Antropologia culturale dei paesi asiatici - modulo B
Capacità di argomentare
Capacità di argomentare: arte retorica che aiuta a rappresentare i miei contenuti e a renderli efficaci alla convinzione dell’altro.
Amartya Sen dice che gli umani sono argomentativi. Argomentare con qualcuno che controbatte e non è d’accordo per portare un’istanza diversa dalla mia.
Nella tradizione indiana nel corso dei millenni si è sviluppata una modalità di costruire la contrapposizione verbale e quindi anche di arrivare a delle sintesi che niente ha che vedere quella che tutt’ora caratterizza l’occidente.
Amartya Sen identifica la presenza di un elemento retorico che deve sfociare nella sintesi. Colui che argomenta nella tradizione europea porta a sé il maggior numero di prove, sillogismi,...
Sia il caso retorico che quello specifico per Amartya Sen sono casi emblematici che nella società europea fanno sì che emerga il giusto se l’esperimento è replicato bene. Amartya Sen in questa traiettoria vede un’operazione di esclusione.
Secondo Amartya Sen la tradizione occidentale si muove da elementi di disordine ad elementi di ordine, da incertezze a certezze.
Questa tradizione dialettica ha garantito l’affermarsi della razionalità e della ragione.
Amartya Sen vuole dire che a partire dalla storia millenaria nel contesto indiano c’era un’altra tradizione opposta che cerca l’amore verso la capacità di continuare a mantenere vivo il confronto affinché nessuno prevalga e affinché la mia posizione possa cambiare arricchendosi delle contrapposizioni che l’altro ha evidenziato e inglobando i punti di forza dell’altro cercando il modo per continuare la dialettica evidenziando le vicinanze. Lasciare sempre il confronto aperto per arricchirsi.
La verità è in parte in quello che dico e devo scavare nel pensiero altrui per ampliarla.
Imperatore Ashoka
Regna nel terzo secolo a.C.
Lui sapeva che da circa 100 anni predicava Buddha. Ciò è importante perché Ashoka cresce in una famiglia regale nel culto della guerra. Ad un certo punto si imbatte in qualcuno che “conosceva” Buddha, che sapeva la sua storia.
India
Mostrare come la storia dell’India sia caratterizzata da una caratterizzazione induista e neanche autoctoni dell’India.
Nonostante lunghe coesistenze e periodi di dominazione esse hanno corrisposto a periodi di grande fioritura culturale e di caratteri ibridi degli aspetti linguistici religiosi e del folklore che caratterizzano l’India. Una nazione così complessa e ampia come l’India contemporanea non possa altro che essersi formata per stratificazioni storiche successive e attraverso passaggi bruschi che hanno trovato una forma di equilibrio.
Amartya Sen
L’India consacra la sua tradizione democratica avendo un sistema democratico capillare. Verso la fine degli anni ’90, circa una decina di anni prima che Amartya Sen scriva il suo libro, si realizzano in India per la prima volta delle condizioni politico sociali diverse. Ci fu l’ascesa sul piano politico di un partito nazionalista, un evento raro perché l’India è multiculturale. Questa ascesa del partito nazionalista tende ad appropriarsi attraverso una caratterizzazione politico-religiosa univoca che è quella indù, dello scenario politico nazionale dentro il campo della rivendicazione di un’identità nazionale che si sovrappone a quella culturale e religiosa.
Amartya Sen cerca di sottrarre terreno a questo processo politico cioè alla convergenza del discorso del nazionalismo sovrapponendolo con una questione di tipo culturale. Egli si pone di controbattere questa invenzione identitaria con la storia del suo paese.
Akbar il Grande
500 anni prima ci fu un sovrano musulmano, Akbar il Grande. Quella che nei decenni del suo regno sviluppa è quella del Din-Ilahi, la religione di Dio. Il Dio nominato da Akbar è un Dio, non un dio manifesto come ad esempio Allah, verso il quale ci si rivolge con il rito e con la preghiera nella lingua che preferiamo. È una volontà di assemblaggio e personalizzazione della religione. Si introduce quindi una molteplicità.
Questa religiosità che Akbar promuove è una religiosità abbastanza sfaldata. Al dio non viene assegnato un nome, i precetti che questa religione prevede hanno un’ampissima capacità di collegare le altre religioni presenti sul territorio e lasciano all’individuo una possibilità di assemblare e collegare gli elementi.
In realtà l’appello che viene fatto al cittadino è quello per utilizzare la ragione, il Rahi Aql, del Cammino della ragione, che permettono di selezionare gli assemblati rituali. Si fa quindi riferimento al libero arbitrio. Un pensiero multi religioso può fiorire dove il pensiero razionale guida le scelte. È il contrario del fanatismo. E questo piace a Amartya Sen.
Akbar, via via che le sue campagne militari si spostano verso est sposta la capitale, ad Agra, dove si trova il tempio funebre Taj Mahal.
Nascita della lingua Urdu, secoli XI-XII
Nel bacino geografico intorno a Baghdad intorno ai secoli XI e XII nasce una lingua nuova, l’Urdu, parlata oggi da decine di milioni di persone ed è la lingua ufficiale del Pakistan. È un esperimento sincretico e rappresenta l’hindi scritto con caratteri arabi e ciò si è potuto fare grazie al fatto che esso è un alfabeto sonoro.
Il nuovo calendario di Akbar
Il pensiero politico religioso e politico di Akbar consiste nella consapevolezza, nel valore della grandezza della sua missione culturale e quindi nella volontà che quest’epoca segnata dal suo regno lasci una traccia indelebile nella storia dell’India. Egli voleva settare intorno a sé il momento 0 rispetto al quale prendere il conteggio per le epoche future e per quelle passate.
Venne creato così un calendario, intorno al 1591-1592 del nostro calendario gregoriano. In questa annata ci fu l’anno Mille dell’Egira (cioè 1000 anni dalla fuga del Profeta Maometto dalla Mecca a Medina).
Venne così introdotto il Tarikh-ilahi, il calendario che rispecchia la nuova epoca e che tiene dentro la volontà di resettare i conteggi del tempo così diversi per ogni religione.
L’operazione intrapresa è talmente clamorosa che non regge, infatti viene abbandonato qualche tempo dopo la morte di Akbar.
Ne parliamo perché Amartya Sen ne parla nel suo libro in cui fa emergere con chiarezza i valori del potere e del controllo del dominio che sono insiti nel processo di scrittura del calendario.
Negli anni 2000 il partito nazionalista indù, avversario di Amartya Sen, propose una rivisitazione del calendario dell’India basato sul calendario induista.
Amartya Sen produce una tabella la quale riassume che nell’anno 2000 del calendario gregoriano eravamo nel 1420 del calendario dell’Egira, oppure:
Il calendario diventa importante perché dove io colloco lo 0 è dove io ritengo di poter andare indietro nel tempo fino a dire che ero ancora io.
Il calendario KaliYuga
Il calendario religioso induista KaliYuga assume che la vita del cosmo ogni periodo di una data lunghezza si ripeta sempre uguale. A livello cosmologico gli eventi sono sì periodici, ad esempio le orbite.
1 Yuga corrisponde a 432.000 anni e rappresenta l’unità minima entro la quale si sviluppano cose diverse. Il Kali Yuga è l’unità di tempo.
Ecco il funzionamento:
B. Anderson, Imagined Communities (1983)
Questo testo serve per traghettarci nelle istituzioni educative lanciate sul continente indiano dall’impero le quali hanno funzione di emancipazione, sviluppo e avanzamento e che nell’arco di meno di un secolo diventeranno esattamente l’opposto di ciò per cui sono nate, diventeranno i bacini culturali nei quali si sviluppa il concetto di indipendenza.
La prima strategia educativa attuata è quella di utilizzare il mezzo delle mostre (prima) e dei musei. Questi musei dell’India coloniale sono un primum.
Infatti è importante parlare della storia dei musei dell’India perché mentre il museo raccoglie tradizioni e identità storiche nel bacino culturale europeo ma è particolarmente assente nel resto del mondo.
È una mostra, un processo di estrema sottigliezza epistemologica che comporta la selezione, che include ed esclude, diventando un’operazione di potere culturale, di discriminazione perché si sceglie ciò che deve essere esposto.
Oltre al contenuto del museo è importante la tassonomia, quindi l’organizzazione. Alle spalle dell’operazione di Education ed Exhibition c’è un’operazione di potere culturale.
- Esposizione di strumenti agricoli: inizialmente sono esposti strumenti agricoli (in India, un paese che è principalmente rurale) per mostrare le tecniche europee che più evolute rispetto a quelle indiane. Il contenuto di questi musei è il cutting edge, il momento più evoluto, e viene mostrato dagli europei perché la cultura indiana è ritenuta tradizionale, primitiva.
Miglior tecnologia = miglior sfruttamento. L’azione di migliori macchinari e attrezzi sfrutta al meglio la natura.
E. Thurnston sostiene che debbano esserci dei nativi che mostrano ad altri nativi quello che c’è in mostra, per cui degli indiani devono fare delle dimostrazioni ad altri indiani.
G. Prakash sostiene che il modo con cui si apprendono le realtà scientifiche degli altri è quello che è filtrato attraverso lo sguardo inglese. Quindi il modo di imparare degli indiani sugli indiani è quello che è passato dalla testa e dalla conoscenza inglese.
Dalla mente di chi ha pensato l’exhibition a chi influisce si crea uno spazio di frainteso. Ciò però non è un limite, ma essendoci un processo che vuole essere trasmesso. Si crea uno spazio di un sistematico frainteso, uno slittamento del significato, che si realizza per decenni, una sistematica disorganizzazione dell’intento dove gioca una parte creativa colui che capisce. Questa comprensione inappropriata genera una conoscenza nuova. Questo perché chi ha visto la mostra racconterà ad altri a modo suo ciò che ha visto e ci sarà una continua reinterpretazione. Questa operazione di travaso, di passaparola, è veramente efficace che il pubblico di queste mostre è progressivamente crescente, tanto da diventare anche luoghi dove addirittura si attuano matrimoni.
Personaggi come Thurston sono appassionati da questo linguaggio museale per creare education perché in un contesto come quello indiano dove i musei non ci sono mai stati si può creare la tassonomia perfetta, la narrazione epistemologica perfetta.
1911 39 musei, 30 anni dopo il triplo.
Appadurai (1986) parla della Cultural Translation anche nei riguardi dell’appropriazione dei luoghi come celebrare i matrimoni nei musei, facendone un uso frainteso, spostato rispetto alla sua progettazione.
Science as wonder/magic
Nel frattempo in Europa sta avvenendo qualcosa di estremamente importante, si sta sviluppando una seconda rivoluzione scientifica (fine ‘800 inizio ‘900) che porterà il mondo alla modernità. Vengono inventati nuovi modi di comunicazione come il telegrafo o l’alfabeto morse che saranno poi codificati, le macchine fotografiche, eccetera. Tutto ciò viene messo in mostra al British Museum ma anche in India.
Con tutti questi nuovi strumenti “tecnologici” nel contesto indiano succede che la loro esposizione senza la spiegazione scientifica le faccia diventare delle gallerie della meraviglia, scienza presentata come meraviglia. Addirittura si pensa alla magia. Un altro fattore è che non ci sono le parole scientifiche per tradurre dall’inglese e in India l’inglese non era ancora capito. Per dominare quindi l’Inghilterra lasciava la “semi ignoranza” in India. Ma ciò dura solo per circa 50 anni perché poco dopo verranno aperte delle istituzioni educative superiori che spiegano la scienza, come:
Domesticating Modern Science (D. Raina, 2004)
D. Raina è uno storico indiano e nel 2004 scrive questo testo rivoluzionario che stupisce per l’accostamento delle parole “domesticating” e “science”, infatti come si può addomesticare la scienza? Questo libro si riferisce al processo per cui questa forma di apprendimento imperfetto che si è realizzata nei contesti museali all’inizio dell’amministrazione coloniale con un intento educativo controllato, egemonico, nell’arco di mezzo secolo diventa qualcosa di diverso.
La consapevolezza della parziale emancipazione ottenuta attraverso i processi di apprendimento e attraverso anche la necessaria operazione di riempimento delle lacune che ci sono nel processo di trasferimento della conoscenza, un processo imperfetto, incompleto che richiede a chi ascolta un’operazione di integrazione, di completamento, è un invito. È una forma di apprendimento parziale che ottiene l’effetto opposto di quello di mantenere una condizione di subalternità. Questi discorsi non sono ovviamente per tutti.
Critica della ragione postcoloniale (G. Spivak)
G. Spivak è una studiosa e femminista indiana e in questo libro cerca di ricostruire i passaggi epistemici attraverso i quali si costituisce il soggetto colonizzato. È come se certi mondi cominciassero ad esistere dopo il contatto con gli europei. Lo scrive essendo una sottilissima conoscitrice della cultura europea.
Tecnologia in India
Studi antropologici recenti hanno portato a chiedersi perché alcune aree dell’India siano degli hub della tecnologia moderna. La figura dell’indiano nerd tecnologico e guru induista in realtà è nata per via della fioritura di corporation, multinazionali e studi di ricerca nella regione con capitale Bangalore. Queste multinazionali hanno capacità di fare concorrenza al mercato occidentale.
Questo hub indiano è stato soggetto a studi.
I quartieri dedicati sono zone abbastanza ristrette e una di queste si ch
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