Libertinage erudite
Letteratura italiana: D. Casanova e il suo contesto
Il libertino e il Cinque obbiezioni alle meditazioni di Cartesio. Dal 1644 – pubblicazione delle opere di Pierre Gassendi, all'Home machine del 1748 – pubblicazione di Julien Offray de la Mettrie: un secolo di formazione ed evoluzione del pensiero libertino.
Pars destruens
Il libertino ha in sé una parte che distrugge. Egli vuole eliminare, e quindi distruggere, le false conoscenze, le antiche illusioni, i dogmi errati in nome della ricerca della verità; vuole opporsi alla tradizione. Questo pensiero critico pone la ricerca del vero e la ricerca della felicità sullo stesso piano: mette in discussione le regole che nuocciono alla felicità individuale e collettiva; per la prima volta questi due aspetti sono coniugati fra loro. Il libertino è un antifilosofo. Non esiste libertino pacificato con il potere. Allo stesso tempo si forma una “buina educazione” libertina: intus ut libet, foris ut moris (Montaigne?); all'interno come ci pare, fuori come vuole la tradizione; intimamente si può discutere tutto, pubblicamente è meglio tacere. Il libertino è democratico e materialista. (Voltaire – p.866 vol. I).
I padri del pensiero libertino
Tommaso Campanella (frate domenicano)
La città del sole 1602 (durante il carcere a Napoli): nella sua utopia Campanella descrive un mondo libero dalle regole tradizionali, come il concetto di proprietà privata e di famiglia. Il cristianesimo è superato dall'idea di una religione naturale a scapito di una religione culturale. Ispirerà Gli stati e gli imperi della luna di Cyrano de Bergerac, 1657. Campanella costruisce la sua opera ispirandosi al concetto di società Tradizionale che si basa sulla libertà e la giustizia nel rispetto dei ruoli che i singoli individui ricoprono in tale ambito. Il valore del singolo, infatti, non è legato a ciò che individualmente rappresenta in questa società, ma alla sua espressione spirituale ed esistenziale in quanto uomo. Il pensiero di Campanella è in antitesi con la religione e la politica del suo tempo, che hanno subito una caduta ed un degrado, e si pone in contrasto con le istituzioni corrotte, mezzo per perpetuare gli interessi di pochi e non per quelli della comunità. Campanella è sostenitore del leggero vento di rinnovamento che iniziava a farsi avanti nel Seicento italiano.
Giulio Cesare Vanini (ex domenicano)
L'Anphitheatrum De admirandis Naturae Reginae Deaeque mortalium arcanis 1615/16
Ridifinizione del concetto di natura: Dio è nella natura come forza propulsiva e vitale, entrambi sono eterni. Sono negate la creazione dal nulla e l'immortalità dell'anima. La religione vera è la religione della natura, quella che nasce insieme a tutti gli uomini e che non ha bisogno di Bibbia, Vangelo o Corano, che non nega Dio ma lo considera come suo spirito-forza. Il miracolo (fenomeno che apparentemente contraddice l'ordine della natura) fa parte della natura. Questo è usato dalla Chiesa come punto di forza e di mantenimento del proprio potere. Si vuole smascherare il falso. Ispirerà il Trattato dei tre impostori.
Michel de Montaigne
Essais: scopritore di una nuova tecnica del discorso; il saggio. Queste opere non sono "dogmatiche", al loro interno non sussiste la legge del "come volevasi dimostrare": sono tentativi disordinati e zigzaganti fra una serie di precetti smontati; atteggiamento critico del pensiero libertino. Scrive con gentilezza – politesse – ma non manca la pars destruens. Il saggio è un luogo conoscitivo e creativo allo stesso tempo. (1590 – pubblicazione definitiva delle sue opere).
Bisogna distruggere l'idea dogmatica dell'uomo a partire dalla decostruzione delle religioni storiche. Perché siamo cristiani? Perché siamo nati a Roma. Siamo cristiani per pura elezione casuale. (Egli non negherà mai di essere un buon Cristiano: intus ut libet, foris ut moris)
Le sue teorie possono essere riassunte nel tentativo di riportare l'uomo alla sua instabilità. Scoprire che tutto è instabile è paradossalmente positivo: nasce l'euforia come frutto della scoperta della verità. La verità consiste nella mia incapacità di conoscere in modo del tutto certo; la verità è essere privati della certezza.
Quando gioco con il mio gatto, chi può dire s'egli non si diverte con me più di quanto io mi diverta con lui? Quando gioco con il mio gatto, chi mi dice che io capisca lui più di quanto il gatto capisca me? Il gatto rende il padrone instabile. Si è consapevoli di essere privi di certezza. Questa autocoscienza rende ancora più incerti. Questo è il segno di riconoscimento di tutte le filosofie scettiche e pratiche, il so di non sapere di Socrate. Questa costante incertezza è il nostro limite che, se accettato, non è da considerarsi come un'oppressione. Usare la nostra immaginazione (passione) per andare oltre ciò che appare è sbagliato.
L'uomo che procede attraverso le sue metafisiche è un uomo infelice poiché la sua conoscenza non sarà mai esatta. La felicità è l'unica condizione umana in cui è possibile una relativa conoscenza: non è possibile conoscere se non sono felice e non sono felice se non conosco. La verità è l'instabilità.
Baruch Spinoza
Ethica Ordine Geometrico Demonstrata del 1677
La natura non è “costruita” secondo una concezione finalistica – non è una casa il cui fine è il termine della costruzione. Dio non è un “dio architetto”. Sia le catastrofi (i terremoti) sia i miracoli sono pensabili all'interno del sistema della natura, che non segue regole di perfezione a noi note ma la casualità. La natura non ha un fine e probabilmente non ha fine. La natura è un quid: segue una legge risultante da una serie di regole propulsive interne; si realizza in se stessa. L'ordine non ha più senso di una catastrofe o di un miracolo.
Voltaire disprezza questo Dio: è questo il migliore dei mondi possibili? Quello che accetta le catastrofi? Per Casanova la natura non è né brutta né bella: bisogna trasformarla in giardino, in un'architettura razionale, in regola. L'uomo è mobile e dipende dal sistema della natura; dislocazione del soggetto. L'uomo è una parte che non può essere concepita per se stessa senza le altre; la sua potenza è inferiore a quella della natura. L'uomo è all'interno del sistema della natura e allo stesso tempo limitato da tale sistema. Questo limite, che lo mette in condizione di inferiorità rispetto al tutto, coincide con la sua stessa identità, con la sua mortalità. L'uomo è mortale poiché è naturale, non perché è immortale. La morte è una funzione vitale; senza morte non ci sarebbe vita. Il limite rende l'uomo più umano. La ragione si forma all'interno della natura. Quindi l'uomo è ragionevole in quanto naturale. Non è possibile pensare all'uomo se non in relazione ad un altro uomo. (Voltaire: l'uomo è virtuoso quanto più riesce a conservare il suo essere; per questo non può fare a meno degli altri uomini)
Io sono se c'è qualcuno con me; solo così posso definire la mia identità. Si parla di socievolezza: occuparmi di un altro è occuparmi di me stesso. All'uomo dunque nulla è più utile dell'uomo. Bisogna desiderare per sé l'utile dell'altro; nascita del concetto di bene pubblico. Il bene degli altri fonda il mio bene (Leopardi). Pars destruens: bisogna disprezzare l'uomo solitario, l'eremita, il frate, poiché negano la civiltà.
Dalla Prefas dell'Histoire
Excusatio non petita: Casanova difende la sua fede monoteista, ma allo stesso tempo se ne allontana. Io non solo sono monoteista, ma un cristiano fortificato dalla filosofia. La dottrina degli stoici è una chimera dell'immaginazione. Negazione del destino; Casanova non concepisce la vita umana come un tragitto munito di senso. Dal punto di vista narratologico, negare il destino significa non sapere come va a finire una storia; egli crea un meccanismo di narrazione straordinario, se non unico nel '700; per primo diffonde il principio di libertà di un sistema narrativo. Rifiuta il principio di inizio e fine. Afferma il principio di autodeterminazione e libertà dell'uomo: la vita è vista senza finalità. L'unico criterio che ho adottato è stato quello di lasciarmi portare dove il soffiar del vento mi spingeva.
Sentimental journey
Ispirandosi al di Sterne, 1768: la felicità è raggiungibile solo attraverso il moto. La stessa narrazione necessita dell'azione. L'uomo non è nulla se non si precipita nella varietà del mondo, se non muove al di fuori di sé. Bisogna rendersi disponibili alla varietà del mondo. L'uomo non ha un luogo elettivo, ma ogni posto può diventare casa: caduta delle radici. Il viaggio diventa un elemento conoscitivo, fondamentale per la definizione del proprio carattere. Camminando ci penserò.
Il viaggio corrisponde alla negazione di un itinerario; piuttosto si vuole compiere un labirinto, andare senza inizio e senza fine. Sviamento: perdere il proprio equilibrio nella fantasmagoria del mondo, sulla superficie delle cose. Fui per tutta vita vittima dei miei sensi: mi è sempre piaciuto sviarmi e ho vissuto continuamente nell'errore, senz'altra consolazione fuorché quella di sapere che mi ci trovavo.
Soltanto perdendomi e ammettendo l'errore come zona fondativa e criterio conoscitivo della mia esistenza io sono in grado di conoscere. Non si prende nessuna direzione. Caratteristiche dell'autobiografia: Principio di razionalità: la biografia comincia quando Casanova percepisce di avere una ragione. La mia storia, dovendo cominciare con il fatto più remoto che io possa ricordare, inizierà all'età di otto anni e quattro mesi. Prima di quell'epoca, se non è vero che vivere cogitare est, io non vivevo; vegetavo.
Rispetto alle altre autobiografie '700
- Memorie inutili:1797, Gozzi, adulazione della propria vita, rettificando ciò che è andato storto. Autoapologia culturale, eroe dei sentimenti (ma in realtà è un lacunoso nevrotico innamorato)
- Memorie 1823-27, Daponte: scappa in America dove vuole fondare numerose istituzioni (la Columbia University) per diffondere all’esterno la cultura italiana. In entrambe le biografie c’è l’idea di destino, di ‘inferno attraversato. Casanova descrive la propria vita come un continuo fluire; non attua nessun revisionamento storico della propria vita.
Tecniche autobiografiche
- Morale-penitenziale: tentativo di ordinare una serie di dati su se stessi, per interpretare se stessi e risolvere un'iniziale situazione di confusione. Ricerca di un ordine ermeneutico nella vita (Sant'Agostino).
- Rammemorare la vita: si scrive nella vecchiaia. Si prendono i dati vissuti e si riportano nel presente. Scrivere è un antidoto contro la perdita di vita. (Casanova) Il lettore ci troverà quella che si dice una confessione generale, anche se nel mio racconto non scoprirà né l'aria del penitente, né la contrizione di chi arrossisce rendendo conto dei propri trascorsi … Ricordando i piaceri che ho goduto, io me li rinnovo e rido delle pene che ho sofferto, e che ora non sento più. Se io non avessi scritto le mie memorie sarei impazzito di dolore. Non è un romanzo di formazione: Casanova è già Casanova quando esce dalla sua casa veneziana.
Casanova non è un narratore con la “n” maiuscola, poiché egli stesso non conosce il senso della propria esperienza e quindi non è in grado di rivelarlo al lettore. Egli non è portatore di un senso e di verità. Allo stesso modo, come personaggio egli non ricerca un fine o una totalità. Non c'è fascinazione nello spazio: questo è solo qualcosa da percorrere il più velocemente possibile. Il denaro e l'amore non sono i fini della narrazione: entrambi sono fattori mobili.
Come possiamo noi giurare eterna fedeltà a una donna sotto un cielo che non è mai lo stesso e su una pietra che sta per sgretolarsi? Diderot Casanova non scrive un romanzo, ma descrive se stesso privo di un destino. L'esperienza non è il destino, ma l’accumulazione di dati.
Autori letti da Casanova
- Le 5 obbiezioni a Cartesio, Pierre Gassendi 1644
Seguire la natura è lo scopo della vita umana. Non bisogna seguire le religioni rivelate, ma quella naturale poiché Dio è nella natura (Spinoza) Sequere deum: seguire la natura, il proprio fato amor sui; Ognuno deve seguire il proprio principio di piacere, non esiste l'eccesso. Non bisogna opporsi alle proprie inclinazioni e seguire i sensi in termini intuitivi. La natura ci indica quello che è ragionevolmente preferibile; ci propone ciò che è più preferibile e probabile. L'apparenza sensibile della natura è l'unica cosa che ci permette di conoscere e di trovare la felicità. Non bisogna oltrepassare i limiti della probabilità e seguire la profondità: rompendo questo gioco di superficie si rompe il velo di Maya alla ricerca di principi metafisici. Io vivo giorno per giorno non accettando nulla che oltrepassi i limiti della mera probabilità. Rifiuto dunque il pensiero che buchi il velo della cosiddetta apparenza. L'erranza e la superficialità coincidono con la teoria dell'apparenza; questa è la custodia del senso per il pensiero libertino.
Il bene supremo, Julien de la Mettrie, 1750
Manifesto conclusivo dei libertini: Il bene supremo è il piacere. Polemica antistoica: rifiuto dell'immobilità, della profondità, della staticità, della ricerca della verità secondo il modello stoico. “Noi saremmo dolci, allegri, compiacenti. Tutti anima, essi fanno astrazione dal proprio carne. Tutti corpo, noi faremmo astrazione dalla nostra anima. Noi non disporremo di ciò che ci governa, non comanderemo affatto alle nostre sensazioni, ammettendo il loro potere e la nostra schiavitù, cercheremo di renderle piacevoli, convinti che è lì che risiede la felicità”.
Nella dispersione di noi si trova l’autentica felicità: di fronte alla pretesa unitaria dell’anima, la dispersione ci condurrà ad una conoscenza, che è poi la Verità. Dimenticarsi dell’anima significa letteralmente “abbandonare la linea retta del profondo del nostro cuore”. Felicità e conoscenza coincidono. Rivalutazione del concetto di superficie, corpo, movimento come la sede della conoscenza-felicità. Bisogna abbandonarsi alla superficie, lasciarsi portare dove vuole il vento. La Mettrie afferma che lo spirito non esiste: materialismo assoluto. L'home machine, 1747: l'essere umano è una macchina desiderante in grado di realizzare i propri piaceri e desideri. Il godimento è l'unico fine dell'uomo. Pervenire alla felicità significa pervenire al piacere. Vuole dimostrare che il corpo è in grado di tollerare anche l'eccesso di piacere: mangia troppo paté alla corte di Federico II a Berlino e muore: la farsa è finita.
Dunque questi due autori, Gassendi e La Mettrie così lontani cronologicamente e di gusto (uno moderato e l’altro esplosivo), fra loro hanno una parte dell’idea casanoviana del moto, del trarsi fuori da se stessi, dello sviamento, che non è un semplice allontanarsi dalla direzione principale della nostra vita, non è un allontanarsi dalla via della conoscenza ma è anche un conoscere in modo diverso.
Materialismo
Il libertinage ha un rapporto di continuo antagonismo con le metafisiche, contro la filosofia trasformata in fiaba e contro le religioni rivelate, poiché creano figure reputate in diretto contatto con la divinità e in grado di interpretare la sua parola; il libertino crede in Dio, non nella gerarchia.
Dalla prefazione di Casanova
So di essere esistito; di questo sono sicuro perché ho sentito, e so anche che non esisterò più quando non sentirò più. Se mi capiterà dopo la mia morte di provare sensazioni, non dubiterò più di nulla; ma smentirò tutti quelli che vengono a dirmi che sono morto ... Non potendo raggiungere l'assoluta certezza di essere immortale se non dopo aver cessato di vivere, mi si perdonerà se non ho gran fretta di arrivare a conoscere questa verità. Una conoscenza che costa la vita costa troppo cara. Solo a partire dai sensi noi siamo in grado di conoscere; la materia stessa è tutto quello che abbiamo e ci conferma la nostra esistenza. Non possiamo andare oltre alla nostra percezione sensoriale: ogni filosofia deve essere limitata alla coscienza materiale.
Pensieri libertini
Sulle opere filosofiche inedite di Casanova rinvenute a Dux, dal 1990, di Trocc.
-
Appunti Letteratura italiana
-
Letteratura italiana dell'800 e del 900
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Appunti Letteratura Italiana