Concetti Chiave
- Cecco Angiolieri esprime nel suo sonetto un forte desiderio per donne, vino e gioco d'azzardo, ma si trova frustrato dalla mancanza di denaro causata dall'avarizia del padre.
- Il sonetto riflette un programma di vita che celebra i piaceri materiali, in linea con i temi giocosi dei Carmina Burana, da cui il poeta trae ispirazione.
- La prima quartina del sonetto offre un autoritratto di un giovane scapestrato, in contrasto con la dura realtà economica che lo frena.
- Cecco utilizza toni esagerati e iperbolici per esprimere la sua protesta contro l'avarizia paterna, augurandosi addirittura la morte del padre per la sua avarizia.
- Il lessico del sonetto è caratterizzato da contrasti e suoni aspri, combinando espressioni dialettali e modi di dire proverbiali in un contesto parodico.
Indice
Le passioni di Cecco Angiolieri
In questo sonetto Cecco Angiolieri ci propone l’elenco delle cose per lui indispensabili nella vita, alle quali però deve rinunciare a causa dell’avarizia paterna.
Il poeta dichiara di amare soprattutto tre cose: le donne, il bere buon vino e il gioco d’azzardo. Per procurarsi questi piaceri, però, occorre molto denaro, che Cecco non ha: e per questo si infuria. Nella prima terzina scopriamo che il responsabile della sua condizione economica è il padre, al quale augura di morire presto, in quanto troppo avaro per concedergli il denaro necessario a soddisfare i suoi desideri. Nemmeno nei giorni di festa, quando tutti sono più buoni, quel padre elargisce al figlio la mancia.
L'influenza dei Carmina Burana
Il sonetto costituisce, almeno in apparenza, un programma di vita fondato su «la donna, la taverna e ’l dado» (v. 3). Proprio questi tre piaceri, luxuria, ludo et taberna ( “lussuria, gioco e taverna”), sono al centro di un componimento giocoso in versi latini della raccolta dei Carmina Burana (così chiamati da Bura Sancti Benedicti, il monastero benedettino tedesco in cui nei primi decenni del XIII secolo fu trascritto il manoscritto che contiene quelle poesie). I Carmina Burana hanno come autori i clerici vagantes (“chierici vaganti”), ossia gli studenti che nel Medioevo si spostano nelle varie università europee. Nei loro versi in latino, tra una lezione e l’altra, essi si divertono a rovesciare le idee dominanti e a celebrare con grande libertà i piaceri di una vita spensierata, le bellezze dell’amore, il vino e il denaro, oltre a lanciare invettive contro i maestri e gli ecclesiastici corrotti. Tutto, ovviamente, in modo anonimo. Cecco Angiolieri conosce bene i Carmina Burana e li utilizza come una fonte letteraria per la sua poesia giocosa. Quindi non bisogna prendere alla lettera i suoi sonetti, non si possono cioè considerare come una rappresentazione realistica dei suoi pensieri o un vero programma di vita, anche se di sicuro il poeta senese si riconosce, almeno in parte, nei contenuti di cui parla.
La protesta contro l'avarizia paterna
Il sonetto è costruito con notevole efficacia. La prima quartina delinea una sorta di autoritratto del giovane scapestrato, che desidera solo («solamente», come sottolinea al verso 1) la soddisfazione immediata dei propri vizi. Il poeta li elenca uno dopo l’altro, senza vergognarsene, andando contro la severa morale della sua epoca. Il piano del desiderio stride, però, con quello della realtà, rivelata dal duro «Ma» che apre la seconda quartina. Inizia qui la protesta del poeta per la mancanza di denaro, unico freno che gli impedisce di dare soddisfazione completa ai propri vizi. È una protesta eccessiva: non una motivata contestazione, ma la scomposta reazione di un ragazzaccio capriccioso e indispettito. Questa modalità prosegue fino agli ultimi versi del sonetto, nei quali emerge l’odio nei confronti del padre, colpevole di non concedere al figlio il denaro richiesto. Invece di mostrare rispetto e devozione verso il genitore, il poeta si abbandona all’invettiva, augurandosi apertamente che il padre muoia di morte violenta. Nel sonetto dominano i toni dell’esagerazione come dimostra l’uso dell’iperbole: a causa dell’avarizia paterna Cecco è così sciupato che potrebbe tornare a piedi dalla Francia senza apparire più magro di quanto sia già (vv. 10-11); è più facile per un piccolo falco catturare una grossa gru che per il poeta ottenere una mancia dal padre nei giorni di festa (vv. 12-14). Il lessico, ricco di contrasti e suoni aspri (come le rime in -agro), unisce espressioni dialettali («tutto mi sbrado», v. 7), modi di dire proverbiali («far pigliar la gru ad un bozzagro», v. 14) e forme della tradizione cortese («’l cor lieto sentire», v. 4) usate in chiave parodica.
Domande da interrogazione
- Quali sono le tre passioni principali di Cecco Angiolieri?
- Come influiscono i Carmina Burana sulla poesia di Cecco Angiolieri?
- Qual è il tono della protesta di Cecco nei confronti dell'avarizia paterna?
- In che modo il sonetto di Cecco Angiolieri riflette la morale della sua epoca?
- Quali tecniche stilistiche utilizza Cecco Angiolieri nel suo sonetto?
Cecco Angiolieri ama soprattutto le donne, il buon vino e il gioco d'azzardo, ma deve rinunciare a questi piaceri a causa dell'avarizia del padre.
Cecco Angiolieri si ispira ai Carmina Burana, che celebrano i piaceri della vita spensierata, utilizzando questi temi in modo giocoso e non come una rappresentazione realistica dei suoi pensieri.
Il tono della protesta è esagerato e capriccioso; Cecco esprime il suo disappunto per la mancanza di denaro con invettive contro il padre, augurandosi la sua morte violenta.
Il sonetto contrasta con la severa morale del tempo, poiché il poeta desidera soddisfare i propri vizi senza vergogna, evidenziando il conflitto tra desiderio e realtà.
Cecco utilizza l'iperbole, un lessico ricco di contrasti e suoni aspri, e combina espressioni dialettali con modi di dire proverbiali, creando un effetto parodico e giocoso.