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Lezione 2: storia ed economia

Alcune questioni di metodo

  • Partire dal termine storia e dalla sua stratificazione di significati. In greco historía=indagine, ricerca da hístõr=che ha visto, testimone, dalla radice indoeuropea weid=vedere, sapere.
  • L’importanza del passato e della memoria, il passato spiega il presente e il presente spiega il passato.
  • La storia come strumento di conoscenza e come misura delle cose.
  • La variabile tempo: tempo soggettivo e tempo della storia.

I tempi della storia

  • Una storia quasi immobile: le strutture.
  • I tempi della società e dell’economia.
  • Gli eventi: i fatti annotati.
  • Perché la cronologia è rilevante.
  • L’importanza di uno sguardo temporalmente distaccato.

La storia economica: una storia specialistica che studia gli avvenimenti economici passati e presenti in uno o più paesi. Si tratta di una disciplina relativamente recente con grande sviluppo tra anni 30 e 70 del Novecento. Le domande sono le stesse dell’economista: cosa produrre, come produrre, come distribuire. L’approccio metodologico è però diverso e ha portato la storia economica a ricercare uno statuto autonomo, dando vita a un rapporto con l’economia spesso conflittuale (storia subordinata?).

La contrapposizione odierna: una storia economica “tradizionale” attenta alle fonti e alla rappresentatività vs una economia storica interessata alle comparazioni e alle generalizzazioni.

Le differenze tra storia economica ed economia

  • Lo storico economico ha un approccio diacronico, osserva cioè i fenomeni nel corso del tempo, a differenza ad esempio del sociologo e dell’economista che hanno un approccio sincronico e studiano quindi i fenomeni mentre avvengono.
  • Si studia il passato per cercare di comprenderlo. La fondamentale differenza tra descrizione (la storia-racconto) e interpretazione.
  • Per interpretare occorre cercare di ricostruire la complessità dei processi e per farlo è necessario prendere in considerazione il maggior numero possibile di variabili.
  • Il problema del rapporto della storia economica con la teoria: il filo e le perle.
  • L’importanza di valutare le diverse realtà iuxta sua propria principia. Non c’è nulla di più sbagliato che fare parti uguali tra diseguali.
  • L’economista cerca in genere di costruire dei modelli e di formulare leggi con una valenza predittiva (dato X succederà Y) e quindi deve di necessità prendere in considerazione un numero limitato di variabili.
  • Si ricercano quindi le regolarità e si punta a compiere delle generalizzazioni. L’ambizione è quella di costruire una fisica della società. Il ricorso alla formalizzazione e i limiti della razionalità pura. Razionalità come coerenza interna, come perseguimento dell’interesse proprio e razionalità limitata.
  • Lo storico quindi cerca soprattutto di spiegare, l’economista di prevedere.

Come opera lo storico?

  • La distanza temporale dai fatti studiati (come diceva Keynes “nel lungo periodo siamo tutti morti”) e le sue implicazioni: il problema delle fonti, ovvero di uno studio condotto su una documentazione diligentemente raccolta e criticamente valutata. La distonia tra consumatori e produttori di fonti.
  • Il primo passo: la raccolta delle fonti. Le domande di partenza e i problemi che si incontrano: documentazione non prodotta, distrutta o dispersa volontariamente e no. In buona sostanza quanto rimane è il frutto di scelte logiche, ma soggettive, e del caso. Lo storico è come il detective che cerca indizi in tutte le direzioni per rispondere alle sue domande.
  • Una differenza fondamentale: fonti primarie e fonti derivate.

La raccolta delle fonti e il loro esame critico

  • Decifrazione.
  • Interpretazione contenutistica.
  • Autenticità.
  • Attendibilità.

Molte opzioni e molte sfumature intermedie: fonte falsa con contenuto falso (es. donazione di Costantino), falsa con contenuto veritiero (es. documento distrutto e riscritto), documento genuino con contenuto falso (es. dichiarazioni redditi), documento genuino con contenuto veritiero.

Il problema delle fonti quantitative. Impossibilità di valutare le distorsioni dei dati e importanza di individuare gli errori (es. contraddizioni interne, confronto con altre fonti). Passare dal mondo del pressappoco all’universo della precisione non elimina i problemi (es. contrabbando ed emigrazione clandestina).

I problemi delle risorse elettroniche: come avviene la selezione, come è possibile sapere l’attendibilità, l’illusione di sapere.

Storia economica

Introduzione alla storia

Storia è una parola che ha una serie di significati che fanno capire bene che cosa sia la storia. Partire dal termine storia e dalla sua stratificazione di significati. La parola storia deriva dal greco e dal latino. In greco historía=indagine, ricerca da hístõr=che ha visto, testimone, dalla radice indoeuropea weid=vedere, sapere.

L’idea che se si vedono le cose e che se si è testimoni vuol dire anche acquisire conoscenza.

La storia è importante perché il presente deriva dal passato, esiste un legame tra passato e presente. La conoscenza del passato diventa uno strumento interpretativo per capire il presente. Anche il presente comunque spiega il passato. Conoscere ciò che è successo prima diventa uno strumento di conoscenza essenziale soprattutto adesso perché conoscere quel che è successo ci consente di capire ciò che è rilevante e visto che siamo immersi in un mare di notizie non attendibili.

Se noi parliamo di passato entra in gioco la variabile tempo. Ci confrontiamo con 2 tempi: il tempo della storia non è quello soggettivo.

Per tempo soggettivo ci riferiamo alla percezione che noi abbiamo di come passa il tempo ed è diverso per ognuno di noi.

Il tempo della storia è misurato in maniera oggettiva, il tempo che viene misurato però non è uguale in tutto il mondo perché ogni sua civiltà ha il suo modo di misurare il tempo e i suoi calendari. Ogni civiltà misura il tempo in base a un quadro di valori. Ci sono civiltà di calendario solare ma anche quello lunare (come i cinesi).

Nel terreno della storia però ci sono diverse velocità, le cose si muovono in maniera diversa.

Le strutture sono tutte quelle cose che sembrano che non cambiano mai. Per esempio il modo di costruire in certi territori italiani uguale da millenni perché è legato al clima che sembra che non cambia mai. Nelle Alpi fa freddo e quindi i tetti sono sempre spioventi, a Pantelleria invece sono sempre piatti i tetti. Il clima cambia molto lentissimamente ed è di fatto una struttura. In campo economico cambiano molto più velocemente le cose.

All’interno della storia ci sono gli eventi che coincidono con le date. Gli eventi sono i fatti di cui si ha una memoria, se un fatto è rilevante è difficile che non se ne tramandi. Inoltre la cronologia è un altro elemento importante perché è importante capire la concatenazione logica degli eventi.

Non si può fare storia del presente perché per avere una visione di tipo storica bisogna essere distaccati dagli eventi e quindi non siamo ancora in grado di capire cosa realmente sia importante.

Storia economica

È una storia specialistica, le storie possono essere specialistiche in 2 modi: rispetto alla cronologia e rispetto all’oggetto che studia (che è il caso della storia economica).

La storia economica studia gli avvenimenti economici del passato arrivando fino a oggi in un paese o in più paesi. Rispetto all’economia è una disciplina recente. L’economia nasce con la pubblicazione de “La ricchezza delle nazioni” di Adam Smith nel 700 mentre la storia economica ha uno sviluppo negli anni 30 perché arriva la crisi del 29 che è la crisi più devastante prima della crisi del 2008. C’è una curiosità enorme rispetto alle cause di quella crisi, se in passato è successo qualcosa del genere ecc.

Le domande a cui rispondono gli storici economici e gli economisti sono le stesse ovvero principalmente come funziona un sistema economico. Se le domande sono le stesse l’approccio è diverso e quindi gli storici economici hanno cercato di avere uno statuto proprio ma alcuni economisti sostengono che la storia economica sia subordinata all’economia.

Se uno dovesse guardare quale sia la situazione della storia economica ad oggi possiamo dire che c’è una storia economica più tradizionale che è attenta alle fonti e alle notizie che trova e un’altra che possiamo chiamare come economia storica che sono degli studiosi che applicano i metodi dell’economia alla storia.

Lo storico economico ha un approccio diacronico (cronos=tempo, dia=attraverso) ovvero osserva i fenomeni nel corso del tempo. I sociologi, gli economisti hanno un approccio sincronico e cioè studia ciò che fa parte del presente. La fondamentale differenza tra descrizione (la storia-racconto) e interpretazione.

Se noi dobbiamo interpretare bisogna ricostruire i processi storici, dobbiamo prendere in considerazione il maggior numero di variabili.

Anche il fatto più semplice può avere innumerevoli cause per cui più conoscenze uno ha più collegamenti può fare.

In che modo si rapportano la storia economica e la teoria economica?

Carlo Maria Cipolla disse che il rapporto era quello che c’era tra filo e perle in una collana. Le perle sono tutti i fatti mentre il filo è la teoria che consentiva loro di dare una forma logica.

Nel momento in cui noi affrontiamo il passato bisogna valutare le realtà che si studiano secondo i loro propri principi, secondo le loro logiche di funzionamento. Non bisogna rapportarsi con gli eventi storici nello stesso identico modo.

L’economista è interessato a costruire dei modelli che siano in grado di formulare delle leggi che hanno una valenza predittiva, il modello è una semplificazione comunque. Cercano di applicare all’economia un metodo scientifico e cercano quindi delle cose che si ripetano che consentono di formulare delle leggi e quindi delle generalizzazioni come la legge della domanda e dell’offerta.

Lo storico economico cerca di spiegare mentre l’economista cerca di prevedere e che quindi il suo modello ha una valenza predittiva. Questo segna una distanza dal punto di vista operativo perché gli storici hanno a che fare con fatti avvenuti in tempo lontano e quindi con il lungo periodo. Come fa lo storico a trovare le fonti? Deve raccogliere la documentazione e valutarla in maniera critica.

Distonia tra produttore e consumatore di fonti

Per esempio nel Medioevo l’economia è valutata inferiore rispetto alla religione quindi è più difficile ricavare la documentazione. La dimensione economica nel Medioevo è di minore importanza. Di informazioni economiche se ne trovano poche perché non era rilevante. Quando si inizia una ricerca bisogna porsi delle domande su cose che non ci convincono. Abbiamo delle domande ma a volte non c’è documentazione oppure documentazione che è andata dispersa. Lo storico deve muovere in tutte le direzioni che consentono di rispondere alle sue domande. Un buono storico dovrebbe lavorare su fonti primarie. Le fonti derivate sono informazioni su cui qualcun altro ci ha messo mano e quindi non sono quelle originarie.

Una volta trovate le fonti:

La raccolta delle fonti e il loro esame critico

  • Decifrazione.
  • Interpretazione contenutistica.
  • Autenticità.
  • Attendibilità.

Molte opzioni e molte sfumature intermedie: fonte falsa con contenuto falso (es. donazione di Costantino), falsa con contenuto veritiero (es. documento distrutto e riscritto), documento genuino con contenuto falso (es. dichiarazioni redditi), documento genuino con contenuto veritiero.

Un altro problema è quello della falsità dei dati e quindi delle fonti quantitative. I dati devono essere attendibili per ricostruire ciò che è successo. È importante individuare gli errori (es. contraddizioni interne, confronto con altre fonti). Passare dal mondo del pressappoco all’universo della precisione non elimina i problemi (es. contrabbando ed emigrazione clandestina).

Lezione 7/10

Concludiamo il discorso sulle fonti: Internet ha cambiato tutti facendo emergere alcuni problemi. Per esempio il problema di Wikipedia è che tutti possono inserire contenuti: quando uno decide di mettere qualcosa fa una selezione e non siamo in grado di avere una sicurezza sulle cose che leggiamo (poca attendibilità).

Un altro aspetto è che trovando tante info online uno pensa che tutto quello che c’è da sapere sia online ma in realtà non è così. Il fatto che un libro non si trovi online non significa che non esista.

Internet dal punto di vista della ricerca ha semplificato molte cose.

Una grande domanda: perché solo pochi paesi hanno avuto successo?

Se si considerano come ricchi quei paesi che, avendo almeno sei milioni di abitanti e non dipendendo da una “monocoltura” (come ad esempio il petrolio), hanno un PIL pro capite a parità di potere d’acquisto inferiore di non oltre un terzo rispetto agli USA, che sono da oltre un secolo il paese più avanzato, si vede che si è passati dalle otto nazioni di fine ‘800 (Regno Unito, Olanda, Francia, Belgio, Svizzera, USA, Germania, Australia) alle diciannove del 2017 (si sono aggiunte Canada, Corea del Sud, Finlandia, Svezia, Norvegia, Austria, Danimarca, Giappone, Taiwan, Islanda, Irlanda). Nuova Zelanda, Spagna e Italia sono subito a ridosso con un PIL pro capite che è tra il 64 e il 65% di quello statunitense.

Le economie emergenti, nonostante i loro fortissimi tassi di crescita, sono ancora molto lontane. Se si considerano i famosi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) gli esiti nel 2017 erano i seguenti: la Russia aveva un Pil pro capite a parità di potere d’acquisto che era circa il 47% di quello statunitense, la Cina il 28%, il Brasile il 26% e l’India il 12%. Hanno avuto una crescita fortissima ed è vero, la Cina ha superato gli USA come PIL complessivo ma dato che gli abitanti degli USA sono inferiori rispetto a quelli della Cina (USA: 350 milioni e Cina: 1,4 miliardi) bisogna dire che gli USA hanno un PIL pro-capite superiore rispetto a quello cinese.

*Western offshoots: USA, Australia, Canada e Nuova Zelanda.

Quello che è sicuro che la grandissima parte dei paesi che si sono sviluppati (16 su 19) sono europei o proiezioni dell’Europa fuori dall’Europa (come nel caso di USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda). La domanda che sorge spontanea è perché sia stata proprio l’Europa ad avere successo.

Lezioni 3-4

Il ruolo dell’ambiente

Una spiegazione potente.

Una premessa: l’interesse per l’ambiente in prospettiva storica (l’interesse per l’ambiente dal punto di vista storico non si concentra nei confronti dell’ambiente in sé ma sulle interazioni tra fattori fisici e uomo).

L’attenzione alle variabili ambientali e alle interazioni tra fattori fisici e antropici della storia ambientale ha importanti precedenti riconducibili alla tradizione delle Annales (scuola storiografica che nasce per l’insoddisfazione che i 2 fondatori che sono Lucien Fevre e Marc Bloch hanno per la storia tradizionale perché sostengono che essa si basi solo battaglie ecc. perché la storia deve avere diversi ambiti come quello ambientale ed economico) che si affermano in Francia a partire dagli anni Venti del 900.

  • Lucien Febvre, La terre et l’évolution humaine. Introduction géographique à l’histoire, 1922.
  • Marc Bloch, Les Caractères originaux de l'histoire rurale française, 1931.
  • Fernand Braudel, La Méditerranée, 1949. Le prime 150 pagine sono dedicate a descrivere l’ambiente fisico nel mondo mediterraneo.
  • Emmanuel Le Roy Ladurie, Histoire du climat, 1967.

L’affermazione della storia ambientale è però a partire dal decennio ’70 e quando si afferma si caratterizza da subito per la spiccata interdisciplinarietà, l’elevato numero di cultori e le notevoli dimensioni del pubblico di riferimento. Questo anche perché cerca di dare risposta alle domande pressanti dei contemporanei che vivono in un mondo dove le problematiche ambientali stanno assumendo rilevanza cruciale.

  • Rapporto del club di Roma sui limiti dello sviluppo 1972.
  • Primo partito ambientalista 1972 nel Regno Unito.
  • Rapporto Brundtland 1987 fatto in sede ONU ed è il primo documento ufficiale in cui si parla di sviluppo sostenibile. Questo tema è tipicamente occidentale, chi lo scrive è la ministra norvegese (Norvegia uno dei paesi più ricchi del mondo). Chi si deve industrializzare ancora questi problemi non se li fanno minimamente anche perché gli occidentali non hanno tante “armi” per attaccare i paesi emergenti a livello ambientale perché sono stati i primi a devastare l’ambiente per secoli per svilupparsi.
  • Introduzione ISU 1993, sempre da parte dell’ONU. Per misurare il grado di sviluppo dei paesi considera non solo il PIL pro-capite ma anche l’istruzione, i livelli del sistema sanitario e quindi la speranza di vita.

Non è un caso quindi che, se i primi esordi della environmental history (EH), risalgono agli anni ’60 del Novecento è nel decennio successivo che la disciplina si “formalizza”, perlomeno negli Stati Uniti, dove nel 1976 nasce la American Society for Environmental History e si fondano riviste come Environmental History. In Europa, dove pure la disciplina già aveva numerosi cultori, bisogna aspettare il 1999 per assistere alla fondazione dell’European Society for Environmental History anche se fi

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gabri01_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Mocarelli Luca.
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