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Desiderio e piacere: lettera del 1977 di Deleuze a Foucault

Una delle tesi dell'opera “Sorvegliare e punire” del 1975 riguardava i dispositivi di potere. Tre aspetti che dimostrano che la tesi è fondamentale:

  • Per se stessa e rispetto al gauchismo, novità politica che si oppone alle teorie dello stato;
  • Rispetto a Michel perché gli permetteva di oltrepassare il dualismo delle formazioni discorsive e non discorsive all'interno dell'archeologia del sapere del 1969, come i due tipi di formazione si articolavano segmento per segmento senza ridursi l'una all'altra, ecc. (non per sopprimere la distinzione ma per vedere il loro rapporto);
  • E per una precisa conseguenza: i dispositivi di potere non procedevano né attraverso l'ideologia né la repressione e dunque in “Sorvegliare e punire” vediamo il concetto di normalizzazione e disciplina.

Questa tesi aveva due direzioni distinte. Questi dispositivi di potere non erano paragonabili ad un apparato di stato. Secondo una direzione, essi consistevano in una molteplicità diffusa eterogenea e in micro dispositivi. Secondo l'altra, essi consistevano in un diagramma, una macchina astratta e immanente all'interno del campo sociale. Erano due direzioni di microanalisi egualmente importanti in quanto la seconda ci fa capire che Foucault non si accontentava della disseminazione.

La volontà di sapere

Nella “Volontà di sapere” fa un altro passo avanti rispetto a “Sorvegliare e punire”. È vero che anche qui i dispositivi di potere non si muovono per repressione o ideologia ma non si accontentano più di essere normalizzanti e tendono ad essere costituenti della sessualità. Non si accontentano più di formare il sapere, essi sono costitutivi della verità del potere. Non si riferiscono più a un insieme delle categorie negative ma ad una positiva: sessualità - Intervista quinzaine.

Il pericolo è quello che Michel ritorni ad un soggetto costituente e poi perché ha bisogno di far resuscitare la verità se ne ha fatto un nuovo concetto? Queste due questioni si ritroveranno.

Il problema delle microanalisi

Il problema che si pone Deleuze riguarda la natura delle microanalisi che Foucault fa a partire da “Sorvegliare e punire” del 1975:

  • La differenza tra micro e macro non sta nella grandezza, ovvero che i micro dispositivi concernono l'analisi dei piccoli gruppi.
  • Ma nemmeno nel dualismo estrinseco poiché ci sono micro dispositivi all'interno dell'apparato statale così come l'apparato di stato penetra nei micro dispositivi.
  • Tale differenza è una differenza di scala? Nella “Volontà di sapere” si rifiuta tale interpretazione.

Però nella “Volontà di sapere” si afferma che il macro riguarda il modello strategico; il micro quello tattico. Però Deleuze afferma che per Foucault i micro dispositivi sono tutti strategici, soprattutto quando li vediamo sottoveste di diagramma.

Un’altra alternativa potrebbero essere i rapporti di forza come determinanti dei micro dispositivi; essi però devono essere dei concetti nuovi in Foucault, come tutto il resto. In ogni caso c'è una differenza di natura tra micro e macro, c'è un'eterogeneità che non esclude il fatto che possano essere immanenti.

Questa differenza di natura fa sì che si possa parlare ancora di dispositivi di potere? Il fatto che essi, ovvero i micro dispositivi, non concernano nell'apparato di stato in quanto non si tratta di miniaturizzare lo stato… non si tratta di una miniaturizzazione di un concetto globale quando si parla di potere?

La prima differenza con Foucault

Se con Guattari si parla di concatenamento di desiderio, non sono certo che i micro dispositivi siano appunto di potere. Quando parlo di concatenamento di desiderio non mi rifaccio ad un…

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

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