvania). Nel 1923 si forma il museo di Baghdad per forte impulso di Gertrude Bell e quindi i reperti confluiscono anche in questo luogo: ripartizione tra gli europei che scavavano e che per legge potevano portare via i reperti e i locali. Nel 1931 finisce il protettorato britannico in Iraq e nel 1933 cambia la legge sulla divisione dei ritrovamenti che aveva fino ad allora consentito alle missioni straniere di esportare le opere rinvenute nei loro paesi di origine. Gli inglesi così si spostano in Siria dove ancora la legge permette l'esportazione.
Negli anni '40/'50, nel secondo dopoguerra, si origina l'archeologia stratigrafica grazie a Wheeler e Kanyon che lavorano a Gerico, Palestina e in India e che valorizzano il deposito archeologico come tale nella sua completezza, cercando di attribuire maggiore importanza al modo di formazione del deposito archeologico, partendo dal sunto fondamentale che nei vari strati che si accumulano l'archeologo è in grado di leggere il passare del tempo. Wheeler, a Gerico, capì che bisogna seguire la stratigrafia per capire anche la datazione dei reperti.
Dalla seconda guerra mondiale in poi si ha maggiore partecipazione delle istituzioni locali nella tutela di questi luoghi. Si hanno anche importanti novità nelle ricerche che non si concentrano più solo sulle grandi capitali ma ci si comincia a interrogare sulle prospezioni di superficie, la lettura del territorio. Questo va di pari passo con lo sviluppo della disciplina archeologica.
L'epoca moderna ha portato anche aspetti negativi. Le costruzioni di dighe lungo i grandi fiumi Tigri e Eufrate hanno portato a sommersioni di zone e quindi la perdita di zone archeologiche. Oltre a queste problematiche ci sono anche le distruzioni e saccheggi (dal 2000 in poi). Nel 2003 viene saccheggiato il Museo di Baghdad in occasione della Guerra del Golfo. Le distruzioni intenzionali dell'ISIS a causa della situazione politica in Siria e in Iraq causano la perdita di monumenti e di controllo di un territorio prima archeologicamente più attivo, ora scavato illecitamente. C'è un'emergenza di tutela e protezione del patrimonio culturale ma ovviamente anche un'emergenza umanitaria. Questi territori, a causa della loro pericolosità, vedono più difficile la ricerca sul campo. Si propende quindi verso l'archeologia pubblica, di tutela, del paesaggio che può avere una funzionalità anche di tipo preventivo. Anche gli interventi di tutela, di conservazione talvolta sono difficili a causa della mancanza di risorse.
Lezione 2: L'ambiente
Il cuore del corso sarà la Siria e l'Iraq: terra che si trova tra il Tigri e l'Eufrate. La gran parte del territorio in questione è pianeggiante, attraversato dai due grandi fiumi: entrambi nascono nell'Altopiano Anatolico (Turchia) in quanto zona ricca di acqua (montagne del Tauro che scendono fino all'Iraq, come un arco). Non ci sono tanti altri fiumi se non gli affluenti dei due. Ci sono corsi d'acqua stagionali.
Per il clima, la parte costiera ha un clima mediterraneo. Più al centro (montagne nel Libano) abbiamo un clima secco, più freddo d'inverno e poche precipitazioni. All'interno della Siria abbiamo un deserto roccioso mentre nell'Arabia Saudita abbiamo il deserto sabbioso, difficilmente percorribile fino a che non furono utilizzati i cammelli.
A parte le montagne, non ci sono limiti invalicabili: attraverso questa zona vi era la via della Seta. Questa area è da sempre un crocevia di popoli, genti, culture e tradizione, anche in quanto zona di transizione tra il Mediterraneo e l'estremo Oriente.
La Turchia è un'area molto rocciosa. In Turchia troviamo gli Ittiti: il regno ittita è il primo in cui si parla una lingua indoeuropea. L'Iran è separato dall'Iraq dai Monti Zagros, vi troviamo i Persiani, con capitale Persepoli, costruita in pietra, materiale che si trova anche lungo la costa siriana. In Siria abbiamo anche una certa ricchezza di acqua e quindi di materiali di costruzione (legname) così come nel Libano, famoso per le foreste di cedro. Il Libano ha delle montagne che frenano le influenze del clima mediterraneo presente sulla costa. Uscendo dal deserto siriaco abbiamo la steppa, tra Siria e Iraq, dove sono i beduini semi-nomadi, che vivono di pastorizia. Hanno spesso un assetto tribale.
I due fiumi non sono solo l'unica risorsa idrica del territorio. La Siria è attraversata da fiumi stagionali (wadi) che quando piove scorrono, quando vi è la stagione secca, si seccano. Sono distinguibili perché hanno percorsi lenti e quindi molto curvilineo. Al contrario l'Eufrate è molto più rettilineo, stessa cosa il Tigri. La zona verso Baghdad vede la formazione anche di paludi, che oggi sono tutelate in quanto Saddam le fece prosciugare, inaridendo fortemente il territorio, anche per le comunità che vivevano a ridosso delle paludi e che vi cacciavano.
Molto importanti per l'agricoltura sono i canali, per trasportare l'acqua verso i campi. Questi sistemi di canalizzazione sono ancora oggi molto presenti. Si coltiva anche per sommersione, in modo da fertilizzare il campo.
Primi siti stanziali
Da nomadi a agricoltori, allevatori in comunità stabili. Nel VOA questo passaggio avviene nel Neolitico. I siti corrispondono a luoghi in cui vi è una varietà ambientale tale da permettere la coltivazione: quella zona a “mezzaluna” ai piedi delle montagne dell’Anatolia e dell’Iran. Sono piccoli gruppi con organizzazione sociale semplice.
Osservando la cartina della piovosità annuale si comprende bene come a nord (la mezzaluna) si può coltivare anche senza utilizzare irrigazione. A sud si ha necessario bisogno di irrigazione per l’agricoltura perché vi è scarsa piovosità. Non è un caso che i primi siti di agricoltori si siano stanziati a nord. Col tempo, nel II millennio a.C., vi sono molte più città che si concentrano attorno ai due fiumi e i loro affluenti.
Il tell
Caratteristica della zona irachena, siriana. La parola indica un monticolo, una collina. Di solito appaiono isolate rispetto al paesaggio piatto. Sotto vi è la città. Sono il risultato di vento e pioggia su insediamenti costruiti di mattoni crudi (argilla e paglia, architettura tradizionale che è perfetta per il clima della zona). Per questo motivo riportano spesso grandi stratigrafie archeologiche. Talvolta sono inglobati nelle città moderne, costruite su queste alture fortificate.
Il problema dei rinvenimenti, essendo in mattoni crudi, è la conservazione. Negli scavi, le strutture, ormai lasciate all'aperto, una volta rinvenute, si deteriorano. Una delle soluzioni è ricoprire con mattoni ex novo le strutture antiche, lasciando comunque visibili l'intervento. Si usa anche il mattone cotto, più dispendioso perché necessita le fornaci. Il mattone cotto viene ritrovato magari nelle ziqqurat, luoghi di culto in cui vengono messe a punto tutte le tecniche necessarie e nelle architetture di chi era più ricco.
La pietra, in Mesopotamia, è importata. Si trova più facilmente in Siria, Turchia, lungo la costa. Il legno si importa in Mesopotamia per la copertura di alcune sale ma più facilmente si trova nell'Iran, in Turchia in cui le strutture vengono alternate tra mattoni e legname, per fornire un elemento antisismico (questa è una forte zona sismica).
Cronologia
L'arco cronologico del VOA è molto ampio (il corso si occupa del periodo tra IV/III millennio e VII secolo a.C.). La periodizzazione archeologica risente del lavoro di Thomselkel che propone la suddivisione delle età umane secondo i materiali: età del rame, bronzo, ferro, suddivise anche in medio, tardo, antico. Soprattutto per la Mesopotamia e Iran, dove sono molti i testi, abbiamo anche riferimenti a periodi storici. Possiamo avere delle zone in cui la conoscenza storica è più avanzata rispetto ad altre.
La necessità è sincronizzare questi due aspetti. Aiutano le monete. Si arriva alle datazioni assolute tramite tecniche chimiche e fisiche, che analizzano i reperti organici e che porta a un intervallo di tempo in cui si inserisce l'arco del tempo della vita dei materiali (carbonio 14). Ce ne sono anche altri e spesso vengono combinate per avere maggior sicurezza.
Se ci si trova in un contesto con contesto storico, la cronologia assoluta si basa sulle fonti: testi antichi (funzionarieponimi, re, sovrani…) degli scribi che organizzano il loro passato (ex. Assiri) da confrontare anche con gli altri che si hanno. Si osservano i fenomeni astronomici presenti nei testi, fenomeni ricorrenti con il quale gli studiosi possono ridatare e riconoscere un regno, un sovrano. Purtroppo, però questi fenomeni si ripetono e potrebbero verificarsi anche due volte in un regno, provocando problemi di datazione.
Sulla base di queste conoscenze oggi si utilizzano varie cronologie: alta, media (la più adottata), bassa e ultra-bassa. Per la caduta di Babilonia la datazione media la colloca alla fine del XVII secolo a.C.
Lezione 3: I primi villaggi dell'alluvio mesopotamico
Il periodo Obeid (fine VII-V millennio a.C.)
Siamo alla fine del VII millennio, periodo in cui troviamo i primi insediamenti nella parte meridionale di quest'area detta “alluvio mesopotamico” (quelli più antichi si trovano al nord). Il periodo prende il nome da un insediamento moderno che ha il nome di Obeid ma che in realtà rispecchia le scoperte dei siti di Oueili e Eridu.
In realtà i primi villaggi stanziali della zona, i più antichi, si distribuiscono intorno alla “Mezzaluna Fertile”, in quelle colline abbastanza ricche di risorse a ridosso dei monti turchi, mentre al sud i primi villaggi li troviamo più in là nel tempo. La pianura alluvionale ha subito evoluzioni, anche perché i fiumi cambiano il loro corso (il Tigri e l'Eufrate sono diventati sempre più lenti e tortuosi nel corso del tempo). I depositi che i due fiumi hanno lasciato sono responsabili della creazione di questa pianura. I due corsi si avvicinano nella...
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Appunti di Archeologia e storia dell'arte del Vicino Oriente antico - I parte
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Archeologia e Storia dell'Arte del Vicino Oriente Antico: Appunti delle lezioni
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