Il principio di relatività degli effetti dei trattati
Il principio di relatività degli effetti dei trattati vuol dire, principio fondamentale: che le norme che gli stati si sono dati esprimendo una propria manifestazione del consenso, vincolano gli stati che le hanno create.
Quindi un trattato ha piena efficacia tra le parti e non ha assolutamente efficacia nei confronti di stati terzi. Non possono essere opposte a stati diversi che non hanno sottoscritto: gli effetti sono inter partes.
Con il passare del tempo questi comportamenti generano una norma consuetudinaria che vincola tutti gli stati. In questo modo, quindi, il principio consensualistico è un principio fondamentale dell’ordinamento internazionale in base al quale una controversia fra stati può essere risolta solamente da un giudice internazionale con un consenso di entrambi gli stati.
Un’altra regola è l’immunità degli stati: nessun soggetto può convenire davanti un giudice dell’ordinamento interno una controversia che deve essere risolta a livello internazionale.
Le norme di conflitto
Le norme di conflitto. Si indica quale legge disciplina l’elemento di estraneità, per una questione di equità, a determinate fattispecie dovrebbe essere applicata la legge di uno stato che ha un collegamento più stretto quale la Legge 218 del 1995.
Esempio della legge 218/95
Vediamo un esempio della legge 218/95.
Tizio e Caia sono svizzeri però si sposano e vivono in Italia, lavoratori transfrontalieri, lavorano in Svizzera. La fattispecie non è quella prevista dal 29 c.2 perché hanno la stessa cittadinanza.
L’art. 29 c.1 disciplina il caso in cui abbiano la stessa cittadinanza, la legge dei rapporti personali è data dalla legge della loro cittadinanza quindi quella svizzera nel nostro esempio. Il nostro ordinamento dice che quello che conta è la cittadinanza, in questo caso gli obblighi di fedeltà ecc. sono regolati dalla legge svizzera.
Guardiamo un altro articolo fondamentale, l’art. 13 della legge 218/95, il quale disciplina che se una norma italiana rinvia a una legge straniera si applica la legge diversa ma nella sua totalità, quindi in questo caso tutto l’ordinamento svizzero, tutto l’ordinamento di diritto internazionale privato svizzero. Si applica la totalità dell’ordinamento straniero, anche tenendo conto delle norme di internazionale privato.
Il passo successivo è prendere visione della legge svizzera che all’art. 48 par.1 disciplina gli effetti del matrimonio che sono regolati dal diritto dello stato nel quale gli sposi sono domiciliati.
Le norme che regolano il matrimonio è in base all’ordinamento in cui sono domiciliati. La norma svizzera non si dice competente dei rapporti personali tra coniugi che si trovano all’estero. Bisogna applicare il criterio del domicilio e non della nazionalità.
L’art. 29 par. 1 è il criterio della comune nazionalità, quando però le nostre norme individuano le norme straniere bisogna vedere la totalità dell’ordinamento straniero. Se guardiamo il nostro caso si rinvia all’ordinamento svizzero che questo rinvia all’Italia. Ma se andiamo ad esaminare bene l’art. 48, gli effetti del matrimonio è lo stato in cui sono domiciliati.
L’art. 20 par.1 lettera a) svizzero dice che ai sensi della presente legge una persona fisica ha il domicilio in cui intende vivere e abitare stabilmente: quindi nel nostro esempio lo stato in cui risiedono con l’intenzione di stabilirsi. La Svizzera rinvia indietro all’ordinamento italiano come l’ordinamento compete a regolare i rapporti personali tra coniugi.
Il domicilio che ci dà il legislatore svizzero non coincide con la nostra nozione di domicilio. Il domicilio nel nostro ordinamento è il luogo nel quale un soggetto ha il centro dei propri affari e interessi, il concetto di domicilio svizzero è più come la nostra residenza perché c’è l’animus manendi e il profilo soggettivo.
Ma non è l’unica funzione: le norme di diritto internazionale privato risolvono i conflitti tra giurisdizioni e regolano le condizioni per riconoscere atti e provvedimenti stranieri.
Quando più stati sono parti di norme di conflitto questo implica che tra quegli stati si applicano le norme di conflitto, quindi il rinvio non è necessario se ci sono norme comuni attraverso una convenzione internazionale per definire il rapporto giuridico con elementi di estraneità. Questo compito di uniformare è dell’Unione europea che ha competenza civile e legislazione degli stati membri.
Le norme sostanziali garantiscono le libertà fondamentali, la libera circolazione merci e capitali. Quindi le regole comuni servono a identificare quale sia la legge applicabile indipendentemente dal Paese nel quale la singola persona si trovi.
I soggetti di diritto internazionale
Le entità non statali hanno un quid minus rispetto allo stato, cioè non hanno tutte assieme queste tre caratteristiche sopracitate. Le organizzazioni internazionali possono creare delle norme ma solamente in relazione alle competenze che gli vengono attribuiti dagli Stati.
Le organizzazioni internazionali sono create dagli stati quindi sono un’espressione della loro volontà, ad esempio l’ONU è stata creata dopo la Seconda Guerra Mondiale la cui missione è tutelare la pace internazionale.
La statualità
Gli stati possono far valere la responsabilità di altri stati per la violazione di regole internazionali con il diritto di azione, il diritto di agire sul piano internazionale.
Come si fa a capire quando uno stato nasce? Lo stato nasce dai fatti, ci deve essere la condizione di effettività. Uno stato nasce quando si impone con la forza, riguarda una questione di effettività.
Vi sono due elementi che caratterizzano quando uno stato nasce:
- Potere esclusivo: monopolio esclusivo dell’uso della forza; caratteristica fattuale. Significa che il sistema organizzato di governo deve essere il solo e l’unico sistema dell’uso della forza, pertanto è dubbiosa l’esistenza di uno stato se questo sistema debba combattere sempre contro alcuni ribelli.
- Indipendenza esterna, sovranità stato. Lo stato esiste e nasce solo se nessun altro stato già esistente si intromette nella gestione del potere del proprio territorio.
La sovranità implica la possibilità di autolimitarsi e darsi regole giuridiche.
Libertà di agire negli affari interni.
Art. 2 par. 7, par. 4: principio di non ingerenza degli affari interni di un altro stato.
Ai primi articoli nei trattati internazionali vengono indicati le competenze dell’organizzazione, gli stati credono che solo cooperando questi obiettivi possono essere meglio raggiunti, questione di efficienza.
L’art. 2 disciplina delle norme consuetudinarie, codifica alcuni principi che sono espressi in norme consuetudinarie. L’art. 2 mette per iscritto una norma che già esiste come norma consuetudinaria e la mette per iscritto: divieto di ingerenza.
Al par. 7 si disciplina il divieto di ingerenza. Ma vi è di più, anche il par. 4 dice che i membri devono rispettare l’indipendenza politica di qualsiasi stato, corollario del principio di non intervenire negli affari interni di un altro stato. Nella gestione dei poteri che ogni stato esercita.
Nessuno stato può violare l’integrità territoriale di uno stato che esiste già: divieto di conquista e annessione di uno stato esistente.
Qualsiasi stato che voglia riconoscere uno stato che intende secedere da una federazione compie un illecito internazionale perché viola l’indipendenza politica dell’integrità internazionale.
Divieto di uso della forza nelle relazioni reciproche.
L’art. 7 c. 4 della Carta dell’ONU vieta la minaccia e l’uso della forza.
Divieto di sottoporre a processo internazionale un altro stato senza il suo consenso.
Ci deve essere un accordo preventivo fra gli stati per risolvere una controversia a livello internazionale. L’accordo può essere espresso in una singola clausola di un trattato oppure in un trattato specifico creato ad hoc, il quale si chiama compromesso.
La controversia si realizza quando uno stato dice all’altro che ha violato una norma internazionale nei suoi confronti. Tramite questo accordo gli stati decidono di conferire il potere di decidere una controversia internazionale, ossia a un giudice internazionale, un potere limitato: il giudice non può pronunciarsi oltre a quanto è stato lui conferito. Esiste una controversia fra gli stati e decide chi ha torto o ha ragione, quali conseguenze derivano da tale violazione, il quale ha un potere limitato.
- Prima fase: verifica di avere la giurisdizione.
- Seconda fase: decide il merito della controversia.
La decisione viene espressa da sentenza: ha efficacia vincolante tra le parti. Le parti devono obbedire alla sentenza internazionale emessa dal giudice internazionale, è vincolante proprio perché gli stati hanno conferito il potere specifico al giudice di risolvere la controversia con una sentenza fra loro vincolante.
Si è sempre collegati al principio consensualistico.
Un altro punto espresso dal par. 1 della Carta delle Nazioni Unite è che tutti gli stati sono formalmente uguali sul piano internazionale.
Le deroghe al principio di uguaglianza formale devono essere espressamente accettate dagli stati.
Principio consensualistico: nessuno stato può essere convenuto in giudizio senza il proprio consenso.
Principio del divieto di invasioni armate: uso della forza nelle relazioni armate cercando di risolvere pacificamente le guerre tra gli stati e non mediante la guerra.
Art. 2 paragrafo 7 della Carta delle Nazioni Unite: è la codificazione del divieto di non ingerenza negli affari interni dell’altro stato, è il suo adattamento di questa regola.
Il principio generale: tutti gli stati devono rispettarsi e non intervenire negli affari interni come nel caso della secessione di uno stato federale.
Caso Lotus
La controversia ebbe origine al nord di un’isola greca tra un francese chiamato Lotus e un cargo turco, al seguito di questa collisione la nave turca affondò e 8 cittadini morirono, quindi il francese venne condotto a Costantinopoli e condannò l’ufficiale francese al carcere nonostante avesse invocato la mancanza di giurisdizione alla Turchia in quanto l’ufficiale affermava che la Turchia non avesse potere di sottoporlo alla giurisdizione penale e quindi al procedimento penale.
Secondo la Francia avrebbe avuto solo se la Turchia avesse dimostrato l’esistenza di una norma internazionale consuetudinaria che glielo consentiva in quello specifico caso e secondo loro non esiste, quindi avrebbe violato il diritto internazionale in quanto ha violato gli affari interni: il cittadino è come se fosse il mio bene quindi solo io posso sottoporlo alla giurisdizione penale.
La Turchia invece diceva che poteva in quanto aveva giurisdizione penale in quanto non vi era una norma che lo vietava in quello specifico caso. Lei diceva di essere libera di gestire come meglio credeva la sovranità del territorio, a meno che tu, Francia o Corte, mi dimostrate l’esistenza di una specifica norma internazionale. Approccio minimalista.
Quindi i due casi decisero di sottoporre alla Corte di giustizia internazionale mediante un compromesso, accordo dove due parti si accordano per far decidere la controversia ad un giudice internazionale.
Solitamente la legge penale obbliga tutti i soggetti presenti nel territorio dello stato e ciò vuol dire che possono essere soggetti ad un procedimento penale e da sanzioni solamente i soggetti che si trovano in quel territorio: obbligatorietà della legge penale.
Art. 3 CP: la legge penale italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri(1), si trovano nel territorio dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal diritto pubblico interno [1080 cod. nav.] o dal diritto internazionale. La legge penale italiana obbliga altresì tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano all'estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima o dal diritto internazionale.
Quindi gli stati delimitano territorialmente la vigenza all’interno del territorio nel quale gli stati esercitano il loro potere effettivo, quindi sottopongono al processo penale solo chi abbia compiuto reati in quel territorio.
Però talvolta gli stati estendono la loro giurisdizione penale quindi in alcuni limitati casi la legge penale si applica agli esteri: extraterritorialità della legge penale.
Casi eccezionali che devono essere specificati e giustificati con un collegamento:
- Art. 7: all’estero sia compiuto un delitto contro uno stato italiano: il criterio di collegamento è il reato così grave che riguardi la personalità dello stato.
- Art. 9: reato grave di un cittadino italiano commesso all’estero: il criterio del collegamento è la cittadinanza dell’autore del reato.
- Art. 10: reato grave commesso all’estero ma vittima è un cittadino italiano.
Quindi in merito al caso:
Principio della libertà dello stato: la Turchia si basava su una propria norma interna del Codice penale del 1926, art. 6, e diceva che lo poteva fare in quanto non esiste alcuna norma internazionale che me lo vieti e quindi sono libero fino a quando non mi dimostri il contrario. Visione minimalista.
Divieto di esercitare il proprio potere statale in un altro stato: la Francia diceva esattamente il contrario in quanto tutto ciò che non è espressamente permesso dal diritto internazionale è vietato dagli stati. Visione massimalista secondo il quale si pone come un limite generale sugli stati.
Ma la collisione fu in alto mare e non quindi della Turchia in quanto libero.
La Corte diede ragione alla Turchia: in verità il principio generale è quello della libertà e se è presente una deroga bisogna dimostrarlo, dichiarando che la prima più importante restrizione allo stato è che non può esercitare il suo potere in qualsiasi forma in uno stato quindi la giurisdizione penale è certamente territoriale e non può essere esercitata al di fuori del suo territorio tranne con una regola permissiva come una consuetudine.
Ma dice anche che all’interno di questi limiti, il suo diritto di esercitare la sua giurisdizione sono liberi come meglio crede.
Ma fondamentalmente segue però il procedimento logico della Turchia e quindi ricerca una norma consuetudinaria che lo proibisse ma non la trova quindi era nel giusto in quanto libera di farlo.
Tuttavia, da questa sentenza deriva l’adagio che la libertà degli stati è la regola e le limitazioni devono essere dimostrate mediante norme consuetudinarie e norme pattizie.
Aveva però bandiera turca e aveva procurato la morte di alcuni cittadini turchi e quindi esistevano i criteri di collegamento con il proprio ordinamento.
Quindi la risposta della corte sarebbe stata diversa se questi collegamenti non ci fossero stati.
Quindi avrebbe guardato la prassi degli stati per trovare la norma che vietasse quel comportamento.
Chiamato aut dedere aut iudicare: “o consegni o condanni” in caso dove non è chiaro se utilizzare l’azione penale, lo stato a cui è fatta la richiesta può scegliere se estradarlo o se giudicarlo lui dal punto di vista del processo penale.
Il caso di Cipro del Nord
Cipro fa parte dell’UE, era stata colonia britannica fino al 1960 ed era prevalentemente abitata da greci. A Cipro c’è una sostanziosa minoranza di turchi.
Turchia, Grecia e Inghilterra conclusero un accordo internazionale per dare una Costituzione a Cipro con la condizione che al governo di questa nuova nazione cui si garantiva l’indipendenza da parte dell’Inghilterra dovevano partecipare sia membri della comunità greca che turca in modo da assicurare una protezione alla minoranza turca.
Già dal 1964 il Presidente cipriota, che era greco, tentò di far approvare una riforma costituzionale per ridurre le garanzie offerte alla minoranza turca e nel 1974 la giunta militare al governo greco sponsorizzò un colpo di Stato contro il presidente cipriota in modo da scacciare dal governo la minoranza turca di Cipro.
La Turchia decise di mandare l’esercito a protezione della propria minoranza occupando un po’ più di 1/3 del territorio di Cipro e nel 1983 fu proclamata la Repubblica turca di Cipro del Nord; ciò ha causato una forte opposizione internazionale.
È intervenuto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 541 del 1983 e ha dichiarato la proclamazione della Repubblica turca di Cipro del nord come nulla e non valida e ha invitato tutti gli Stati membri a non riconoscerla.
La risoluzione 541 del 1983
Il Consiglio di sicurezza riassume brevemente la situazione ritenendola incompatibile col trattato del 1960 che era stipulato tra Grecia, Turchia ed Inghilterra per dare una costituzione a Cipro.
Il Consiglio di sicurezza sta tentando di porre un freno a questo conflitto, stigmatizza questa dichiarazione d’indipendenza e considera questa dichiarazione come legalmente invalida e chiede che venga ritirata.
Il Consiglio di sicurezza dice che questa dichiarazione d’indipendenza fatta dalle autorità di Cipro del nord è lesiva della sovranità, dell’indipendenza, dell’integrità territoriale della Repubblica di Cipro.
Il Consiglio di sicurezza impone o invita gli Stati a non riconoscere questa Repubblica? Di solito il Consiglio di sicurezza dice in base a quale capitolo di questa agisce. Bisogna vedere i termini, il linguaggio c
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