Logica
Definizione di proposizione logica
Si definisce proposizione logica un enunciato o una frase di cui si può stabilire con certezza se è vero o falso. Una proposizione logica porta con sé un valore di verità, cioè può essere vera o falsa.
Esempi
- Roma è la capitale dell'Olanda = è una proposizione logica propriamente perché dice un fatto che è erroneamente falso.
- Il Chimborazo è il monte più alto del mondo rispetto al livello del mare F (è l'Everest)
- Il Chimborazo è il monte più alto del mondo rispetto al centro della Terra V
- La vita è bella = non è una proposizione logica poiché è una questione soggettiva.
NB: Queste proposizioni sono dette proposizioni semplici.
Connettivi logici
A partire da proposizioni semplici possiamo ottenere nuove proposizioni utilizzando i connettivi logici.
"E" → Simbolo "∧"
Consideriamo due proposizioni semplici p e q. La tavola di verità del connettivo ∧ è data da:
| p | q | p∧q |
|---|---|---|
| V | V | V |
| V | F | F |
| F | V | F |
| F | F | F |
→ È vero solo se entrambe vere.
"O" → Simbolo "∨"
| p | q | p∨q |
|---|---|---|
| V | V | V |
| V | F | V |
| F | V | V |
| F | F | F |
→ È falso solo se entrambe false.
"Non" → Simbolo "¬"
| p | ¬p |
|---|---|
| V | F |
| F | V |
Implicazione → Simbolo "→"
p→q si legge: p implica q.
- Se p allora q.
- p può essere chiamata: premessa o ipotesi.
- q può essere chiamata: conclusione o tesi.
P ⇒ q viene definita come ¬p ∨ q.
Tavola di verità
| P | Q | ¬P | ¬P ∨ Q | P ⇒ Q |
|---|---|---|---|---|
| V | V | F | V | V |
| V | F | F | F | F |
| F | V | V | V | V |
| F | F | V | V | V |
→ L'implicazione ⇒ è falsa solo se P è vera e Q è falsa.
→ Se la premessa è vera non si finisce in una conclusione falsa allora l'implicazione non è "corretta".
Equivalenze fra proposizioni
Definizione di proposizioni equivalenti
Due proposizioni si definiscono equivalenti se le verità dell’una implicano le verità dell’altra e viceversa. Per stabilire l’equivalenza si utilizzano le tavole di verità: se le tavole di verità coincidono allora le due proposizioni sono equivalenti.
- ∧ = ∧
- (p e q è equivalente a q e p) "∧" è commutativo
- possima scambiare l’ordine delle proposizioni e ottenere una proposizione equivalente
- ∨ = ∨
- "∨" è commutativo
- ∧(∧) = (∧)∧ (∧ e ∨ sono associativi)
- ∨(∨) = (∨)∨
Es. Dimostrare 2, 3, 4
Tabella a 3 proposizioni
| P | Q | R |
|---|---|---|
| V | V | V |
| V | F | V |
| F | V | F |
| F | F | F |
1) L'implicazione non è commutativa. P ⇒ Q ≠ Q ⇒ P.
Andiamo a verificare:
| F | Q | P ⇒ Q | Q ⇒ P |
|---|---|---|---|
| V | V | V | V |
| V | F | F | V |
| F | V | V | F |
| F | F | V | V |
NB: Q ⇒ P implica che è falsa solo se le premesse sono vere e la conclusione è falsa.
Es: P = "A è un quadrato" Q = "A è un rettangolo" P ⇒ Q = "Se A è un quadrato allora A è un rettangolo". Dico: "Se A è un quadrato allora A è un rettangolo" vero è la stessa cosa di dire "Se A è un rettangolo allora A è un quadrato".
2) Si ha invece l'equivalenza fra: P ⇒ Q = ¬Q ⇒ ¬P
Dico: Supponiamo che P ⇒ Q è definito come ¬P ∨ Q Quindi: P ⇒ Q = ¬P ∨ Q Andiamo adesso a vedere cosa succede a: ¬Q ⇒ ¬P
¬q ⇒ ¬p ≡ p ⇒ q ≡ s ≡ ¬p ∨ s ≡ ¬(p) ∨ (¬p) per come è definita l'implicazione
= ¬q ∨ p ≡ p ∨ ¬q per le commutative delle "v" quindi ¬p ∨ ¬q ≡ ¬q ⇒ ¬p :
Abbiamo allora: p ⇒ q = ¬p ∨ q ≡ ¬q ⇒ ¬p
NB: Grazie all'equivalenze: p ⇒ q ≡ ¬q ⇒ ¬p
Condizione necessaria e condizione sufficiente
Con l'operazione: p ➔ q
- p si dice condizione sufficiente affinché si realizzi q.
- q si dice condizione necessaria affinché si realizzi p.
Es.
- p: "A è un quadrato"
- q: "A è un rettangolo"
- p ➔ q: "se A è un quadrato allora A è un rettangolo"
- Essere un quadrato è condizione sufficiente per essere un rettangolo perché se sono un quadrato sono anche un rettangolo.
- Essere un rettangolo è condizione necessaria per essere un quadrato perché se non sono un rettangolo allora non posso nemmeno essere un quadrato.
NB: Fate attenzione al fatto che dire che p ➔ q è vera non significa dire che q è vera ➔ affinché p sia vera deve infatti verificarsi il rapporto.
Abbiamo quindi che: se p è vera e sappiamo che p⇒q, allora q è vera.
questo in simboli diventa: P ∧ (P⇒Q) ↔ Q
Tavola di verità
| P | Q | P⇒Q | P ∧ (P⇒Q) | ¬ [P ∧ (P⇒Q)] ∨ Q |
|---|---|---|---|---|
| V | V | V | V | V |
| V | F | F | F | V |
| F | V | V | F | V |
| F | F | V | F | V |
Una proposizione che ha valore di verità sempre VERO si definisce TAUTOLOGIA
È equivalente logica il simbolo ⇔
P↔Q si legge “P se e solo se Q”
P↔Q = (P⇒Q) ∧ (Q⇒P)
Tavola di verità per la tautologia
| P | Q | P⇒Q | Q⇒P | (P⇒Q) ∧ (Q⇒P) | P↔Q |
|---|---|---|---|---|---|
| V | V | V | V | V | V |
| V | F | F | V | F | F |
| F | V | V | F | F | F |
| F | F | V | V | V | V |
Predicati
Definizione di predicato
Si definisce predicato una proposizione in cui compare una variabile. Es.
p(x): "x è un numero dispari"
NB: La veridicità o meno di un predicato dipende dal valore assunto dalle variabili. Es.
p(x): "x è un numero dispari"
- x = 3 allora p(3) è vero
- x = 2 allora p(2) è falso
I predicati vengono utilizzati nelle definizioni degli insiemi quando un insieme ha definizione mediata per tramite una formula. Infatti possono definire un insieme A come:
A = { x ∈ X | p(x) }
Es.
p(x): "x è un numero dispari"
A = { x ∈ X | x è un numero dispari } = { x ∈ X | p(x) }
Esiste una relazione fra i connettivi logici e le operazioni fra insiemi:
- Definiamo:
- A = { x ∈ X | p(x) }
- B = { x ∈ X | q(x) }
- A è l'insieme costituito degli x tali per cui p(x) è vero
* Consideriamo ora il complementare di A (Ac)
- Il complementare di A è costituito da tutti gli elementi che non stanno in A.
- ↓ quindi da tutti gli elementi per cui p(x) non è vero → non tutti gli elementi per cui p(x) è vero: ¬p(x) è vero:
Ac = {x ∈ X | ¬p(x)} → tutti gli x tali per cui ¬p(x) è vero
* Consideriamo ora l’intersezione fra A e B
- Nell’intersezione devono essere contenuti tutti quegli elementi che stanno sia in A che in B.
- ↓ cioè quegli elementi che contemporaneamente quindi → vuol dire che va bene la “e”
A∩B = {x ∈ X | p(x) ∧ q(x)}
* Consideriamo ora invece l’unione di A e B
- Nell’unione devono essere contenuti tutti quegli elementi che stanno in A o in B.
- Lo c’è la “o” → quindi quelli che rendono vera p(x) o q(x)
A∪B = {x ∈ X | p(x) ∨ q(x)}
Predicati in più di una variabile
Si possono definire anche predicati in più di una variabile. x, y sono studenti del Politecnico.
Definiamo:
p(x, y): “x e y sono compagni di corso”
p(x, y) è vera per esempio se i cognomi di x e y iniziano con [FER, GEM] mentre non è vera se uno inizia con A e l'altro con B.
Quantificatori
Dato un predicato p(x) è naturale chiedersi:
- ? : p(x) è vero per ogni x? (per tutte le x)
- ? : Esiste un valore di x che mi rende vero p(x)?
Quantificatori
- ∀ = “per ogni” → Quantificatore Universale
- ∀ x p(x) → questa scrittura si intende dire che per ogni valore di x mi che p(x) è vera.
- ∃ = “esiste” → Quantificatore Esistenziale
- ∃ x p(x) → questa scrittura si intende dire che esiste almeno un valore di x tale per cui p(x) è vera → potrebbero essere più di uno.
- ∃! = “esiste ed è unico”
- ∃! x p(x) → esiste un unico valore di x tale per cui p(x) è vera.
Quando abbiamo definito i predicati abbiamo detto che un predicato è la variabile di verità quando assegniamo a x un valore. Un altro modo di dare un valore di verità ad un predicato è quello di esprimere un quantificatore che gli fa assumere automaticamente un valore di verità.
X = ℕ, x ∈ ℕ0, - ℕ0 = numeri naturali escluso lo 0
p(x) = "x è un numero dispari"
Se scrivo:
∀x p(x) = intendiamo: per ogni x con: per ogni valore di x che è un numero dispari
A questo punto possiamo dire che:
∀x p(x) è FALSA
questo perché ovviamente non tutti i numeri sono dispari.
Ordine nei quantificatori
Fate attenzione all’ordine dei quantificatori quando li applicate ad un predicato cambia completamente il significato in alcuni casi:
- ∀x, ∀y p(x,y) => si intende per ogni x e y se p(x,y) è vera
- ∃x, ∃y p(x,y) => si intende, esistono x e y tali per cui p(x,y) è vera
- ∀x ∃y p(x,y) → mi intende "per ogni x esiste un y tale per cui p(x,y) è vera"
Coú significa che preso un x possiamo trovare un y che può come requisito affinché p(x,y) è vera → ai particolari dele x diverse può si potrà bene avere due y diverse con cuires le moscow (il responsabile è che wone).
∃y ∀x p(x,y) → mi interede; esome: valero di qualcuno; mi nl y tale che queiem mi il valero un x remide p(x,y) vera
∀x ∃y p(x,y) ≠ ∃y ∀x p(x,y) sono molto diversi
x, y ∈ N
p(x,y) = "x è numero ufficiale di y" = "x ≤ y"
Sc oanniano:
- ∀x ∃y p(x, y) → mi interede per ogni x emmo un y tale per cui p(x, y) è vera
Nel nostro orso:
∀x ∃y p(x, y) = per ogni x emmo un y tale per cui x ≤ y
quere è ouave vero in felinci miosi un calg valero de x pesonelo guiper trerore un valere de y tali per cui x ≤ y
2. Se scriviamo invece: ∃y ∀x . p(x,y) = "in M un valore di y tale per cui qualsiasi x in M il valore di x è tale che x ≤ y”
questa non è vera perché non possiamo trovare un numero naturale che non è più grande di tutti gli altri.
Negazione dei quantificatori
La negazione scambia i quantificatori!!!
In particolare si ha che:
¬(∀x p(x)) = ∃x ¬p(x)
p(x): "lo studente x ha studiato”
∀x p(x) = "per ogni studente x in M che lo studente x ha studiato"
¬(∀x p(x)) = "non tutti gli studenti hanno studiato”
"non esiste uno studente x che non ha studiato"
¬(∀x p(x))L = ∃x ¬p(x)
*Allo stesso modo:
¬(∃x p(x)) = ∀x ¬p(x)
¬(∃x p(x)) = non esiste studente x che abbia studiato = tutti gli studenti non hanno studiato
Quest'ultima equivalenza è molto importante perché ci permette di dimostrare le non veridicità ad un'affermazione con un contro esempio. È necessario trovare quell' x che non realizza più.
Esercizi
Negare i seguenti predicati:
- ∀m,m ∈ N ∃c | cm ≥ m
I step: negazione
¬(∀m,m ∈ N ∃c | cm ≥ m)
II step: individuare il predicato
¬(∀m,m ∈ N ∃c | cm ≥ m)
quindi:
∃m,m ∈ N ¬(∃c | cm ≥ m)
prima parte e passo ai numeri:
¬(∃c | cm ≥ m) = ¬(∃c q(x))
¬(∃x q(x)) = ∀x ¬q(x)
= ∀c ¬(∃cm ≥ m) = ∀c cm < m
= > quindi [ ∃m,m ∈ N ∀c cm < m ]