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Per una pedagogia della lettura di Marini

La letteratura per l’infanzia ha avuto sin da subito un’identità complessa, letteraria, pedagogica, storico-culturale con un preciso valore educativo, formativo… Occorre fare una radiografia sulla struttura e funzione della letteratura poiché anch’essa è coinvolta e, quindi, influenzata nei nuovi mezzi di comunicazione e dalle nuove tecnologie.

Anche in Italia, la letteratura per l’infanzia non è un genere letterario a sé, ma un ambito inter- e pluri-disciplinare: non è un genere letterario puro ma è un intreccio tra vari generi che abbraccia vari lettori. Di quest’ambito fanno parte sia opere nate per i ragazzi ma anche un pubblico di adulti che hanno trovato nei giovani un interesse.

La lettura giovanile nasce con un intento educativo.

  • Tra il 700-800 non è considerata arte. Gian Battista Basile è considerato il primo autore della letteratura dell’infanzia. Essa era un genere stereotipato, utile per il fanciullo.
  • Tra l’800 e il 900 la letteratura dell’infanzia mantiene le stesse caratteristiche del secolo precedente.
  • Nel 1985 inizia il periodo d’oro della letteratura per l’infanzia e inizia a rispecchiare la complessità della realtà: non più storie banali, ma ricche di significati e chiavi di lettura.
  • Oggi si sta assistendo alla deriva della letteratura, soprattutto a causa del perché marketing è esso che decide cosa pubblicare e cosa no, quindi la produzione dei libri è legata alla vendibilità. L’industria è più importante dei ragazzi. Quindi diventa fondamentale che l’industria attui un’analisi dei bisogni dei ragazzi e non vada contro questi bisogni, atrofizzando le menti: deve produrre fascino, incantamento, agire in modo profondo per formare individui pensanti e critici.

Idee ingenue della letteratura dell’infanzia

In molti identificano la letteratura dell’infanzia solo nella fiaba. In realtà, essa comprende vari generi: possono essere fiabe, romanzi fantasy o opere contaminate, cioè che racchiudono più generi letterari,…

Non tutti possono scrivere libri per bambini: scrivere per l’infanzia è molto più difficile che scrivere per gli adulti perché è più difficile immedesimarsi nell’ambiente dell’infanzia piuttosto che negli adulti.

Le opere letterarie dedicate ai bambini, per essere considerate tali, devono rispecchiare gli stili della letteratura. Non devono per forza trasmettere una morale, ma il racconto per i bambini deve essere solo una storia.

L’esperienza della lettura mette in atto una relazione dialogica che s’instaura con il libro o con l’adulto che ne fa da mediatore. Nella lettura ci deve essere la gratuità dell’esperienza, ovvero la lettura deve essere un piacere, ci deve essere un’esperienza emotiva tale che permette di comprendere il testo che si sta leggendo, devono coinvolgere, interessare… Gli stati cognitivi e emozionali si influenzano reciprocamente facendo sì che il lettore riconosca e capisca quello che si sta leggendo in maniera naturale.

Il pensiero umano secondo Bruner

Secondo Bruner, il pensiero umano si divide in:

  • Pensiero paradigmatico, utilizzato per riconoscere realtà oggettive, o anche il pensiero scientifico;
  • Pensiero narrativo che nasce dal bisogno dell’uomo di esprimersi, di dare ordine alla sua esperienza quotidiana. È un pensiero soggettivo che permette di relazionarsi. Il pensiero soggettivo dà vita al pensiero scientifico. La narrazione è connaturale all’uomo. Con il nascere della relazione umana è nata la narrazione che insieme alla razionalità è l’unico elemento sempre presente. La narrazione evoca un’impressione che qualcuno parla e qualcuno che ascolta, non è mai una lettura individuale e silenziosa. La narrazione è stato lo strumento della costruzione e della trasmissione del sapere.

Letteratura per l’infanzia – prof. Carlo Marini | scienze della formazione primaria III 1

Nell’antichità creare moduli mnemonici che hanno ritmicità, con espressioni formulari, assonanze narrazioni, ma anche le frasi fatte con espedienti simili non sono occasionali, come proverbi e massime formulari. Persino le leggi non si teorizzavano, ma si proponevano.

Le storie e le narrazioni avevano un ruolo prominente, mentre nella post-modernità c’è una crisi della narrazione, ossia non le persone sanno raccontare e l’imbarazzo nasce quando c’è qualcuno che vuole sentirsi raccontare una storia (= la crisi dei grandi racconti). Lo scopo originario del narrare era quella che Umberto Eco definisce la funzione dei muti, ossia dare voce alle esperienze.

I mutamenti, legati a trasformazioni che investono la cultura, sono dovuti allo sviluppo industriale e tecnologico, quindi le storie sono parte di modi universali, quindi il processo formativo è sempre narrativo ci si racconta, altrimenti il sapere sarebbe condensabile in supporti cartacei. Il processo formativo è intrinsecamente relazionale.

Il narrare formativo consiste nella costruzione di significati, di realtà possibili. In “Formazione e narrazione” si è ribadito il valore della narrazione come processo indispensabile e facilitatore del progresso, quindi risulta legato alla modalità di attribuzione di senso alla realtà.

Risulta, allora, fondamentale la pedagogia narrativa: non è solo incrementare l’utilizzo nella narrazione tramite romanzi, racconti...; la narrazione non deve esser oggetto, ma soggetto del percorso educativo. Vuol dire dare un impianto narrativo al processo educativo, ma educare narrando comprende anche l’ascolto reciproco. La formazione non deve rinunciare alla sua dimensione intrinsecamente narrativa.

Qui si inserisce l’educazione alla memoria. La terza è la formazione … quindi all’autobiografia che non è solo un modo di raccontarsi. Scrivere la propria storia è un modo per apprendere qualcosa su di sé. Abbiamo parlato di 3 direzioni che sono 3 motivazioni che possono essere assunte nella formazione importante per il prossimo millennio perché si sente il bisogno di raccontarsi.

La letteratura per giovani e adulti è spesso pensata con un abisso tra giovani e adulti. I romanzi sui problemi contemporanei parlano dei problemi difficili che i ragazzi, diventando maggiorenni, stanno per affrontare, ma hanno anche bisogno di racconti divertenti. Le illustrazioni, la dimensione dei caratteri, il linguaggio del genere sono determinanti per la definizione di un libro per ragazzi.

La letteratura per ragazzi deve divertire o educare? L’autore non deve entrare nel mondo dei ragazzi dimenticando il suo essere adulto, ma i lettori si aspettano che l’autore interpreti il loro mondo, quindi la qualità letteraria non deve essere inferiore a quella dei libri degli adulti. Quindi ancora una volta può essere utile il richiamo alla pedagogia nel suo significato, ovvero lo scopo è quello di condurre il ragazzo, parlando con lui del mondo perché è fonte di scoperta e di appagamento. Quindi la lettura per giovani e adulti sta formando un collegamento sempre più stretto con quello per adulti perché i cambiamenti sociali hanno spinto i giovani ad anticipare la maturità e, quindi, a essere sempre più vicini al mondo degli adulti.

La trama è sempre stata un modo molto potente di avventurarsi al di là delle emozioni delle persone. Al di là delle possibilità c’è sempre la possibilità di aiutare i bambini. La lettura è sempre stata utilizzata per l’attività pratica, soprattutto per la scrittura, ma non si è valutato il piacere di leggere: bisogna dare un valore alla lettura, quindi bisogna riconoscere la dimensione della libertà e di puro intrattenimento.

Lettura come acquisizione strumentale

Letteratura per l’infanzia – prof. Carlo Marini | scienze della formazione primaria III 2

La lettura favorì la piena integrazione dell’individuo: la società degli anni ‘50-‘60 era caratterizzata dall’analfabetismo, per cui l’obiettivo prioritario era quello di insegnare a leggere così da condizionare la modalità di impiego del libro. Nasce la polemica sui manuali scolastici e i libri di lettura: venivano accusati di non stimolare il pensiero critico e di modificare la fantasia e le idee degli alunni perché privi di cultura. Si prova a sconfiggere l’analfabetismo attraverso l’acquisizione di competenze di base: leggere, scrivere e fare i compiti.

Oggi, stabilite queste basi, bisogna promuovere altri processi cognitivi, come lo sviluppo della conoscenza critica. Si è recuperato il significato di leggere riflettendo, sviluppando la capacità critica, andando oltre la codificazione della lettura, andando oltre le facoltà cognitive.

Lettura come acquisizione di conoscenze

La lettura ha valore inestimabile perché consente l’accesso al sapere e alla nostra tradizione culturale, quindi fa da tramite tra passato e presente. Per Cartesio, la lettura di buoni libri è come una conversazione.

La lettura in passato era il mezzo d’accesso al sapere, oggi invece i mezzi di comunicazione di massa hanno modificato la connotazione del libro perché hanno reso disponibile a tutti un certo tipo di conoscenza del mondo, quindi oggi il conoscere è garantito da molti nuovi mezzi. In piena affermazione con l’industria, anche l’editoria risponde alla richiesta di consumo e non svolge più la funzione di potenziamento del pensiero.

Importante è la diversità del tipo di attività, cioè della conoscenza del libro:

  1. Il tempo di attacco
  2. Maggiore concentrazione
  3. L’impegno dell’elaborazione dell’informazione più elaborata

La lettura procede solo in virtù di colui che legge, mentre l’acquisizione di altri mezzi può avvenire senza la vigile attenzione del soggetto.

Lettura funzionale

L’industria vede il libro come oggetto di consumo. Ciò porta a un rischio della caduta della lettura di interesse.

Lettura come forma di esperienza

La lettura è considerata come unica esperienza narrativa a cui vengono riconosciute svago e apprendimento. Un’opera narrativa rappresenta modi di sentire, atteggiamenti, opinioni…, diffusi in una cultura. Quindi la funzione prioritaria della lettura è la sollecitazione della coscienza critica, quindi bisogna uscire da una letteratura che trasmette solo buoni costumi. Inoltre, nella lettura vengono sperimentati processi psicologici.

Gli studiosi sostengono che la forma di lettura più efficace è quella che suscita il piacere e il gusto di leggere che dipende dal personale apporto del lettore con il significato del testo. Il significato del libro risiede nell’esperienza psichica che nasce nel soggetto ⇒ lettura sensuale, cioè bisogna considerare la lettura nella sua pienezza sia con la mente che con il corpo, dove il lettore dimentica tutte le sue preoccupazioni per entrare in un modo fantastico.

La lettura nella normativa scolastica (approfondito sul web)

  • Gabelli (1888): scrive per il Ministero della Pubblica istruzione i programmi della scuola elementare che influenzerà i successivi anni. Egli ha come obiettivo aiutare i bambini a capire cosa leggessero: la convinzione di Gabelli è che ogni azione educativa debba avere come punto di partenza l'esperienza dell'alunno. Per fare questo è necessario usare nella pratica educativa un metodo non astratto, ma oggettivo e intuitivo. Il principio sul quale si fonda tutta l'opera di Gabelli è che la scuola di ogni ordine e grado deve "formare uomini di testa chiara", capaci cioè di giudizio critico indipendente. Il raggiungimento di questo obiettivo è affidato principalmente al metodo piuttosto che alle nozioni. Per quanto riguarda la lingua, Gabelli ritiene che essa non vada insegnata mediante astratte regole grammaticali, bensì con l'uso vivo e il continuo esercizio. Sono queste le idee che fanno di Gabelli un precursore del movimento della scuola attiva, che tanta parte ha avuto nello sviluppo della scuola del Novecento.
  • Programma Lombardo-Radice (1923): venne affidato il compito di formare i nuovi programmi. Essi sono innovativi e consentono alla scuola di lasciarsi alle spalle il positivismo e di incamminarsi sulle strade dell’attivismo pedagogico. Riprendono l’idea di Gentile; ma le indicazioni e l’intero impianto metodologico-didattico sono quelle che Lombardo Radice ha costruito con le sue Lezioni di didattica. Egli, con le sue idee, salva il rapporto didattico (il rapporto di maestro-scolaro) dalla astrattezza di una mistificante loro «unità». Di rilievo, da ultimo, il contributo offerto in direzione di una pedagogia popolare, attenta al popolo ed ai suoi bisogni educativi.
  • Nel 1945 nei programmi ministeriali fu introdotta la lettura corale.
  • Nel 1955 fu deciso dai nuovi programmi che la lettura dovesse essere fatta sia a voce alta che quella silenziosa.
  • Nel 1979 nei programmi della scuola media viene incentivata la lettura tra i giovani perché quella in classe non è sufficiente e l’insegnate incoraggia a leggere anche al di fuori della scuola, quindi all’utilizzo della biblioteca pubblica. La lettura è stata da sempre una pratica da sollecitare in ambito scolastico.
  • 1985: La scuola concorre a sviluppare la potenziale creatività del fanciullo. Due aspetti di essa devono essere sottolineati in modo particolare. Il primo riguarda la necessità che le funzioni motorie, cognitive ed affettive giungano ad operare progressivamente e puntualmente in modo sinergico, suscitando nel fanciullo il gusto di un impegno dinamico nel quale si esprime tutta la personalità. Il secondo riguarda la necessità di non ridurre la creatività alle sole attività espressive, ma di coglierne il potere produttivo nell'ambito delle conoscenze in via di elaborazione nei processi di ricerca. L'attenzione alla creatività rappresenta, in sostanza, l'esigenza di promuovere nel fanciullo la consapevolezza delle proprie possibilità e la "consapevolezza di sé", come progressiva capacità di autonoma valutazione dell'uso delle conoscenze sul piano personale e sociale.
  • I programmi della scuola elementare del 1995: In quest'ultimo documento si individua infatti “un problema di curiosità e di motivazione” che può essere superato solo nel passaggio da una concezione della lettura come dovere scolastico ad una lettura come attività libera e capace di porre il soggetto in relazione con se stesso e con gli altri.

La lettura: problematiche nella scuola

La lettura è influenzata dai media e, quindi, bisogna analizzare il ruolo che deve avere la scuola. Neil Postman ne “L’ecologia dei media” ritiene che la scuola deve decodificare i vari messaggi dei media. Se da un lato favoriscono l’aumento della circolazione delle informazioni, dall’altro modificano la percezione che l’uomo assume sulle notizie. Secondo alcune indagini, la TV è costruita proprio per catturare l’attenzione dei bambini e dei ragazzi per tempi brevi con trasmissioni che rimangono fini a se stesse.

Che cosa sono le forme analogiche? Essi sono dei sistemi di codificazione, cioè hanno un rapporto reale ed intrinseco con il mondo: specificano e mimano aspetti della realtà. Mentre le forme digitali sono interamente astratte, non c’è alcun rapporto diretto con il singolo e ciò che esso rappresenta. Sono formate da immagini che si offrono di più allo sguardo che non al confronto.

Letteratura per l’infanzia – prof. Carlo Marini | scienze della formazione primaria III 4

Così la televisione porta il bambino a essere passivo nella sua capacità logica di astrazione. Ciò si evince nel modo frammentario di parlare dei giovani, a fare nell’immediatezza una ragione di vita, non riescono a leggere libri, provano disinteresse. All’aumento della scolarizzazione non corrisponde un aumento della lettura per piacere: es. aumenta la percentuale dell’analfabeta culturale che può anche essere un individuo ben inserito nella società e si accontenta delle informazioni che passano attraverso la televisione.

La lettura è un grande piacere che si sta perdendo; attraverso la lettura ci si forma. Quindi la lettura è un privilegio perché aumenta la cultura, la capacità di riflettere e di criticare. Se si vede il problema sotto un punto di vista psico-pedagogico, la maggior parte degli scolari impara a leggere tardi e ciò che manca tutt’oggi è un’adeguata motivazione, l’interesse.

È la scuola che deve invogliare i bambini alla lettura, attraverso un’educazione linguistica che gli permetta di accedere a un sapere sistematico. Occorre fare in modo che il sovrapporsi delle informazioni raggiungano un livello equilibrato. Quindi leggere non è un’acquisizione di una facoltà strumentale, ma diventa importante anche a livello intellettivo.

Leggere, quindi, vuol dire:

  • Scegliere, perché ci si concentra su un obiettivo
  • Raccogliere, perché si raccoglie informazioni
  • Fantasia e creatività

La lettura ci mette in contatto con il passato, ci impedisce di cadere nel conformismo e nella facile evasione. Chi legge si mette in contatto con il mondo e con l’arte, ovvero in contatto con chi ha scritto.

La lettura coinvolge numerose funzioni: udito, motricità, funzioni neuro-fisiologica, funzioni percettive e di simbolizzazione, di natura intellettivo cognitivo,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giorgia_Caponi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Marini Carlo.
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