Economia politica II
L’economia mondiale è caratterizzata da profondi divari tra i livelli di sviluppo dei Paesi: per quali motivi alcuni paesi diventano ricchi e altri rimangono poveri? Perché in uno stesso paese si alternano fasi di espansione ed altre di rallentamento della crescita o di recessione? Queste domande riguardano il cosiddetto lungo periodo.
Inoltre, nel corso di mesi o di anni si possono verificare fluttuazioni della domanda aggregata che determinano situazioni di eccessiva pressione sull’offerta potenziale, alternate a situazioni di parziale inutilizzo dei fattori produttivi.
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La macroeconomia è il ramo dell’economia politica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme e delle variabile aggregate.
Obiettivi e vincoli
Per il corretto funzionamento del mercato è necessario l’intervento dello Stato, a cui sono affidati due compiti fondamentali:
- Creare un quadro di riferimento istituzionale all’interno del quale l’azione dei singoli soggetti economici si possa svolgere liberamente nel rispetto di regole per tutelare i diritti umani e civili delle persone e a garantire la concorrenza tra le imprese.
- Cercare di sopperire alle lacune del mercato correggendone eventuali errori.
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Questo secondo compito è affidato alla politica economica, la quale persegue i seguenti obiettivi:
- Piena occupazione dei fattori produttivi, in particolare della forza lavoro.
- Sviluppo economico: esso può essere inteso come:
- Un processo di incremento costante della capacità produttiva del sistema con conseguente ampliamento sia della quantità sia della varietà dei beni prodotti, crescita economica.
- Un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Il perseguimento di tali obiettivi è sottoposto a 3 vincoli principali:
- Stabilità dei prezzi.
- Equilibrio del bilancio della Pubblica Amministrazione. Questi tre vincoli possono essere sintetizzati con l’espressione “stabilità monetaria, interna ed esterna”.
- Pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti, la bilancia dei pagamenti è il conto che in ciascun paese registra i movimenti di merci, servizi, trasferimenti e capitali da e verso il resto del mondo.
- Altri vincoli, equa distribuzione del reddito, tutela del patrimonio artistico ecc.
I tre principali oggetti dello studio della macroeconomia sono:
- La crescita economica, nei prossimi capitoli utilizzeremo tre modelli, ciascuno dei quali è riferito ad un determinato orizzonte temporale e ci consente pertanto di affrontare in modo approfondito ciascun oggetto della macroeconomia.
- L’inflazione.
- La disoccupazione.
Trend e ciclo economico
I paesi che negli ultimi due secoli hanno adottato l’economia di mercato come forma di organizzazione del proprio sistema produttivo hanno registrato una crescita di lungo periodo, la quale non ha avuto un andamento regolare e costante, ma è caratterizzata da frequenti fluttuazioni del prodotto interno.
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Si definisce “ciclo economico” l’alternarsi di fasi di espansione, ripresa, e di contrazione, recessione, del prodotto reale rispetto alla sua tendenza di crescita, trend, di lungo periodo.
- In prossimità del punto di massimo di un ciclo: la domanda è particolarmente elevata rispetto all’offerta potenziale, stimolando di conseguenza l’inflazione.
- In prossimità del punto di minimo di un ciclo: la domanda è bassa e genera quindi disoccupazione.
La linea più scura rappresenta il trend del PIL reale, ossia l’andamento che esso assumerebbe se i fattori produttivi fossero pienamente impiegati.
Osservando l’immagine sovrastante, possiamo notare che nel corso del tempo il PIL varia: aumenta la disponibilità di risorse, poiché la popolazione cresce, le imprese acquistano materiali e aumenta il patrimonio di conoscenze: il sistema economico può quindi produrre più beni e servizi, generando di conseguenza un incremento del trend del PIL.
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La produzione tuttavia non si trova sempre al livello del PIL, ovvero al livello corrispondente al pieno impiego dei fattori produttivi: essa oscilla intorno al trend, poiché durante i periodi di ripresa il livello di impiego dei fattori produttivi cresce e ciò fa sì che la produzione aumenti, mentre durante i periodi di recessione la disoccupazione aumenta e viene prodotta una quantità di beni e servizi inferiori a quella che si potrebbe ottenere utilizzando appieno le risorse e le tecnologie disponibili.
Nella figura, la linea ondulata indica questi allontanamenti del prodotto interno dal suo trend, o prodotto potenziale, i quali vengono definiti “gap di produzione”.
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Il Gap di produzione rappresenta la differenza tra la produzione corrispondente al pieno impiego delle risorse disponibili, prodotto potenziale, e la produzione effettiva. = − .
- Nei periodi di recessione il gap di produzione aumenta: una quantità di risorse rimane inutilizzata e la produzione effettiva scende al disotto di quella potenziale.
- Nei periodi di espansione il gap di produzione si riduce fino a diventare addirittura negativo: un gap di produzione negativo indica che nel sistema economico esiste sovraoccupazione, si sta facendo ricorso agli straordinari ed il tasso di utilizzazione degli impianti è superiore alla norma.
Inflazione e ciclo economico
L’andamento dell’inflazione è inversamente proporzionale ai gap di produzione: se per periodi di tempo piuttosto lunghi si registra un basso livello di domanda aggregata, il tasso di inflazione tende a diminuire.
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Tre modelli per tre orizzonti temporali
Breve periodo
Nel breve periodo si suppone che la capacità produttiva e i prezzi siano dati, ovvero fissi. Proprio per il fatto che i prezzi sono fissi, sarà presente disoccupazione.
L’obiettivo del modello è spiegare i fattori che determinano il livello del prodotto, PIL effettivo, il grado di utilizzo della capacità produttiva, il livello dell’occupazione, e quindi anche il tasso di disoccupazione.
Nel breve periodo consideriamo fisso il prodotto potenziale, poiché per aumentare la capacità produttiva del capitale, è necessario prima progettare e poi realizzare gli investimenti, e ciò richiede tempo. La capacità produttiva nel breve periodo non può quindi adeguarsi alle variazioni della domanda.
I prezzi invece sono rigidi, fissi, poiché essi sono strettamente legati ai costi, soprattutto alle retribuzioni di lavoro e queste ultime sono di norma oggetto di contratti a medio termine, che sono difficili modificare nel breve periodo.
Inoltre, le imprese stabiliscono i prezzi anche sulla base altre variabili come l’elasticità della domanda dei loro prodotti al reddito e ai prezzi: cambiare continuamente i prezzi a fronte di qualsiasi variazione della domanda sarebbe pertanto controproducente e presenterebbe il rischio di perdita della clientela.
Medio periodo
In questo modello si mantiene l’ipotesi della capacità produttiva data, per semplicità, ma si ammette la possibilità che con il passare del tempo prezzi e salari diventino flessibili.
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Se pertanto la domanda aggregata eccede il livello del prodotto potenziale, si avrà inflazione, mentre nel caso opposto prezzi e salari dovrebbero cadere.
Si sono tuttavia osservati casi di inflazione anche in presenza di un certo tasso di disoccupazione; questo si può spiegare in due modi:
- 1- Presenza di imperfezioni nel mercato del lavoro che rendono difficile un perfetto incontro della domanda con l’offerta di tale fattore produttivo: ad esempio, in presenza di una segmentazione geografica del mercato, nord e sud Italia, o una segmentazione professionale, scarsità di tecnici e abbondanza di laureati in materie letterarie. In questo caso un tasso di disoccupazione che può essere definito “frizionale” è inevitabile.
- 2- Conflitto distributivo che coinvolge lavoratori e datori di lavoro: richieste di aumenti salariali possono manifestarsi in fase di contrattazione anche in presenza di disoccupazione. Gli aumenti salariali saranno poi scaricati sui prezzi e genereranno così nuove rivendicazioni salariali per la difesa del potere d’acquisto: si metterà quindi in moto una spirale inflazionistica che sarà tanto più rapida quanto minore è il tasso di disoccupazione e quindi quanto maggiore è il potere contrattuale dei lavoratori.
Lungo periodo
Il comportamento del sistema economico nel lungo periodo è oggetto di analisi da parte della “teoria della crescita”.
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Si chiede in che modo l’accumulazione di capitale e il progresso tecnologico facciano crescere il tenore di vita della popolazione.
Il lungo periodo è un periodo di tempo sufficientemente lungo perché la capacità produttiva possa aumentare i prezzi e i prezzi ed i salari raggiungono il livello di equilibrio compatibile con il pieno impiego dei fattori produttivi, non vi è disoccupazione.
Contabilità nazionale
In un'economia nel suo insieme, il reddito deve essere uguale alle spese, poiché:
- Ogni transazione ha un acquirente e un venditore.
- Ogni dollaro di spesa di un acquirente è un dollaro di reddito per un venditore.
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Esiste sempre una perfetta identità contabile tra PIL come spesa aggregata e PIL come reddito aggregato. +
Il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese in un determinato periodo di tempo i costi della pubblica amministrazione.
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- " …”: poiché la produzione è valutata ai prezzi di mercato.
- " . . ": poiché viene registrato solamente il valore dei beni finali. I beni usati ed i beni intermedi non vengono registrati. I beni intermedi sono quei beni che servono per produrre altri beni.
- " … ": fa riferimento ai beni e servizi attualmente prodotti, non a transazioni che riguardano beni prodotti in passato. Se acquisto un oggetto prodotto nel 2015, esso andrà a fare parte del PIL del 2015.
- ′" … ": il PIL misura il valore della produzione all'interno dei confini geografici di un paese.
- " … ": il PIL misura il valore della produzione che si svolge entro un determinato intervallo di tempo, di solito un anno o un trimestre.
Il PIL pro capite rappresenta il PIL a persona.
Flusso circolare del reddito
Flusso circolare del reddito: questo diagramma spiega l’uguaglanza tra il reddito e la spesa.
In un sistema economico, gli input dal lato della produzione, lavoro e capitale, vengono trasformati in prodotti, ovvero in componenti del PIL.
Il lavoro ed il capitale vengono definiti “fattori produttivi” ed i redditi percepiti da tali fattori vengono definiti “remunerazione dei fattori produttivi”.
Immaginiamo un sistema economico molto semplice, senza rapporti economici con altre economie e senza Stato.
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Gli operatori economici di quest’economia sono raggruppati in due blocchi: famiglie ed imprese.
Chiameremo i beni di consumo e di investimento “beni finali”, in contrapposizione con i “beni intermedi”, cioè alle materie prime e ai semilavorati che saranno poi incorporati nei beni finali.
La produzione viene realizzata in unità chiamate “imprese”: possiamo immaginare esse come verticalmente integrate, ovvero producono al loro interno tutti i beni e servizi intermedi di cui hanno bisogno, cosicché acquistano all’esterno soltanto i servizi lavorativi delle famiglie, pagando in cambio di salari.
Con i servizi dei fattori produttivi le imprese realizzano la produzione con lo scopo di venderla alle famiglie. Le famiglie acquistano i beni e i servizi prodotti con i redditi che hanno percepito dalle imprese ed il ciclo ricomincia.
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La rappresentazione di questo processo è riportata nel “flusso circolare del reddito”:
- All’interno del mercato dei fattori produttivi: le famiglie cedono alle imprese servizi lavorativi, flusso reale, ottenendo in cambio del reddito, flusso monetario. Il valore dei servizi produttivi ceduti alle imprese è esattamente uguale ai redditi monetari percepiti dalle famiglie.
- All’interno del mercato dei beni e servizi: le imprese vendono alle famiglie i beni finali, flusso reale, in cambio di un flusso monetario, spesa delle famiglie. Il valore dei beni e servizi prodotti è esattamente uguale alla spesa delle famiglie.
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Alla fine del processo la moneta è ritornata nella disponibilità delle imprese ed esse la utilizzano per iniziare un nuovo ciclo di produzione.
Consideriamo adesso lo schema di flusso circolare del reddito di un’economia aperta: oltre alla famiglia ed alle imprese, aggiungiamo:
- Il “resto del mondo”, scambi con altre economie, → aggiungiamo poi un ulteriore mercato: “mercato finanziario”.
- La “politica fiscale”, attività economica dello Stato.
Attività economica dello Stato
Le entrate del bilancio dello Stato sono costituite da 3 voci: imposte dirette, contributi sociali ed imposte indirette.
Le uscite dello Stato possono avvenire:
- Acquistando beni e servizi finali da imprese private per metterli a disposizione dei cittadini, vaccini, costruzione di strade ecc., o producendoli direttamente con il suo personale inquadrato in unità operative specializzate, servizi ospedalieri, istruzione, polizia ecc.
- Trasferendo a determinate categorie di cittadini e sulla base di requisiti prestabiliti delle somme in denaro, pensioni, borse di studio ecc.
Scambi con altre economie
Per quanto riguarda l’apertura dell’economia a scambi con altre economie:
- Sul mercato dei fattori produttivi le unità di produzione possono domandare i servizi dei fattori produttivi di cui hanno bisogno anche alle famiglie estere, dando in cambio la rispettiva remunerazione.
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Questo flusso di denaro costituisce una sottrazione dal flusso circolare del reddito poiché si tratta di moneta che esce dal circuito produzione-reddito. Anche le famiglie nazionali possono decidere di cedere servizi dei fattori produttivi che posseggono a imprese estere, ricevendone in cambio i rispettivi redditi. Questi redditi da imprese estere costituiscono invece un’aggiunta al flusso circolare del reddito, poiché aumentano i redditi a disposizione delle famiglie nazionali.
- Le famiglie possono acquistare beni e servizi all’estero, e le famiglie estere possono acquistare beni e servizi in Italia.
- Gli operatori nazionali possono finanziare imprese e stati esteri acquisendone i relativi titoli, e gli operatori esteri possono finanziare imprese e Stato della nostra economia.
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Si creano così due flussi monetari, uno in uscita dal paese ed uno in entrata: il saldo tra questi due flussi costituisce l’indebitamento o l’accreditamento verso l’estero, si avrà un indebitamento se il flusso proveniente dall’estero è superiore al flusso in uscita, altrimenti si avrà un accreditamento.
Ottenuti i redditi e pagate le imposte ed i contributi sociali allo Stato, le famiglie decidono quale parte di denaro destinare al consumo e quale destinare al risparmio:
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- − La spesa per consumi delle famiglie sarà diretta in parte ad acquistare beni e prodotti all’interno del paese e in parte ad acquistare beni di consumo prodotti dal resto del mondo.
- − Con la parte di reddito risparmiata le famiglie acquisteranno strumenti finanziari, depositi bancari, azioni ecc., emessi dalle imprese o dallo Stato per ottenere dei redditi, interessi e profitti.
Misurazione del PIL
- Nel calcolo del PIL si considerano solo i beni e i servizi finali, al fine di evitare errori di doppia contabilizzazione. Infatti, non sarebbe corretto includere nel PIL sia il prezzo finale di un’automobile sia il valore degli pneumatici che la casa costruttrice ha acquistato e montato sull’auto: i componenti delle automobili che vengono venduti alle case costruttrici sono beni intermedi e, in quanto tali vanno esclusi dal calcolo del PIL.
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Proprio per evitare errori, al fine del calcolo del PIL, si fa riferimento al “Valore aggiunto”: in ogni fase della produzione di un bene, ai fini del calcolo del PIL, si considera solamente il valore aggiunto a quel bene in quella fase.
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Il PIL è dato dalla somma dei valori aggiunti di tutte le unità produttive.
- Nel calcolo del PIL non si prendono in considerazione gli scambi di prodotti preesistenti, all’interno del PIL non vengono incluse le compravendite degli immobili costruiti in anni precedenti.
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Il PIL indica quindi il valore della produzione corrente.
()
Il PIL è dato dalla somma:
()
- Del consumo ().
- Degli investimenti ().
- Degli acquisti governativi ().
- Delle esportazioni nette.
Dunque, per poter effettuare una corretta misurazione del PIL, è necessario fare riferimento:
- (): Ai Consumi rappresenta la spesa delle famiglie in beni e servizi, ad eccezione degli acquisti di nuove abitazioni.
- (): Agli investimenti rappresenta la spesa in attrezzature di capitale, inventari e strutture, compresi i nuovi allo
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