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Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (International accounting)

Introduzione per lo studente

La presente dispensa riporta con accuratezza i contenuti del corso di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (International Accounting) relativi all'insegnamento parallelo del prof. Giussani.

Dal momento che le lezioni seguono fedelmente la struttura proposta dalle slide messe a disposizione del docente, questa dispensa si propone di essere un'ampia integrazione delle stesse, da leggere in parallelo con le medesime, ed è strutturata proprio a tal fine.

La trattazione discorsiva e ricca di esempi rende facilmente intellegibile quanto schematicamente riportato nelle slide, e si qualifica come supporto particolarmente utile alla luce dell'assenza di un testo bibliografico di riferimento.

Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda (International accounting)

Slide 2 – Obiettivi

I principi contabili internazionali sono indirizzati in maniera privilegiata a quei particolari utenti (stakeholders) che sono gli investitori, attuali e potenziali, ed ai loro agenti, ossia gli analisti di bilancio, tanto da essere utilizzati quasi esclusivamente dalle imprese quotate in Borsa.

Tali imprese, facendo ricorso ai principi contabili internazionali, possono cogliere diversi vantaggi offerti dagli stessi.

Tra di essi figurano in particolare:

Facilità d'accesso al capitale

  • Un'impresa che abbia redatto il bilancio utilizzando regole internazionalmente intellegibili avrà infatti maggiore facilità d'accesso ai capitali, sia di rischio che di finanziamento.

Riduzione dei costi

  • Dovuta al fatto che:
    • Tra i premi al rischio riconosciuti ai prestatori di capitale c'è il premio per il rischio di cattiva informazione. Utilizzare i principi contabili internazionali riduce questo rischio, e rende quindi meno costoso reperire capitali.
    • Redigere un'analisi di bilancio risulta meno costoso se la società da analizzare ha seguito i PCI, rispetto al dover studiare i principi locali.
    • Se un numero sempre maggiore di Paesi* adotta automaticamente i PCI, nel caso di imprese parte di un gruppo sarà possibile redigere un solo bilancio anziché un primo bilancio secondo i principi contabili locali ed un secondo bilancio secondo i PCI per il consolidamento del gruppo internazionale, riducendo in tal modo anche i rischi di errore di “conversione”.

*[Ad oggi, secondo una stima approssimativa, sono poco più di 100 i Paesi che adottano, in via obbligatoria o facoltativa, in modo completo o con qualche piccola modifica, i PCI; si tratta dunque di un risultato non ancora completo, ma piuttosto soddisfacente. Come vedremo più avanti, in Europa è un obbligo utilizzare i PCI se l'impresa è quotata e se redige un bilancio consolidato; vedremo poi che l'Italia ha fatto anche un ulteriore passo avanti, estendendo l'obbligo anche ad ulteriori soggetti rispetto a quelli indicati].

Maggiore efficienza

  • Derivante dalla riduzione dei costi.

Benefici reputazionali

  • Le imprese non obbligate ad usare i PCI, ma che li usano in via volontaria, lo fanno per beneficio reputazionale, in quanto i PCI sono ritenuti molto validi, molto efficienti.

Slide 3 – L'armonizzazione UE

Posto che in Europa esistono delle Direttive contabili (Direttive IV e VII), perché si è avuta la necessità di agganciarsi ad altre regole, ossia ai PCI?

Innanzitutto perché le Direttive richiedono che i singoli Stati membri trasferiscano i contenuti, le indicazioni delle Direttive nella legislazione locale, e ciò avviene con inevitabili modifiche contenutistiche, poiché a volte è sufficiente modificare una sfumatura, un aggettivo, un avverbio, perché la sostanza cambi.

In secondo luogo perché le Direttive sono figlie di compromessi tra tradizioni giuridiche e contabili diverse, e permettono dunque a volte la scelta tra diverse opzioni (es. secondo le Direttive, nella presentazione del bilancio è possibile scegliere tra 4 tipi di SP e 2 di CE, arrivando quindi ad 8 potenziali tipi di presentazione di bilancio differenti).

Infine poiché le Direttive, in quanto compromessi tra tradizioni diverse, sono state applicate in modo difforme all'atto pratico nei vari Stati. In Italia, ad esempio, si è dato grande valore per tradizione al principio di prudenza, intesa come asimmetria contabile nell'indicare tutti i costi, ancorché solo presunti, senza invece indicare i ricavi non conseguiti, ancorché probabili; ma non tutti i Paesi dell'Unione hanno dato la medesima rilevanza a questo aspetto. L'Inghilterra ed i Paesi del Benelux, infatti, privilegiano per tradizione il principio di competenza, indicando dunque costi e ricavi secondo ragioni strettamente cronologiche, ed indipendenti dal sostenimento/conseguimento degli stessi. Ed il medesimo discorso potrebbe essere fatto con riferimento al principio della prevalenza della sostanza sulla forma, di introduzione relativamente recente nel nostro ordinamento, in cui è invece per tradizione, tipica dei Paesi latini, sempre stata vista come prevalente la forma giuridica. Al contrario, i Paesi anglosassoni tendono per tradizione a registrare le operazioni in base alla sostanza, senza troppo curarsi della forma giuridica.

Ne risulta come le Direttive abbiano portato ad un'armonizzazione contabile, ma non ad un'uniformità in tal senso, ed è per questo che si è dunque sentita l'esigenza, per lo meno per le imprese più importanti, di avere regole veramente uguali per tutti a livello sovra-nazionale; obiettivo perseguito e raggiunto tramite i PCI, immodificabili da parte dei Paesi che li adottano.

In Europa si è dunque arrivati, vedremo in seguito attraverso quale percorso, ad avere due set di regole contabili, uno costituito dai PCI, più propriamente chiamati IAS/IFRS (International Accounting Standards / International Financial Reporting Standards), dedicati alle imprese di un certo livello, che dettaglieremo meglio a breve, ed uno costituito invece dalle Direttive, dedicato alle altre imprese.

Va detto in ogni caso che gradualmente i legislatori comunitari stanno progressivamente cercando di colmare il gap tra i due set di regole, tanto che gli ultimi interventi in tal senso ne hanno molto assottigliato le differenze.

[N.B.: Esisterebbe in realtà anche un terzo set di regole, non utilizzato in Europa e di scarso utilizzo in generale nel mondo, costituito dagli IFRS for SMEs, ossia dai principi contabili internazionali appositamente “disegnati” per le imprese di minori dimensioni (Small and Medium Enterprises). I PCI risultano abbastanza complessi, innanzitutto perché di alto livello, ed in secondo luogo perché si rivolgono ad imprese complesse (es. quotate, di alto respiro, ecc.), ed è per questo che le piccole e medie imprese non li usano, se non in qualche Paese. Si tenga conto, nonostante ciò, che gli IFRS vogliano essere principle based, ossia basati su principi, non su regole.].

L'idea di base degli IFRS è dunque quella di un set di regole uguali per tutti coloro che devono utilizzarle, che si traduce in una rinuncia di sovranità a livello di bilancio da parte dei singoli Stati, che hanno delegato la potestà di determinare le regole/leggi in materia di bilancio ad un organismo internazionale.

[Come vedremo fra poco, a livello europeo ci si è riservati un meccanismo di validazione (endorsement) dei principi redatti da tale organismo, ma tale meccanismo lascia di fatto il tempo che trova, poiché tanto pare sensato lavorare, far valere i propri interessi in fase di redazione dei principi, tanto pare privo di senso un rifiuto degli stessi a posteriori, che metterebbe in crisi il sistema di adozione internazionale dei PCI].

Slide 4 – Utilizzatori degli IAS/IFRS

Chi utilizza i PCI?

  • Gli utilizzatori dei principi contabili internazionali sono sicuramente le multinazionali e loro controllate, che possono così parlare un linguaggio contabile comune.
  • Discorso analogo vale per le quotate e/o quotande, soprattutto se quotate su più mercati, che possono quindi presentarsi con un unico bilancio in tutti i mercati.
  • I Paesi emergenti hanno invece prontamente adottato gli IFRS quale “scelta di comodo”: trovatisi a doversi “inventare” delle regole di bilancio, hanno fatto riferimento a quelle già esistenti a livello globale, ereditando di fatto gli IFRS.

Quanto sono effettivamente internazionali i PCI?

In realtà non troppo, perché i principali Paesi che li adottano sono sicuramente i Paesi UE, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica, ed un congruo numero di altri Paesi, da cui sono però escluse alcune grandi economie, sia in termini di numero di abitanti che di PIL, tra cui USA, Giappone, Cina, ed India.

Con gli USA, l'organo che emette gli IFRS aveva in passato stipulato un accordo (Norwalk agreement, 2002) affinché progressivamente i principi contabili americani si allineassero il più possibile agli IFRS; man mano che venivano affinati i PCI già emessi e ne venivano emessi di nuovi, tuttavia, gli USA hanno cominciato a “storcere il naso”, e c'è dunque oramai molto scetticismo sul fatto che gli USA arriveranno mai ad adottare i principi contabili internazionali.

Diverso è invece il caso di Giappone, Cina ed India, che hanno recentemente cominciato ad intraprendere un percorso di avvicinamento ai PCI: noi europei li abbiamo adottati in toto, e siamo fully converged; dunque tra i Paesi loro li stanno adottando poco a poco, inserendoli man mano nella loro legislazione, anche se in realtà in Giappone è già stata data la facoltà alle imprese che lo desiderano di adottare gli IFRS in toto, e circa un terzo delle imprese lo fa volontariamente.

Slide 5 e 6 – Excursus storico; Gli IAS/IFRS in Europa

  • Nel 1973, 10 Paesi, tra cui non c'era l'Italia, fondano l'International Accounting Standard Committee, con l'intenzione di scrivere regole contabili che fossero valide per tutti i Paesi del mondo.
  • 10 anni dopo, nel 1983, siccome allo IASC avevano cominciato a fare principi contabili di buon livello, tutti i Paesi membri dell'IFAC (International Federation of Accountants, federazione internazionale dei contabili) danno la loro adesione allo IASC.
  • Passano più di 20 anni e nel 1995 c'è l'accordo tra IASC e IOSCO (International Organization of Security Commission) con il quale la federazione dei controllori della borse mondiali, corrispondente alla CONSOB italiana, si impegna a fare ogni sforzo possibile affinché per le imprese quotate vengano utilizzati questi principi.
  • Nel '96 arriva la dichiarazione UE di compatibilità con la legislazione europea, anche se gli IFRS sono completamente diversi dalle Direttive, dichiarazione più politica che di effettiva e reale portata.
  • Nel 2000 lo IOSCO approva 30 principi chiamati core standards (16 Maggio)*; il giorno dopo raccomanda l'uso degli IAS per la multiquotazione, es. se usi i PCI accetto il tuo bilancio per quotarti nel mio mercato anche se non usi le mie regole; ed ancora, meno di 10 giorni dopo (24 Maggio)* lo IASC diventa IASCF (IASC Foundation), che si trasforma in struttura permanente: se prima il comitato era formato da volontari provenienti dai Paesi aderenti, prima solo i fondatori, poi anche gli aderenti all'IFAC, che ogni tanto si radunavano e scrivevano, dal 2000 lo IASC si dota di sede permanente, a Londra, anche se la sede legale è in America, in Delaware, perché c'è un trattamento particolarmente favorevole per le organizzazioni internazionali, con una sua organizzazione interna ben strutturata che vedremo tra poco.

*[I giorni non importano ai fini dell'esame]

  • Sempre nel 2000 l'UE comunica la volontà di imporre gli IAS alle quotate, che si traduce nel 2002 in un Regolamento secondo il quale almeno tutte le imprese quotate dell'Unione dovranno obbligatoriamente utilizzare per i loro bilanci i principi contabili internazionali a partire dal 2005, anche se, dal momento i bilanci secondo i PCI devono essere comparativi, nonostante il primo bilancio ufficiale secondo i PCI sia quello del 2005, esso contiene anche a fini comparativi il bilancio del 2004, anch'esso redatto con i PCI, non sarebbe infatti possibile comparare bilanci redatti secondo criteri diversi.
  • Dal 2005 gli IAS/IFRS sono legge nella UE per il bilancio consolidato delle quotate*. Sono escluse quindi le quotate non consolidate, poiché è un caso raro che una quotata non sia parte di un gruppo.

*[Si tratta di un “limite minimo”, poiché il Regolamento di cui si è detto dà la facoltà ai vari Stati di estendere l'applicazione dei PCI in via facoltativa od obbligatoria anche ad altri soggetti, sia per i bilanci consolidati, che per quelli individuali. Vedremo a breve qual è stata la scelta italiana al riguardo].

Slide 7 – Il meccanismo di endorsement

Come funziona il meccanismo di validazione* (endorsement)?

*[“Validazione” è una traduzione approssimata, poiché “endorsement” è una delle non poche parole inglesi che, come “fair”, tanto per fare un esempio, non si presta ad una traduzione precisa].

Come già detto l'Europa si è riservata un meccanismo di validazione degli IAS/IFRS emessi, e per farlo ha affidato all'EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group)* il compito di fare un esame tecnico della bontà dei principi emessi ed un esame di impatto degli stessi, in termini di portata e conseguenze sull'interesse / bene pubblico europeo (european public good), inteso sia come economia in generale, che come costi per le imprese, trasparenza, ecc.

L'esito di tale esame viene esposto dall'EFRAG all'ARC (Accounting Regulator and Committee), che fa un esame socio politico: se l'ARC dà l'ok, si arriva all'approvazione finale ed il principio viene pubblicato nella gazzetta ufficiale della comunità europea (GUCE) in tutte le lingue ufficiali dell'Unione Europea.

*[L'EFRAG è un ente avente sede a Bruxelles il cui vertice è attualmente formato da 16 membri esperti, fino all'anno scorso erano 12, nominati in base alla reputazione e competenza in materia contabile; da circa un anno se ne sono aggiunti 4, derivanti dalle professioni contabili nei 4 principali Paesi europei, ossia Regno Unito, Francia, Germania, ed Italia, con naturalmente sotto un corpo di staff].

Il medesimo meccanismo vale anche in caso di modifica ed aggiornamento di un principio già in vigore.

[Come diremo anche in seguito, infatti, i PCI vengono costantemente aggiornati con cadenza annuale, a volte per piccolezze, a volte in modo anche radicale].

Slide 8 e 9 – La scelta italiana; Conseguenze dell'esercizio della facoltà

Dato il Regolamento del 2002, noi italiani, con il D.Lgs. 28/2005 abbiamo fatto, a seconda dei punti di vista, una scelta d'avanguardia o una scelta velleitaria, estendendo e di molto l'obbligo e la facoltà d'uso dei PCI.

Obbligo

  • Quotate (come previsto dal Regolamento).
  • Società a capitale diffuso, ossia con più di 200 soci, ancorché non quotate.
  • Banche, tutte, anche la Cassa rurale di Benegomo inferiore, e soggetti sottoposti alla vigilanza prudenziale della Banca d'Italia, società di factoring, leasing, intermediazione mobiliare, ecc.

[Nella logica che la Banca d'Italia utilizza i bilanci per fare le sue verifiche, e per aggregare dati a livello di sistema deve necessariamente avere bilanci uniformi].

  • Assicurazioni, ma queste ultime solo per il bilancio consolidato: nelle slide c'è scritto “obbligo per consolidato ed individuale”, ma al momento per le assicurazioni l'obbligo di utilizzo dei PCI è solo per il bilancio consolidato; voci corrono che arriverà entro un paio d'anni anche l'obbligo per il bilancio individuale. Per i soggetti sopra elencati, invece, quotate, banche, ecc., l'obbligo vale sia per il consolidato che per il bilancio individuale, comunemente chiamato bilancio d'esercizio, ed in un certo senso ciò risulta facilitazione, poiché se così non fosse bisognerebbe seguire due set di regole diverse.

[Si tenga presente che redigere il bilancio secondo il Codice Civile o secondo i PCI porta fatalmente a rappresentazioni diverse, dunque ad utili diversi; ne è conseguito un problema di equità nella tassazione, variabile al variare dei principi contabili applicati. Nei primi tempi si è posta a tal riguardo qualche critica di costituzionalità, ma si è poi arrivati a dire che non esiste nulla che nel lungo periodo non si compensi, poiché le esenzioni secche sono pochissime e quindi trascurabili].

Facoltà

  • Soggetti quotati controllati dai soggetti obbligati, si ricordi che altrimenti, le quotate che non redigono il consolidato non hanno l'obbligo di usare i PCI.
  • Imprese che redigono il consolidato, ancorché non quotate.

Si tenga presente che la scelta è irrevocabile salvo casi eccezionali e motivati, es. impresa controllata da gruppo quotato che viene venduta al sig. Brambilla, persona fisica. In tal caso il “ritorno” all'utilizzo dei PCN avviene l'anno successivo a quello dell'evento eccezionale, dettagliandone gli effetti in bilancio.

Slide da 10 a 15 – Struttura della IASC Foundation

La IASC Foundation è stata costituita negli anni 2000 e è da 22 trustees (fiduciari) come fondazione di diritto pubblico avente sede legale nel Delaware (Stato americano avente una legislazione particolarmente favorevole per le organizzazioni internazionali), nonostante tutte le attività siano di fatto gestite da Londra.

Nell'organizzazione gerarchica della IASCF, “al di

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimoGR di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di International Accounting e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Giussani Alberto.
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