Diritto privato dell'UE e diritto attuale
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Diritto attuale, ma soprattutto volto al domani in continua evoluzione. È un, in quanto. Non vi è un codice civile consolidato nel tempo: ogni anno cambia, spesso anticipando quelle che saranno le regole del diritto interno mediante norme di recepimento.
Si trattano grandi temi sociali. Per esempio, il riconoscimento del diritto di adottare delle coppie omosessuali ha derivazione europea, lo stato italiano non può opporsi all'evoluzione imposta dall'UE. Sentenza CdG: l'Inghilterra non prevedeva la pensione di reversibilità per il coniuge. La coppia: l'uomo è diventato donna. Secondo il diritto inglese non si può modificare i registri dello stato di nascita: registrato come uomo, non poteva diventare donna, e non aveva diritto alla pensione di reversibilità.
L'UE si occupa anche del riconoscimento dei diritti. La CdG: la norma inglese è errata.
Gli avvocati si trovano a lavorare con regole di provenienza UE, il che implica una serie di principi e regole che cambiano continuamente: cambia il modo di interpretare e applicare il diritto. Il diritto statale deve essere interpretato in conformità anche del diritto europeo (principio di interpretazione conforme).
Mercato unico, contratti e consumatori
Sul mercato unico & contratti: il mercato unico e i diritti del consumatore sono una conquista della politica che ha avviato l'UE. Solo da poco tempo questi diritti sono riconosciuti. Nuovi diritti che entrano nel nostro ordinamento, cambiano i diritti (di cui bisogna avere consapevolezza) e i doveri.
(Apple: azione legale per vedersi riconosciuta la garanzia del prodotto venduto)
“Consumerism”
- Caratteristiche generali dei contratti
- Strumenti giuridici predisposti, interventi verticali
- Responsabilità del produttore: criteri armonizzati per garantire forme di risarcimento danni causati dai prodotti acquistati dai consumatori
- Strumenti a tutela del consumatore: tutela di tipo stragiudiziale, senza fare ricorso al giudice, e quindi senza la necessità di sborsare denaro e perdere tempo
- ADR: modalità alternative di risoluzione delle controversie
- Prima di attivare il diritto davanti al giudice deve tentare una mediazione stragiudiziale
Antitrust e concorrenza
Sull'antitrust: “diritto a tutela della concorrenza”.
A differenza del diritto privato UE, il diritto antitrust è un diritto generalmente comunitario, uniforme a livello UE, uguale in tutti gli stati membri.
Questo diritto è la cornice entro la quale avvengono le dinamiche del mercato, in cui le imprese devono poter concorrere nel mercato alle stesse condizioni. Valori della libera concorrenza delle imprese e del mercato.
Disciplinare il potere di mercato.
- L'art. 101 TFUE vieta le intese restrittive della concorrenza: somma di distinti poteri di mercato tali da influenzare il mercato
- L'art. 102 TFUE abuso di posizione dominante: un soggetto singolo ha un potere tale da influenzare le condotte.
- Uso del potere in modo da influenzare le condotte del mercato stesso
Metodo e interpretazione
Sul metodo: fondamentale capire il perché di una regola, presupposti e conseguenze di essa, capire se vi è corrispondenza fra il diritto nazionale e il diritto comunitario. Il diritto privato nazionale è estremamente più complesso di quando vi era solamente il codice civile, adesso vi sono regole contenute nelle direttive, nelle sentenze (la CdG di fatto crea nuove regole, come in un paese di common law).
Diritto privato dell'UE
Diritto privato dell'UE: regole che riguardano i rapporti fra privati contenute.. dove?
- Regolamenti: direttamente e immediatamente applicabili (marchio, società europea, Geie, concorrenza e pochi altri) - poche regole
- Direttive (tante): avente efficacia verticale, ossia il giudice deve applicare la direttiva quando prevede diritti che lo stato non ha ancora attuato, ma che ha come controparte lo stato stesso
La direttiva (non attuata o attuata male) può avere determinati effetti anche tra privati, quindi anche nei rapporti orizzontali, grazie al principio elaborato dalla Corte di Giustizia: principio dell’interpretazione conforme.
Sentenza Concolsom.
I giudici nazionali devono interpretare il proprio diritto alla luce della direttiva e del diritto comunitario nel suo insieme anche se essa non è stata attuata.
Esempio: se una direttiva dicesse entro 30 settembre tutti gli stati devono introdurre la regola per cui ci recede dal contratto ha diritto a 100, se il nostro stato non avesse attuato la direttiva, il cittadino potrebbe comunque rivolgersi al giudice. Il giudice potrebbe quindi, in assenza di norme contrarie, le norme sul recesso possono essere interpretare in modo conforme il diritto nazionale.
Se l'interpretazione conforme non è possibile in quanto vi è una norma in contrasto, il giudice potrebbe dire: il diritto nazionale è interpretabile in modo conforme alla direttiva. Se invece dice che vi è una norma in contrasto (andrebbe a modificare il diritto nazionale), il cittadino privato deve chiedere allo stato il risarcimento del danno.
- Direttive solo se il diritto nazionale può essere interpretate in modo conforme
- Se non è possibile, risarcimento del danno
La direttiva può essere soggetta a una possibile interpretazione, non occorre sia formalmente attuata.
Attraverso l'interpretazione conforme, nell'ordinamento possono entrare direttive mai attuate (raro), attuate in modo impreciso o non chiare: il giudice deve interpretare in modo conforme. Qualora essa contenesse punti oscuri o non trattati la Corte di Giustizia interpreta la direttiva: vi è costante attività di controllo di corrispondenza fra la norma di attuazione e la direttiva stessa, controllo fatto dal giudice. Oggetto di controllo di corrispondenza anche dopo l'attuazione.
TFUE e norme applicabili
TFUE (Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea):
- Norme sull'antitrust che si applicano direttamente: artt. 101 e 102, regole privatistiche → nullità degli accordi fra imprese che violano la concorrenza, e abuso di posizione dominante
Altre norme che indirettamente servono per creare regole privatistiche: la regola sulla libera circolazione dei capitali è fonte di una serie di regole poste dalla CdG che quando le applica modifica anche il nostro ordinamento, per esempio modifica il codice civile. Esempio: sentenza AEM:
Il nostro CC prevedeva all'art. 1449 fino a due anni fa che un ente pubblico che ha partecipazioni in una società poteva nominare quanti amministratori voleva. Il comune di Milano aveva una partecipazione nella municipalizzata AEM, e inserisce nello statuto che la maggioranza degli amministratori vengono nominati dal comune di Milano. Alcune associazioni di consumatori vanno dal giudice per sospendere il procedimento e sentire cosa dice la CdG. Questa disposizione del CC che permette al comune di avere il controllo della società (senza neanche la >) attraverso gli amm.tori indipendentemente dal numero delle quote danneggia gli altri azionisti, che si ritrovano ad avere azioni senza la possibilità di intervenire sulla nomina degli amministratori: è contro la libera circolazione dei capitali.
Quella azione posseduta dal cittadino normale nel mercato vale meno di una che insieme ad altre permettere di influire sulla scelta degli amministratori.
La CdG gli ha dato ragione: l'art. 56 TFUE deve essere interpretata (ecco l'interpretazione conforme.) nel senso che esso osta a una disposizione nazionale come questa, quando questo potere di controllo non è proporzionato alla quota di capitale. → limitazione alla circolazione del capitale. L'attuale 1449 CC: proporzionale alla quota di capitale sociale.
Questa regola è stata modificata da un'interpretazione della CdG che ha utilizzato il principio della libera circolazione dei capitali per correggere una norma nazionale del CC. → la CdG fa proprio un principio espresso nel TFUE.
Rapporti fra privati
Regole che disciplinano i rapporti fra privati:
- Fra due persone fisiche
- Fra persone giuridiche/imprese
- Fra persona giuridica/impresa/persona fisica professionista (il professionista è una ampia categoria a sé, un'attività imprenditoriale per l'UE: sia avvocato che SPA)
- Persona giuridica/impresa e persona fisica/consumatore
Sentenza Santurel e vendite online
Sentenza SANTUREL: vendite online. La direttiva: è possibile il recesso entro 7 giorni per il consumatore.
Il legislatore belga, recependo la direttiva ha aggiunto qualcosa di più per maggiore protezione: non si può richiedere al consumatore alcun acconto o pagamento prima che sia decorso il termine per recedere al contratto. Questo perché: se il consumatore paga online e poi decide di recedere è difficile recuperare i soldi, qualora la controparte tergiversa: i costi sono alti.
L'impresa Santurel aveva rispettato la regola ma inserito nel sito: si prega di lasciare gli estremi della carta di credito (che sarà utilizzata fra una settimana ma lasciatela).
L'autorità belga che controlla le imprese se ne è accorta su segnalazioni di consumatori e condannato la Santurel per aver violato la legge: avendo gli estremi, il cittadino non ha la garanzia che la somma non sarà percepita; se il cliente non paga alla scadenza, come faccio a “corrergli dietro”? C'è il rischio di perdere la somma. L'autorità ha respinto l'obiezione, e ha condannato.
La Santurel ha fatto ricorso, rinvio pregiudiziale in Corte di Giustizia, la quale emana una sentenza che ricava regole privatistiche indirettamente dagli articoli del trattato.
L'art. 29 del Trattato (ora 35) sono vietate fra gli stati membri le restrizioni quantitative allo scambio di merci e le misure equivalenti. Sembra una norma neutrale, ma può avere valenza privatistica.
Massima: l'art. 29 non osta a una normativa nazionale che vieta nell'ambito di vendita transfrontaliera di esigere pagamenti prima della scadenza, però osta a che in applicazione di tale normativa belga sia vietato di richiedere la carta del consumatore.
Questo perché: il fatto che l'impresa richieda il numero della carta non significa che vada a riscuotere la somma.
Non permettere di richiedere la garanzia limita il commercio fra gli stati, le vendite online fra stato e stato: l'operatore belga avrà difficoltà, e il commercio fra stati diversi diventerà per l'operatore belga molto più difficile, il che è una misura di effetto equivalente. Il rilascio del numero della carta di credito è pienamente valido.
Effetti del diritto privato comunitario sul diritto privato nazionale
Nuove nozioni
- “Abuso di posizione dominante” (art. 102 TFUE): regole uguali per tutti, in quanto regole del Trattato.
Si intende l'analoga nozione nazionale contenuta nella legge antitrust nazionale (dal 1990), in quanto il legislatore del 1990 non essendoci alcuna tradizione giuridica, ha copiato le disposizioni del Trattato.
Nel nostro ordinamento un'impresa che abusa della propria posizione dominante sul mercato nazionale viola una norma nazionale.
- “Aiuto di stato”: ogni esborso o mancato incasso che avrebbe in assenza di aiuti (aliquote più basse, mutui a tassi non di mercato, uscita dalle casse dello stato o una mancata entrata a favore dell'impresa).
Troviamo una nozione solo comunitaria. Questo è vietato dal diritto nazionale, fattispecie nella quale spesso però si cade (lo stato, le regioni, ecc. aiutano più o meno consapevolmente). C'è una questione di rapporti che coinvolgono i privati: se lo stato eroga l'aiuto che poi viene dichiarato illegittimo dalla Commissione, lo stato deve recuperarlo.
Ricordiamo le “quote latte” di qualche anno fa: alcuni produttori italiani di latte non avevano rispettato le quote latte stabilite dall'UE per ogni stato per mantenere un certo prezzo, il quale è sceso: vantaggio per chi non ha rispettato le regole. Le imprese danneggiate: abbiamo rispettato le regole, Commissione intervieni, e recupera il vantaggio economico, e restituiscilo.
- Alla fine molte imprese sono fallite: molte imprese che avevano avuto il vantaggio avevano investito: dovendo restituire la somma, non potevano più pagare i debiti.
- L'impresa che ha dovuto buttare il latte nel fiume e che hanno rispettato le regole chiedono allo stato di far pagare i danni alle altre imprese per non aver rispettato le regole: l'impresa che non ha avuto il vantaggio vuole il risarcimento.
- “Esaurimento del diritto”: nozione sconosciuta nel nostro ordinamento fino al 1990.
Una volta messo in circolazione un prodotto (p.e. coperto da brevetto) il titolare del brevetto non può opporsi alla sua circolazione. Il diritto di brevetto si esaurisce in parte (il titolare mantiene le royalties, ma non può opporsi alla rivendita), in quanto il mercato unico impone che non si spezzi il mercato in zone o stati.
Prima di formulare questo principio in materia di brevetti, marchi e diritti d'autore: la Bayer, titolare del brevetto di un medicinale vende in Spagna a 10 euro, in Italia poteva esserci un prezzo più alto per mancanza di concorrenza e si vende a 20, in Inghilterra dove c'è forte concorrenza 4 euro.
La compartimentazione del mercato permette all'azienda di ottenere il massimo in ogni paese per tenere artificialmente alto il prezzo laddove è possibile.
A un certo punto l'importatore che vende in Italia va in Inghilterra a comprare un camion di farmaci, è tornato in Italia e lo vende a prezzo minore. La Bayer lo cita in giudizio per violazione del contratto, e ha perso la causa.
Il risarcimento non è dovuto, e viene condannata per aver violato le regole della concorrenza: una volta messo in circolazione un prodotto nel mercato unico, il diritto di brevetto si esaurisce. Questo è stato codificato in una direttiva sui brevetti e poi esteso a marchi, IP, software, diventando una nozione anche nostra, che fa parte del nostro diritto nazionale in tema di brevetto e diritto d'autore.
- SRL unipersonale: sembra una contraddizione in termini, ma si chiama società.
Negli anni 90 la Commissione ha pensato di introdurre un modello di impresa che avesse il vantaggio della separazione fra patrimonio persone e patrimonio societario senza le difficoltà burocratiche, fra cui avere due soci. Avrebbero dovuto o restare piccolini o rischiare l'ingrandimento dell'azienda con l'intero patrimonio. Potevano o chiamarla o “azienda con patrimonio separato” sul modello del Portogallo oppure il modello francese della “società a responsabilità limitata”. Avendo di fronte le due possibilità che raggiungevano entrambe lo scopo, ha scelto il modello francese. È una società unipersonale. Ha il vantaggio di esserci:
- Separazione del patrimonio, responsabilità solo con il patrimonio della società
- Volendo far entrare soci non vi sono difficoltà (non sarà solo più unipersonale)
Fa bene all'economia francese. Introduciamolo in tutta Europa. L'Italia ha introdotto il modello, che era assolutamente sconosciuto.
- Consumatore: fino a pochi anni fa non vi era la nozione.
Mutamento delle nozioni che avevamo nel nostro ordinamento e che assumono un altro valore.
Nozioni che conoscevamo, che sono rimaste, ma di cui è cambiato il significato.
- Nozione di clausola vessatoria o abusiva, si trova in due testi.
Una è nel codice civile, e l'altra nel codice del consumo. Fino a poco tempo fa era solo nell'art. 1341 CC: poste in un contratto da una delle due parti dal predisponente sanciscono onerie obblighi a carico della controparte, e minori diritti (“vessano”). Sono valide sono se specificamente approvate per iscritto. Queste regole si applicavano sia fra i contratti fra imprese che fra imprese e consumatori. È stata poi introdotta una nozione diversa, a proposito del codice del consumo (recepisce la nozione comunitaria della direttiva 93/13 all'art. 33: si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio fra diritti e doveri derivanti dal contratto).
- Nuova nozione che abbiamo solo per i contratti fra imprese e consumatori
- La nozione vecchia: rapporti che non sono fra consumatori e imprese
Quindi è cambiata la nozione, ma ha un contenuto totalmente diverso in quell'ambito.
- Nozione di impresa:
L'art. 2082 (“l'imprenditore è colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi”) non coincide con la nozione comunitaria, la quale è molto più ampia fino a ricomprendere tutti i soggetti che con il loro comportamento influiscono sul mercato (anche le ONLUS, le associazioni che non svolgono uno scopo di raggiungere un vantaggio economico, ma in senso economico in senso ampio, in quanto “incidono sul mercato”).
Nel nostro ordinamento il professionista non può fallire, in quanto non sono imprese (per il 2082), ma secondo la nozione comunitaria sono imprese e quindi sottoposti alle regole rivolte alle imprese: rispettare le regole sulla concorrenza, sulla libera circolazione dei servizi, ecc.
- Controllo societario: fino a qualche anno fa la nozione del controllo si aveva nel codice civile alla vecchia formulazione all'art. 2359: una società ha il controllo di un'altra quando possiede più del 50% delle azioni o quote nell'altra società (50% + 1).
La nozione italiana è messa in crisi dalla nozione comunitaria che ha dovuto imporre
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