Linguistica - Lezione 1 (3.03)
Cos’è la lingua?
Un sistema di comunicazione basato sulle parole, utilizzabile attraverso 2 canali, dello scritto e dell’oralità.
Linguistica
Linguistica è la disciplina per antonomasia che si occupa di questioni di lingua, studia la lingua a 360 gradi.
È un mix tra disciplina tecnica ed umanistica: è la disciplina più scientifica tra le discipline umanistiche e una tra le più umanistiche nel novero delle discipline scientifiche. La linguistica si occupa di una produzione umana = analisi linguaggio verbale umano → un sistema non lineare e complesso, non risponde alle stesse regole → ci sono degli usi individuali, che pratichiamo solo noi in quanto individui, usi regionali ed altre varietà diverse di linguaggio che utilizziamo:
- A seconda dei contesti comunicativi.
- Dei parlanti, attori che partecipano alla comunicazione.
- Argomenti.
A seconda di tutte queste variabili cambiano le varietà di linguaggio → ogni varietà di lingua che si usa possiede le sue proprie regole.
Le branche della linguistica
1. Linguistica generale
Si occupa di:
- Statuto disciplinare.
- Che cosa studiamo e come lo studiamo.
- Ci dà la nomenclatura e il linguaggio specialistico che si utilizza all’interno della linguistica.
- Soggetto della linguistica sono in primo luogo le lingue storico-naturali, le lingue nate spontaneamente nel corso della civiltà umana; si studiano anche le lingue artificiali, l’esperanto, il codice morse.
2. La glottologia o linguistica storica
Si occupa di:
- Ricostruire le lingue antiche.
- Di valutare i rapporti di discendenza tra queste lingue antiche.
- Ricostruire lingue non attestate.
3. Psicolinguistica
- Rapporti fra la mente e la lingua: come facciamo a leggere e a scrivere? Come funzionano i sistemi di scrittura nel mondo?
4. Etnolinguistica
- Rapporto tra la lingua e le culture: in inglese la parola azzurra e blu chiara si dice ugualmente “light blue” → ma come si fa a distinguere? Le lingue selezionano arbitrariamente la realtà, siamo noi che abbiamo deciso di vedere che la categoria percettiva del blu chiaro è l'azzurro → per altre culture questo non avviene, in inglese non si vede quella differenza. Esempio 2: ci sono delle lingue eschimesi che sono munite di tantissimi termini per indicare la neve che cade, noi invece non abbiamo selezionato quel tipo di fenomeno quindi non le abbiamo dato un nome → perché per noi non è rilevante.
5. Sociolinguistica
- Rapporto fra la lingua e la società, le varietà di lingua.
Tutti parliamo l’italiano, ma in realtà parliamo delle varietà diverse di esso. Varietà che riguardano lo scritto, varietà formali, varietà informali, varietà giovanili, varietà specialistiche, varietà territoriali…. Tutti quanti parliamo una varietà contemporanea dell’italiano ma ci sono anche delle varietà più antiche.
6. Linguistica acquisizionale
- Come impariamo le lingue.
7. Linguistica computazionale
- Come si può processare il linguaggio a livello informatico, esempio: come fa Google a capire “ok Google” e a risponderci?
8. Linguistica applicata
- Riguarda qualsiasi applicazione della linguistica.
9. Linguistica dei corpora
Tutti noi utilizziamo dei corpora rispetto al linguaggio → i corpora sono delle selezioni linguistiche arbitrarie decise, scelte, selezionate da un linguista o da un’equipe di linguisti. → Il dizionario è l’esempio più comune di un corpus linguistico. La parola entra dentro un determinato vocabolario se un linguista o un’equipe di linguisti decide di inserirlo all’interno del corpus di riferimento.
Da ricordare è che nell’italiano ogni giorno entrano parole nuove e muoiono delle parole vecchie.
Un corpus linguistico potrebbe essere anche un corpus giornalistico → prendo un insieme di testi giornalistici per studiare le loro caratteristiche, formano un corpus, anche la produzione intera di Dante Alighieri potrebbe costituire un corpus.
L’Accademia della Crusca → non è un ente normativo, non ci dice cos’è corretto e cosa sbagliato → all’interno dell’Accademia della Crusca, che è un ente di ricerca linguistica, si studiano gli usi linguistici riguardo l’italiano - le varietà.
10. Linguistica tipologica
- Si occupa di ricostruire i tipi linguistici parlati nel mondo → trovare delle corrispondenze sul funzionamento delle lingue: ci sono lingue che hanno il maschile e femminile mentre altre che non hanno genere né singolare o plurale.
- Ci dice come possiamo classificare le lingue del mondo, non solo in termini di parentela ma anche di struttura.
- Esempio: se dovessimo dare un nome a Nuvola e a Stella chi sarebbe Kiki e chi Buba? Stella = Kiki, Nuvola = Buba. La maggior parte delle persone nel mondo risponderebbe così.
10. Dialettologia
- Si occupa di dialetti → il dialetto non è una varietà dell’italiano, ma è una lingua che gode di minor prestigio, status politico/culturale, rispetto all’italiano. I dialetti sono lingue di minoranza imparentate con l’italiano, solo che l’italiano ha goduto di uno statuto di prestigio/cultura più alto, quindi è diventato lingua nazionale.
Vi è un contatto tra i dialetti locali e l’italiano, in alcuni ambiti.
11. Linguistica cognitiva
- Come percepiamo il mondo attraverso le caratteristiche linguistiche. Esempio: se dico “230 morti per Covid” e “230 decessi per Covid” cosa vi rimane in mente? Rimane in mente “morto”, perché nella nostra mente questa parola richiama l’idea di pericolo. Che concetto chiama nella nostra mente una parola.
12. Glottodidattica
- Come si insegnano le lingue.
13. Linguistica di minoranza
- Lingue minoritarie → i dialetti, il ladino, Trentino = Alto Adige, Veneto, Friuli, Grecanico, si divide in: Grico = parlato in Salento → relativo alle colonie della Magna Grecia, Romanico = parlato in Calabria → si pensa che è di attestazione bizantina, Franco Provenzale, nel Piemonte, lingue germaniche, il Valser o il tedesco che si parla nella provincia autonoma di Bolzano, l’arberesh, comuni centro-sud Italia. Albanese, 2 varietà = toske, gege. L’albanese che si parla in queste comunità è più antico di quello che si parla in Albania.
Alcune lingue di minoranze recenti sono: l’arabo, il cinese.
14. Linguistica orientale
15. Linguistica africana
16. Linguistica semitica
17. Linguistica germanica
Livelli di analisi
Per analizzare la lingua, ci serviamo di diversi livelli di analisi:
- Fonologia: si occupa dello studio dei suoni della lingua, suoni ad uso linguistico.
- Morfologia: si occupa di componenti dotati di significato all’interno delle parole. All’interno della parola “gatto” ci sono 2 elementi; 1) gatt → veicola il significato dell’animale; 2) -o → veicola la funzione grammaticale, il maschile e il singolare. Entrambi questi elementi vengono definiti morfemi e sono parte della morfologia.
- Sintassi: si occupa dell’organizzazione rispetto alle frasi/strutture che si usano in italiano.
- Semantica: studia il significato, precisamente il lessico. La semantica è oggetto di studio anche da discipline di carattere filosofico.
- Testualità: si occupa di testi = blocchi linguistici di significato autonomo. Un testo può essere qualunque cosa, non solo il testo scritto.
- Pragmatica: fa riferimento agli scopi comunicativi. Esempio: mi metto vicino alla finestra e dico a qualcuno “che caldo”, che cosa voglio? Voglio che quella persona apra la finestra, richiesta implicita.
Fonologia
Per parlare di fonologia, dobbiamo parlare innanzitutto dei segni linguistici. Che cosa sono? Componenti del linguaggio caratterizzati dall’unione di un significato e un significante, la forma grafica/fonica che diamo a quel significato → un segno linguistico comprende l’unione tra significato e significante.
Nella parola “gatto” vediamo una sequenza che è g-a-t-t-o, questa sequenza di suoni è il significante, a cui arbitrariamente abbiamo deciso di assegnare il significato dell’animale gatto.
La fonologia si occupa dell’analisi dei significanti dal punto di vista fonetico.
Differenze tra fonetica e fonologia
- Fonetica → studia i foni, i suoni in quanto tali. La fonetica, descrive, classifica e fornisce la trascrizione dei foni prodotti dall’uomo quando parla, senza considerare i tratti linguistici distintivi, cioè distingue una parola da un’altra, fonemi.
Divisa in 3 grandi branche:
| Fonetica articolatoria | Fonetica acustica | Fonetica uditiva |
|---|---|---|
| Si occupa di come articolare i suoni delle lingue. Come produrre i suoni della lingua? Vengono prodotti mediante l’aspirazione con un flusso d’aria egressivo, l’aria muove dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea e raggiunge la laringe, in corrispondenza del Pomo d’Adamo, dove incontra le pliche laringee, corde vocali. Quest’ultime durante la normale respirazione silente rimangono separate e rilassate → nella fonazione possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una all’altra, riducendo o bloccando il passaggio d’aria. | Come l’onda sonora attraversa l’ambiente circostante. | Come recepiamo le onde sonore. |
- Se le pliche laringee vibrano → i foni che produciamo sono sonori. A → fono sonoro.
- Se le pliche laringee non vibrano ma rimangono rilassate → i suoni che produciamo sono sordi. S → fono sordo.
Il flusso d’aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità orale. Nella parte superiore della faringe, la parte posteriore del palato, da cui pende, l’ugola può a questo punto lasciare aperto o chiudere, spostandosi all’indietro, il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale → l’ugola, l’ultima parte del palato, chiude la cavità nasale o la lascia aperta se rilassata. Se è lasciata aperta, una parte dell’aria esce anche dal naso. Se chiude, l’aria esce solo dal cavo orale => differenza tra foni nasali e foni orali. Nella funzione orale svolgono funzioni essenziali alcuni organi mobili/fissi: lingua, palato, gli alveoli, sacche poste dietro ai denti nella parte del palato, i denti, le labbra. Anche la cavità nasale può partecipare al processo di fonazione, se il velo e l’ugola sono in posizione di riposo.
Alla linguistica interessa la: fonetica articolatoria, fonetica uditiva.
- Fonologia → studia i foni con un valore linguistico.
Si occupa dei suoni prodotti dalle lingue umane in merito alla funzione distintiva = per quanto riguarda alla fonologia, si presta attenzione al fatto che un suono sia determinante per formare una parola. Distingue una parola da un’altra.
Fono e fonema
Come facciamo a distinguere un fono, oggetto della fonetica, da un fonema, oggetto della fonologia?
Attraverso la prova di commutazione.
La prova di commutazione è semplicemente una sostituzione → esempio: prendo la parola “cane” e mi sto interrogando se “k” sia un fono o un fonema?
- Fonema = se ha un valore distintivo linguistico.
- Fono = se non ha un valore distintivo linguistico.
Capisco se è un fono o fonema se lo sostituisci con un altro fono. Basta solo 1 sostituzione che generi 2 parole diverse, e ho trovato un fonema.
Se sostituisco la c di cane con p ottengo pane → “k” e “p” sono 2 fonemi in italiano.
Esempio 2: prendiamo la parola invece → in questa parola pronuncio una nasale labiodentale. La nasale “n” segue “v” quindi è una labiodentale. Faccio uscire l’aria dal naso ma il luogo di articolazione è labiodentale, denti incisivi si avvicinano al labbro inferiore.
Proviamo a sostituire la nasale di invece con un’altra nasale, la “m” → imvece; è la stessa parola, alcune persone la pronunciano così, è come pronunciare “rana” come “dhana” → r moscia/r uvulare, la parola è la stessa => non sono fonemi ma foni, in specifico un allofono, una variante di un altro fono → la r moscia in italiano è una variante della r.
I fonemi possono essere distinti in base del:
1. Luogo di articolazione
Dove li produciamo.
| Bilabiale | Prodotto con le due labbra. “B” di “bocca”, è un’occlusiva bilabiale. |
| Labiodentale | Denti incisivi, labbro inferiore, f, v. |
| Alveolare/dentale | T, d, s, n. |
| Retroflesso | Non c’è nell’italiano, ma in alcuni dialetti sì, ad esempio il “beddu” del siciliano, l’apice della lingua si rotola indietro. |
| Palatale | Prodotto nel palato, sh di sciarpa, zh di beige. |
| Velare | Prodotti nella zona del velo, k di casa, g di gatto. |
| Uvulare | R moscia italiano. |
| Faringale | Ich in tedesco, gente in spagnolo. |
| Laringale | C’è nell’arabo. |
Se l’aria fuoriesce dalla cavità orale o oronasale, senza che vi si frapponga alcun ostacolo e le pliche vocali vibrano, si emettono vocoidi. Se il canale orale è ostruito o ristretto, si producono contoidi.
I vocoidi, vocali, li pronunciamo quando il canale è libero e le pliche laringee vibrano, se restringiamo parzialmente il canale produciamo delle approssimanti, e se lo restringiamo del tutto pronunciamo delle fricative, se lo chiudiamo produciamo delle occlusive.
Triangolo dei vocali.
La a si trova dove c’è la faringe.
I vocali/vocoidi alti → i, anteriore, e u, posteriore.
Anteriori medie → tra la a e i, e aperta; medie-alte → e chiusa.
Posteriori medie-basse → o aperta; medie-alte → o chiusa.
Per la produzione dei vocoidi conta tantissimo la posizione delle labbra. Realizzazione vocali anteriori → labbra distese come se stessi per sorridere. Quando pronunci u → le labbra si arrotondiscono.
Questi sono i simboli fonetici che adottiamo per scrivere i vocoidi dell’italiano, sono relativi all’IPA, alfabeto fonetico internazionale.
2. Modo di articolazione
Come li produciamo.
Categorie:
| Occlusione | L'interruzione momentanea del flusso d’aria, causata dal contatto fra 2 articolatori. “Patto” → durante la pronuncia, le due labbra si toccano per formare “p”, è un’occlusiva. “Tutto” → la punta della lingua tocca la zona dentale/alveolare, è un’occlusiva. “Casa” → c'è un contatto rispetto al velo palatino, si tocca un po’ “k”. |
| Fricative/continue/spiranti | Non presentano un’ostruzione del canale ma un restringimento del canale → l’aria passa, ma il canale è molto più stretto. La V di Vaso. F di Fatto. S di Sasso. Z di Naso. |
| Affricate | Sono date nello stesso luogo di articolazione, dal contatto tra un’occlusiva e una fricativa. Esempio: Pizza [pitsa]. |
| Nasali | Pronunciata con una parte d’aria che esce anche dal naso. |
| Laterali | L’apice o la lama della lingua che tocca la zona dentale o alveolare e l’aria che passa dai lati della lingua. Esempio: l, la punta della lingua tocca, aria passa dai lati, j. |
| Vibranti | Vibrazione di un articolatore. Rr, vibrazione apice lingua. |
| Approssimanti | Il canale non è abbastanza aperto per produrre una vocale, non è nemmeno abbastanza ristretto per produrre una fricativa. La via di mezzo tra la restrizione di una fricativa e l’apertura di una vocale è l’approssimante. La “j” di yogurt, pronunciato nella zona palatale, restringo il canale ma non abbastanza da produrre una fricativa, né abbastanza ristretto per una fricativa. “W” di “uomo”, approssimante velare, pronunciata nella zona di velo. |
3. Presenza/assenza della sonorità
Se vibrano o no le pliche laringee.
Sillaba
Una sillaba è costruita intorno a una vocale; una consonante o una semivocale, approssimanti, hanno sempre bisogno di appoggiarsi a una vocale di riferimento.
Esempio: dividiamo in sillabe la parola piede. Pie-de, la i va con la e perché è un’approssimante.
- La vocale = apice/testa di una sillaba.
In italiano, le sillabe canoniche sono costituite dalla sequenza consonante + vocale.
- Un dittongo è dato dalla combinazione di un’approssimante o una vocale, o viceversa. Esempio: piede, approssimante j e vocale e → insieme = dittongo.
- La combinazione di una vocale e semivocale = trittongi, molto rari in italiano.
- Accento → la forza + l’intensità di pronuncia di una sillaba che fa sì che la sillaba presenti prominenza fonica rispetto alle altre. Generalmente alla pressione coincide un aumento della pressione dell’aria nel canale orale. In italiano l’accento è dinamico o intensivo; aumentano il volume e la durata della vocale.
L’accento potrebbe avere un carattere fonematico → può essere fisso, turco, fr, oppure libero, italiano.
L’accento grafico non deve essere confuso con quello prosodico, fonetico → nell’ortografia dell’italiano mettiamo l’accento solo in alcuni casi.
Lezione 2 - Linguistica
L’accento - come faccio capire dove cade l’accento in italiano?
- 1) Se si sa a priori se si è in conoscenza delle lingue latine, che hanno formato l’italiano.
- 2) Allunghi tutte le vocali di una parola in maniera alternata, es: Tavolo - se allunghiamo l’ultima vocale viene “tavolò”; la penultima “tavòlo”; la terzultima “tavoLo” → la parola che suona meglio è la posizione effettiva dell’accento.
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