Appunti ergonomia Tepall - II anno
- Ergonomia ...................................................................................................... 3
- Evoluzione storica dell’ergonomia
- Progettazione ergonomica
- La valutazione del rischio ergonomico ......................................................... 15
- Metodiche per la valutazione del rischio disergonomico
- La sorveglianza sanitaria
- Patologie correlate al rischio disergonomico ................................................ 21
- Affezioni ed alterazioni del rachide
- Affezioni ed alterazioni degli arti superiori
- Movimentazione manuale dei carichi ........................................................... 27
- Indice NIOSH
- Metodo Snook - Ciriello
- Mmc e patologie
- Misure preventive
- Movimentazione delle persone
- Videoterminali .............................................................................................. 39
- Lavoro al videoterminale e patologie
- Misure preventive
- Stress lavoro correlato ................................................................................. 44
- Misure preventive
- Movimenti ripetuti degli arti superiori ......................................................... 46
- Indice OCRA
- Metodo RULA
- Movimenti ripetitivi e patologie
- Misure preventive
- Domande d’esame ....................................................................................... 61
Ergonomia
Il termine ergonomia deriva dal greco ergon = lavoro, azione e nomos = legge, regola.
L’International Ergonomics Association (IEA) la definisce “la disciplina che si occupa dell’interazione tra gli elementi di un sistema, sia umani che materiali, e la funzione per cui sono progettati al fine di migliorare sia la soddisfazione dell’utente che la resa dell’intero sistema”.
L’ergonomia tiene conto di principi, metodi e dati applicati alla progettazione, che fa parte della prevenzione primaria ed è una misura di tipo tecnico, trovando quindi il suo principale campo d’azione nella riduzione della presenza di fattori rischio nell’ambiente lavorativo e non.
Quello dell’ergonomia è un concetto quasi filosofico, comprende la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, della ricerca dell’armonia, della verità e dell’equità sociale: ricerca l’appagamento e la consapevolezza professionale nello svolgimento della propria attività. È strumento di impegno accademico nella lotta per migliorare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Nel sistema lavorativo, l’ergonomia offre vantaggi non solo per la protezione della salute in senso stretto ma anche per la profittabilità. Effetto diretto dell’ergonomia è una buona implementazione dei sistemi di gestione, che consegue in una maggior conoscenza dei bisogni del lavoratore, funzionale al buon andamento funzionale dell’azienda. Inoltre, garantendo la buona implementazione dei processi e delle procedure, scaturisce in una maggior soddisfazione, motivazione e coinvolgimento del lavoratore che diventa soggetto attivo e collabora al mantenimento del proprio stato di benessere. Ne deriverà quindi, un aumento della produttività e quindi una minor resistenza all’innovazione. La maggior attenzione alla comunicazione e agli aspetti relazionali avrà come conseguenza una ridotta percentuale di infortuni, assenteismo e turn-over. Ciò significa, tra le altre cose, una minor necessità di prestazioni sanitarie, e quindi un miglioramento del clima aziendale, unito ad una minor necessità di ricorrere a provvedimenti e sanzioni a cui consegue una miglior gestione delle risorse umane.
Oggi l’ergonomia continua nell’impegno di affermare una diversa cultura del lavoro: l’evoluzione ergonomica ha, di fatto, contribuito ad integrare un’impostazione del lavoro basata non sul controllo e sulla compensazione ma sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria e sulla partecipazione di varie competenze e degli stessi lavoratori.
Evoluzione storica dell’ergonomia
L’ergonomia nasce nel 1940 quando in Nord America, tra gli studiosi di medicina preventiva e gli imprenditori, si crea una maggior attenzione all’interazione tra il lavoratore ed il sistema produttivo in cui è inserito. Il termine “ergonomia” viene usato per la prima volta a Oxford, nel 1949, e venne ripreso successivamente da Murrel nel redigere le linee guida per il design dei prodotti, servizi e ambienti che rispondono in modo migliore alle necessità degli utenti.
Tra il 1950-60 prende piede un maggior rispetto per le caratteristiche individuali delle persone e nel 1956 nasce la Human Factors and Ergonomics Society, per adattare ai lavoratori la progettazione di sistemi e di attrezzature.
Tra il 1960-70 negli Stati Uniti, David Norman è il primo a dare finalmente importanza ai principi di compatibilità tra stimoli da elaborare e apparato percettivo (= ergonomia cognitiva). Si afferma in Europa un principio di compatibilità che ha come obiettivo il miglioramento del collegamento spontaneo tra dispositivi e apparato congiuntivo umano: la CECA promuove ricerche e interventi ergonomici in campi d’azione specifici (carbone, acciaio) orientati sopratutto al miglioramento della salute fisica e alla prevenzione di veri e propri danni biologici, attraverso il miglioramento dell’igiene industriale. Si afferma quindi la prevenzione primaria tecnica, che modifica l’ambiente di lavoro per minimizzare il rischio.
Nello stesso periodo in Italia, si verificavano le prime tensioni sindacali che richiedevano un maggior coinvolgimento dei lavoratori per risolvere il disagio organizzativo industriale ed il problema delle crescenti morti sul lavoro. Il contributo di Ivar Oddone fu molto importante per il coinvolgimento dei lavoratori nello studio e nella soluzione dei problemi ergonomici in ambito industriale, in quanto fu il primo ad introdurre in azienda il concetto di gruppo omogeneo, ovvero lavoratori che condividevano le medesime conoscenze sul saper fare lavorativo, strumento utilissimo nelle strategie di prevenzione del rischio.
Man mano che la presenza degli strumenti informatici diventa sempre più preponderante nei processi produttivi, l’ergonomia si concentra sempre più sull’uomo, rispetto che sulla macchina, nella progettazione dei sistemi. Nei comparti produttivi di autovetture ed elettrodomestici si creano reparti dedicati “all’ergonomia del prodotto e alla progettazione” concentrata sull’utilizzatore e l’ergonomia diventa un plusvalore a livello di marketing.
Intanto, in Europa, si sedimenta grazie alla scuola Francese l’importanza di studiare i processi lavorativi e l’organizzazione del lavoro per ridurre/azzerare la frequenza di errori umani, che avrebbero potuto comportare il verificarsi di incidenti e infortuni: questi non vengono più intesi come disgrazie ma come disfunzioni latenti dell’interno sistema. La stessa visione viene ripresa da James Reason, con ricerche sull’errore umano: non si può più parlare de “l’uomo giusto al posto giusto”, come nel Taylorismo e nella vecchia concezione del lavoro. Nel 1961, a Roma e a Stoccolma, nascono la SIA e la IEA.
Dagli anni ottanta ad oggi, sia in Europa che in Nord America, si sono fatti progressi importanti:
- UK: Wilson e Corlett analizzano il lavoro che cambia e si evolve, invitando ad implementare tecniche di analisi dei sistemi di lavoro, coinvolgendo i lavoratori stessi.
- US: Donald Norman ribadisce la centralità del soggetto umano nella progettazione e nella gestione tecnologica, sottolineando l’importanza della progettazione non solo hardware ma anche software: l’ergonomia amplia il suo campo d’azione a tutti i campi delle attività umane, preferendo agli interventi corretti gli interventi “di concezione”, più efficaci come fattore di innovazione, sia per i processi che per i prodotti.
- FR: Alphonse Charles, considerato il padre dell’ergonomia, sottolinea l’importanza dell’attenzione al fattore umano nelle attività lavorative, che viene inteso non come elemento di disturbo, ma vera e propria sfida fatta di stimoli positivi per il lavoratore.
Oggi, in seguito al contributo di personaggi grandissimi, l’ergonomia è una vera e propria filosofia che contempla svariate discipline. Il concetto può essere fatto risalire a Platone, in quanto la salute è accordo di tutto l’insieme, e non semplice assenza di malattia: l’ergonomia concentra più discipline e più competenze professionali, di area biomedica, politecnica, psico-sociale.
Ergonomia in Italia
È proprio nel nostro paese che l’ergonomia ha visto gli sviluppi più importanti e significativi, grazie al contributo di figure molto importanti.
Alfonso Olivetti
Imprenditore, mise in pratica la sua consapevolezza che un’impresa per funzionare ed essere profittevole non può essere disgiunta dal progetto sociale capace di mettere al centro dell’attenzione l’uomo e non la macchina: si impegnò a realizzare una fabbrica a misura d’uomo, facendo tesoro della sua esperienza nell’azienda paterna, per rendere meno rischioso l’approccio uomo-macchina. Il suo sogno era il capitalismo dal volto umano.
Sostenne inoltre l’approccio multidisciplinare che alla progettualità ingegneristica affiancava la progettualità psicologia per concepire il lavoro in modo razionalmente umano: la sua azienda fu la prima a costruire isole dove un gruppo di operai erano in grado di montare, costruire e riparare il prodotto finito o una parte completa, al posto della classica linea di montaggio, aderendo ad un modello di uomo reale e non robotico tayloriano.
Fu l’esempio di come capitale e lavoro potessero coniugarsi e, insieme ad altri, di come la psicologia e la sociologia del lavoro potessero contribuire ad evitare l’uomo robotizzato, messo a rischio di ledere il proprio benessere psicofisico: era convinto che una maggiore produttività fosse legata a una buona motivazione del personale e alla sua partecipazione nella vita aziendale. Dimostrò di non sbagliarsi, con una crescita di produttività del 500% in meno di 10 anni ed un volume di vendite aumentato del 1300%.
Francesco Novara
Facendo tesoro di conoscenze sia mediche che psicologiche diede un contributo importante per l’organizzazione del lavoro nell’azienda di Olivetti: recepiva l’importanza degli aspetti emozionali del lavoro. A suo parere la ricerca l’appagamento sul lavoro è la base della consapevolezza professionale, che si riflette positivamente sia sulla vita lavorativa che extralavorativa.
È considerato un maestro nelle scienze umane contemporanee per aver contribuito alla ricerca organizzativa del lavoro. Con lui lavorava Luciano Gallino, che era l’anima razionale dell’azienda. Insieme, integravano l’approccio psicologico alla sociologia del lavoro.
Teorizzò alcuni importanti concetti sull’organizzazione del lavoro:
- Tutte le organizzazioni devono ricorrere a mezzi adeguati per perseguire i propri fini. L’efficacia economica è quindi indispensabile per l’esistenza dell’impresa ma non deve esserne il fine ultimo.
- Separare l’aspetto economico da quello sociale in un’impresa la rende autoreferente e la aliena. In questo modo la si intende come fine e non come mezzo.
- Non è possibile separare nettamente l’esistenza collettiva “alienata” nel lavoro dall’esistenza individuale “creativa” da vivere nel tempo libero, perché la prima ha effetti sulla seconda.
Liberare il lavoro equivale a mettere a punto un’organizzazione che ne tolga la costrittività e consenta ai lavoratori di farlo proprio, acquisendo la consapevolezza che le organizzazione lavorative non possono essere evitate in una società fatta di organizzazioni: il lavoro organizzato non deve per forza di cose essere disumano e può dare possibilità di espressione e di sviluppo alle facoltà umane.
Antonio Grieco
Diede un contributo importante allo sviluppo della medicina del lavoro, sia a livello nazionale che internazionale. Fu tra i primi a credere nell’ergonomia e nel 1964 costituì l’associazione ergonomica italiana, poi confluita nella SIE nel 1969.
Definiva l’ergonomia una tecnica multiforme, utile per analizzare e progettare procedure antropocentriche in sistemi semplici o complessi, utilizzando concetti e metodi che provenivano dalla politecnica, dalla biomedica e dal sociale. Era convinto che gli interventi ergonomici dovessero basarsi su 3 principi: visione globale degli obiettivi da raggiungere, l’interdisciplinarità degli approcci metodologici e la partecipazione dei clienti a cui i prodotti sono destinati.
Per lui e per i suoi collaboratori il terreno di sperimentazione dell’innovativo concetto di ergonomia era la fabbrica, dove era necessario affrontare tematiche che la medicina del lavoro aveva fino ad allora spesso trascurato, come la fatica muscolare negli arti superiori dovuta alle attività ripetitive, la valutazione del costo energetico delle singole operazioni, lo studio dello stress termico e la distribuzione delle informazioni nello spazio e nel tempo. Con la progressiva informatizzazione dei posti di lavoro, negli anni ’70 sollecito i primi studi sulle caratteristiche dei posti di lavoro attrezzati con i videoterminali.
Fondò la Consulta interassociativa italiana per la Prevenzione (CIIP), costituita da associazioni che operavano per la prevenzione sia a livello pubblico che privato e che veniva consultata sistematicamente sia dal ministero che dalle commissioni parlamentari di indagine sulla salute e sicurezza sul lavoro. La SIE ricopre quindi un ruolo importante nell’evoluzione della ricerca scientifica e nello sviluppo e diffusione della cultura delle prevenzione.
Ivar Oddone
Medico, professore e ricercatore dell’università di Torino, negli anni ’70 sostenne le lotte di emancipazione degli operai tornesi. Mise le sue conoscenze e capacità organizzative al servizio della battaglia per la salute sui luoghi di lavoro: il problema della nocività dell’ambiente lavorativo non stia nella semplice denuncia delle situazioni di rischio. Era necessario progettare ergonomicamente i posti di lavoro, così che non avessero conseguenze sulla salute delle persone sia a livello fisico che mentale. I lavoratori dovevano essere i grado di esprimere al massimo le proprie capacità produttive, in quanto esseri pensanti e non macchine. Quello di “adattare il lavoro all’uomo” fu un concetto fatto proprio dal movimento sindacale italiano molto più che in ogni altro paese.
Il concetto di non delega impone di non delegare al medico di fabbrica la gestione della salute, ma di coinvolgere lavoratori esperti che possono insegnare al medico onesto e competente dove sono i punti critici per quei gruppi omogenei costituiti da lavoratori che operano nelle stesse condizioni di lavoro che sono in grado di conoscere a fondo le condizioni di lavoro e di salute loro e dei loro compagni. Il medico deve imparare dall’enorme esperienza di vita reale del lavoratore.
La sua dispensa sull’ambiente di lavoro è diventata un classico attorno al quale si sono costruite moltissime lotte di miglioramento, non solo per le informazioni contenute ma per come il saper fare è stato trasferito, non semplicemente comunicato: ha inventato la tecnica delle istruzioni al sosia, dove il lavoratore esperto immagina di spiegare ad un suo sosia come comportarsi per poterlo sostituire nel lavoro, permettendo la costruzione di una descrizione completa e dettagliata dei piani di comportamento professionale dei singoli lavoratori esperti.
È stato lui ad insegnare che gli incidenti sul lavoro non sono una fatalità e che solo attraverso un’analisi dei fattori di rischio tali eventi possono essere ridotti con una prevenzione efficace. Vedeva la necessità che ogni condizione oggettiva dell’organizzazione del lavoro fosse misurata sugli effetti reali che provocava nel lavoratore sul piano fisico e psicologico.
Ergonomia e biomedica
L’ergonomia è particolarmente interessata alla biomedica e all’antropometria, per l’analisi dei problemi di movimento e postura sul lavoro e dei rischi conseguenti la salute dell’apparato muscolo-scheletrico. A partire dal XVII secolo la teoria meccanica fu applicata anche al corpo umano, inteso come sistema biologico o struttura fisiologia sottoposta a sollecitazioni statiche e dinamiche.
Dal 1700 ad oggi, moltissimi scienziati hanno contribuito al progresso della biomeccanica che, secondo le teorie del Controllo Motorio, persegue anche l’apprendimento di movimenti e posture.
Stephen Pheasant è degli studiosi più apprezzati a livello internazionale a cui l’ergonomia riconosce il grande merito di aver creato un compendium di dati riguardanti le dimensioni umane, citato e adottato in quasi tutti i progetti ergonomici. È un database antropometrico che ha contribuito a migliorare il design di attrezzature, utensili e artefatti destinati alla vita quotidiana. Fu anche uno dei primi specializzati nella valutazione del danno muscoloscheletrico correlato al lavoro, inclusi il back pain e le lesioni da sforzi ripetitivi.
Melchiorre Massali, intorno agli anni ’70, avviò degli studi molto significativi nel campo dell’ergonomia, che portarono alla pubblicazione dei risultati della più massiccia campagna di rilevamento delle misure antropometriche della popolazione italiana “L’Italia si misura”. Contribuì, di fatto, insieme ad Olivetti alla progettazione di una migliore abitabilità sia delle vetture che dell’arredo d’ufficio.
Francesca Pregnolat contribuì, grazie a ricerche antropologiche sugli spazi di lavoro aziendali, a c
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