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Antropologia e variabilità umana

L’Antropologia è lo studio della variabilità umana normale, sia a livello individuale che di popolazione, come e perché può variare nel tempo la morfologia umana cioè si occupa delle differenze della struttura umana e delle varie popolazioni nel corso del tempo e delle cause di queste differenze. Si occupa di capire cosa è cambiato, cosa si è evoluto nell’essere umano, come e perché; a cosa è dovuta questa evoluzione, se al clima, al luogo, un’epoca o una particolare circostanza.

La variabilità umana normale prende un modello di riferimento neutro ma il modello morfologico neutro non esiste perché appunto l’uomo si è sempre spostato e sempre adattato nel corso del tempo, modificando la propria struttura fisica. Non esistono dei confini in natura, i confini li creiamo noi, li inventiamo. Gli esseri umani sono uguali ma c’è una biodiversità intraspecifica cioè siamo sì uguali ma allo stesso tempo all’interno della specie ci sono delle differenze, cambiano le nostre forme ed alcune particolarità che ci rendono diversi l’uno dall’altro, inoltre nello stesso momento temporale ci possono essere delle variazioni nelle diverse popolazioni ed è definito biodiversità umana sincronica.

Studio della variabilità umana

La variabilità umana va studiata:

  • A livello qualitativo, cioè quale differenza c’è a livello fisico e con quale frequenza.
  • A livello quantitativo, come si può catalogare quel tipo di cambiamento.

Nello studio dell’antropologia, le varianti umane sono di tipo:

  • Anatomico e funzionale per quanto riguarda la biologia e quindi come già detto studia la morfologia dell’uomo.
  • Sociale e psicologico sono due elementi che compongono il bagaglio culturale studiato dall’antropologia.

L’uomo quindi non solo subisce delle forti alterazioni metaboliche a livello biologico ma anche sociale, il modo in cui le città sono costruite o gestite ad esempio e psicologicamente, come lo stress ha influito sui cambiamenti della specie.

La variabilità umana va intesa e concepita:

  • A livello sintetico che unisce tutti gli individui con quella caratteristica e li classifica.
  • A livello disgiuntivo che raggruppa più individui ognuno dei quali ha caratteristiche diverse dall’altro.

Nell’ambito culturale, l’etnologia studia e confronta le popolazioni del mondo a livello biologico e culturale.

La ricerca antropologica è diacronica cioè studia il mutamento delle popolazioni nel corso del tempo ma è anche sincronica cioè quando studia quella precisa popolazione o individuo che muta in quel preciso momento.

Concetto di razza e popolazione umana

Il concetto di razza non è altro che la popolazione umana, un gruppo biologicamente omogeneo di individui cioè un gruppo di individui che condividono dei caratteri biologici comuni, trasmessi per eredità biologica e che li distinguono da altri gruppi all’interno della stessa specie. Noi apparteniamo ad un’unica specie, Homo sapiens, ma presentiamo grande variabilità.

Ciò che ci rende diversi è il colore della nostra pelle, la statura, i capelli ma abbiamo anche differenze non visibili all’interno del nostro corpo come ad esempio il gruppo sanguigno. Il Termine “razza” in ambito antropologico serve per definire la variabilità umana ed è più corretto del termine “etnia” perché etnia è un termine che fa riferimento alla cultura di un popolo, non alla sua biologia. Prendiamo Hitler ad esempio, faceva una distinzione con la razza ebraica ma era sbagliato perché la razza ebraica in sé non esiste a livello biologico, è una variabilità culturale, infatti l’antisemitismo fu una totale e ingiusta discriminazione culturale. È giusto invece riconoscere una differenza fra razze a livello biologico, dopotutto, se fossimo tutti uguali non ci sarebbe evoluzione.

La classificazione umana è sempre stata fatta considerando le differenze fenotipiche, ma esse sono diverse da quelle genetiche. Il fenotipo è la somma fra genotipo e ambiente quindi gli aspetti fenotipici non sono altro che le caratteristiche fisiche mostrate dall’organismo ma è il risultato di migrazioni, adattamenti biologici e culturali. Le differenze genetiche riguardano la composizione di un organismo. I caratteri antropometrici, statura, indici nasali, hanno base genetica ma possono essere anche aspetti fenotipici. Quello che io vedo, fenotipo, non è detto che sia una conseguenza genetica, ci sono tante variabili da considerare che possono contribuire alla formazione di quella morfologia.

Per capire come determinare se una specie è diversa da un'altra si utilizzano le percentuali. Per stabilire una diversità fra un gruppo e un altro, la diversità genetica deve essere almeno del 25/30%. Nel caso dell’Homo sapiens, la diversità genetica non supera il 15% quindi è vero che ci sono delle differenze ma non sono così alte da giustificare una distinzione fra razze.

Metodi di classificazione nel tempo

L’uomo venne classificato nel corso dei secoli, in modi disparati. Ad esempio:

Linneo

Linneo (‘700) classificò l’uomo basandosi su attributi biologici e psicologici:

  • Homo sapiens americanus: pelle rossa, tenace, spirito libero.
  • Homo sapiens europeus: vivace, sportivo, ricco di inventiva.
  • Homo sapiens asiaticus: avaro, austero, orgoglioso.
  • Homo sapiens afer: astuto, lento, negligente.
  • Homo sapiens mostruosus: affetto da malformazioni congenite.

Questo metodo è fondamentalmente errato in quanto è difficile se non impossibile classificare la razza umana basandosi solo sulla psiche essendo una variabile troppo ampia.

Blumenbach

Blumenbach classificò l’uomo basandosi su attributi morfologici:

  • Caucasica: pelle chiara, capelli bruni, naso stretto e alto.
  • Mongolica: pelle bruno-gialla, capelli neri, naso piatto, occhio stretto.
  • Etiopica: pelle scura, capelli lanosi.
  • Americana: pelle color rame, capelli neri.
  • Malese: pelle scura, capelli ricci, naso schiacciato e bocca grande.

Cuvier, Huxley, Retzius, Deniker e Fischer

Cuvier classificò l’uomo basandosi sul colore della pelle:

  • Bianchi, Gialli e Neri.

Huxley classificò l’uomo basandosi sui tipi umani:

  • Xantoidi, Mongoloidi, Australoidi, Negroidi.

Retzius classificò l’uomo basandosi sui valori craniometrici, misure e forme del cranio. Calcolava l’indice cefalico orizzontale utilizzando il rapporto fra larghezza e lunghezza del cranio.

Deniker classificò l’uomo basandosi su caratteri morfologici e morfometrici individuando 29 popolazioni e 6 unità tassonomiche diverse, gerarchia, metodi di organizzazione.

Fischer (‘900) come Deniker si basò sugli stessi caratteri ma si iniziano a fare ragionamenti più raffinati e Fischer ne conviene che l’Homo sapiens è una specie monofiletica cioè una specie unica che ha subito delle mutazioni genetiche adattandosi a luoghi diversi. Lui li suddivide in quattro linee evolutive:

  • Negride.
  • Australide.
  • Europide.
  • Mongolide.

Biasutti, Montagu e Cavalli Sforza

Biasutti a metà del ‘900 fece una correlazione tra caratteri antropologici e fasce climatiche. Secondo lui, la variabilità fenotipica di ogni popolazione è correlata alle diverse capacità adattative dei vari caratteri alle mutevoli condizioni ambientali come ad esempio la pelle scura in un clima equatoriale e la pelle chiara in un clima freddo.

Montagu nel 1960 fece una distinzione basata su tre parametri: forma del cranio, indice cefalico orizzontale, forma del naso, indice nasale e forma dei capelli.

Dagli anni 50/60 si iniziò a fare una classificazione del genere umano attraverso marcatori genetici, i quali sono poco influenzati dall’ambiente.

Nel 1960 Cavalli Sforza affermò che era possibile ricostruire le grandi migrazioni del passato basandosi sulle differenze genetiche tra le popolazioni odierne. Creò un albero filogenetico con una frequenza di 120 alleli in 42 popolazioni. Vedi

Eugenetica

Ci sono tantissime varianti nel modello umano; l’Eugenetica distingue la normalità umana avente un carattere normale e le patologie aventi un carattere patologico. Non esistono varianti migliori o peggiori però esistono caratteri variabili vantaggiosi. La variabilità è funzionale alla sopravvivenza. Francis Galton, cugino di Darwin, introdusse l’analisi della variabilità antropometrica e lo studio delle impronte digitali. Avendo come obiettivo l’individuazione dei caratteri favorevoli, eugenetici, e dei caratteri sfavorevoli, disgenici, nel 1883, creò il concetto di eugenetica ovvero l’azione di migliorare il genere umano applicando in maniera artificiale, i criteri di selezione naturale e quindi volle incoraggiare la diffusione dei caratteri favorevoli piuttosto che quelli sfavorevoli. Galton

Frenologia criminale

La frenologia criminale utilizza i caratteri normali per eseguire diagnosi di malattie. Lombroso ha tentato di dimostrare che a date morfologie e fisionomie corrispondeva un profilo psicologico valutabile già in embrione in maniera tale da prevenire così l’esistenza di un soggetto criminale in quanto secondo lui, un carattere atavico, primitivo e quindi che presenta tratti scomparsi generazioni prima, anomalia, corrispondeva ad una diagnosi patologica psichica o ad un comportamento criminale. I criminali portavano tratti antisociali già dalla nascita e venivano trasmessi per via ereditaria. In parte il metodo è corretto perché un dato segno ci consente sì di porre una data diagnosi ma l’errore stava nel considerare i tratti variabili come sfavorevoli e quindi patologici. Alcuni tratti posso essere l’artrosi, il segno di Frank o la morfologia rigonfia alle estremità delle mani.

La fase prescientifica, antichità e Medioevo

Canoni egizi

1) La fase prescientifica, antichità e Medioevo. Canoni Egizi: questa fase parte dall’antichità fino ad arrivare al medioevo e si caratterizza per l’approccio di tipo speculativo. Lo studio della figura umana è iniziata tanto tempo fa. Gli Egizi ad esempio, prendevano in considerazione un insieme di proporzioni corporee con rapporti numerici basati su dei moduli chiamato Canone. Per applicare questo canone si sovrapponeva una griglia alla figura; ogni quadrato era regolare e corrispondeva ad un modulo. Fino alla 25esima dinastia il sistema prevedeva 18 moduli che andavano dal cranio ai piedi. Dalla 26esima dinastia il sistema diventa di 22 moduli. La raffigurazione era bidimensionale quindi figura umana laterale mentre busto e spalle frontali, il cranio era di profilo. Gli Egizi identificavano le varie parti del corpo con i numeri armonici.

Canoni di Policleto, Erodoto, Ippocrate e Aristotele

Canoni di Policleto: i canoni vennero ripresi e arricchiti in epoca greco-romana. Policleto vuole trovare le proporzioni ideali del corpo umano. Utilizzava delle misurazioni che potevano ricostruire tutta la struttura. A partire dal dito e dalla testa si possono trovare tutte le misure del corpo mediante le proporzioni. La testa era 1/8 dell’altezza mentre il busto era 3/8 e le gambe 4/8.

Erodoto nelle sue storie descrive anche le caratteristiche dei popoli che incontrava ed ipotizzava i legami morfologici e funzionali. Indicava le caratteristiche fisiche degli uomini che incontrava come il colore della pelle, la statura ecc.

Ippocrate inizia a creare un collegamento fra uomo e ambiente e ipotizza il ruolo dell’ambiente nella variabilità umana a livello fisico e psichico. “Cambia la pelle cambiano i capelli, cambia il clima, forse c’è una correlazione”. Scoprì una deformità cranica trovata in alcuni individui della popolazione caucasica e fu chiamata macrocefalia ippocratica.

Aristotele il suo antropocentrismo, tutto gira intorno all’uomo, mette in collegamento la parte fisica e spirituale dell’uomo. Riconosce nell’uomo la posizione eretta, il grande cervello e una natura intellettiva superiore, ritenendolo un modello perfetto rispetto alla natura circostante in quanto “bipede pensante”.

Galeno, Marco Polo e Leonardo Da Vinci

Galeno fondatore della medicina sperimentale, i suoi studi si basano sulla dissezione di animali in particolare scimmie. Galeno riuscì a dedurre che la disposizione degli organi della scimmia rispecchia quella umana.

Marco Polo nel medioevo non ci sono contributi significativi per l’antropologia fino a Marco Polo che grazie ai suoi viaggi fornisce descrizioni fisiche di popoli occidentali in particolare cinesi, giapponesi e tibetani.

Leonardo Da Vinci nel periodo rinascimentale si rinnovano i canoni armoniosi e simmetrici dell’antichità e Leonardo fu il primo ad eseguire la dissezione di cadaveri costruendo di conseguenza delle tavole dedicate all’apparato scheletrico ma anche alla muscolatura e la circolazione del sangue. Rappresentò le proporzioni ideali disegnando l’uomo vitruviano il quale è una dimostrazione di come la figura umana possa essere inscritta armoniosamente nelle due forme perfette per eccellenza, il cerchio e il quadrato.

Leon Battista Alberti, Vesalio e Illuminismo

Leon Battista Alberti le proporzioni del corpo umano nella scultura vengono rielaborate utilizzando il definitor: un disco circolare con il quale si può ricostruire a livello marmoreo il modello del corpo umano.

Vesalio pone il fondamento dell’anatomia basandosi sull’osservazione dei cadaveri e facendo la descrizione del cuore e dei vasi sanguigni.

Con l’Illuminismo nel 1700 inizia ad esserci una nuova sensibilità in quanto c’è un modo diverso di vedere le cose siccome gli studi sono sempre più precisi. In questo secolo inizia a prevalere la ragione e il personaggio centrale di questo periodo è:

Fondamentale: Linneo fondatore della moderna sistematica, una scienza che tende a classificare gli esseri viventi ma la classificazione che viene sviluppata da Linneo è molto specifica perché definisce il genere e la specie, nomenclatura binomia, tutt’oggi la utilizziamo. Divide due gruppi primati e secondati. Ritiene il primato un elemento superiore che viene inserito però all’interno della realtà naturale classificandolo assieme ai pipistrelli, lemuri e scimmie. Vede poi all’interno della specie Homo delle varianti e di conseguenza li suddivide facendo dei sottogruppi: Homo silvester, orango, e Homo sapiens. Linneo ritiene che l’Homo sapiens è sì in mezzo alla natura ma è superiore perché ha un volume del cervello più grande, è in posizione eretta e ha l’uso della parola. In realtà la grandezza del cervello non equivale a maggiore intelligenza così come l’uso della parola non è l’unico mezzo di comunicazione.

Divide l’Homo sapiens in sottogruppi:

  • Ferus, selvaggio.
  • Americanus.
  • Europaeus.
  • Asiaticus.
  • Asser, negro.
  • Mostruosus, anormale.

La fase scientifica, epoca moderna

2) La fase scientifica, epoca moderna.

Buffon parla della variabilità di specie in quanto dovuta al fatto che dal modello generale si formano col tempo delle specie. Si sofferma su concetti di specie, sul rapporto fra animale e uomo dal punto di vista evolutivo e sulle razze umane. Pensa che ciascun individuo sia modellato ma sembra che si stia perfezionando.

Lamark mette in relazione specie/ambiente. Utile, interessante ma sbagliato.

Blumenbach studia le variazioni fisiche e psicologiche nell’uomo. Ipotizzò che le razze umane si classificassero in base a caratteristiche interne ed esterne aggiungendo caratteri psicologici e patologici. Predilige l’osservazione del cranio visto dall’alto.

Camper cerca di studiare le proporzioni geometriche del cranio misurando l’angolo facciale attraverso l’utilizzo di due piani, quello orizzontale e quello tangente. La sporgenza della faccia è tanto maggiore quanto è acuto l’angolo.

Cuvier divide i quadrumani e bimani e definisce tre razze umane: caucasica, etiopica e mongolica. Utilizza una definizione moderna di Specie ovvero un insieme di individui discendenti gli uni dagli altri e che assomigliano a loro tanto quanto essi si somigliano tra di loro.

Darwin prende l’esperienza passata, rimescola le informazioni e arriva ad una teoria. Nega Lamark e afferma che il successo della specie deriva da una selezione naturale dovuta non solo all’ambiente ma anche alla “competizione fra razze”.

Huxley sostenitore di Darwin, afferma che l’uomo è parte integrante della natura classificandolo nello stesso ordine zoologico delle scimmie. Diede grande impulso agli studi comparativi, embriologici, paleontologici e paleoantropologici.

Galton produsse saggi sull’eugenetica che sfociarono in tesi razziste. Disgenetica: caratteri sfavorevoli, cretinismo, pazzia, delinquenza, alcolismo, prostituzione. Eugenetica: caratteri favorevoli.

Haeckel pubblica la legge biogenetica fondamentale. Era un evoluzionista ma non un darwiniano in quanto non accetta la sua teoria di evoluzione. Traccia un’ipotetica genealogia degli antenati dell’uomo ma secondo lui gli orientali sono ad uno stato evolutivo inferiore per via della forma del naso poco pronunciato e dell’assenza di peli. Le differenze razziali sono sia fisiche che intellettive.

Schwalbe studia la calotta del Neanderthal considerandolo antenato diretto dell’uomo moderno. Scrisse un trattato sull’uomo di Giava scoperto nel 1891. Diede origine alla Paleoantropologia.

Dal 1800 abbiamo una intensificazione dello studio antropometrico con analisi statistiche in cui le variabili possono essere spiegate anche attraverso formule matematiche. In questo secolo si formano anche le prime scuole affidate a Hollarde e a Quatrfages al museo della storia naturale di Parigi. Quest’ultimo si oppose alla teoria evoluzionistica e credette nella purezza fisica di alcune popolazioni utilizzando la craniometria. Broca nel 1859 fonda la Società d’Antropologia francese e sviluppa studi metrici sino a giungere alla strutturazione dell’an

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valy_91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia fisica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Oxilia Gregorio.
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