Concetti Chiave
- Il De Vulgari Eloquentia è un trattato incompleto di Dante, dedicato alla definizione della lingua volgare da utilizzare in letteratura, probabilmente scritto tra il 1302 e il 1305.
- L'opera discute la necessità di un volgare “illustre” che possa affrontare argomenti elevati con stile puro e bello, riflettendo la dignità delle corti italiane.
- Dante analizza vari dialetti per creare un volgare comune, escludendo il romanesco per la sua rozzezza e altri dialetti per la mancanza di requisiti di nobiltà linguistica.
- Il secondo libro si concentra sull'uso dello stile tragico per trattare temi come armi, amore e virtù morale, enfatizzando l'importanza di regole metriche rigide.
- La canzone è considerata la forma metrica più nobile, da costruire con endecasillabi e un lessico elevato, ma il trattato si interrompe bruscamente senza completare questa analisi.
Il De Vulgari Eloquentia è un trattato in prosa latina di argomento linguistico-retorico, dedicato alla definizione della lingua volgare da usare nelle opere letterarie: la datazione dell'opera è incerta, ma è probabile che Dante l'abbia scritta nei primi tempi dell'esilio parallelamente alla composizione del Convivio, forse nel 1302-1305. Il trattato è incompiuto e si interrompe al cap. XIV del II libro, lasciando addirittura una frase a metà. Non conosciamo il progetto originale dell'opera, ma essa doveva prevedere almeno quattro libri, poiché in II, 4 Dante accenna alla forma metrica della ballata e del sonetto promettendo di parlarne nel IV libro. Il titolo significa letteralmente «Sull'eloquenza volgare» e la scelta del latino si spiega con il proposito da parte dell'autore di rivolgersi a un pubblico di specialisti, non necessariamente italiano, diverso quindi da quello cui si rivolgeva nello stesso periodo col Convivio. Il testo è stato tramandato da un numero assai esiguo di manoscritti (appena tre), il che ha fatto sorgere dubbi sulla paternità dantesca dell'opera, soprattutto per alcune affermazioni poi smentite dalle successive scelte linguistiche e stilistiche dell'autore. Già nel Convivio, comunque, Dante dichiara (I, 5) di avere in progetto «uno libello...di volgare eloquenza», mentre oggi gli studiosi sono pressoché concordi nel riconoscere l'autenticità del trattato.
Contenuto e struttura dell'opera
Il primo libro parla del problema del volgare “illustre”, ovvero la formazione di un linguaggio tale da trattare, con il più alto livello di stile, in modo puro e bello a sentirsi argomenti elevati e importanti.Per Dante, quindi, doveva essere “cardinale” perché tutti i volgari avrebbero potuto ruotare intorno ad esso “aulico” perché si sarebbe potuto parlare in una reggia e “curiale” perché potrebbe rispondere a quell’esigenza e dignità che si possono trovare nelle corti solamente. Mancando, però, il potere monarchico si parla di Membra, rappresentate da uomini sparsi nelle vari città italiane.
Analisi dei dialetti e stile tragico
Dante, quindi, analizza tutti i dialetti dei comuni trovando in ognuno un elemento comune e così riuscì a formare quel volgare illustre che tanto cercava. Esclude, però, il romanesco poiché rozzo, l’umbro e il piceno.
Nel secondo libro si parla dello stile tragico usato per argomenti quali: le armi, l’amore, la virtù morale.
La forma metrica più degna per questo volgare è quella più nobile e risalente a una lunga tradizione, ovvero la canzone: questa va costruita in base a regole rigorose, facendo ricorso allo stile tragico e al verso più splendido, vale a dire l'endecasillabo (eventualmente alternato al settenario). Anche il lessico deve essere elevato ed evitare cadute nel registro più umile, mantenendosi a un livello sublime. Dopo alcune osservazioni circa le parti costitutive della canzone il libro si interrompe bruscamente a metà del cap. XIV.
Domande da interrogazione
- Qual è l'argomento principale del De Vulgari Eloquentia?
- Perché Dante sceglie di scrivere in latino nel De Vulgari Eloquentia?
- Qual è la struttura prevista dell'opera e quali argomenti affronta?
- Quali sono le caratteristiche stilistiche della canzone secondo Dante?
Il De Vulgari Eloquentia è un trattato dedicato alla definizione della lingua volgare da utilizzare nelle opere letterarie, scritto da Dante probabilmente tra il 1302 e il 1305, durante il suo esilio.
Dante utilizza il latino per rivolgersi a un pubblico di specialisti, non necessariamente italiano, differente da quello del Convivio, dove si rivolgeva a un pubblico più ampio.
Il trattato doveva prevedere almeno quattro libri; il primo libro discute il volgare “illustre” e la sua importanza, mentre il secondo libro si concentra sullo stile tragico per argomenti elevati come le armi e l'amore.
Dante considera la canzone la forma metrica più nobile per il volgare, richiedendo regole rigorose, l'uso dell'endecasillabo e un lessico elevato, evitando registri più umili, per mantenere un livello sublime.