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Linguistica – Microriassunto

Definizioni extra: dal latino all'italiano

Mutamenti fonetici

Fenomeni del consonantismo

Prostesi: aggiunta di un corpo fonico all’inizio di parola (“in iscena”, “per iscritto”).

Epentesi: aggiunta di un corpo fonico (sia vocale che consonante) all’interno di una parola (es. pissicologo psicologo).

Epitesi: aggiunta di un corpo fonico alla fine di una parola (none > no; sine > si).

Aferesi: caduta di un corpo fonico all’inizio di una parola (questo/questa/queste > sto/sta/ste).

Discrezione dell’articolo: ossia la separazione dell’articolo dalla radice della parola (lo oscuro > scuro).

Sincope: caduta di un corpo fonico all’interno di parola. La sillaba che cade non è mai quella accentata (calidum > caldum; bonitatem > bontà) (spirto > spirito - “Alla sera Foscolo”).

Apocope/Troncamento: caduta di un corpo fonico in fine di parola, che può essere una sola vocale o un’intera sillaba (grande > gran). Non confondere l’apocope con l’elisione (es. un’amica).

Raddoppiamento fonosintattico: è un fenomeno che non si produce all’interno di una singola parola, ma all’interno di una frase. Esso è definibile come “un’assimilazione regressiva all’interno della frase”: nella realizzazione della catena parlata avviene che parole grammaticalmente staccate possono essere pronunciate insieme, in modo che non cada nessuna consonante.

Fenomeni del vocalismo

Anafonese: tratto tipico della lingua fiorentina (le vocali -e- ed -o- in posizione tonica passano a -i -u- tenca > tinca).

Fonetica

Descrizione e classificazione dei suoni linguistici in base a caratteristiche fisiche (descrive i foni, minime unità della fonetica).

Fonologia

Studio dei suoni linguistici da un punto di vista astratto in base alle relazioni che intercorrono tra loro in un sistema linguistico (descrive i fonemi: foni dotati di valore distintivo).

Accento

  • Tratto soprasegmentale (prescinde dal fonema), è intensivo, ha posizione libera e ha valore distintivo
  • Ossitone: accento sull’ultima sillaba
  • Parossitone: accento sulla penultima sillaba
  • Proparossitone o sdrucciole: accento sulla terzultima sillaba
  • Bi o tri sdrucciole: accento sulla quarta o quinta sillaba

Morfologia

Studia la struttura interna della parola, distinguendo tra morfologia lessicale e flessiva.

Morfema: elemento più piccolo dotato di significato solo grammaticale.

Morfo: parte fonologica del morfema.

Allomorfi: diverse forme che un morfema può assumere in dipendenza da vincoli (ditt o no: vieni, vengo).

A un morfo possono corrispondere più morfemi (lingua flessiva).

Morfologia flessiva: nominale (numero), verbale (tempi e modi), aggettivale (genere, numero).

Morfologia lessicale: neoformazioni lessicali derivazione (affissi, suffissi, transcategorizzazione: N>V: tinta > tinteggiare; V>N: pensa > pensatore; N>N: fiore > fiorario/fioreria; V>A: calcola > calcolabile; N>A: linea > lineare); prefissi danno informazioni (s/t: anticamera, preistoria; intensiva: extravergine, ipermercato; negativa: immorale; ulteriorità: oltre...); infissi (latino: vici vincere) nella radice; interfissi tra radice e desinenza (fino > finisco) criterio di produttività -oso-.

Composizione: unione di due lessemi in una nuova parola: composto (+ diffusi N+N) (lessemi cassap - capostazione e polirematiche).

Strutture polirematiche: struttura con più di una parola che però assume il significato di una sola parola (es. notizia bomba) (con il tempo possono diventare anche composti univerbati pomod’oro > pomodoro).

Testa della parola a sx in italiano e a dx nei composti anglo-italiani (pigiama-party).

Lessico

Il lessico è l’insieme delle parole che consente la comunicazione tra parlanti di una stessa comunità.

Lessico è formato da lessemi.

Lessemi: parole con significato semantico.

In italiano, la combinazione di parole forma collocazioni se frequenti: locuzioni e fraseologie (strutture polirematiche a forte coesione).

Locuzione: espressione polirematica il cui significato è la somma dei componenti (far conto di, stanco morto).

Fraseologie: significato complessivo superiore a quello letterale (lavare i panni sporchi).

La conversione neoformazioni lessicali con suffisso zero (potere > il potere; cantare > il cantante).

Lessemi esogeni

(Forestierismi/Esotismi (lontani))

Gradit curato da Tullio De Mauro contava 5338 parole nate nel 200 e 13691 nate nel 300.

Il gradit afferma che (in italiano sarebbero usate...8000….6000....).

Prestiti e calchi

Prestiti

Lessema di un’altra lingua che entra nell’uso dell’italiano:

  • Di necessità (es. Juke box)
  • Di lusso (baby-sitter)
  • Adattati: (beefsteak > bistecca)
  • Non adattati (bar, boutique)

Grecismi, arabismi...

Dai dialetti > altre parole: risotto (lombardo); ghetto (veneziano).

Regionalismi e dialettismi geosinonimi (balcone, terrazzo); geoomonimi (cocomero).

Calchi

Parole prese in prestito dall’italiano con una particolare caratteristica semantica oppure strutturale:

  • Semantico: una parola presa a prestito da altra lingua ma già presente in italiano con altro significato (to pay: pagare nel senso di ripagare).
  • Strutturale: copiata la struttura. Perfetto: se i componenti mantengono la stessa posizione nel composto e la stessa categoria grammaticale (outlaw > fuori legge). Imperfetto: inversione della testa e del modificatore (skyscraper > grattacielo).
  • Sintagmatico: trasposizione di una struttura polirematica alloglotta in una struttura polirematica italiana (fiscal drag > drenaggio fiscale).
  • Parziale: traduzione di solo una parte della polirematica di partenza (brain trust > trust di cervelli).

Lessicologia e lessicografia

Lessicologia: è lo studio scientifico del lessico e delle parole.

Lessicografia: ha un intento più pratico e si occupa di descrivere e di catalogare il lessico di una lingua.

Lessema: minima unità linguistica dotata di significato semantico.

Lemma: quando un lessema entra in un dizionario.

Lessico di una lingua: componente patrimoniale + neoformazioni endogene (derivati e composti) + acquisizioni esogene (prestiti).

Stratigrafia: spessore storico.

In italiano ci sono i lessemi ereditari (4500).

Cultismi o latinismi: parole acquisite dalla lingua latina, sono dei prestiti.

Censiti dal gradit circa 30.000 (alleanza, amicizia).

Allotropi: i doppioni che si creano tra la parola patrimoniale e il latinismo (vitium > trasposizione naturale fonomorfologica: vezzo ma poi è stato recuperato il significato originale quindi il latinismo: vizio; discum > desco > disco).

Di quante parole è formata la lingua italiana?

Non c’è un dato preciso.

Dizionario: 100/150 mila lemmi non lessemi (però dovrebbero x2 i nomi, x4 gli aggettivi).

Gradit: contiene 260.000 lemmi.

Si stima che il lessico italiano arrivi a 2 milioni e mezzo + lingue speciali.

I vocabolari usano degli indicatori: marche d’uso + marche diasistematiche.

Marche d’uso: Abbreviazioni che ci dicono se un lessema è di uso dialettale, regionale, se appartiene a un vocabolario botanico, medico.

Marche diasistematiche: identificano un ambito preciso o un registro (volgare, poetico).

Nucleo del lessico: vocabolario di base (6700 lessemi) diviso in:

  • Lessico fondamentale (2000 lemmi) i primi 20 sono parole grammaticali (uno, di, a, da).
  • Vocabolario di alto uso (2700 lemmi) fine, fiocco, fischiare.
  • Vocabolario di alta disponibilità (2000 lemmi) significato noto e utilizzabili secondo necessità.

Ulteriore suddivisione:

Lessico comune + lessico di base = vocabolario corrente.

Per il gradit, percentuale della presenza di categorie in italiano:

  • 62% di nomi
  • 26% di aggettivi
  • 9% di verbi

Lessico comune usato per tarare gli indici di leggibilità: indice Gulpease (anni '80: gruppo universitario linguistico-pedagogico software che misura il numero di frasi, lettere e parole risultato numerico).

Lessicologia

Definisce i rapporti di significato tra le parole in rapporti: paradigmatici o sintagmatici.

“Sto davanti a un paesaggio e posso decidere se lo sto: guardando, osservando, contemplando…” sto operando sui rapporti di paradigma lessicale.

“Se ho acceso l’auto e devo partire devo premere il pedale: dell’acceleratore (non del freno)”: se il contesto mi suggerisce la parola allora sono rapporti sintagmatici.

Polisemia: quando le parole possiedono più accezioni (tranne i tecnicismi monosemia).

Parole con rapporto orizzontale: sinonimi e/o contrari (guardare, osservare).

Parole con rapporto verticale tra: iperonimiiponimimeronimi.

  • Iperonimi: parole di significato più generale.
  • Iponimi: parole di significato più particolare.
  • Meronimi: parole incluse in altre (cruscotto, volante, sedile meronimi di automobile).

Lessicografia – Differenza tra vocabolario e dizionario

Ha un intento più pratico e si occupa di descrivere e di catalogare il lessico di una lingua.

Vocabolario: insieme lessicale finito riferibile anche a singoli parlanti, a opere o ad autori.

Dizionario: termine tecnico dello strumento lessicografico di consultazione o di lettura per conoscere meglio il significato del lessico.

Uno dei primi dizionari è il: Glossario di Monza: X secolo: 60 lemmi tradotti dall’italiano al greco-bizantino.

Luigi Pulci compilò: “Un vocabulista” : 700 parole tratte dalla sua opera “Morgante”.

Niccolò Liburnio pubblicò: “Le 3 fontane” (1526): repertorio lessicale delle 3 corone toscane.

Francesco Sansovino: “Il dittionario” (1562): prima lessicografia attenta agli usi locali.

L'organizzazione di un lemma e i tipi di dizionario

Nel dizionario di uso corrente troviamo: lemma, categoria grammaticale, eventualmente il genere, la scansione sillabica o la pronuncia, le accezioni, le marche d’uso.

Nei dizionari dell’uso le parole fondamentali, di alto uso e alta disponibilità sono evidenziate con un espediente: Sabatini-Coletti usa un fondino rosso, Zingarelli un rombo pieno.

Dizionari dell’uso (Gradit – Tullio de Mauro)

Dizionari storici: Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612) – Evoluzione semantica della parola attraverso i secoli + esempi d’autore.

Dizionari etimologici: DELI – Si ritrova l’origine remota della parola posta al vertice di tutta la famiglia.

Dizionari speciali: per associazione semantica (ragionamento, pensiero induttivo); per combinazioni di parole (ragionamento, agg: ampio, verbo: articolare); per famiglie di parole (cingere, cinta, cintare).

Dizionari dei sinonimi

Dizionari metodologici/analogici

La linguistica testuale: i tipi di testo e i principi testuali

La comunicazione avviene per mezzo di testi.

Testi sono composti da frasi che ricavano il senso dal contesto.

La comprensione di un testo avviene mediante l’integrazione di attività opposte: la decodifica e l’inferenza.

Decodifica: composizione di piccole unità informative in unità maggiori (dalle parole alle frasi, dalle frasi al testo).

Inferenza: ci permette di usare le nostre capacità e conoscenze generali per comprendere il significato di un testo particolare.

Testo: è la continua aggiunta di particolari che creano un senso generale, è un atto linguistico, è:

  • Descrittivo: indicatori spaziali, rappresenta persone, oggetti, matrice cognitiva.
  • Narrativo: indicatori temporali, ordine degli eventi (intreccio) non sempre combacia con quello cronologico (fabula), presenti analessi (flashback) e prolessi.
  • Regolativo: enuncia obblighi, divieti: leggi, regolamenti.
  • Espositivo: destinato a trasmettere una conoscenza.
  • Argomentativo: scopo: convincere il destinatario della bontà di una tesi: tesi e argomenti, antitesi che viene sconfessata da prove a favore della tesi, finale: sintesi.
  • Informativo: mediamente vincolanti.

Il testo più vincolante è quello regolativo, a seguire quello scientifico.

I principi costitutivi di un testo

Coesione

Relazione grammaticale tra gli elementi del testo.

Connettivi: collegano porzioni di testo stabilendo coordinazioni e dipendenze.

  • Sono preposizioni, congiunzioni ma anche avverbi.
  • Hanno anche valore pragmatico: funzione demarcativa (in seguito, terza cosa) aiutano il destinatario a comprendere la classificazione di ciò che è scritto nel testo.
  • Sono polifunzionali (presa di turno o richiesta di attenzione nel parlato, parafrasi o correzione nello scritto).

Le forme sostituenti: consentono di riferirsi al tema informativo con altre parole più frequenti i pronomi personali e dimostrativi (egli, quello) anche casi di anafora zero (verbi usati senza soggetto se è lo stesso).

  • Pronomi anaforici: elementi ripetitivi di quanto già detto o scritto (leggete il libro e studiatelo).
  • Pronomi cataforici: elementi che anticipano qualcosa di ancora non detto (quando lo avrai...il libro).
  • Incapsulatori anaforici: elementi riferiti a una porzione di testo precedente (il fatto è).

Coerenza

Continuità del senso.

Verificata attraverso la successione di informazioni note (tema) e non note (rema).

  • Tema: porzione di enunciato che svolge il ruolo di punto di partenza per la comunicazione; info note.
  • Rema: porzione che aggiunge ulteriori info e assume funzione predicativa.

Diverse strutture:

  • Tema costante (nuove info sullo stesso oggetto che rimane al centro del discorso).
  • Progressione lineare (se il rema diventa il tema).
  • Progressione tematica (per ipertemi e iperremi da un discorso generale a particolare).
  • Per temi e remi dissociati (elencati tutti e analizzati singolarmente).
  • Progressione a salti (“Oggi mi hanno fatto una multa, ho fatto la spesa quante spese).

I principi pragmatici

  • Intenzionalità: far comprendere lo scopo che l’autore si prefigge.
  • Accettabilità: il destinatario giudica la coerenza e la coesione.
  • Informatività: se so già ciò che c’è scritto o no.
  • Situazionalità: riguarda il contesto del testo.
  • Intertestualità: legami tra i diversi testi (note a piè di pagina).

I principi regolativi

  • Efficacia: è efficace se è leggibile, memorabile.
  • Efficienza: facilità d’uso di un testo in rapporto alla situazione comunicativa.
  • Appropriatezza: corretta associazione di un testo a un determinato pubblico.

La deissi

Un testo può fare riferimento ad elementi esterni alla situazione comunicativa, può indicare elementi del contesto appartenenti alla realtà extralinguistica.

“Io sono qui”, qui a casa ma tra 10 minuti il mio qui sarà diverso.

Gli elementi deittici sono: personali (pronomi di I-II persona), sociali (indicano il grado di confidenza), spaziali (qui, sopra, sotto) e temporali (oggi, ieri).

Per Austin (1955) corretto da Searle nel 1969, si distinguono diversi tipi di enunciati:

  • Enunciati constativi: (vero/falso).
  • Enunciati performativi: “giuro di dire la verità”.

In questi atti linguistici si riconoscono:

  • Atti locutori (l’enunciazione dell’azione).
  • Atti illocutori (la vera intenzione comunicativa: ironia, persuasione).
  • Atti perlocutori (l’effetto prodotto sul destinatario).

Implicatura conversazionale

Principio che la regola: cooperazione comunicativa (cooperazione + razionalità).

Contenuta in alcuni testi: cioè un contenuto diverso da quello letterale (“è finito il caffè!!”; “nooo, sono appena sceso a buttare la spazzatura!”).

Grice 1975 (tradotto in italiano solo negli anni Novanta) ha invece riflettuto sulla comunicazione elencando quattro: massime conversazionali.

Massime conversazionali

  • Non bisogna essere reticenti né ridondanti.
  • Bisogna essere sinceri e veritieri, non aggiungere informazioni false o forzate.
  • Bisogna restare pertinenti agli argomenti trattati.
  • Bisogna evitare le ambiguità ed essere perspicui.

Il sintagma

Unità intermedia tra la parola e la frase.

Unità di analisi della struttura sintattica di un enunciato.

Non è una struttura polirematica (polirematica: struttura sintattica ad alta coesione).

Sintassi italiana va da sx verso dx perché è una lingua romanza: costruzione progressiva.

Diversi tipi:

  • Nominale: “La ragazza di Milano”.
  • Verbale: “Legge un libro di italiano”.
  • Aggettivale: “è felice di conoscerti”.
  • Preposizionale.
  • Avverbiali.

La frase

Assolve funzione predicativa: dice qualcosa a proposito di qualcos’altro.

Tre tipi di analisi: struttura tematica (tema e rema); struttura delle conoscenze (quali info note e quali nuove); struttura logico-sintattica (funzione degli elementi che la compongono).

Modello di analisi logica più affidabile: struttura argomentale del verbo (elaborato nel 1959 da Tesnière e perfezionato poi da Sabatini).

Ogni verbo ha una valenza che dipende dal numero fisso di argomenti (da 0 a 4).

La valenza di un verbo è il numero di elementi necessari a completare il suo significato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara1515 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Rossi Fabio.
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