Concetti Chiave

  • Cecco Angiolieri è il principale esponente della poesia comico-realista del XIII secolo, caratterizzata da un linguaggio quotidiano e burlesco.
  • La sua opera critica le convenzioni della cultura cortese, esprimendo un'irriverente ironia nei confronti degli ideali del dolce Stil Novo.
  • Il poeta si confronta con la sua povertà, che limita la soddisfazione dei suoi desideri per i piaceri della vita come l'amore, il gioco e la taverna.
  • Il padre viene descritto come un tiranno che controlla le finanze, ostacolando la libertà del poeta e la sua ricerca di una vita dissipata.
  • Il sonetto è strutturato in due parti, con le quartine che esplorano i piaceri proibiti e la povertà, mentre le terzine analizzano le cause economiche e la figura paterna.

Indice

  1. Cecco Angiolieri e la poesia comico-realista
  2. I piaceri proibiti e la povertà
  3. Il ribaltamento dei valori cortesi
  4. La figura paterna e le ristrettezze

Cecco Angiolieri e la poesia comico-realista

Cecco Angiolieri, vissuto tra il 1260 e il 1313 (ma le date di nascita e di morte non sono certe), in Toscana si afferma una scuola poeta comico-realista o comico-gioiosa di cui egli è il rappresentante più conosciuto. La sua è una poesia che ricorre ad un linguaggio basso e quotidiano, elaborato con toni burleschi e immagini comiche. Lo scopo è quello di rovesciare in modo irriverente, sarcastico, ironico e qualche volta perfino osceno le convenzioni della cultura cortese e gli ideali del dolce Stil Novo. Spesso come Cecco Angiolieri, si tratta di scrittori dalla vita disordinata (una sorta di “poeti maledetti” ante litteram) dediti al vizio, agli eccessi, alle sregolatezze e a comportamenti illegali.

I piaceri proibiti e la povertà

A me piacciono solamente te cose

delle quali, però, non posso disporre come vorrei

cioè la donna, la taverna e il gioco

questo è ciò che mi fa rallegrare il cuore.

Ma purtroppo mi tocca farne uso raramente

perché la mia borse va contro le mie voglie;

e quando me ne rendo conto, mi prende una tale rabbia che mi sbranerei [ oppure mi metto ad urlare furiosamente]

perché perdo il desiderio a causa dei soldi.

E allora mi dico: “Che gli arrivasse un colpo di lancia”,

intendo a mio padre, che mi tiene così a corto di denaro

dato che potrei tornare dalla Francia [da un lungo viaggio] meno logoro di quanto non sia adesso

Tirarli fuori di mano un soldo sarebbe più difficile

anche una mattina di festa [si potrebbe intendere il giorno di Pasqua] quando si è soliti elargire una mancia,

che far catturare una gru da una poiana [la poiana è un uccello rapace che non ha la prontezza dei falconi con cui nel Medio Evo si era soliti dare caccia alle gru].

Il sonetto, scritto agli inizi del XIV secolo, presenta la seguente struttura metrica: ABAB, ABAB, CDC, DCD.

Il ribaltamento dei valori cortesi

Il ribaltamento dei valori cortesi.

Il poeta ama fare diverse cose nella vita, ma la mancanza denaro glielo impedisce. La sua continua povertà si scontra con l’illimitata capacità di spendere della società cortese. Il sonetto rappresenta anche il rovescio, in forma volgare dell’amore cortese, dei piaceri della tavola e dei giochi di società a si dedicava la classe nobiliare a cui egli contrappone l’amore a pagamento, le abbuffate nelle taverne di infimo grado e il gioco d’azzardo, tutte attività relativi a beni materiali e degradati, che richiedevano una certa disponibilità di denaro che egli non aveva.

La figura paterna e le ristrettezze

La comparsa del padre nella prima terzina ci precisa meglio il profilo del poeta: Si tratta di un giovane che non dispone di una propria fonte di guadagno o di un patrimonio personale. Egli vorrebbe avere una propria autonomia per condurre una vita dissipata, dedica ai piaceri della carne, all’alcool e al gioco. Il padre sa bene con che tipi di figlio ha a che fare per cui tiene ben stretti i cordoni della borse, apparendo così, agli occhi del figlio, un tiranno irragionevole.

Il sonetto si presenta diviso in due parti fra una prima sezione (le quartine) e una seconda (le terzine) Nella prima parte, il poeta fa l’elenco dei suoi piaceri proibiti e mette in mostra la sua povertà che gli impedisce di soddisfarli. Successivamente spiega le motivazioni delle ristrettezze economiche e soprattutto la figura paterna che non è mai disposto a dare un quattrino, nemmeno nel giorno di Pasqua, quando è consuetudine regalare dei soldi ai figli.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema principale della poesia di Cecco Angiolieri?
  2. La poesia di Cecco Angiolieri si caratterizza per un linguaggio basso e quotidiano, utilizzato per rovesciare in modo irriverente le convenzioni della cultura cortese e gli ideali del dolce Stil Novo.

  3. Come si manifesta la povertà nella vita del poeta?
  4. La povertà del poeta gli impedisce di godere dei piaceri della vita, come la donna, la taverna e il gioco, generando in lui rabbia e frustrazione, come evidenziato nel suo sonetto.

  5. Qual è il ruolo della figura paterna nella poesia di Cecco Angiolieri?
  6. La figura paterna è vista come un tiranno irragionevole che tiene stretti i cordoni della borsa, impedendo al poeta di avere autonomia e di condurre una vita dedicata ai piaceri.

  7. In che modo Cecco Angiolieri contrappone i suoi piaceri a quelli della nobiltà?
  8. Angiolieri contrappone i suoi piaceri, come l'amore a pagamento e il gioco d'azzardo, ai raffinati piaceri della tavola e dell'amore cortese della nobiltà, evidenziando la sua povertà e il degrado delle sue attività.

  9. Qual è la struttura metrica del sonetto di Cecco Angiolieri?
  10. Il sonetto di Cecco Angiolieri presenta una struttura metrica di ABAB, ABAB, CDC, DCD, suddiviso in due parti: le quartine che elencano i piaceri proibiti e le terzine che spiegano le motivazioni delle sue ristrettezze economiche.

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