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Cap. 1 La sociologia

La sociologia è lo studio sistematico del rapporto fra individui e società. L’approccio sociologico può essere ritenuto una prospettiva, un modo di osservare il mondo. Assumere una prospettiva significa riconoscere e comprendere i collegamenti fra gli individui e i vari contesti sociali in cui vivono.

Obiettivo: sguardo diverso dalle cose di tutti i giorni. Bisogna mettersi da un altro punto di vista per capire le cose in modo diverso. Bisogna sforzarsi per farlo. Mettere in discussione le conoscenze che hai già. Esercizio di dislocazione, la letteratura e il cinema ci aiutano a farlo. Bisogna diventare soggetti consapevoli, sapere di più su ciò che si sta osservando.

Che cos’è un sociologo? “Colui che va alla partita per osservare gli osservatori”. Il sociologo osserva il contesto, le varie interazioni, gli interessi; guarda il contesto nel suo complesso.

Prospettiva sociologica

Secondo il sociologo Mills, la nostra condizione di individui dipende in parte da forze più ampie all’interno della società. Definisce l’immaginazione sociologica, anche se spesso amiamo considerarci responsabili della nostra vita, in realtà le circostanze in cui viviamo influenzano chi siamo e le opzioni che abbiamo a disposizione. Con il mutare delle condizioni sociali cambia anche la nostra vita personale.

Nella vita bisogna saper giocare bene le proprie carte; non possiamo scegliere le nostre carte. Non abbiamo possibilità di scegliere le condizioni in cui viviamo ma possiamo decidere come rispondere a queste circostanze. Fin dall’inizio le opzioni che abbiamo nella vita vengono determinate da condizioni sociali che non abbiamo potuto scegliere.

Bisogna socializzare l’idea di soggetto pensante, il nostro pensiero che consideriamo come individuale in realtà non lo è, il soggetto pensante non è solo per i fatti suoi. Bisogna inquadrare le azioni degli individui in una configurazione più ampia; non si può comprendere la vita dei singoli se non si comprende quella della società.

Sumus ergo sum: poiché siamo in relazione con gli altri dunque siamo. La società è un insieme non casuale di attori in un contesto di mutua dipendenza; dipendiamo gli uni dagli altri. Abbiamo un’idea chiusa della società, la immaginiamo come un sistema chiuso, in realtà non è così. Ogni società è influenzata dall’ambiente circostante. Ci sembra naturale pensare che la cultura naturale è la nostra; quando confrontiamo il mondo pensiamo che il nostro sia quello originale. Abbiamo delle fantasie sociali. La nostra realtà è la realtà a partire dalla quale giudichiamo tutto il resto (nasce il nazionalismo, l’etnocentrismo).

Sociologia come disciplina

La realtà è una costruzione sociale, contro deduttiva contro le nostre esperienze. È un qualcosa di determinato dalle relazioni, rappresentazioni. La conoscenza sociologica retro-agisce sulla società, la sociologia è al centro del processo di riflessività, ci si fanno delle domande. La sociologia smaschera qualche credenza della società e lo fa come una scienza empirica, senza teorizzare ma andando a vedere contesto per contesto e dimostrandolo. Lo fa però in modo diverso rispetto agli antropologi, mentre loro operano sul campo, i sociologi si estraniano; si fanno alieni perché i fatti non parlano da soli ma vanno interpretati. A seconda delle interpretazioni dicono cose diverse.

In sociologia si cambia punto di vista per osservare un fenomeno sociale, per capirne la logica. La sociologia è una scienza ibrida. Il sociologo cerca il sociale nell’individuale; cerca le leggi generali nei comportamenti dei singoli.

Contesto storico e sociale

La società è un insieme di strutture con i loro sottosistemi. Le strutture sociali sono il frutto di una ripetizione, di routine, comportamenti attesi, azioni e relazioni nel tempo e nello spazio. All’interno delle strutture ci sono ruoli e attori che assumono tali ruoli e svolgono funzioni dentro configurazioni ampie. Metafora del lego, mattoncini con cui puoi costruire cose diverse.

Inizialmente la società è fatta di strutture semplici, poi si complessifica e così le funzioni sociali. Si creano sistemi sempre più complessi, storia di progressiva complessificazione dei sistemi, contemporaneamente di crescita degli spazi di libertà. Con la complessificazione della società le variabili diventano sempre di più, è più difficile interpretarla. Aumenta inoltre la divisione del lavoro e la stratificazione della società non si limita a 3 classi sociali, non è più così semplice.

Sociologia nasce nell’800 come risposta alla complessiva diversificazione della società. Nasce quando c’è bisogno di spiegare questo processo e questi cambiamenti. L’esperienza sociale non è più ovvia, va spiegata. C’è una crisi interpretativa molto forte, qui si inserisce la sociologia. Nasce come risposta a tutti i cambiamenti avvenuti nel mondo moderno; cambiamenti economici, politici, culturali e sociali.

Cap. 2 Le prospettive teoriche

Comte, padre del positivismo, si pone il problema della stabilità sociale: le società sono stabili eppure cambiano. Si chiede come e perché le società cambiano. Suddivide i suoi studi in:

  • Statica sociale: cosa fonda la società in un determinato momento storico.
  • Dinamica sociale: quali sono i fattori importanti che cambiano la società.

Secondo lui tutto ciò può essere compreso tramite il positivismo, la conoscenza esatta della società. La convinzione che una conoscenza esatta debba basarsi sul metodo scientifico, attraverso cui è possibile comprendere in modo più profondo la vita umana. Inventa la parola sociologia.

Spencer, tra i primi ad adottare il termine sociologia, descrive la società come un organismo sociale, costituita da diverse parti separate, ognuna con la propria funzione, che operano insieme per mantenere in vita l’organismo. Bisogna capire le varie parti, le funzioni e le loro interazioni. Teorizza la sopravvivenza del più forte (darwinismo sociale) (capitalismo). Ritiene che la società spontaneamente vada in una certa direzione, verso il progresso.

Padri fondatori della sociologia

Marx, Durkheim, Weber.

Marx: le sue analisi si incentrano sul capitalismo. Fa un’analisi positiva, riconosce che ha una produttività estrema ma apporta grandi disuguaglianze sociali tra chi possiede i mezzi di produzione e chi è proprietario solo della sua forza lavoro. Le dinamiche del capitalismo incoraggiavano gli imprenditori a pagare salari i più bassi possibile, i minori costi del lavoro comportavano profitti più elevati. I capitalisti accumulavano molto denaro perché sfruttavano gli operai che lavoravano nelle fabbriche – causa di povertà. Afferma che i conflitti tra imprenditori e lavoratori sono inevitabili, la società è sempre conflittuale. Secondo lui i rapporti si rovesceranno, i lavoratori insorgeranno contro gli imprenditori e prenderanno il potere, adottano il socialismo, sistema secondo cui i mezzi di produzione non sarebbero più stati in mani private, ma pubbliche. Lo scopo era creare una società senza disuguaglianze.

Durkheim ebbe la prima cattedra di sociologia a Parigi. Si interroga sul problema della stabilità sociale, che chiama solidarietà sociale, i legami che uniscono le persone. Ha un’idea organica della società, secondo lui è retta da valori sociali condivisi, che riconosciamo tutti. Ci sono legami che uniscono le persone, bisogna capire quali sono (valori associati alla morale). Gli individui apprendono questi valori, li interiorizzano e così diventano il fondamento della solidarietà sociale. Osserva che in passato, le società agricole, erano molto più unite in quanto c’era poco mutamento; c’era poca divisione, le persone avevano lo stesso tipo di lavoro e i valori si trasmettevano da una generazione all’altra. Con la progressiva complessità, le persone diventano sempre più diverse le une dalle altre, la società urbana necessita sempre di più della divisione del lavoro, per cui si avevano abilità diverse. Ciò significa che la società è interdipendente, dipende dagli altri. (riprende la filosofia di Spencer). Secondo Durkheim la solidarietà e coesione sociale è proprio possibile perché siamo dipendenti gli uni dagli altri. Enfasi sulla coesione. Parla di coscienza collettiva, ovvero quei valori condivisi di una società; la conoscenza di essere nella stessa società.

Weber si pone in dialogo continuo con Marx. Coglie l’elemento del conflitto ponendo però l’enfasi sulla cultura e non sull’economia. Afferma che il cambiamento sociale è continuo ma non è necessariamente dato dai rapporti di produzione. Inventa un metodo sociologico per cui bisogna immedesimarsi nella cultura degli altri. Secondo lui bisogna comprendere come mai una persona si comporta in un certo modo per decifrare il contesto culturale nel quale si svolge la sua azione. La razionalizzazione della società è il motore del cambiamento sociale della sua epoca (processo attraverso il quale la razionalizzazione ha sostituito la tradizione come base organizzativa della vita economica e sociale).

Teorie sociologiche

Esistono paradigmi interpretativi concorrenti. C’è la necessità di elaborare delle teorie, non ci si accontenta più del pensiero. Più le teorie sono multifattoriali, più sono efficaci. Teorie = modo in cui regoliamo il nostro rapporto con l’illusione e la fallace, cosa è reale e cosa no, cosa non è dimostrabile. In sociologia, la teoria (è un bisogno) è un rapporto di causa-effetto intuitivo. La sociologia teorizza ma ha anche bisogno di verifiche empiriche. Le leggi sociologiche sono teorie, ovvero tentativi di interpretare cos’è la società e come funziona, per approssimazione (non c’è linearità chiara, diversa esattezza delle teorie sociologiche).

3 paradigmi fondamentali:

  • Struttural-funzionalista: si concentrano sul consenso e sulla cooperazione, sulla società come un organismo; come i diversi elementi che compongono la struttura di una società contribuiscono al suo operato generale (Spencer, Durkheim). Vedono la società come organismi complessi formati da parti interdipendenti tra loro che operano per produrre stabilità sociale. Per stare in piedi la società ha bisogno di avere un consenso sui valori condivisi, in modo tale che possa riprodursi. Per spiegare i comportamenti bisogna ricondurli alle determinanti sociali in cui si manifestano; siccome siamo in relazione con altre persone dobbiamo capire questi meccanismi. Siamo condizionati dalla società, la società viene prima degli individui; per spiegare la società non bisogna partire dal comportamento individuale. I nostri comportamenti sono determinati da altre determinanti sociali.
  • Paradigma del conflitto: si fonda su conflitti di potere basati sulle disuguaglianze che ci sono nella società. La vita ruota attorno alla competizione delle risorse, di vario tipo. Queste competizioni ci pongono inevitabilmente in conflitto. I mezzi di lotta sono i valori culturali. Provano a spiegare il mutamento sociale tramite il conflitto. Il conflitto non è mai una patologia, è la normalità.
  • Interazionismo simbolico: si concentra sull’interazione tra le persone, sul modo in cui utilizzano i simboli condivisi all’interno della società e la costruiscono come il risultato delle loro interazioni quotidiane. Si parte da come l’individuo interpreta il simbolo. Il simbolo è ciò che unisce. Weber cerca di prendere l’azione osservandola dal punto di vista dell’attore, parte dagli individui (comprendere da dentro). L’interazione quotidiana non si limita a ripetere uguali dei modelli di comportamento perché all’interno dell’interazione li cambiamo, la società muta. Ripete dei modelli e li modifica.

Le norme non precedono la relazione, si formano dentro la relazione. Il sistema di aspettative reciproche produce norme di relazione alle quali poi gli individui si adattano, così si formano le routine. Il mutamento sociale esiste nella misura in cui si equilibrano i rapporti. Dobbiamo capire il significato che i comportamenti rivestono per i membri di quel gruppo. I fenomeni macro vanno ricondotti alle loro cause micro (azioni degli individui). Le azioni hanno sempre una motivazione.

Individualismo metodologico – mettersi dal punto di vista dell’individuo.

Weber – spiega le motivazioni degli individui con il termine “il senso intenzionato”. C’è un senso che è dato dall’intenzione delle azioni. Concezione uomo—essere dotato della capacità di compiere azioni, dargli un senso; mosso da sentimenti e valori.

Esiste una razionalità legata al sentimento, ciò non significa che l’individuo sia sempre razionale, ma se vuole è capace di agire razionalmente.

Weber – il processo di razionalizzazione si è allargato e arriva alle istituzioni, il processo di razionalizzazione è motore di cambiamento anche dentro le istituzioni. Produce una stabilizzazione delle procedure. Burocrazia come una gabbia di acciaio fatta di procedure.

  • Teorie femministe e di genere: si concentrano sulle disuguaglianze sociali basate sulle differenze sessuali. Affermano che le disuguaglianze si vedono anche nel corpo.

Cultura struttura e potere

Le diverse teorie sono unite tra loro da alcuni concetti chiave: cultura, struttura, potere. Queste 3 caratteristiche non sono immutabili ma fanno parte di un processo dinamico.

Cultura = insieme di tradizioni, simboli, credenze, norme, linguaggio, ecc. condivisi da un gruppo e trasmessi da una generazione all’altra. È il modo di vivere, quelle regole non scritte che costituiscono la cultura dentro la quale siamo socializzati. Priva di base biologica, non è natura perché deve essere insegnata e va appresa attraverso il processo di socializzazione. Viene riprodotta e cambia attraverso la socializzazione.

Struttura = modelli di comportamento nella vita sociale. Vengono cambiate e alterate mediante l’azione.

Potere = capacità di raggiungere un obiettivo malgrado l’opposizione di altri. Chi possiede più risorse di potere ha maggiori possibilità di raggiungere i propri obiettivi. Può essere usato per creare o riprodurre le disuguaglianze. Gli strutturalisti non negano le disuguaglianze, motiva le persone per diventare di più. Sono utili, producono innovazione sociale.

Schema pagina 35:

La scienza

È un sistema di produzione simbolica della società, criterio di lettura della realtà concorrente rispetto al senso comune; concorrente alla pubblica opinione. È una forma di conoscenza certa e assoluta, che può arrivare alla verità, fondata su basi razionali, dimostrabili, quindi produce una conoscenza vera. Il modo di procedere della scienza mette in discussione questo approccio. Sforzo per indagare la complessità del reale, accompagna la storia dell’uomo. La scienza nasce dentro la religione. Nasce nell’Europa del 17° secolo. Si ha un nuovo interesse per l’osservazione del mondo, conoscenza diretta.

Cap. 4 Cultura, istituzioni e processi culturali

Cultura—concetto chiave della sociologia, parte essenziale della definizione stessa di società, ovvero un gruppo di persone che vivono insieme in un territorio specifico e condividono una cultura.

Per sociologi e antropologi la cultura è l’insieme di valori, credenze, conoscenze, norme, linguaggi, comportamenti e oggetti materiali condivisi da un popolo e trasmessi socialmente da una generazione all’altra. (valori trasmessi socialmente e non biologicamente). Una cultura deve essere appresa, non ha un fondamento biologico. Cultura definita dai sociologi come una seconda natura.

La cultura opera a molteplici livelli, dalle azioni quotidiane delle persone, alle norme in essere all’interno di un’organizzazione come una scuola o un ufficio, fino alle credenze e alle pratiche associate a grandi gruppi di persone, comprese intere società. A ciascun livello gli elementi della cultura influenzano il modo di vita delle persone.

Elementi della cultura

La cultura comprende elementi materiali e immateriali.

Cultura materiale: riferita agli oggetti fisici prodotti dalle persone appartenenti a una particolare cultura (strumenti, abbigliamento, abitazioni). È fisicamente reale, può essere toccata e osservata.

Cultura immateriale: riferita alle idee di una cultura, che includono i valori e le credenze, l’insieme delle conoscenze su come comprendere il mondo e orientarsi in esso, e gli standard o le norme inerenti il comportamento ritenuto appropriato. Esiste nel mondo dei pensieri e delle idee.

Nel loro insieme, le idee e le pratiche di una cultura costituiscono un modo di vivere che influenza le persone nel modo di mangiare, lavorare, amare, pensare, pregare… Gli aspetti materiali e immateriali sono spesso legati tra loro affinché gli oggetti materiali possano avere un significato simbolico.

Cultura, ideologia e potere

Ideologia: sistema di significati che aiuta a definire e spiegare il mondo e che fornisce giudizi di valore su quel mondo. È una visione generale del mondo. All’interno di ogni cultura esiste un’ideologia dominante, un gruppo di affermazioni ampiamente condivise e regolarmente rafforzate che sostengono il sistema sociale e servono gli interessi della comunità.

Cultura dominante, subculture, sottoculture...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucrezia-solfrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Allievi Stefano.
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