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Filosofia politica: lezione 1

Introduzione al pensiero politico contemporaneo

Filosofia politica normativa (storicamente senso centrale) opposta a descrittiva, è senso classico che risale a Platone e Aristotele; sebbene sia un’accezione classica non è scontato affrontare la filosofia politica dal punto di vista normativo. Dalla fine dell'800 al 1971 la filosofia politica è stata dichiarata morta (John Rawls scrisse Una teoria della giustizia pubblicato nel medesimo anno) prima e seconda guerra mondiale, Auschwitz, Hiroshima e Nagasaki hanno portato all’annullamento della filosofia politica normativa.

Cause della fine della filosofia politica normativa

  • Molta della filosofia tradizionale classica erosa dalle scienze ('700 e '800 psicologia, sociologia, economia, scienze politiche studiano il comportamento dell’essere umano scientificamente); dalla filosofia politica normativa si passò soprattutto nei paesi anglosassoni all’analisi concettuale del linguaggio.
  • Lunga eredità dell’Illuminismo che sfociò in nichilismo e relativismo (pluralità ideologica e morale normalizzata) mancano basi giustificative per la realizzazione di una filosofia politica normativa, non esiste più un universo comune di valori, un fondamento comune da cui partire.

In difesa dell’anarchia di Robert Paul Wolff (1970), la tesi fondamentale è che non solo la filosofia politica è morta bensì che è impossibile esista:

  • Primo passo: la filosofia politica normativa consiste nell’esercizio del potere dello Stato
  • Definizione di Stato: gruppo di persone che possiede ed esercita autorità suprema all’interno di un territorio oppure su una data popolazione (definizione di Max Weber: gruppo di persone che esercita il monopolio legittimo della coercizione) monopolio di fatto e monopolio di diritto

Wolff parla di autorità e non di coercizione: relazione di potere o relazione di autorità, in entrambi i casi capacità di farsi obbedire, ma cambia la motivazione per cui chi obbedisce sta obbedendo, cioè coercizione per paura, autorità perché ritiene che chi comanda abbia il diritto di comandare; chi obbedisce lo fa in virtù del riconoscimento dell’autorità; distinzione tra autorità de facto (determinata socialmente) e de jure (determinata normativamente, ufficialmente); tutti gli stati si fondano in qualche misura su un’autorità de facto.

La filosofia politica normativa si occupa dell’autorità de jure: non solo c’è un riconoscimento dell’autorità, ma anche che sia giusto essere comandati da quella data autorità; lo Stato come autorità de jure. Quindi se non esiste qualcosa del genere, non può esistere filosofia politica normativa.

In un certo senso non può esistere autorità de jure perché ciascun essere umano è autonomo e responsabile delle proprie azioni (fare ciò che è giusto perché vedo che è giusto, in questa misura sono responsabile delle mie azioni); se questo è l’imperativo fondamentale per noi è impossibile rispondere all’autorità de jure, non possiamo mai pensare di avere il dovere di obbedire ad un’autorità, la nostra priorità è essere autonomi:

  • Autorità ragioni indipendenti dal contenuto (perentorie)
  • Anarchismo filosofico (autonomia e conoscenza individuale)

Lezione 2

19 febbraio

Compito della filosofia politica (normativa) = costruire giustificazione Stato facendo riferimento a coscienze individuali = costituzione ideologica. Per molto tempo rapporto di sudditanza sino a "liberazione ragione umana" (disincanto anche verso Stato).

Secondo Isaiah Berlin: F.P. silente = anche se sembra che non ci siano più ideologie che mantengono potere politici continuano a prendere decisioni, persone continuano a obbedire, cose continuano a funzionare; deve esserci una qualche forma di narrazione che persuade persone ecc: non lo fanno più filosofi ma economisti: dettano scelte di governo in base a principi economici (valore autoritativo) esito fenomeno culturale, origine utilitarismo classico.

  • (Inizio '900, momento trionfo economia) nascita economia del benessere (titolo opera Arthur Cecil Pigou): potere, esiti normativi, leggi su principi e teoremi economici che minimizzano requisiti (basato su universo pluralista, diversità persone); 2 concetti e teoremi fondamentali:

Miglioramento paretiano

Come risorse sono distribuite, allocate; valori numerici sono beni e risorse di qualsiasi tipo, anche diverse, ciò che per una persona ha valore:

Stato di cose A: X possiede 2, Y 5, Z 7 >> stato di cose B: X 3, Y 6, Z 9; B è miglioramento paretiano rispetto a situazione A; si ha MP se in B c'è almeno qualcuno che sta meglio e nessuno che sta peggio.

  • Ogni volta che è possibile farlo bisogna farlo, anche perché richiede minimo impegno normativo
  • Problema se a beni sono legati valori controversi (cose che non piacciono a tutti) ma MP è in termini di ciò che ha valore per individuo: ciascuno dà peso a ciò che vuole (p. Non riguarda solo distribuzione in sé ma anche oggetto)
  • Teoria compatibile con pluralismo perché non si tratta necessariamente degli stessi beni per persone diverse ma dell'aumento del gradiente di soddisfazione
  • Deriva da (2) ottimo paretiano = situazione in cui non è possibile nessun miglioramento paretiano (migliorare senza peggiorare situazione di un altro)

Il concetto di ottimo paretiano è un concetto economico, ma si può capire la sua forza intuitiva come principio in base al quale attuare delle scelte: sembra richiedere l’adesione a principi normativi che fanno appello a intuizioni minime sulla giustizia e sul bene: chi si opporrebbe all’idea che se si passa da una situazione in cui siamo a 2 4 e 7 a una in cui siamo a 4 6 e 9 la seconda situazione sia meglio? Ma anche quando non tutti migliorano la loro situazione, ma solo qualcuno lo fa, che motivo avremmo di opporci ad un miglioramento paretiano?

Problemi del miglioramento paretiano

  • Quando si può fare bisogna chiedere a tutti?
  • Sembra presupporre moltiplicazione risorse ma in realtà ne produciamo quasi sempre senza; come far stare tutti meglio a parità di risorse? Con scambio volontario, che si può fare sempre (ogni scambio vol. può essere un mp)

1º teorema: MP può essere raggiunto tramite mercato competitivo (ideale, a cui si può tendere); creare sistema di regole che faciliti scambi tra persone riducendo così azione Stato (Stato legittimato da scambio?) = riduzione p. di governo a p. di scambio; Stato intervenire legiferando su diritti persone e problemi inefficienza (pres necessario) qualsiasi sistema di scambio deve partire da allocazione (riconoscimento) diritti ma possono esserci allocazioni inefficienti (esternalità negativa = costi, danni subiti da altri per esercizio nostri diritti); serve p. di legislazione possibilmente equo.

Teoria di Ronald Coase (anni '60): raggiungere efficienza allocando diritti a caso a una delle parti e lasciando che persone possano vendere o comprare diritti. Prima di Coase: persone possono migliorare scambiando ma è possibile inefficienza. Dopo Coase: NO intervento Stato, per ridurre inefficienza si concede a persone di scambiare diritti stessi (casi in cui esternalità prodotta sia da chi fa che da chi subisce); sono le parti che decidono tra loro qual è cosa migliore.

In sostanza sostituiamo principi su valori controversi con p. di efficienza su valori minimi; importante è far rispettare diritti in scambio, non allocazione.

Lezione 3

20 febbraio

Bentham (utilitarismo classico): Introduzione ai principi della morale e della legislazione 1789 cioè pieno illuminismo, movimento travolgente, modifica economia, società, cultura Europa; assume due forme molto diverse nel continente e in UK: nel primo è presente l'idea per cui l'uomo gode di diritti naturali (egualitari) che quindi spazzano via la tradizione in nome di egualitarismo; nel secondo invece i diritti naturali non hanno senso: illuminismo è qui inteso come utilitarismo e i diritti naturali sostituiti da principi razionali.

Bentham propone idea che gli suggerisce un passo di Cesare Beccaria.

  • Uomo è governato da piacere e dolore; fondamento principio di utilità: qualsiasi riflessione su morale deve partire da presupposto antropologico cioè da come agisce uomo; tutto ciò che facciamo è per ottenere piacere ed evitare dolore; riformare società osservando comportamento.
  • Principio di utilità: approva o disapprova azione in base a quanto essa promuove felicità; non comando, imperativo morale ma principio psicologico naturale in noi; in qualsiasi cosa è quella proprietà che tende a produrre [beneficio, vantaggio, piacere, bene o felicità] o a produrre [torto, dolore, male, infelicità]; [ ] si equivalgono tra loro, mentre per teoria morale classica sono cose ben diverse (es. Aristotele) = cerca di sostituire linguaggio morale precedente dei doveri, imperativi, giustizia, con uno più morbido; ciò rappresenta rivoluzione sociale UK ed Europa cioè sostituzione nobiltà con borghesia e quindi anche valori (ciò che conta è quanto cosa è appagante per persone; operazione politica di equalizzazione degli interessi).
  • P.U si applica sia a singoli che a comunità. Interesse comunità (Stato) è solo somma interessi individui: Stato ora come mero aggregato individui, interessa solo in quanto somma di essi; filosofia individualista diversa da forme protoutilitariste (es. dottrine che giustificano leggi in nome dell'utilità cioè guardando solo alle possibili conseguenze positive; come Hume: ci sono norme sociali e sono buone se producono utilità sociale, non singoli; importanza società nel suo complesso, non come somma; filosofia olista).
  • Come sapere quanta utilità produce cosa, quando azione produce utilità? Con calcolo: scelta tra due azioni, pensare a esiti su mio benessere a cui io (singolo) attribuisco valori diversi; quando scegliamo quella che ha più valore (proprio quantitativamente(?)) agiamo razionalmente; più decisioni sono importanti più lo facciamo.

Calcolo sembra semplicistico ma sviluppato poi in scienza economica diventa più complicato perché valori sono legati a probabilità cioè a ciascuna delle conseguenze bisogna associare probabilità che si verifichi; per calcolo benessere comunità scelgo politica che produce saldo netto di utilità maggiore; fonda azioni (anche di governo) sul calcolo..e i dati? Questo calcolo non sarebbe stato possibile in altra epoca, in questa sì grazie a nascita scienze e discipline come statistica, sociologia, criminologia, economia, che sono in grado di fare previsioni su esiti di una teoria.

  • Azione è conforme a P.U quando tendenza ad aumentare felicità comunità è maggiore che quella a diminuirla.
  • Azione conforme si dice "legge/dettame dell'utilità" ma non è imperativo, è il modo in cui ragioniamo normalmente (operazione retorica).
  • Di azione conforme si può sempre dire che si dovrebbe compiere, che è giusta ecc. e viceversa = solo così dovere, giustizia, ecc. hanno senso (se proprio non si è disposti ad eliminare tali concetti) cioè si possono usare se in riferimento all'utilità.
  • In calcolo non bisogna basarsi solo su momento immediato, c'è un minimo di orizzonte temporale che teniamo in considerazione (anche se conseguenze più lontane nel tempo sono meno importanti perché più improbabili, non sicure).

Si può dimostrare P.U? No perché è forma del nostro ragionamento pratico (sarebbe come voler dimostrare principi logici), ogni volta che ragioniamo su come agire usiamo P.U.

Per togliere ogni dubbio fa dimostrazione in negativo mostrando due famiglie di alternative possibili al P.U:

  • Principio di ascetismo: inverso P.U = approva azioni che producono sofferenza e disapprovano quelle che producono felicità; promosso da religione ma anche molti filosofi come stoici; dimostrazione è che non è mai stato assunto come principio di governo (idea spaventosa) e mostra come in realtà anche uomini di fede agiscano in vista di vantaggi più grandi (paradiso) quindi secondo utilità.
  • Principio di fantasia/intuizione = cose e azioni sembrano giuste secondo intuizione, senso di giustizia ma se ci chiediamo qual è fondamento senso di giustizia ognuno dà risposta diversa. Ricaviamo idee su giustizia solo da P.U? Bentham risponde "Non lo so e non m'importa": è possibile che ci sia un principio alternativo ed è possibile che questo venga giustificato in qualche modo da qualcuno (questioni teoriche) ma che riesca ad essere giustificato da intera comunità è un'altra questione (pratica); può esserci un principio più vero e assoluto e giustificante ma se vuole essere un principio di governo deve essere giustificato nella mente di tutti.

In altre parole, se tale principio non viene compreso, condiviso dagli altri non vale: un principio per essere principio di governo deve essere pubblico cioè intersoggettivamente comunicabile e il P.U lo è perché è il modo stesso in cui ragioniamo, capiamo tutti la sua logica.

Lezione 4

3 marzo

Caratteristiche fond utilitarismo classico

  • Consequenzialismo: Teoria è consequenzialista quando nel scegliere tra 2 o più linee di azione, valutare cosa fare, considera solo ed esclusivamente le loro conseguenze. Tutte le teorie morali in qualche misura prendono in considerazione conseguenze (anche Kant che viene considerato tutto tranne consequenzialista, con imperativo categorico, perché oggetto di tale principio è massima dell'azione = quello che devo scegliere è un'azione, intesa non come semplice gesto, quando sottopongo azione a prova ic devo descriverla bene quindi anche sue conseguenze oltre ad intenzioni) ma non conseguenze perché teorie conseq considerano SOLO conseguenze: da certo punto di vista è punto di razionalità, totalmente razionale, molte cose che facciamo invece irrazionali, dobbiamo valutare soltanto conseguenze possibili azioni tra cui posso scegliere: cose successe in passato non rilevanza, solo futuro; vale in caso legislazione: diritto penale basato in vista del futuro, in vista di danni che si vogliono evitare in futuro. Caratteristica di questa teoria pratica che in vita quotidiana però non seguiamo sempre.
  • Welfarismo: Teoria è welfarista quando considera azioni solo in base a conseguenze e queste però sono computate in termine di welfare, cioè benessere; ci sono teorie consequenzialiste che non sono welfare, e teorie perfezioniste (teoria politica normativa basata su idea di perfezione o eccellenza umana; indica e definisce cos'è eccellenza umana es. Aristotele e poi che G politica è realizzazione di tale perfezione, polis ben formata è quella che realizza raggiungimento di tale perfezione; in generale comunque valuta, prediligerà diverse linee di azione politica e diverse istituzioni in base a loro capacità di produrre conseguenze in termini di eccellenza) è consequenzialista ma conseguenze non valutate in termini di benessere es. qui eccellenza; utilitarismo è entrambe quindi conseguenze misurate in termini di benessere quindi valutare quanto benessere verrà prodotto con una linea di azione piuttosto che con un'altra.
  • Teoria teleologica: Definisce giusto in base al bene: prima definisce cos'è bene e poi giusto come massimizzazione del bene (bene equivale a giusto come fare bene); utilitarismo prima dice cos'è utilità e la definisce come bene e poi giusto = massimizzazione di utilità cioè del bene (operazione radicale: termine giusto nex altro significato se non ciò che persegue utile quindi bene); contrapposta a teoria deontologica = definisce giusto indipendentemente da bene (Rawls per trovare teoria che dica cos'è giusto fare senza avere prima teoria univoca del bene, perché facciamo fatica a metterci d'accordo su cos'è bene).
  • Approccio aggregativo: (Contrapposto ad approccio distributivo) = teoria (concepite non come dell'azione individuale ma azione di governo, giustizia) non guarda a come sono distribuite cose, bene ma solo a quantità totale prodotta; es. Dobbiamo distribuire 9 banane e ci sono 3 persone, se siamo egualitaristi (crediamo in eguaglianza e quindi abbiamo approccio distributivo) ne daremmo 3 a testa (eguaglianza di cosa però? Non allochiamo solo risorse cioè beni ma distribuiamo anche benessere, e queste due distribuzioni non necessariamente coincidono, dipende anche da gusti, bisogni..); se vogliamo stessa quantità di benessere possibile che debba fare distribuzione diversa (+ a uno che all'altro) ma sono comunque egualitarista perché ciò che mi interessa è distribuzione bene inteso non come risorse materiali ma come benessere; varie forme eguaglianza: uguaglianza delle risorse e uguaglianza del benessere), entrambe queste forme però sono teorie distributive perché interessa come è distribuito bene e se lo è in maniera uguale; utilitarismo no approccio distrib ma aggreg = non interessa come distribuite risorse o welfare ma solo quantità bene prodotto attraverso distribuzioni (se A e C stanno peggio ma B è un cosiddetto "mostro di utilità" = produce un sacco di utilità da ogni singolo bene, se do banana a B gli produrrebbe più utilità; tolgo risorse ad A e C e le do a B perché più utilità anche se A e C stanno peggio, non solo in termini di risorse ma anche di benessere; così aumenta anche quello).

Anche se utilitarismo genera conseguenze che sembrano controintuitive, il principio su cui si basa non è così irrazionale: quando abbiamo risorsa da distribuire (politiche di governo), dobbiamo considerare non solo la distribuzione equa ma anche l'efficienza complessiva del benessere prodotto.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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