Archeologia del Vicino Oriente Antico II: lezione 1
Il periodo preso in esame corrisponde a quello della Mesopotamia dopo la fine del III millennio a.C., dopo il crollo della dinastia di Akkad, fino all’età Neo-Babilonese, con il sovrano Nabucodonosor II.
Si tratta di due millenni molto complessi dal punto di vista storico: il secondo millennio per la Mesopotamia è un periodo caratterizzato da invasioni; non c’è più la Mesopotamia meridionale, con Sumer, ma si creano due grandi poli, la Babilonia (Akkad + Sumer del III millennio) a Sud e la Siria a Nord. Al tempo stesso ci sono regioni periferiche come Mari e la regione della Dyala con il principato di Eshnunna, che verrà sconfitto da Hammurabi.
Il 2200 a.C. è una data indicativa che si identifica con il crollo di Akkad, uno dei primi imperi dell’antichità. Il termine impero è da utilizzare con cautela perché non si tratta di un vero impero, in quanto si proclamano “sovrani delle quattro parti del mondo”, ma è un termine che i sovrani Akkadici utilizzano.
L’impero di Akkad cade dopo 150 anni: si tratta di un popolo di semiti ed è il primo momento che l’etnia semitica prende il potere in Mesopotamia, mentre prima regnavano dinasti sumeri e si vedrà che alla fine del III millennio ci sarà un ultimo sussulto della classe dirigente sumerica per circa un centinaio d’anni, per poi lasciare nel II millennio il campo agli Amorrei, sempre di origine semitica, i quali provenivano dal bacino Siro-Arabico.
Akkad crolla in maniera perentoria e improvvisa: la fine di Akkad è un episodio non chiaro, non è legato ad un’unica singola invasione. La letteratura accusa Naram-Sin, ultimo grande sovrano accadico, di essere colpevole di non aver fermato le invasioni e fissa il crollo alla fine del suo regno. C’è almeno un altro sovrano, Shalkalisharri, che regge fino all’arrivo di una popolazione esterna, la popolazione barbara per antonomasia della storia della Mesopotamia, che sono i Gutei; questi abitano sugli Zagros, popoli montanari, che vengono definiti dalle fonti come barbari.
Questi scendono e fanno terra bruciata, ma non creano un proprio regno, tuttavia viene inserita nella lista reale sumerica una dinastia Gutea per questioni cronologiche. Per i mesopotamici la regalità è donata dagli dei, è il cardine dell’ordine cosmico; il re è colui che garantisce l’ordine.
Tra il 2200-2120 a.C. si verifica un periodo di anarchia in Mesopotamia fino all’arrivo di Uthu-Egal, sovrano di origine sumerica, che sconfigge i Gutei in battaglia e permette a Uruk di riprendere il potere, ma sarà il sovrano di Ur, Ur-Namma, a creare il nuovo stato, il quale riunifica il Sumer fino a Baghdad.
Si apre alla fine del III millennio, intorno al 2400 a.C., una nuova fase di invasione da parte degli Elamiti, provenienti dall’Iran. Il regno di Akkad crolla anche per una crisi interna, economica e demografica, che sussisteva probabilmente da anni. La Mesopotamia è un paese molto legato a questi aspetti.
La Mesopotamia intorno al 2250 a.C.
I Gutei iniziano ad essere sconfitti, Uruk diventa la città campione, ma le prime testimonianze di questo periodo in campo artistico sono riferite alla dinastia di Lagash; si trova abbastanza vicina a Ur ed è sede di una dinastia importante, ma curiosamente è l’unica dinastia che manca dalla lista reale sumerica forse perché questo documento è stato scritto da una scuola scribale di una città rivale di Lagash e che quindi omette la sua presenza.1
Dal punto di vista archeologico si sa poco di questa dinastia: uno dei centri principali di Lagash, Girsu, è il sito da dove provengono i maggiori reperti archeologici. Il problema di Girsu e degli scavi effettuati sono la voracità nel portare in superficie i reperti senza tenere conto della planimetria del territorio.
1 Elenco mitologico di tutti i sovrani sumerici.
La prima testimonianza del XXII secolo a.C. sono quelli della dinastia di Lagash, un pochino anteriore alla dinastia di Ur e un po’ si accavalla. Questo periodo della dinastia e quello di Ur III, più precisamente gli ultimi due secoli del III millennio a.C., viene definito rinascenza sumerica o periodo neo-sumerico, a identificare come l’elemento sumerico riprenda il potere, dopo tutto il periodo protourbano e protodinastico.
Seconda dinastia di Lagash (2175-2100 a.C.)
Dura circa una settantina d’anni. I principali esponenti sono Upau, Gudea, Ur-Ningirsu. Dal punto di vista architettonico è rimasto poco di quest’epoca, mentre sono di grande rilievo le statue di Gudea, di cui se ne conservano alcune; si ha la comparsa di ritratti, una statuaria ritrattistica, e l’aumentare in lunghezza e in complessità delle iscrizioni al di sopra delle opere artistiche (scrittura e rappresentazione vanno di pari passo, si completano a vicenda).
Gudea (2144-2124 a.C.)
Gudea è un sovrano ben noto dal punto di vista delle rappresentazioni per il numero di statue e ritratti che sono rimasti. I re di Lagash si chiamano Ensi (aspetto più religioso, Lugal aspetto più militaresco) e qui si torna alle tradizioni più pure del re.
Il sovrano torna a essere il re tipico sumerico, il re costruttore, il re pio, anche se compie delle campagne militari, ma il fine della conquista è il controllo delle vie commerciali, per ottenere quei materiali per modellare le statue da dedicare agli dei; di fatto Gudea significa “colui che è nominato”, secondo una sfera del tutto religiosa.
Nel sito di Tello è stato scavato un edificio non appartenente all’epoca di Gudea, ma più tardo, appartenuto a un signorotto locale che, in epoca Partica (I-II secolo a.C.), sul sommo della collina dove sorgeva il tempio costruito da Gudea, o uno dei palazzi principali, costruisce la sua residenza e durante gli scavi sono state ritrovate una serie di statue: questo personaggio non le elimina, bensì le conserva e le espone nel cortile del suo palazzo, e questo fa capire come a distanza di 2000 anni si sentisse ancora il potere delle immagini del sovrano.
Le statue di Gudea sono di due tipi: stanti o sedute, ma ciò che è veramente importante sono le iscrizioni che ricoprono le parti lisce,2 mentre il nome del sovrano compare sulla spalla come un cartiglio. Le iscrizioni sono legate alle opere perché parlano del contesto in cui sono state prodotte, a quale tempio erano dedicate, da chi e come sono state fatte.
Le statue sono lontane dagli ideali accadici, atletici, naturalistici: le strutture sono bloccate, il collo largo che sale direttamente sulle spalle, masse pesanti, le statue stanti che sono dei cilindri su cui non c’è alcun tipo di movimento, piedi all’interno di una nicchia. Non interessa dare un aspetto naturalistico. L’immagine è quella del fedele.
La scuola accadica di scalpellini mantiene la sua influenza in queste opere, notabile dalle braccia muscolose: spesso le opere sono realizzate in diorite, materiale molto pregiato, introdotto dagli stessi Akkadi; però cambia l’iconografia, il busto è quello sumerico della tradizione.
Del sovrano si è parlato di ritratto vero e proprio, questo perché in base alle tante teste ritrovate c’è chi ha definito una cronologia, da un Gudea giovane a uno più anziano, con le rughe e i segni del tempo. Il concetto di ritratto in Mesopotamia è molto differente dal concetto odierno di ritratto: il ritratto non vuole intenzionalmente rappresentare come fosse realmente il volto di Gudea (riconoscibile comunque da caratteristiche comuni), ma si parla di tratti idealizzati; il ritratto è la rappresentazione del sovrano nella sua funzione tanto che nelle loro iscrizioni è scritto “questo è il ritratto della mia regalità”.
Le caratteristiche che vengono rappresentate sono quelle della sua regalità che sono, nel caso di Gudea, i grandi occhi e le grandi orecchie,3 spalle compatte larghe,4 il braccio destro scoperto.5 I caratteri idealizzati, utilizzati nelle statue di Gudea, sono quei caratteri che fanno di un re un buon re.
La statua è il tramite del sovrano con gli dei, ma anche il mezzo degli dei per guardare il popolo, identificabile con il grande sguardo. A ciascuna di queste statue viene dato un nome perché ciò che non ha nome non esiste.
2 Si fa riferimento al gonnellino o alla schiena.
3 Le dimensioni degli occhi e delle orecchie hanno un preciso significato nella rappresentazione mesopotamica dal momento che vengono identificati come la capacità della divinità di saper vedere e ascoltare il fedele.
4 Il sovrano ha l’obbligo di presentarsi forte per il suo popolo e si traduce in una rappresentazione vigorosa.
5 Il lato destro viene identificato come il lato positivo della singola persona.
Chiodo di fondazione
Altra iconografia tradizionale mesopotamica che continuerà in questo periodo, statuette di metallo o terracotta, infisse sotto le porte o raramente nei muri, sotto i pavimenti, in corrispondenza degli angoli o nei punti principali, con la funzione di non essere visti da nessuno, ma che avevano una funzione di dialogo con il divino e fungevano una funzione protettiva dell’edificio; al tempo stesso questo serviva anche come testimonianza per i sovrani successivi, che avessero avuto l’intenzione di ricostruire l’edificio in questione, per rispettare le volontà dei suoi predecessori.
Questi avevano una parte finale a chiodo e poi la parte a statuetta dove, in questo caso, è Gudea, con il paniere di vimini che contiene l’argilla per fare i mattoni, simbologia dei re costruttori.
Si hanno due tipologie di statue:
- Stanti, frontali, con le mani giunte al petto oppure, più rare, mentre reggono un aryballos, un vaso dalle acque zampillanti che è un’iconografia atipica della regalità perché solitamente l’acqua è simbolo della vita e quindi associabile alle divinità, ma in questo caso il significato è quello del sovrano sumerico che si fa garante della salvezza del suo popolo grazie al suo rapporto diretto con la divinità. Gudea è raffigurato mentre indossa il copricapo a calotta che ricorda i primi re sacerdoti di Uruk, che avevano però una crocchia dietro e che forse erano dei turbanti. Forse qui si tratta di un cappello di vello, caratterizzato dai peli, questo perché la banda frontale è caratterizzata da piccoli ricciolini, una specie di colbacco, a volte anche liscio. La veste tipica di questo periodo è quella lunga liscia, che lascia scoperta la spalla destra e il braccio, su cui è presente l’iscrizione, sempre sulla parte liscia, e con i piedi dentro una nicchia e forse questo aveva anche uno scopo strutturale dal momento che la zona delle caviglie era la parte più fragile della statua. Nelle altre statue stanti è rappresentato Gudea come un fedele in preghiera, con le mani intrecciate sul busto nella più antica tradizione mesopotamica.
- Sedute, con o senza attributi, con i tratti del volto che mostrano delle sopracciglia unite al centro disposte a spina di pesce e un enfasi degli occhi. Gudea può essere rappresentato con il copricapo o rasato: la rasatura è rappresentata in ambito cultuale come segno del fedele più umile. In alcuni casi delle statue sedute, Gudea porta sulle ginocchia un oggetto, una tavoletta con incisi degli strumenti, come una penna, un calamo, uno stilo, e incisa una pianta. Statua di Gudea costruttore: nell’iscrizione racconta della costruzione del tempio a Tello. Non è solo il sovrano che costruisce, ma anche che idealizza l’edificio e questo significa che il sovrano partecipava attivamente alla progettazione dei lavori.
Tello, stele di Gudea
È una lastra sottile con terminazione a lunetta e registri divisi a listelli, ma apparentemente dalle proporzioni più slanciate e scolpita su un solo lato. Gudea, sulla sinistra più piccolino, è raffigurato come nell’iconografia delle statue, a capo rasato e con la toga.
Le dimensioni sono inferiori perché si trova in presenza di divinità riconosciute dalla tiara a corna, che è la caratteristica indicativa della divinità, e dalle vesti a balze, altro simbolo della divinità. Il corteo inizia con una divinità che con una mano accompagna il sovrano Gudea, mentre con l’altra la alza nel gesto canonico; inoltre è contraddistinto da due teste di draghi che spuntano alle spalle. Il dio che guida il gruppo tiene le mani unite davanti al petto e regge un bastone.
Il gruppo arriva alla presenza della divinità più importante, che manca, seduta sul trono, alle cui spalle si trova un attendente divino. Il trono di Enki è fiancheggiato da leoni, secondo uno schema sempre più comune, ma è insolito che il dio sieda su un trono a spalliera, in quanto il seggio comune è lo sgabello dai fianchi decorati a campi riprofilati che riproducono una nicchia o un portale sacro.
Gudea porta un oggetto, una palma: non si è sicuri che sia una palma, ma lo si pensa perché questo è l’albero simbolo della Mesopotamia, che sta alla base della dieta mesopotamica dal momento che questa produce gli unici frutti possibili ed è inoltre simbolo di Ishtar, mentre altri identificano l’oggetto come un altro elemento vegetale a identificare il territorio.
Dalla ricostruzione sono stati attribuiti altri pezzi alla stele: sotto alla lunetta una scena analoga, con Gudea introdotto alla presenza della divinità: una che a destra siede su un basamento decorato da due file di aryballoi zampillanti. Davanti a questa il dio bifronte Usmu, mentre dalla parte opposta una dea, col volto frontale e i lunghi capelli sciolti sulle spalle e attorti in due masse che terminano sul petto in caratteristici riccioli.
Nel secondo registro un sacerdote o un adepto nudo porta una statuetta all’interno di un tempio, in rappresentazione di qualche cerimonia, mentre nel registro inferiore si vede la rappresentazione di una figura attaccata a due corde, interpretata come un operaio nel momento della costruzione.
Non c’è nulla di paragonabile alla auto-divinizzazione di Naram-Sin.
Frammento di stele
Gudea è sempre in ambito cerimoniale, rasato, con sotto dei suonatori di lira. Non è mai presente il tema militare. I figli adotteranno la stessa iconografia.
Statua di Ur-Ningirsu
Si tratta di una statuetta di dimensioni più piccole, che assomiglia a Gudea; la cosa interessante è che alla base sono raffigurati degli offerenti evidentemente alle divinità. La statua rappresenta non solo il sovrano in continuo colloquio con la divinità, ma anche la continuità delle offerte portate alla divinità.
Archeologia del Vicino Oriente Antico II: lezione 2
La dinastia che prende il potere subito dopo la rivincita sumerica è una dinastia che ha sede a Ur, che ha come capostipite Ur-Namma.6 Cambiano anche i suoi successori, della cosiddetta III dinastia di Ur:
- Shulgi (2094-2047 a.C.)
- Amar-Sin (2046-2038 a.C.) e Shu-Sin (2037-2029 a.C.)
- Ibbi-Sin (2028-2004 a.C.)
La data finale della III dinastia di Ur è indicata come il 2004 a.C., periodo Neo-sumerico, quando gli Elamiti, provenienti dagli Zagros, scendono e compiono una delle distruzioni più famose nella storia della Mesopotamia che coinvolse tutta la regione, determinando la fine di città e la distruzione di molte opere architettoniche.
Ur-Namma era originario di Uruk, a testimonianza di come queste città fossero collegate tra loro. Prende il potere a Ur e riesce poi a conquistare anche Uruk, estendendo il suo potere sul Sumer. Intorno alla regione si estende una rete di città, che assomigliano alle città-stato dei primi sumeri, ma stavolta gli Ensi locali sono scelti direttamente da Ur-Namma, quindi un controllo diretto delle città da parte del sovrano.
Con questa dinastia si compie un notevole progresso strutturale, vengono realizzate moltissime opere monumentali, in particolare grandi opere di canalizzazione delle acque, il che porta a un’esplosione demografica. La parte più esterna del regno di Ur-Namma sono le regioni periferiche le cui città devono pagare un tributo al sovrano. C’è una fascia ancora più esterna, che corrisponde grossomodo alle zone dell’Assyria, abitata dagli alleati del sovrano.
Ur III è un periodo che vede lo sviluppo dei traffici commerciali, in particolare fiorente era il commercio marittimo dal momento che la zona del golfo si estendeva fino a Ur; si trattava di rotte marittime già impiegate nei secoli precedenti.
Tra le molte cose che caratterizzano l’accentramento di Ur III è che con Shulgi si avranno molti editti di legge, tra cui la standardizzazione dei pesi e delle misure per liquidi e solidi, adottati in tutto il Sumer e le regioni vicine. Altro elemento che sta alla base di questa conoscenza di dati storici7 è che si forma l’Edubba, una scuola scribale statale dove gli scribi copiavano i testi antichi e scrivono leggi, informazioni, eventi, e ciò che è importante perché si tratta di una delle prime documentazioni.
La scuola ha sede a Ur e tra le altre cose è quella che ha tramandato anche la Lista Reale Sumerica.
Tra le introduzioni architettoniche c’è la ziggurat, come opera architettonica fatta e finita. Si è ipotizzato che la città di Ur fosse attraversata da canali, inoltre Ur era una città molto estesa. La città è di forma allungata, circa a forma di cuore, che probabilmente in antico era più estesa, cancellata dall’erosione. Tuttavia c’è una teoria che ritiene che in origine la città avesse dimensioni più estese, ma soprattutto circolari, attraversata da canali. Il centro di Ur prevede un complesso sacro che include la ziggurat e una serie di altri edifici;
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