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Letteratura italiana

Loredana Chines

Parte istituzionale

Lezioni 1 e 2 del 25 e 26 settembre 2019

Il testo letterario

Il testo (Testus) è come un tessuto, un intreccio.

  • Messaggio concentrato sulla funzione poetica (Jacobson).
  • Funzione emotiva: quella che si concentra sul messaggio in sé.
  • Mittente, Messaggio, Destinatario, Canale, Codice (verbale, non verbale) sono elementi con una funzione prevalente nell’atto comunicativo. Io posso fare leva più o meno sull’elemento che voglio mettere in luce.
  • Funzione conativa, persuasiva.
  • Contenuto – funzione referenziale (di informazione).
  • Funzione fatica: accertarsi che il canale comunicativo sia funzionante.

Problema del rapporto tra il testo dell’autore e il testo del lettore.

  • Anche se si ha un testo voluto dall’autore, esso diventa immediatamente anche testo del lettore che aggiunge interpretazioni altre al contenuto, rivitalizzando il testo.
  • Accanto al testo del lettore devono esserci dei limiti. Umberto Eco sottolinea che, perché l’interpretazione del testo sia corretta, bisogna collocare autore e testo in modo adatto per evitare di incorrere in un’attualizzazione sbagliata di essi.

Intertestualità significa legame; in alcuni casi non necessariamente un autore leggeva l’altro, ma ci sono collegamenti casuali.

Le forme del testo manoscritto e a stampa

  • Il testo come individuo.
  • Il testo come “qualcosa c’è”, come oggetto materiale.
  • Il testo come luogo di lavoro/il “testo moltiplicato”.
  • Costruire: la forma del testo.
  • Spiegare (parafrasi, esegesi: spiegare le fonti e i modelli che possono stare dietro a un testo).

Commentare/interpretare: un momento importantissimo.

Già la lettura ad alta voce è un’interpretazione propria! Benigni non è da ogni altro attore.

  • Il commento è il luogo dialogico e dinamico che muta continuamente; ogni commento si porta dietro la stratificazione dei precedenti, ognuno con una sua specificità che segue anche le mode. L’idea è sempre far tesoro delle cose migliori di chiunque.
  • Rapporto tra testo e commento; contestualizzazione storica, geografica e culturale. (Saggio, geografia e storia della letteratura italiana).

Non esiste un umanesimo solo, ma tanti umanesimi (Es: Umanesimo Bolognese, Umanesimo Cortigiano, etc.). Esistono più umanesimi che solo la contestualizzazione geografica può dare.

Leggere

La letteratura come opera co-creativa del lettore. Lector in fabula; l’estetica della ricezione.

  • Tradurre non è parafrasare.
  • Storicizzare.
  • La storia della letteratura/le storie delle letterature.
  • Storie letterarie “superate”. Storia dello spirito e storia dello stile e delle forme.
  • Crisi della periodizzazione.
  • Storie letterarie che privilegiano il contesto.
  • Storia delle istituzioni (le botteghe dei copisti, i luoghi della confezione materiale di un testo, ma anche i caffè letterari, le accademie, le università, le case editrici etc.).
  • Storia che privilegia la circolazione delle opere letterarie (approccio sociologico: esempio del Decameron, o l’importanza del pubblico, il ruolo del lettore, l’orizzonte dell’attesa).
  • Storia delle idee e delle ideologie: es il ruolo degli intellettuali nella società (Gramsci), organico o critico-contestativo.
  • Storia biografica degli autori, la biografia culturale.
  • Storie letterarie che privilegiano i testi.
  • Storia delle forme letterarie (i formalisti russi e lo strutturalismo portoghese) i linguaggi, i metodi, i generi, le strutture, i metri.
  • Storia per temi, motivi, topoi (Curtius).

Topos della selva dantesca: nell’accezione di Petrarca è il luogo della sensualità e della tentazione terrena. Amare il creatore e non la creatura. Luogo in cui Virgilio racconta dell’incontro tra Enea e Venere – selva – luogo della seduzione terrena. Umanesimo (400).

La selva, per Poliziano per esempio, dove avviene l’incontro tra Emilio e Simonetta. Fa smarrire all’uomo la razionalità. Per i cinquecenteschi è il testo che è la selva, il Poliziano commentatore filosofo dice che il testo è la selva e il commentatore deve aiutare il lettore a destreggiarsi e districarsi tra essa.

Elementi di permanenza ma anche di distanza. Elemento permanente – Locus amoenus (dolce luogo che permane nell’ambientazione del testo fino alla poesia novecentesca). Al contrario la selva dantesca è un luogo aspro (locus aspero).

Letteratura per generi

Gerarchia di valore attribuita ai generi letterari. Boccaccio cerca di cambiare/rivoluzionare tutto questo. Necessità di una continua intersezione tra ambiti della ricerca.

Ambiti della ricerca dell’italianistica

  • La filologia (che testo ho di fronte?).
  • La teoria della letteratura (disciplina giovane importata dalla letteratura anglosassone) è stato Raimondi a portare questo in Italia. Guardare un testo letterario nelle sue forme e nelle sue strutture.
  • La critica letteraria (critica stilistica, analisi delle figure retoriche).
  • La storia della letteratura (come genere letterario) da De Sanctis.
  • La comparatistica (solo dal 600 in poi perché da qui ci sono i grandi autori stranieri che rappresentano uno spostarsi progressivo dell’asse della modernità).

Letteratura italiana in confronto alle altre straniere, fino al 500 è stata l’aprifila per tutte le altre.

  • La storia della lingua (dove il testo è stato prodotto e dove è stato scritto).
  • La letteratura teatrale (Ariosto, Goldoni). Testi teatrali che vanno condotti alla messa in scena, non si può capire bene l’Orlando furioso se non si ha in mente la struttura teatrale dell’Ariosto che serve quindi molto per capire le opere maggiori.
  • La letteratura per periodizzazioni cronologiche: problema del periodizzare.
  • La grammatica.
  • La lessicografia.
  • La stilistica e la retorica – la metrica, la retorica, non sono sovrascritture del testo. M = sostanziale significato, legata al contenuto, elemento essenziale. R = elemento di senso.
  • La metricologia.

Lezione 3 del 27 settembre

Dante: commedia, 800 manoscritti

La commedia è tramandata da 800 manoscritti, seconda solamente alla Bibbia. Già nel 500 era cominciata un’attività filologica sul testo della commedia, i Danti del 100, 100 esemplari della commedia di Dante che erano stati copiati a Firenze nella seconda metà del 300 (Contini). Ognuno di questi manoscritti ha delle particolari caratteristiche materiali – individualità del testo, unicità.

Di poco posteriore al gruppo dei Danti del cento, della metà del 300 – Gruppo dei Vaticani, degli esemplari manoscritti della commedia che oggi si trovano in gran parte alla biblioteca vaticana. Manoscritto più importante di questi è il Vat. Lat. 3199 (fondo vaticano della biblioteca vaticana latina 3199) donato da Boccaccio a Petrarca nel 1359 nel tentativo di farlo “innamorare” della poesia di Dante. VAT LAT indica la biblioteca vaticana ma anche il fondo.

Boccaccio chiedeva contestualmente a Petrarca di accettare l’invito di Firenze a tenere una cattedra di poesia dantesca, invito che Petrarca declina prima di andare a Milano. Di questo manoscritto rimane memoria in una lettera che Petrarca raccoglie nel corpus delle famigliari, la quindicesima (epistola). Lettera cruciale per capire il rapporto tra Dante (sullo sfondo), Petrarca e Boccaccio. Petrarca dice di non aver mai letto Dante per non farsi influenzare nella sua scrittura letteraria, ma comunque di apprezzare tantissimo il suo genio poetico che era molto simile a quello di suo padre, ser Petracco. Quest’ultimo non era meno bravo di Dante, avevano solamente fatto scelte diverse, aveva scelto la famiglia e non l’esilio. Petrarca, come fa spesso, sta mentendo! In realtà conosceva benissimo Dante e lo aveva già letto e inglobato in sé stesso, assimilato nel profondo, prima del dono del manoscritto – ipotesi appurata con gli studi di Gianfranco Contini, Paolo Trovato. C’è tantissimo di Dante in Petrarca, Dante delle Rime e della Commedia. Però Petrarca la dissimula, come fa con tante cose della sua vita.

Questo manoscritto è legato molto anche alla scrittura di Boccaccio. B e P si incontrano per la prima volta nel 1350, quando P sta andando a Roma per il giubileo e si incontra a Firenze con B. Rapporto di grande sodalizio umano e intellettuale che parte da quel momento, amicizia fatta di scambi di consigli e lettere, dialogo intellettuale. Boccaccio promuove in modo straordinario la commedia di Dante, è tra due maestri – Dante e Petrarca. È Boccaccio il primo grande fautore dell’immagine delle tre grandi corone.

Come fa a promuovere la grandezza del volgare di Dante? La tradizione di Dante era anche orale. Boccaccio vuole dare grande dignità letteraria a Dante, quindi copia per tre volte la Commedia Dantesca. Grande copista. Possiamo dire con certezza che Boccaccio ha avuto fra le mani il VAT LAT 3199 che dona a P.

I tre manoscritti, che presentano alcune differenze, sono:

  • Il Codice di Toledo, prima delle copie di Dante, in cui Boccaccio traccia anche un disegno del profilo di Omero, riferimento al IV canto - riaffiorato grazie all’uso delle lampade ad infrarossi.
  • Il Codice Riccardiano, in cui ci sono altri disegni che però non possiamo attribuire a lui con certezza. Boccaccio concepisce, nel momento in cui scrive, anche uno spazio dedicato alle illustrazioni. Questo lo rende unico nella tradizione del testo di Dante. Si trova alla biblioteca Fiorentina.
  • Il Codice Chigiano – la più tarda della commedia, anche questa si trova in vaticano. Le tre cantiche qui erano state copiate in tre fascicoli diversi che erano stati persi nel tempo e sono stati ricomposti solo in tempi moderni. Nel 1373 Boccaccio inizia a leggere Dante nella chiesa di Santo Stefano e quindi aveva bisogno di trasportare i fascicoli. Copia sfascicolata, più comoda per le letture pubbliche.

Il Vat 3199 viene travolto dagli eventi simili a quelli del Virgilio Ambrosiano, entra nella biblioteca del Petrarca e quando muore se ne perdono le tracce, nel 600 ricompare e viene collocato nella biblioteca Vaticana. Nel 500 si pensa che Bernardo Bembo lo compri e lo tenga nella sua biblioteca personale, tanto che il figlio Pietro si pensa che lo copiò per trarne una copia per sé stesso. La copia che finisce nella stamperia di Aldo Mannuzio per la prima edizione della commedia. Su questo manoscritto si basa la prima edizione Aldina del 1502 che esce in piccolo formato.

Nelle pagine di questo manoscritto troviamo quindi note di Boccaccio stesso, note di Bernardo Bembo, note di Pietro Bembo e una nota di Petrarca, solamente una. C’è anche una lirica di accompagnamento al dono, che Boccaccio scrive per Petrarca.

Ipotesi di redazione del testo tutte passibili di mutamento. Uso della stanza libera per il collegamento Dante-Petrarca.

Testo: individuo particolarissimo.

Tradizione orale trasversale anche ai ceti sociali, anche il popolo tramandava la commedia. Tradizione scritta anche indiretta della commedia. 800 manoscritti di cui solo una trentina vengono utilizzati da Petrocchi per la sua edizione. Ci sono anche le testimonianze indirette della commedia, di cui un filosofo tiene conto, anche solo per la ricezione. Uso avventizio del testo: se il copista si trovava ad avere degli spazi bianchi. C’è una circolazione occasionale, avventizia, della commedia di Dante all’interno dei manoscritti, memoriali, dei notai bolognesi. Si riempiono gli spazi bianchi con opere varie. Bologna è la città delle grandi biblioteche, ma anche la città della poesia. Un polo di attrazione forte per Dante. Dante vivente all’interno dei memoriali bolognesi. Si riempivano gli spazi bianchi anche per evitare che qualcuno inserisse all’interno del testo cose che non c’entravano. Così nessuno poteva introdurre elementi alternanti il testo. I notai bolognesi copiavano non solo i canti della Commedia, ma anche le rime.

Non abbiamo autografi di Dante, né della commedia né delle rime. Edizioni diverse con scelte filologiche (anche mutilate) e editoriali diverse a seconda dei critici.

Per le rime succede qualcosa di particolare: c’è un sonetto di ambientazione bolognese nelle rime di Dante (il sonetto degli occhi della Garisenda – torre pendente di Bologna) che va letto di pari passo con il canto della Garisenda dell’Inferno – Intratestualità – quando facciamo dialogare due opere dello stesso autore. Intertestualità – due opere diverse di due autori diversi. Dante maledice i suoi occhi che si sono soffermati sulla torre di Bologna e non hanno guardato la vera meraviglia della città – sonetto oscuro, misterioso, meraviglia che lui avrebbe potuto guardare ma che in realtà non guarda. Sonetto particolare anche dal punto di vista linguistico, trascritto da un notaio bolognese con una patina tutta padana, bolognese – Delle Querce. Sonetto con linguistica di tipo padano. Gli editori De Robertis hanno pensato che potesse essere stato Dante stesso a scrivere questo sonetto marcando le parlate bolognesi. Gioco voluto da Dante di emulazione di una lingua con cui era entrato in contatto, volontà di Dante di sperimentalismo linguistico. Contini invece opta per la tradizione fiorentina, toscana, dicendo che questo sonetto era stato tramandato in ambito toscano. Quindi ci sono edizioni, come quella di Sant’Agata, in cui da una parte c’è il testo sia dal punto di vista della patina toscana che da quello della patina bolognese. Patina = uso grafico della parola (pronuncia, consuetudini grafiche e anche foniche che entrano nella scrittura – contesto e ambito storico – geografico).

Compito della ricerca è quello di acquisire sempre più dati che ci aiutino nella ricostruzione del testo. La prima edizione critica che consideriamo come tale è quella di Giuseppe Vandelli, precedente all’edizione Petrocchi, del 1921. Il filologo che ha avviato il lavoro critico alla commedia è Michele Barbi che ha selezionato 396 loci selecti – Luoghi Scelti/Punti/Sezioni della commedia. Non potendo mettere a confronto tutto il testo della commedia perché troppo ampio, ne ha messi a confronto (collazionati) 396 per cercare di ricostruire gli errori comuni al testo. Per stabilire le famiglie dei testimoni del testo.

Criterio dei filologi

  • Cercano di stabilire le relazioni dei testimoni in due modi:
    • In primo luogo deve essere un criterio detto ope conditum. Criterio oggettivo, esterno. Metto a confronto dei passi e vedo dove ci sono degli errori comuni che permettono di apparentare i testimoni, unico antenato comune. Capire se c’è un capostipite di una certa famiglia. Errori congiuntivi.
    • Poi ci sono anche gli errori separativi, altra faccia, individuazione delle differenze.

Quando il filologo ha pochi aiuti esterni, si trova in difficoltà perché l’aiuto è scarso – non c’è una tradizione abbastanza ampia – in quel caso il criterio utilizzato è l’ingegno del filologo stesso, criterio interno – ope ingenium (decisione con l’aiuto del solo ingegno).

I criteri che esercita il filosofo di fronte a questi testi sono due:

  • Usus scribendi: conoscenza dello stile, della scrittura dell’autore. Io posso condurre alla mano dell’autore, solo se conosco profondamente bene l’autore. L’uso dello scrivere, lo stile dell’autore. Es: due opere di Dante “Il Fiore” e “Il Detto d’Amore” alternativamente attribuite a Dante o no. Perché sono testi che nella tradizione sono adespoti, senza padrone, presentati senza il nome dell’autore. Entrambi sono anche anepigrafi, senza titolo, che sono stati attribuiti dopo da alcuni critici.
  • Lectio dificilior: lezione del testo, come si presenta il testo. Ci possono essere testi che si presentano in modo diverso, criterio secondo il quale qualcuno, un copista, che si trova davanti ad un testo che non capisce, non comprende bene, è intervenuto con l’aiuto del proprio ingegno a modificarlo e banalizzarlo.

Ci sono opere invece che hanno un’attribuzione sotto falso nome, autore, vengono attribuite opere ad un autore che in realtà non è l’autore che le ha scritte. Rime disperse, quando le rime di un autore non entrano nell’opera. Quando Petrarca scrive il Canzoniere raccoglie le 366 liriche che lo compongono e dà al libro quell’unitarietà che lo rende quello che abbiamo ancora oggi, racconto dell’anima. Numero emblematico perché evoca i 365 giorni dell’anno + proemio che ha funzione emblematica. Ma molte liriche rimangono fuori dal Canzoniere, perché Petrarca decide di escludere – stravaganti – rime disperse di Petrarca che cominciano a vagare nella tradizione manoscritta. Spesso vengono attribuite a lui anche cose che sue non sono. Problema aperto.

Quando ci troviamo di fronte ad un’opera abbiamo spesso quello che viene raccolto e radunato e incluso nell’opera e quello che viene invece escluso. Perché alcune vengono escluse? Alcuni sono testi che nascono in frangenti particolari e quindi non sono funzionali al testo, altre volte i...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cateprati26 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Chines Loredana.
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