Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Anselmo d'Aosta propone un nuovo argomento per dimostrare l’esistenza di Dio, passando da un primo tentativo nel “Monologion” a una formulazione più incisiva nel “Proslogion”.
  • Nel “Proslogion”, Anselmo afferma che Dio è "ciò di cui non si può pensare nulla di più grande" e che, se esiste nel pensiero, deve esistere anche nella realtà per evitare contraddizioni.
  • Gaunilone di Marmoutier contesta l'argomento di Anselmo, sostenendo che l'esistenza di Dio deve essere una questione di fede e non può essere dimostrata dall'intelletto.
  • Gaunilone mette in dubbio il concetto di Dio come "ciò di cui non si può pensare nulla di più grande", affermando che non si può avere certezza su tale definizione senza esperienza diretta.
  • La principale differenza tra Anselmo e Gaunilone è che Anselmo utilizza la logica per dimostrare l'esistenza di Dio, mentre Gaunilone insiste sull'importanza di partire dall'esistenza reale per arrivare ai concetti.

Che cosa è la dimostrazione di Dio secondo Anselmo?

Anselmo d'Aosta, monaco benedettino in Normandia, formula un nuovo argomento per la dimostrazione dell’esistenza di Dio.

Inizialmente, nel “Monologion” (Soliloquio), aveva elaborato un primo tentativo di dimostrazione, che però non lo aveva tuttavia soddisfatto. Partiva dall’osservazione dell’esistenza di diversi gradi ontologici nelle creature, quindi si comprende che si deve dare anche un termine sommo che permetta di cogliere queste differenze, e tale termine viene appunto identificato con Dio. Anselmo vuole però trovare un unico argomento che potesse mostrare in modo immediato e indubitabile l’esistenza di Dio.

Il concetto di Dio nel Proslogion

Nel “Proslogion” (Colloquio) abbiamo quindi un argomento che muove dal concetto stesso di Dio, o meglio dalla sua pensabilità. Poniamo che qualcun, uno “stolto”, pensi che Dio non esista. In ciò egli potrebbe comunque convenire che Dio è “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande” (grande inteso come superiore. Attenzione anche che l’intero argomento fa precisamente leva sulla sua forma negativa). Si può allora chiedere al nostro interlocutore se egli abbia nella sua mente il concetto di “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande”. Egli dovrà per forza ammettere di sì, se davvero, come dice, sta pensando che Dio non esiste.

È anche chiaro che è meglio (o “più grande”) esistere sia nel pensiero che nella realtà, piuttosto che esistere solo nel pensiero. Se dunque “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande” esiste, come appurato, nella mente, dovrà esistere necessariamente anche nella realtà, perché altrimenti l’interlocutore stesso potrebbe pensare ancora “qualcosa di più grande”. Dunque, se non vogliamo cadere in contraddizione, dobbiamo concedere che “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande”, se è nel pensiero, esiste anche necessariamente nella realtà. Abbiamo quindi un esempio dell’applicazione di regole dialettiche a una questione teologica: chi nega l’esistenza di Dio entra in contraddizione con quel che sta pensando, e dunque con se stesso. L’esistenza di Dio può forse rimanere in dubbio dal punto di vista della semplice fede, ma è necessaria e assolutamente indubitabile dal punto di vista dell’intelletto, della comprensione intellettuale.

o L’obiezione di Gaunilone

L'obiezione di Gaunilone

Un altro monaco benedettino, Gaunilone di Marmoutier, intende invece difendere l’autonomia e il merito della fede: l’esistenza di Dio è qualcosa in cui si deve credere, e non qualcosa che l’intelletto possa mostrare come di per sé assolutamente evidente. Le sue obiezioni a Abelardo:

1. Il passaggio dal pensiero alla realtà

Si può anche concepire una cosa come dotata di ogni possibile perfezione, ma non per questo essa diventerà reale. Anselmo risponde che l’argomento non può essere applicato indistintamente a qualsiasi concetto o contenuto reale, ma solo a ciò che costituisce il limite estremo della pensabilità. Si comprende allora anche perché Anselmo abbia scelto una formulazione negativa.

2. Il punto di partenza dell’argomento

Non si può essere certi che Dio è veramente “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande”. Come si può sapere che questo è veramente il concetto più adatto per indicare o definire Dio, e che si tratta di un concetto vero e fondato? Di solito, noi sappiamo che un nostro contenuto mentale è vero o perché ne facciamo esperienza nella realtà, o perché ne conosciamo la definizione esatta combinando il genere con la differenza specifica. Ma nel caso di Dio, entrambe queste vie ci sono precluse: di Dio non si può fare esperienza e non se ne può dare definizione, perché è al di sopra di qualsiasi genere e di qualsiasi differenza. Finchè non so che Dio esiste davvero, non posso sapere se Dio sia davvero “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande”. Gaunilone afferma quindi che si deve andare sempre dall’esistenza delle a quella dei concetti, e non viceversa, come aveva fatto Anselmo.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'argomento principale di Anselmo per dimostrare l'esistenza di Dio?
  2. Anselmo, nel "Proslogion", sostiene che Dio è "ciò di cui non si può pensare nulla di più grande" e che, se Dio esiste nella mente, deve esistere anche nella realtà, altrimenti si cadrebbe in contraddizione.

  3. Come si differenzia l'argomento di Anselmo da quello presentato nel "Monologion"?
  4. Nel "Monologion", Anselmo si basa sui gradi ontologici delle creature, mentre nel "Proslogion" cerca un argomento più immediato e indubitabile, partendo dal concetto stesso di Dio.

  5. Qual è l'obiezione principale di Gaunilone contro l'argomento di Anselmo?
  6. Gaunilone sostiene che concepire qualcosa di perfetto non implica necessariamente la sua esistenza reale, e critica il passaggio dal pensiero alla realtà, affermando che non si può dare per scontato che Dio sia "ciò di cui non si può pensare nulla di più grande".

  7. Qual è la posizione di Gaunilone riguardo alla fede e all'intelletto?
  8. Gaunilone difende l'autonomia della fede, affermando che l'esistenza di Dio deve essere creduta e non necessariamente dimostrata dall'intelletto come evidente.

  9. Come risponde Anselmo all'obiezione di Gaunilone riguardo alla definizione di Dio?
  10. Anselmo risponde che il suo argomento si applica solo a ciò che rappresenta il limite estremo della pensabilità, e che la formulazione negativa è necessaria per evitare confusione tra concetti e realtà.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community