Appunti lezione 1 (16/02)
Vegetali
Il termine 'vegetali' include l'insieme degli organismi capaci di svolgere fotosintesi clorofilliana. Le reazioni chimiche della fotosintesi avvengono utilizzando l'energia della luce solare catturata dal pigmento clorofilla. 6 CO2 + 6 H2O → C6H12O6 + 6 O2
Tappe dell'evoluzione vegetale
- Archeozoico: comparsa della vita fotosintetica
- Proterozoico: primi eucarioti, primi organismi multicellulari
- Paleozoico: prime piante vascolari
- Mesozoico: sviluppo delle angiosperme
- Cenozoico: diversificazione e dominio delle angiosperme
Origine organismi vegetali
Procarioti: 3.5 miliardi a.
- Eterotrofi
- Autotrofi
- Forme chemiosintetiche
- Forme fotosintetiche, simili agli attuali batteri sulfurei, con un solo fotosistema
Prime alghe (cianobatteri): oltre 3 miliardi a:
- Fotosintesi con 2 fotosistemi → fotolisi dell'acqua e rilascio di O2.
- Rilascio di ossigeno → profonde modificazioni per l'ambiente terrestre:
- Atmosfera ossigenata
- Sviluppo della respirazione aerobia
- Comparsa dei procarioti aerobi
- Formazione di uno strato di ozono → protezione contro le radiazioni UV ad alta energia
Grande ossigenazione: Catastrofe dell’ossigeno: estinzione di massa di organismi anaerobi
Eucariote ancestrale: oltre 3 miliardi a
- Anaerobio (atmosfera priva di O2)
- Fagotrofo
- Ameboide
Deriva da un procariote per:
- Perdita della parete
- Invaginazione delle membrane
- Acquisizione della capacità di formare pseudopodi → assumere particelle entro vacuoli digestivi
Eucarioti aerobi: 2 miliardi a: Un eucariote ancestrale (anaerobio) catturò un batterio aerobio → promitocondrio.
Endosimbiosi primaria: Il batterio divenne un organello deputato alla respirazione (mitocondrio), e rese gli Ur-karioti organismi aerobi.
Eucarioti flagellati: 1.5 miliardi a. 2 modelli:
- Endosimbiotico (cattura di un procariote con microtubuli arrangiati tipo Spirochete)
- Endogeno (evoluzione da componenti endogene del citoscheletro)
I primi organismi flagellati eucarioti erano eterotrofi →
- Protozoi unicellulari
- Animali pluricellulari
- Funghi
Eucarioti autotrofi: Un eucariote flagellato eterotrofo cattura un cianobatterio (endosimbiosi primaria) → eucarioti fotoautotrofi.
Queste prime flagellate fotoautotrofe diedero origine ai numerosi gruppi di alghe autotrofe e in ultimo alle piante terrestri.
Prima di diventare un 'cloroplasto', l’inglobato ha subito profonde modifiche:
- Perdita di DNA: trattenute solo alcune porzioni che codificano per alcune proteine degli organelli;
- Trasferimento di geni da DNA plastidiale a DNA nucleare: la maggior parte delle molecole con cui i cloroplasti sono costruiti sono sotto il controllo del DNA nucleare.
Classificazione dei sistemi vegetali
Linneo
- Crittogame:
- I divisione: Tallofite (piante inferiori a tallo):
- Classe Alghe
- Classe Funghi
- II divisione: Briofite (muschi ed epatiche)
- III divisione: Pteridofite (crittogame vascolari)
- I divisione: Tallofite (piante inferiori a tallo):
- Fanerogame:
- I divisione: Gimnosperme (piante a semi nudi)
- II divisione: Angiosperme (piante con fiori, semi e frutti):
- Classe Monocotiledoni
- Classe Dicotiledoni
Regni
- Monera: Eubatteri e Archeabatteri
- Protista: alghe eucariote, protozoi, alcuni funghi
- Fungi
- Animalia: animali pluricellulari
- Plantae: muschi, epatiche e piante vascolari
Classificazione degli organismi viventi
Classificare un organismo significa collocarlo in una posizione definita in un sistema. I Sistemi di classificazione consentono di riferire gli organismi in un numero finito di "insiemi" o "taxa".
Per i vegetali:
- Divisione o Phylum: (-phyta) Magnoliophyta
- Classe (-opsida o –phyceae) Liliopsida
- Ordine (-ales) Liliales
- Famiglia (-aceae) Amaryllidaceae
- Genere Galanthus
- Specie Galanthus nivalis
Lezione 2 (18/02)
Le alghe
Raggruppamento artificiale. Cavalier-Smith (2007): l'insieme degli organismi che svolgono fotosintesi ossigenica a eccezione delle piante terrestri embriofite. Organismi autotrofi che hanno svolto tutta la loro storia evolutiva in ambienti acquatici → sono privi di tessuti di conduzione dell'acqua su lunghe distanze e non possiedono un involucro di cellule sterili attorno a quelle riproduttive. Procariote ed eucariote.
La branca della Botanica che si occupa dello studio delle alghe è detta Algologia o Ficologia. I diversi gruppi tassonomici differiscono per caratteri citologici, pigmenti antenna per la fotosintesi, polisaccaridi di riserva, ecc.
Organizzazione
- Alghe procariote (unicellulari, coloniali o filamentose)
- Alghe eucariote
- Cellule solitarie
- Complesse strutture pluricellulari
In ciascun gruppo si trovano spesso uno o più tipi di organizzazione.
Rivestimento cellulare
La maggior parte delle alghe possiede un rivestimento cellulare:
- Peptidoglicano: Cyanophyta
- Cellulosa (microfibrille con diverso orientamento): Rhodo, Chloro, Prasino, Dino, Phaeo
- Altri polisaccaridi (xilani, mannani): Chloro
- Silice: Diatomee, Dictyochophyceae
- Scaglie organiche: Chryso, Hapto (a volte impregnate di Ca)
- Rivestimento cellulare al di sotto del plasmalemma: Eugleno, Crypto, Dino
Componente amorfa: può avere anche un notevole spessore e formare una guaina mucillaginosa.
Flagelli
In quasi tutti i phyla algali compaiono stadi flagellati. Numero, forma e modalità di inserzione dei flagelli sono caratteri sistematici.
- Alghe isoconte
- Alghe eteroconte
- Alghe stefanoconte
Alla base può essere presente un ingrossamento (ispessimento paraflagellare) che è parte del sistema di fotorecezione.
- Flagello liscio: acronematico (anematico)
- Flagello a pettine: sticonematico
- Flagello a piuma: pleuronematico
Peli laterali (mastigonemi):
- Tubulari: formati da 3 parti: una basale più spessa (Φ >15 nm), un asse centrale e 1-2 filamenti terminali più sottili (Stramenopili).
- Non tubulari (Φ <15 nm): flessibili e aumentano l’efficienza della propulsione (Chlorophyta, Streptophyta, Euglenophyta e Dinophyta)
Fototassi
Molte alghe flagellate presentano fototassi:
- Fototassi positiva (si muovono verso la luce)
- Fototassi negativa (si allontanano dalla luce)
La fototassi è un adattamento delle alghe per acquisire la luce in modo ottimale. La risposta fototattica è dovuta alla presenza di organuli fotorecettori che possono essere più o meno complessi. In genere consistono di 2 componenti:
- Pigmento fotorecettore
- Macchia oculare (stigma)
Cloroplasti
Mentre nelle piante terrestri esistono vari tipi di plastidi, nelle alghe esistono gen. solo plastidi fotosintetizzanti. Morfologia estremamente varia: ovoide (come le piante vascolari), stellata, nastriforme, reticolata, a coppa. In molti gruppi di alghe il cloroplasto è avvolto da più di 2 membrane (endosimbiosi secondaria o terziaria):
- 2 membrane: alghe rosse, alghe verdi
- 3 membrane: Euglenophyta, Dinophyta
- 4 membrane: Stramenopili, Haptophyta, Cryptophyta
Tilacoidi
- Singoli
- Riuniti in bande di 2 o 3
- Impilati a formare i grana (Chloro/Strepto)
Pirenoidi
Caratteristici delle alghe e di alcune Briofite (Antocerote). Corpi sferici con elevata attività di fissazione di CO2, contenenti l’enzima Rubisco. Intorno ai pirenoidi solitamente si accumulano amido o altri prodotti di riserva. In uno stesso cloroplasto possono essere presenti uno o più pirenoidi. I pirenoidi sono solitamente intraplastidiali, ma in alcune specie sono extraplastidiali (protrudono all’esterno del cloroplasto).
Pigmenti
Ogni gruppo algale è caratterizzato da uno specifico corredo di pigmenti, il quale a sua volta è in relazione con l’ambiente in cui le alghe vivono. Esistono tre principali gruppi di pigmenti:
- Clorofille (pigmenti verdi)
- Carotenoidi (pigmenti marroni, gialli o rossi)
- Ficobiliproteine (pigmenti rossi o blu)
Presenza di doppi legami coniugati → capacità di assorbire la luce. Maggiore è il numero di doppi legami maggiore è la lunghezza d’onda che viene assorbita. Ogni pigmento assorbe a determinate λ. Per ogni pigmento si può costruire uno spettro di assorbimento (entità dell’assorbimento in funzione della λ).
Pigmenti accessori: assorbono a diverse dalla clorofilla e proteggono dalla fotossidazione.
Clorofille
Formate da un anello tetrapirrolico con al centro un atomo di Mg. Al IV anello è attaccata una catena di fitolo. Esistono diverse clorofille nelle alghe: la chl-a è presente in tutti i vegetali procarioti ed eucarioti. Le altre clorofille (chl b, c, d) differiscono tra loro per catene laterali nell'anello tetrapirrolico.
Carotenoidi
Complesse catene di idrocarburi isoprenoidi con numerosi doppi legami. 2 tipi:
- Caroteni, privi di O2; sono ricchi di legami insaturi e trasmettono per lo più nel giallo chiaro;
- Xantofille, contengono O2 e trasmettono per lo più nel rosso e arancio. Max assorbimento tra 450 e 480 nm.
Nelle alghe sono presenti circa 600 carotenoidi; ciascuna classe possiede tipicamente un insieme di tali pigmenti.
Funzioni:
- Assorbimento di diverse dalla clorofilla
- Fotoprotezione
Ficobiliproteine
Cromoproteine: il gruppo prostetico è la ficobilina, un tetrapirrolo a catena aperta (cromoforo), legato covalentemente alla parte proteica (apoproteina). Diversi tipi di ficobiliproteine:
- (R,B,C) ficoeritrina
- (R,C) ficocianina
- Alloficocianina
Presenti nelle Cyanophyta, Glaucophyta, Rhodophyta e Cryptophyta. La parte dello spettro coperto dalle ficobiline va da 540 a 670 nm.
Ficobilisomi
Le ficobiliproteine sono organizzate a formare agglomerati (ficobilisomi) ancorati alle membrane tilacoidali. La disposizione va dalla minore alla maggiore di assorbimento: alla base l’alloficocianina, sopra la ficocianina e sopra ancora la ficoeritrina.
Polisaccaridi di riserva
- Glucani α-1,4
- Ramificati
- Amido delle cianoficee: struttura simile al glicogeno.
- Amido delle floridee (alghe rosse). Ha struttura simile all’amilopectina delle piante terrestri. Si accumula nel citoplasma.
- Non ramificati
- Amido: composto da amilosio e amilopectina; si trova in granuli nel cloroplasto (alghe verdi) o nel citoplasma (Crypto, Dino).
- Ramificati
- Glucani β-1,3
- Crisolaminarina (diatomee): si trova in vescicole citoplasmatiche in forma liquida.
- Laminarina (alghe brune): presente nel citoplasma come liquido oleoso.
- Paramylon (Eugleno, Xantho): come inclusione cristallina idrosolubile di varia forma, fuori del cloroplasto.
Riproduzione
Riproduzione vegetativa
- Frammentazione: colonie o filamenti si rompono in 2 o più pezzi e continuano a crescere
- Stolonizzazione: i talli orizzontali si allungano e producono nuovi talli eretti
Riproduzione agamica
Nella riproduzione agamica non si verificano né meiosi né gamia
- Organismi unicellulari: mitosi
- Organismi pluricellulari: formazione di spore (mitospore): cellule riproduttive dalle quali può formarsi un altro individuo.
- Formazione di autocolonie.
Riproduzione sessuata
Il ciclo riproduttivo sessuato si fonda su 2 eventi:
- Meiosi: può avvenire in momenti diversi del ciclo vitale (v. oltre).
- Gamia: vengono prodotte cellule dette gameti che sono in grado di dare origine a un nuovo individuo solo dopo essersi uniti a due a due:
- Gametogamia:
- Isogamia
- Anisogamia (morfologica o fisiologica)
- Oogamia
- Gametangiogamia
- Somatogamia
Cicli vitali
Ciclo aplonte (monogenetico aplofasico) Meiosi zigotica.
Ciclo aplodiplonte (digenetico aplo-diplofasico) Meiosi sporica.
Si alternano 2 generazioni:
- Gametofito (n)
- Sporofito (2n) Es: molte macroalghe (alghe brune, rosse e verdi).
Cicli trigenetici Tipici delle Alghe rosse evolute.
- Gametofito n
- Carposporofito 2n
- Tetrasporofito 2n
Definizioni
La riproduzione sessuata prevede l’esistenza di 2 fondamentali tappe: meiosi e gamia. In relazione al momento in cui la meiosi si posiziona nel corso del ciclo vitale, i cicli si distinguono in:
- Aplonte: meiosi zigotica
- Diplonte: meiosi gametica
- Aplodiplonte: meiosi sporica
In relazione al numero di generazioni presenti un ciclo vitale può essere:
- Monogenetico: è presente una sola generazione
- Digenetico: sono presenti due generazioni
- Trigenetico: sono presenti tre generazioni
In relazione alla morfologia delle generazioni, un ciclo vitale può essere:
- Isomorfo: le generazioni hanno morfologia identica
- Eteromorfo: le generazioni hanno morfologia diversa
Ecologia
Ubiquitari. Tolleranza a un grandi variazioni delle condizioni ambientali → esistono in qualsiasi tipo di ambiente sulla terra (acquatici e terrestri). In ambiente acquatico tollerano un ampio range di salinità e di temperatura. Vivono sia in mare sia in acqua dolce e possono essere sia planctonici sia bentonici. Possono vivere in ambienti estremi (acque termali fino a 75°C, laghi ipersalini, ghiaccio), nelle rocce, nei monumenti, nel suolo, e in atmosfera.
Importanza ecologica:
- Fotosintesi
- N fissazione
- Stabilizzazione del suolo e dei sedimenti
Ambiente marino
Cianobatteri unicellulari planctonici si sviluppano in acque oligotrofiche. Importanti costituenti del picoplancton (organismi <2 μm). Filamentosi formano fasci galleggianti. Altri crescono su sedimenti mobili (sabbia e fango), sopra le rocce o perforando i substrati duri come endoliti.
Synechococcus è un costituente del picofitoplancton e in ambienti oligotrofici è uno dei più importanti produttori primari. Il mar Rosso deve il suo nome alle fioriture di Trichodesmium erythraeum che forma fasci di filamenti galleggianti. Biofilm di cianobatteri bentonici durante la bassa marea.
Ecologia acqua dolce
Sono più diffusi dove c’è abbondanza di nutrienti. Spesso originano bloom in laghi eutrofici con accumulo dei cianobatteri sulla superficie.
Conseguenze:
- Riduzione della funzione ricreativa
- Decomposizione e anossie sul fondo
Alcuni cianobatteri producono tossine che hanno effetto verso i Vertebrati:
- Neurotossine
- Epatotossine
- Citotossine
- Tossine irritative
Esempi: Anabaena, Aphanizomenon, Microcystis
Ecologia ambiente terrestre
I cianobatteri terrestri tollerano ampie variazioni di luce, idratazione (umidità/siccità) e temperatura (congelamento/scongelamento). Si sviluppano sopra le rocce colorandole o in fessurazioni, anche in zone desertiche. Cianobatteri del suolo: dopo la pioggia possono svilupparsi rapidamente in modo cospicuo. Fungono da biofertilizzatori e possono modificare la tessitura del suolo.
Alcuni cianobatteri vivono in simbiosi con altri organismi: Gloeocapsa e Nostoc sono i fotobionti dei licheni. Altri sono associati con Protozoi ove prendono il nome di cianelle. Molti invertebrati marini ospitano cianobatteri come epibionti o endobionti. Nostoc e Anabaena vivono in simbiosi in tessuti di piante vascolari ove operano la fissazione dell’azoto. Oltre 300 generi di Briofite formano simbiosi stabili con cianobatteri.
Lezione 3 (23/02)
Le alghe eucariote
Archaeplastida
- Glaucophyta
- Rhodophyta
- Chloro/Streptophyta
Excavata
- Euglenophyta
Stramenopili
- Bacillariophyceae
- Phaeophyceae, ecc.
Alveolata
- Dinophyceae
Rhizaria
- Chlorarachniophyta
- Cryptophyta
- Haptophyta
Origine delle alghe eucariotiche
Endosimbiosi primaria: Un eterotrofo ingloba un cianobatterio →
- Glaucophyta
- Alghe rosse (Rhodophyta)
- Alghe verdi (Chlorophyta/Streptophyta)
I plastidi primari (derivati da un'endosimbiosi primaria) hanno 2 membrane:
- Plasmalemma del cianobatterio → membrana interna del cloroplasto.
- Membrana esterna del cianobatterio → membrana esterna del cloroplasto.
Endosimbiosi secondaria
Un eterotrofo ingloba un’alga eucariote con plastidi primari. Gli eventi di endosimbiosi secondaria sono stati numerosi e indipendenti. Da essi si sono originati:
- Cryptophyta
- Haptophyta
- Molte Dinophyta
- Stramenopili (diatomee, alghe brune, ecc.)
- Euglenophyta
- Chlorarachniophyta
I plastidi secondari (derivati da un'endosimbiosi secondaria) hanno 3-4 membrane. Dall'interno verso l'esterno:
- Membrana interna del cloroplasto dell'endosimbionte
- Membrana esterna del cloroplasto dell'endosimbionte
- Plasmalemma dell'endosimbionte (a volte manca)
- Membrana del vacuolo digestivo dell'ospite
Endosimbiosi terziaria
Un eterotrofo ingloba un’alga eucariote i cui plastidi sono il risultato di un’endosimbiosi secondaria →
- Alcune Dinophyta. Succede soltanto nelle Dynoflagellate. Cianobatterio ingloba un’alga che possiede il plastidio secondario.
Archaeplastida
Regno plante della suddivisione dei 5 regni. Organismi dotati di cloroplasti con clorofilla a, acquisiti in seguito a endosimbiosi primaria che ha portato un eucariote ad assorbire un cloropasto. È generalmente accettato che l'acquisizione del plastidio primario degli Archaeplastida sia avvenuta una sola volta. Si ritiene quindi che tutti i plastidi primari siano derivati da un unico plastidi.
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Appunti Botanica - parte 1
-
Appunti di Botanica
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Appunti di Botanica con immagini (parte 1)
-
Appunti di Botanica con immagini (parte 2)