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Il recinto / strategie operative

Come l’architettura contemporanea si è approcciata al recinto.

Il recinto nell’architettura

Nel 1959 si mette in crisi perché si cerca di capire e definire cos’è l’architettura nella storia, ma un aspetto costante nell’architettura è recingere lo spazio. Cambiano le tecnologie, lo spazio ma il tipo rimane. Non solo l’architettura può essere coperta e racchiusa ma anche la comunità. I primi villaggi avevano strade, case ma soprattutto recinti. Il recinto non è necessariamente un muro, ma può essere anche una siepe ad esempio.

Edifici cellulari: una parte del recinto deve avere un’architettura e svilupparsi verso l’alto, le cellule sono più di una e si affacciano verso il centro. Sono architetture introverse.

Edifici lineari nel recinto: occupa un intero lato del terreno, realizzando un intero edificio. Sono elementi che vanno a costruire un bordo. Inspessiscono in modo lineare un muro, più grosso. Dentro abbiamo 3 casistiche: edificio in sostruzione (l’edificio si intrinseca con un lato nella terra) costruisco al di là del recinto. Nel secondo caso l’edificio vuole sparire rispetto al recinto, l’ultimo caso è l’ispessimento di uno dei lati del recinto che diventa esso stesso l’edificio.

Solar-Pavillon, Wiltshire, Alison & Peter Smithson’s

È una piccola torre costruita su un recinto di pietra, ha un doppio registro aperto verso l’interno. Questo edificio lavora con il tema della preesistenza, l’edificio è leggero. Prima dei lavori c’erano 3 cellule nel trapezoide un po’ deformato (che rappresenta il recinto). Gli architetti sviluppano la casa vacanze puntualmente. Riaprono vecchie aperture. L’edificio presenta una porta cioè l’ingresso al recinto. L’occupazione dello spazio è puntuale. Il recinto non ha sempre la stessa quota. Il muro esistente che segna anche il recinto entra dentro la casa. Intervento puntuale su 2 altezze con recinto preesistente.

Progetto situato nel sud-ovest dell’Inghilterra, l’edificio banana è un momento importante nella ricerca degli architetti sulle alternative alle case suburbane, sulla combinazione di strutture trovate con materiali prefabbricati contemporanei e sul modo in cui un’abitazione potrebbe tradurre “l’arte di vivere”.

L’edificio è stato progettato e costruito a basso costo tra il ’59 e il ’62 su un cortile recintato della loro proprietà in cui era presente solo un cottage di un operaio. La nuova costruzione sostituì in gran parte il cottage e solo uno dei vecchi camini fu lasciato e divenne il centro del nuovo edificio.

Il padiglione impiega materiali e tecnologie molto semplici costituiti da una scatola costruita come una struttura di legno rivestita di zinco con una delle facciate situate sulla parte superiore del muro di pietra esistente. La scatola ospita uno spazio aperto mentre lo spazio sottostante, chiuso da una facciata non portante, ospita la cucina e la sala da pranzo. La struttura in legno è trattenuta all'interno da una trave di cemento ed è ancorata nel camino esistente da colonne quadrate. Le aree del cortile sono completamente vetrate e il piano terra può essere completamente aperto verso lo spazio esterno attraverso grandi porte scorrevoli. L'elevazione sul lato della strada combina il muro di pietra esistente con i materiali contemporanei della nuova costruzione.

Piscine della Quinta do Concelgao, A. Siza

Guarda verso l’interno e abbiamo una serie di edifici interni introversi cioè totalmente aperte verso l’interno. Era una piscina comunale caratterizzata da dei muri bianchi. Sono chiuse verso l’esterno. Il passo importante è “Dove entro?” abbiamo solo 2 ingressi, uno piccolo tra due corpi di fabbrica i quali sono laterali perché si vuole preservare lo spazio centrale. È uno scrigno bianco nel suolo. Siza inserisce una lastra bianca (in ferro) che si apre per trasformare il recinto da aperto a chiuso.

Casa das Artes, Porto, Eduardo Souto de Moura

Recinto come quinta va a significare la continuità del muro, c’era un muro di pietra preesistente che è il proseguo del recinto e pertanto l’edificio sarà fuori dal recinto. La villa presenta anche un giardino dentro l’edificio continuano ad avere lunghi muri che articolano gli spazi. Dal giardino tutto ciò che si vede è un muro, l’edificio è nascosto. L’ingresso è tra due muri però è visibile solo in una determinata posizione e perciò possiamo dire che è doppiamente introverso. L’obiettivo del recinto è avere piani continui. L’ingresso è molto contemporaneo.

Progettato da Eduardo Souto Moura nel 1980, l’edificio della Casa das Artes (Casa delle Arti) di Porto è una delle opere più rappresentative di questo architetto. Il progetto fu scelto nell’ambito di un concorso pubblico, indetto per la costruzione di una struttura culturale nel giardino di una casa edificata nel 1927.

La soluzione presentata da Souto Moura ha utilizzato il muro esistente a una delle due estremità del giardino, costruendo un “edificio-muro” che segna i limiti del terreno, integrandosi perfettamente nell’ambiente circostante. A tale integrazione contribuiscono anche i materiali utilizzati per il rivestimento esterno dell’edificio come il mattone, la pietra e il vetro a specchio, che crea un effetto illusorio di prolungamento del giardino.

L’interno ha un piano situato nel sottosuolo e ospita due auditorium ad anfiteatro, usati per spettacoli, conferenze e mostre.

Casa en Baiao, Souto de Moura

È un recinto per terrazzamenti che si trova in un pendio e usa come metodo la sostruzione, ricavata da uno scavo di terra. L’edificio volutamente si confonde con gli edifici storici, gli edifici sono dentro i terrazzi. La contemporaneità è la contraddizione tra muro grosso e sottile. Il recinto è allungato e sta tra i due terrazzi.

Recupero della Pousada di Santa Maria do Bouro, Eduardo Souto de Moura

Abbiamo anche qui elementi preesistenti come il recinto, con uno spessore considerevole. Simmetria tra le due porte occupa interamente un lato e diventa ruolo di rappresentazione contemporanea. Il muro a feritoie antistante c’è un rapporto di allineamento molto marcato, l’accesso è collegato alla strada. Il tema è inserire un lato del recinto.

Il progetto cerca di adattarsi, o meglio, di usare le pietre disponibili per costruire un nuovo edificio. Questa è una nuova costruzione, dove intervengono diverse deposizioni (alcune già registrate, altre da costruire) e non la ricostruzione dell'edificio nella sua forma originale.

Per il progetto le rovine sono più importanti del "Convento", dato che sono materiali disponibili, aperti, manipolabili, proprio come l'edificio era nel corso della storia.

Non intendiamo con questa attitudine costruire un'eccezione, cercando l'originalità del manifesto, ma piuttosto rispettare una regola dell'architettura, quasi sempre costante nel tempo. Durante il progetto il "disegno" ha cercato di trovare la lucidità tra forma e programma.

Date due ipotesi, abbiamo scelto di rifiutare il consolidamento puro e semplice della rovina per uso contemplativo, scommettendo su materiali iniettabili, usi, forme e funzioni "tra le due scelte" come diceva Corbusier. Il "pittoresco" è una fatalità che accade e non la volontà di un programma.

Case tra muri

Prima di parlare di queste cose è necessario specificare la differenza tra patio e corte. La corte è un vuoto attorno al quale si sviluppa la casa. Il patio è una stanza senza tetto. Modelli a cui si può attingere al richiamo di case a schiera cioè con muri laterali ciechi.

Tre modelli:

Spiegandoli singolarmente possiamo dire:

  • 1. Gli ambienti sono anzi sembrano sistemati in maniera casuale e in maniera libera e questo è vero fino a un certo punto, ma comunque le regole e le forme seguite sono precise.
  • 2. Gli ambienti sono suddivisi in uno schema ben preciso caratterizzato da più cellule, che vengono visti come dei moduli che si ripetono.
  • 3. Il condizionamento negli ambienti interni segue i setti posizionati nel mezzo dei due muri laterali ciechi abbiamo una libertà media, tra il sistema alveolare e cellulare.

Le Corbusier, Casa Curotchet, Rio de la Plata

Abbiamo una prevalenza di vuoti, usa un sistema di brise-soleil, alveolare. Cioè abbiamo un ibrido tra 2 modelli pilotis + casa a schiera, si sviluppa in altezza è un approccio estremamente razionalista nonostante potrebbe sembrare naturalista, l’edificio è attraversato da un albero. Traducendo il termine → alveolare un alveolo, si scambia e accumula aria (ventilazione e luce). Abbiamo delle caratteristiche che la contraddistinguono:

  • 4 piani (casa studio + studio di un medico)
  • 1 quadrato perfetto (la forma più pura)
  • Lo spazio antistante è vuoto, la forma del patio nei piani è sempre diverso. C’è un’asimmetria nella distribuzione, una parte accoglie ambienti più grandi serviti, una parte riservata a spazi minuti serventi.

A. Siza, Casa a Patio, Malagueira

L’intervento residenziale della Malagueira si trova nei pressi della città di Evora in Portogallo nella regione interna dell’Alentejo. La regione si presenta come un territorio di grandi pianure leggermente ondulate coltivate a grano e ricche di querce da sughero. Storicamente è un’area scarsamente popolata e dedita prevalentemente all’agricoltura. Il terreno in cui nacque il progetto dell’architetto portoghese Alvaro Siza (a seguito dell’espropriazione dei terreni ai grandi latifondisti successiva alla caduta del dittatore Salazar nel 1974) è una piccola vallata con leggero declivio tra diverse piccole frazioni rurali di scarsa qualità residenziale e di espansione spesso abusiva.

Da un punto di vista urbanistico, il progetto della Malagueira ricopre una duplice importanza. Ad una prima lettura è fondamentale il rapporto che si instaura tra il nuovo borgo ed il nucleo storico della città fortificata, ma approfondendo maggiormente la lettura urbana ci si rende conto di quanto l’importanza dell’infrastruttura e della condotta sopraelevata che traccia la spina dorsale del nuovo intervento, doni ritmo al progetto ed indichi un preciso asse di sviluppo.

Grande importanza in questo insediamento, rivestono i diversi tipi di linguaggi urbanistici ed architettonici sviluppati ed utilizzati sulle diverse scale di intervento, perseguendo l’obiettivo di riproporre i caratteri del paesaggio urbano. Su scala urbana esso può essere schematizzato come un cluster. Con esso si intende uno sviluppo planimetrico dell’intervento che si adegua alla conformazione del territorio e delle trame del tessuto urbano già esistente (nella fattispecie il vecchio borgo medievale di Evora ed un quartiere residenziale di espansione pseudo-abusiva). Questo approccio urbanistico permette di non avere limiti fisici e geografici troppo delimitati e vincolanti, sebbene corra il rischio su scala eccessivamente grande, di creare uno sviluppo incontrollato del sistema urbano in questione e sulla micro-scala del sistema residenziale di non trovare una coerente modulazione di progettazione. Per porre rimedio a questa eccessiva libertà la scala intermedia di progettazione (quella che si colloca tra architettura dei singoli isolati e la visione urbana dell’intero intervento) è stata conformata secondo la strategia del Mat-Building, ossia una trama orizzontale ben definita geometricamente e modularmente con un asse ben definito di sviluppo e con strade che man mano diventano sempre più capillari.

Ogni singola unità abitativa mantiene un linguaggio che si può definire vernacolare. In esse si ritrovano (reinterpretate secondo un approfondito studio tipologico fondato su concetti di architettura razionale e massima ricerca della flessibilità di modi ed usi abitativi) molti elementi delle antiche case rurali della regione dell’Alentejo. Case con un grande patio interno, centro nevralgico delle attività domestiche della popolazione. Rivestono inoltre grande importanza nel complesso il disegno dello spazio verde e di quello pubblico nella volontà di fare affiorare una cultura rurale, modesta ma ricca di tradizioni e dignità, che riconduca tutto il complesso ad un aspirato contatto con la contestualizzazione e la memoria storica stratificata. Il Portogallo, così come gran parte dell’Italia tra cui sicuramente la Sardegna, provengono da una forte tradizione rurale, onde per cui ai fini di una buona progettazione e di un rispetto per la storia dei luoghi e delle popolazioni appartenenti è doveroso cercare una continuità storica nel modo di costruire le singole unità.

Questa forma di doppia scala di lettura del progetto della Malagueira, (architettonica ed urbanistica) è dimostrato anche dalle dimensioni dell’intervento in questione. Si tratta infatti di un insediamento residenziale di oltre 1200 unità abitative alla periferia di un paese che ne conta alcune migliaia. Questi semplici dati sono indicativi di quanto il progetto realizzato dall’architetto portoghese sia arrivato a determinare una sostanziale espansione del centro urbano indicando quasi una strategia di sviluppo a livello urbanistico. A maggior dimostrazione del fatto, bisogna tenere in conto che nell’ideazione del nuovo quartiere della Malagueira sono stati compresi elementi infrastrutturali e di servizio tali da rendere il complesso autosufficiente da un punto di vista non solo abitativo, ma anche per quanto riguarda diversi tipi di servizi. La nuova condotta per le acque, riprendendo l’asse di sviluppo dettato dall’antico acquedotto di età romana, rappresenta ed esalta la spina dorsale ed asse di sviluppo principale dell’intero intervento, nonché senza ombra di dubbio il più forte legame con l’antico centro urbano. Il fatto stesso che si trovi in posizione sopraelevata rafforza la sua visibilità ed importanza oltre al fatto di rendere più esplicita la citazione storica con riferimento alle arcate dell’acquedotto che attraversano il borgo medievale. Ma è proprio nei particolari con il quale questa canalizzazione proveniente dall’alto si riconnette con le singole unità abitative che si viene a creare quella fusione e sintesi tra i diversi campi dell’architettura e dell’urbanistica.

Oltre a questi fattori legati ad elementi sicuramente tecnici, riveste un’indubbia importanza il carattere sociale che ricoprì l’intervento residenziale al momento della sua costruzione. Il fatto che questo quartiere sia dotato di servizi e di spazi pubblici lo rende un posto, una parte di città ricco di vita e realizza l’obiettivo che i nuovi abitanti si sentano rappresentati nel loro modus vivendi non solo dalle singole abitazioni ma anche dall’organizzazione delle loro strade e dai servizi che la comunità offre loro. Le atmosfere che si vengono a creare nelle sue vie sono del tutto simili per pavimentazione stradale e facciate a tante altre strade dei paesini dell’Alentejo. L’intervento dell’architetto portoghese dunque (che si può fregiare del premio Pritzker dell’anno 1992) è dunque la dimostrazione di un connubio riuscito tra architettura moderna, stratificazione storico-sociale e perfetta contestualizzazione dell’intervento all’ambiente circostante.

Case a patio Mathosinhos – Souto de Moura

Il modello storico delle case di Souto è la casa accanto, non più qualcosa di monumentale come basilica o tempio ma una semplice casa, per di più quella che era di fronte.

La casa in tutti i suoi aspetti:

  • Entrare dentro questo recinto, questo muro; continua ad esserci il recinto, lo stesso muro ma gli ingressi sono di spessori e impatti totalmente diversi.

Per far fuoriuscire la contemporaneità nel muro di pietre storico pongo il solaio complanare al muro in pietra, disponendo il piccolo oggetto di annesso che scarica internamente, e dispongo il coibente termico in questa intercapedine tra le due murature (necessità tecnica data dalla scarsa interazione naturale delle due murature e dal bisogno di avere quel coibente). Mi interessa soprattutto la complanarità tra il solaio e il muro di pietra (cioè sto lavorando con piani, esprimere queste case attraverso una logica planare).

Ci dà una lezione di coerenza. Non hanno mai finestre verso l’esterno, ma solo interruzioni di muri solai ecc. l’unico punto in cui salta questa coerenza è nell’angolo dove questo dettaglio che vale per tutte le case viene variato: il muro in pietra si continua e il solaio di cls è tutto dietro. Do così a quell’angolo il carattere di scatola, non più di piano come tutti gli altri elementi della casa. Per denunciare questo l’unica finestra esterna di tutte le case a patio è proprio lì vicino all’angolo, dove tratto la casa come una scatola di pietra.

Internamente tutto logica di piani, altro esempio le finestre a tutt’altezza interne scorrevoli che superano anche l’altezza del cordolo del solaio per dare l’effetto di piano unico continuo. Coerenza forma-struttura. Non un muro ma una quinta continua di pochi cm di spessore. Confronto tra muro contemporaneo o muro storico. Il piano del muro presenta tagli complanari e simmetrici.

Anche internamente non logica di scatole ma sempre di piani: li appoggio una sopra l’altro con un linguaggio planare. Il percorso tra i patii interni non è altro che un grande piano con dei piani che non arrivano: passo attraverso piani.

Piano: spessore esiguo e senza testata, logica inversa rispetto alla scatola.

In realtà è un tipo ibrido che si chiama schiera a patio, più che casa a patio.

Gli spazi distributivi e serventi nella casa storica si articolano intorno all’asse c

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 0fiorina990ca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio integrato di progetto e costruzione dell'architettura 3 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Dessì Adriano.
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