Diritto Civile
Il diritto privato è un insieme di regole generali e astratte che servono per risolvere delle liti tra individui (i privati). Le regole del diritto privato sono contenute nel codice civile. Il codice civile è stato adottato nel 1942, in epoca fascista: dopo la nascita della Repubblica c'è stato un'azione di "defascistazione", rivolta a rimuovere gli elementi fascisti.
Struttura del codice civile
Il codice civile è composto da sei libri:
- Libro 1: Delle persone e della famiglia. La persona fisica nel diritto: diritto al nome, all'immagine, regole riguardo la nascita, presunta morte. Regole riguardo alle persone giuridiche.
- Libro 2: Delle successioni. Le regole che disciplinano il trasferimento di patrimonio dopo la morte (NON DA STUDIARE).
- Libro 3: Della proprietà. Contiene la disciplina della proprietà e degli altri diritti reali.
- Libro 4: Delle obbligazioni. Riguarda il contratto e la responsabilità civile extracontrattuale (la quale comporta un obbligo di risarcire un danno).
- Libro 5: Del lavoro. Disciplina della società, dell'impresa e del lavoro (NON DA STUDIARE).
- Libro 6: Della tutela dei diritti (NON DA STUDIARE).
Regio decreto: atto normativo (del re) avente forza di legge con cui è nato il codice civile.
Sistema delle fonti
Le fonti sono gli atti che contengono le regole:
- Costituzione: è stata adottata nel 1948, a fascismo terminato e con l'insediamento della Repubblica. L'assemblea costituente era composta da padri costituenti differenti tra loro per orientamenti ideologici. È lunga (contiene molto più articoli del passato) e rigida (serve un procedimento particolare per modificarla, servono particolari maggioranze in parlamento).
- I conflitti tra Stato e regioni vengono risolti dalla Corte Costituzionale: l'ultimo esempio è il Decreto Sicurezza riguardo l'immigrazione. La Corte Costituzionale verifica, inoltre, che leggi ordinarie o regionali, decreti legge ecc. siano conformi alla Costituzione, quindi risolve la questione di diritto. La Corte Costituzionale è giudice della legge. Il referendum ha solo funzione abrogativa (= cancellare leggi), non consultiva. Quando si propone un referendum, bisogna verificare che i requisiti siano ammissibili (ovvero che possa svolgersi): il giudizio di ammissibilità spetta alla Corte Costituzionale.
- Diritto dell'Unione Europea: è un diritto che comprende i trattati, le direttive (atto legislativo che stabilisce un obiettivo che tutti i paesi dell'UE devono realizzare) e i regolamenti dell'UE, applicabili negli Stati Membri.
Tra i trattati, abbiamo la carta dei diritti (Nizza 2002): diritti dei cittadini dell'UE. Tra i regolamenti, in particolare, abbiamo quello sulla protezione della privacy (2018). Gli obiettivi dei trattati dell'UE sono unificare e armonizzare (portare verso lo stesso scopo) i Paesi. L'organo giurisdizionale è la Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Ad esempio, in caso di conflitto interpretativo su un diritto dell'UE, si va alla Corte di Giustizia.
Con Corte di Giustizia dell'UE si intende qualcosa di completamente diverso dalla CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali); poi c'è la corte EDU (Corte europea dei diritti dell'uomo), che entra in scena nel caso in cui si infrangano i diritti contenuti nella CEDU.
- Leggi ordinarie, leggi regionali, decreto legge e legislativo
Leggi ordinarie: sono quelle adottate dal Parlamento, il quale è composto da Camera e Senato (si palleggiano il testo della legge, sistema "navetta" o "spoletta").
Decreti legge: sono degli atti del governo, adottati per situazioni di necessità e urgenza. Il legislatore ha esteso molto questa categoria, per cui ci sono tantissimi decreti legge. Entra in vigore e produce effetti immediati: dopodiché deve essere convertito in legge entro 60 gg dalla sua approvazione, altrimenti perde efficacia.
Decreti legislativi: sono atti del governo su delega del parlamento, ma hanno una funzione diversa dai decreti legge. Il decreto legislativo definisce i principi, linee guida per un intervento di dettaglio. Se ad esempio voglio modificare il diritto civile, il decreto legislativo indica come queste modifiche devono essere apportate. I decreti legge e legislativi sono detti atti aventi forza di legge.
Regolamenti: sono conformi a leggi ordinarie, costituzione, regolamenti europei. Sono atti normativi emanati principalmente da organi dello stato ed enti pubblici. Contengono delle norme di dettaglio. Caratteristica interessante: il rapporto con il sistema giudiziario. I regolamenti non vanno in corte costituzionale. Anche se sembra che i regolamenti contrastino la costituzione, non è possibile che un giudice sollevi una questione di costituzionalità. Si può comunque litigare davanti ai giudici ordinari (i quali intervengono per cause penali o cause civili). Il giudice ordinario può disapplicare il regolamento (a differenza dei giudici amministrativi): il regolamento quindi non scompare, semplicemente non lo si applica in quel preciso caso.
Usi e Consuetudini: usi e costumi, comportamenti abituali in grado di produrre delle regole. Una regola che non proviene dal legislatore o dalla PA, ma che nel corso del tempo si produce in una comunità che ha riconosciuto un comportamento come obbligatorio. Nelle università italiane c'è una consuetudine molto diffusa, ad esempio: il quarto d'ora accademico. Per consolidare una consuetudine sono necessari due elementi: che si ripeta nel tempo (una consuetudine richiede molto tempo per consolidarsi, diuturnitas); che appaia come obbligatoria. Sono regole auto-prodotte. Con la codificazione scritta ( = Costituzione) alcune consuetudini sono scomparse, altre no.
Gli organi della giurisdizione ordinaria
1° grado: giudice di pace e tribunale (se Tizio non è soddisfatto del risultato, va al secondo grado).
2° grado: Corte d'Appello.
3° grado: Corte di Cassazione. Essa non giudica il fatto, ma giudica il diritto. Guarda solo come le norme sono state applicate. Ha una funzione “nomofilattica” (garantisce l'osservanza della legge): dà un indirizzo interpretativo sulle leggi valido per tutti. Sopperisce alle difformità di orientamenti: quando non è chiaro l'indirizzo interpretativo di una norma, la Corte di Cassazione indica come comportarsi.
Corte d'Assise d'Appello (2° grado): non interviene sulle questioni civili, ma su quelle penali, per i reati più gravi. Accanto ai giudici togati, c'è la giuria popolare. Il giudizio formato dalla giuria popolare riguarda principalmente il fatto (ad esempio, tizio ha ucciso caio). La pena da applicare viene sempre decisa dal giudice togato. Chi può far parte della giuria popolare? Tutti coloro iscritti alle liste popolari, viene fatto un sorteggio.
Altre giurisdizioni
- Giudici ordinari: intervengono per cause penali o cause civili. Possono disapplicare un regolamento: quindi quest'ultimo non scompare, semplicemente non lo si applica in un preciso caso.
- Giurisdizione amministrativa: è composta da TAR e Consiglio di Stato. Essi intervengono quando c'è un conflitto tra privati e pubblica amministrazione. Insomma, sono i giudici della pubblica amministrazione. Ad esempio, se riceviamo una multa possiamo rivolgerci al TAR. Se si ravvisa una incompatibilità dell'atto amministrativo (ad esempio delibere del comune, questioni sui concorsi) con le leggi ordinarie, il TAR (o il Consiglio di Stato), può annullare il regolamento, quindi dichiarare la sua invalidità ( = non produce più effetti).
Entrata in vigore delle leggi
Quando entrano in vigore le leggi? 15 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Entrare in vigore = produrre effetto giuridico. Questo periodo di 15 giorni viene definito Vacatio legis, periodo in cui assumiamo che ci sia il tempo sufficiente per conoscere la legge.
Come una legge può smettere effetti giuridici
- Abrogazione, che può essere di due tipi:
- Espressa: il legislatore indica quali leggi o norme sono abrogate.
- Tacita: quando non c'è una dichiarazione espressa del legislatore, ma compare un'incompatibilità tra una legge successiva e una precedente. In questo conflitto, prevale quella successiva.
- Referendum abrogativo
- Se dichiarata incostituzionale
Differenza tra legale/illegale e legittimo/illegittimo
Legale: comportamento autorizzato dalla legge.
Illegale: violazione della legge.
Legittimo: indica un comportamento "giusto".
Illegittimo: indica un comportamento ingiusto.
Le leggi sono tutte legittime? No. Ad esempio, le leggi razziali erano legali però oggi possiamo dire che erano ingiuste (quindi illegittime). Le leggi illegittime sono da rispettare? Sì, altrimenti ci sono delle conseguenze. Comportamenti illegali ma legittimi: una famiglia di poveri per una notte occupa un immobile abbandonato. Il diritto non è mai neutrale: è sempre il risultato di operazioni legislative; i soggetti che fanno le leggi rappresentano un certo indirizzo politico. I comportamenti illegali contribuiscono a cambiare il diritto.
Caratteristiche delle norme
Le norme hanno due caratteristiche: sono generali e astratte. Il legislatore deve prevedere degli ampi comportamenti validi per tutti e che non fanno riferimento a un solo caso. Il giudice ascolti i fatti dichiarati dalle parti e cerca la norma che risolva il caso: riconduce il fatto concreto alla norma astratta. Questa operazione viene detta "sussunzione".
Criteri di interpretazione
I criteri con cui il giudice cerca il significato di una norma sono contenuti nel codice civile, nelle pre-leggi che precedono il libro del codice.
- Criterio letterale: il giudice cerca di interpretare le norme in base al loro significato.
- Criterio interpretativo: in alcuni casi una norma può non essere chiara, quindi si vanno a ricostruire i motivi per cui la legge in questione è stata adottata. Questa interpretazione si chiama 'teleologica'.
- Interpretazione sistematica: non si cerca un significato di una norma leggendo solo quella, ma consultandone anche altre attinenti.
- Interpretazione estensiva: il giudice estende il testo della norma poiché contiene dell'altro (art. 3 si prendono in considerazione anche gli stranieri, pur non venendo citati). Questa interpretazione adatta il diritto alle trasformazioni sociali.
- Criterio analogico: si assume che non tutti i casi della vita trovino una norma. L'ordinamento giuridico ha quindi delle lacune. Un giudice non può non decidere, quindi può ricorrere ad un'altra norma che regola un caso simile (analogia legis); oppure può ricorrere a un principio di diritto ricavato dall'ordinamento (analogia iuris).
Interpretazione autentica: se la Pubblica Amministrazione vuole tradurre una legge ordinaria in un regolamento, può chiedere direttamente al legislatore l'interpretazione della norma.
Differenza tra diritto oggettivo e soggettivo
Diritto oggettivo: insieme delle norme giuridiche.
Diritto soggettivo: diritti delle persone. Il potere attribuito a un soggetto di far valere davanti a un giudice una propria pretesa.
Diritto soggettivo
Il diritto soggettivo si divide in due categorie:
- Diritti assoluti: quei diritti validi erga omnes, ovvero validi nei confronti di tutti. Il diritto di proprietà, ad esempio, è assoluto perché appunto deve essere rispettato da tutti. Il diritto alla riservatezza è un altro diritto assoluto.
- (Parentesi sui diritti reali minori di godimento: ad esempio, il diritto che un soggetto ha su una proprietà altrui; questo diritto viene detto "minore" perché riguarda un altro soggetto. I diritti reali minori di godimento non sono assoluti perché non si può richiedere il rispetto di una legge a chiunque, ma solo a soggetti a cui si è legati per qualche motivo. Reali = riguardano una cosa.).
- Diritti relativi: esistono tra soggetti legati da un rapporto giuridico; il rispetto di una certa norma potrà essere richiesta solo alla controparte. Se chiedo un contratto di locazione d'appartamento, potrò chiedere il pagamento del canone mensile solamente alla persona con cui ho stipulato il contratto. I diritti che sorgono dai contratti sono tutti relativi: in questa categoria rientrano i 'diritti di credito', i quali ti permettono di ottenere l'esecuzione di una certa prestazione.
Il diritto soggettivo mette al centro l'individuo umano. Questo chi esclude? I robot e le generazioni future. Anche gli animali vengono esclusi dal diritto soggettivo. Molti Stati stanno riconoscendo il diritto soggettivo ad elementi naturali. Essere soggetto giuridico vuol dire avere diritti e doveri.
Situazioni giuridiche del diritto soggettivo
Oltre al diritto soggettivo, un individuo può essere titolare di un interesse legittimo. Ad esempio, nei confronti della PA l'individuo non ha un diritto soggettivo, bensì un interesse legittimo. Quando noi chiediamo alla PA un provvedimento amministrativo (ad esempio, chiediamo di costruire un piano in un appartamento), presentiamo la richiesta, ma non abbiamo il diritto che ciò venga eseguito. La PA farà la sue valutazioni e vedrà il da farsi. Se la PA si oppone, si può fare ricorso al TAR.
I soggetti possono essere titolari dei diritti potestativi: essi conferiscono il potere di determinare un mutamento della situazione giuridica (es. riscatto, recesso, prelazione, accettazione dell'eredità). Ad esempio, le dimissioni dal lavoro sono un diritto potestativo: il datore di lavoro non può opporsi.
Poi abbiamo anche l'onere: gli oneri sono comportamenti che gli individui devono tenere per raggiungere un determinato risultato, in mancanza di esso non si produrrebbe un effetto giuridico a lui favorevole. Quando andiamo in giudizio, ognuna delle parti dovrà portare delle prove per ottenere, ad esempio, il risarcimento di un danno.
Potestà: potere attribuiti ad una persona negli interessi di un'altra. Ad esempio la potestà genitoriale: i genitori prendono decisioni per il figlio fino al compimento dei 18 anni.
Differenza tra atto e fatto
Atto giuridico: tutte le obbligazioni, i contratti stipulati svolti da persone che hanno la capacità di agire ( = i maggiorenni).
Fatto giuridico: si fa riferimento ad ogni accadimento naturale o umano al verificarsi del quale l'ordinamento giuridico collega degli effetti giuridici. Esistono due tipi di fatti:
- Naturali: l'uomo non ha nessun ruolo. Per via di fenomeni atmosferici si creano effetti giuridici.
- Umani: dovuti ai comportamenti dell'uomo. Perché producano effetti giuridici, l'uomo deve avere la capacità di intendere e di volere ( = capacità naturale).
Libro I
Tutte le persone fisiche sono soggetti di diritto, ovvero soggetti rilevanti per l'ordinamento giuridico. La descrizione della persona fisica avviene sulla base di tre capacità:
- Capacità naturale: ovvero la capacità di intendere e di volere. È una capacità che bisogna verificare di volta in volta. Le persone che non hanno la capacità di intendere e di volere non sono imputabili (nessun processo penale per loro).
- Capacità giuridica: quella condizione della persona fisica che le consente di essere titolare di diritti e doveri posti dall'ordinamento giuridico. Questi sono i diritti dell'ordinamento civilistico (contenuti nel codice civile: ad esempio il diritto al nome). A differenza della capacità naturale, la capacità giuridica è riconosciuta dall'ordinamento in forza di un automatismo: la capacità giuridica, infatti, viene acquisita quando si nasce. Per nascita si intende il momento in cui l'individuo effettua il primo vagito (la prima respirazione).
Legge 190: entrata in vigore a fine anni '70, dà diritto alla donna di abortire in un determinato periodo di tempo definito dalla legge (entro 90 giorni dal concepimento, quando la gravidanza è pericolosa e lesiva; bisogna considerare anche le modalità di concepimento, l'esempio dello stupro). Secondo la legge, inoltre, l'aborto può avvenire anche dopo i 90 giorni, nel caso in cui il feto abbia delle gravi malformazioni.
Legge 40: vieta al nostro ordinamento la fecondazione eterologa; una donna ricorre agli ovuli di un terzo soggetto fuori dalla coppia. Viene vietata, inoltre, la crioconservazione (congelamento) degli embrioni, a discapito della ricerca scientifica.
Anche nel codice civile ci sono norme (presenti nel Libro II) che fanno riferimento al nascituro, soggetto già concepito ma che deve ancora nascere.
Art 462: Sono capaci di succedere tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell'apertura della successione. Una persona può lasciare il testamento (soldi, immobili, debiti ecc). Se non lascia il testamento, c'è una classificazione all'interno codice civile in cui vengono definite le quote da ripartire.
(N.B. quando si dice "si presume" o "salvo prova contraria": si fa riferimento alle "presunzioni". Nel diritto le presunzioni sono dei fatti che consentono di risalire ad altri avvenimenti.
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