Sommario
Biografia personale.......................................................................................... 1
Le origini familiari............................................................................................... 2
L’incontro con Beatrice....................................................................................... 2
L’impegno politico e l’esilio................................................................................4
La morte del Sommo poeta................................................................................5
La carriera letteraria...................................................................................... 6
Il pensiero di Dante............................................................................................. 6
La poetica........................................................................................................... 7
Le principali opere.............................................................................................. 9
La «Divina Commedia».......................................................................................
La 10
Origine storica dell’opera.................................................................................. 10
«Commedia».........................................................................11
La struttura della
L’«Inferno»....................................................................................................... 14
Il «Purgatorio»................................................................................................... 18
Il «Paradiso»...................................................................................................... 21
Biografia personale
Le origini familiari
Dante Alighieri nacque a Firenze il 21 maggio 1265 dal nobile Alighiero di Bellincione di Alighiero, appartenente ad una famiglia della piccola nobiltà cittadina, e dalla madre «Bella», che morì prematuramente e di cui non sappiamo se non il nome.
Morto anche il padre Alighiero, il giovane Dante, nonostante l’essere diventato capo-famiglia, non aveva intenzione di prendere in mano il mestiere di famiglia (il padre si occupava di affari) e decise di seguire la passione dell’essere un cavaliere, come si confaceva ad un uomo della sua posizione sociale (prese parte anche ad una battaglia, la battaglia di Campaldino del 1289). Successivamente, circa, egli decise di perseguire anche i suoi altri interessi preferiti, ossia lo studio della filosofia, studi teologici e, soprattutto lo scrivere poesie.
Figura 1. «Ritratto di Dante Alighieri», Luca Signorelli (1502 circa)
Il matrimonio
Quando Dante aveva dodici anni, nel 1285, fu concordato il suo matrimonio con Gemma Donati, figlia di messer Manetto Donati, famiglia tra le più importanti nella Firenze tardo-medievale che, di lì a non poco, sarebbe divenuta importante nello schieramento politico dei guelfi neri, opposto a quello del poeta, i guelfi bianchi.
Il matrimonio tra Dante e Gemma, si narra, non fosse molto felice, visto che, non solo lui non scrisse manco un sonetto in onore della moglie, ma non si hanno tracce di lei al fianco del marito durante il suo esilio.
Nonostante ciò, essi ebbero assieme ben 4 figli, Jacopo, Pietro, Antonia e Giovanni: Pietro divenne un giudice a Verona e fu colui che continuò la discendenza degli Alighieri; Jacopo seguì la carriera ecclesiastica; Antonia divenne monaca prendendo il nome ecclesiastico di Sorella Beatrice (in nome della donna amata dal padre).
L’incontro con Beatrice
Uno degli eventi più importanti della vita di Dante è stato l’incontro con colei che probabilmente era Beatrice (Bice) di Folco Portinari, donna di cui il poeta si innamorò perdutamente, esaltandola nei suoi scritti come rappresentazione della grazia divina: Beatrice Portinari in questione era una nobildonna fiorentina sposata a Simone de’ Bardi e morta l’8 giugno 1290 per via di una malattia.
Il primo incontro. Lei e Alighieri si conobbero da bambini (lei aveva 8 anni e lui ne aveva 9) in Chiesa; il secondo incontro avvenne qualche anno dopo, nel 1287, quando la giovane gli «rivolse il saluto» nel Medioevo, il «gesto del saluto» aveva una grandissima importanza sociale: secondo questo rito, la figura maschile doveva conquistare l’attenzione della donna, la quale, se non lo avesse ricambiato, avrebbe ferito enormemente la figura dell’uomo in questione.
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Successivamente a questo incontro, Dante si innamorò perdutamente di Beatrice: la inserisce all’interno di diversi suoi sonetti, riportando anche i sentimenti che lei suscita in lui; tuttavia, egli non le rivelò mai i suoi veri sentimenti per lei, decidendo di non chiederle mai la mano.
Figura 2. «Beata Beatrix», Dante Rossetti (1870)
La morte di Beatrice
La giovane Beatrice si sposò con Simone de’ Bardi e morì prematuramente 1290: Dante è così disperato dalla perdita dell’amata che decide di inserire nei suoi scritti la figura di una giovane ragazza; in un primo tempo, la cosa lo aiuta a superare il dolore del lutto ma, in seguito ad un sogno fatto dove Beatrice lo riprendeva, dicendogli che lui non avrebbe mai dovuto amare nessun’altra donna se non lei, egli decide di cambiare la figura giovane dei suoi scritti trasformandola nella figura angelica, saggia ed eterea di Beatrice.
Dante alla veglia funebre di Beatrice
È noto un aneddoto secondo il quale Dante si recò alla casa dove si stava tenendo la veglia funebre di Beatrice ma, in quanto uomo, non gli venne consentito di entrare all’interno della stanza dove si trovava la salma per pregare per l’anima della giovane (e per vederla un’ultima volta), poiché questa usanza era permessa solo alle donne.
A causa di questo intralcio, il poeta fu costretto a restare fuori dalla stanza, in lacrime, a pregare per Beatrice assieme agli altri uomini, non potendola, quindi vedere mai più in viso.
L’impegno politico e l’esilio
Excursus storico
I guelfi e i ghibellini
I guelfi e i ghibellini erano le due fazioni contrapposte nella politica italiana del Basso Medioevo, in particolare dal XII secolo sino alla nascita delle Signorie nel XIV secolo. «Welfen».
Il termine «guelfo» deriva dal tedesco e, storicamente, indicava chi sosteneva il Papa e il potere dello Stato Pontificio; il termine «ghibellini» identificava i sostenitori degli Hohenstaufen, signori svevi del castello Waiblingen.
Successivamente, la casata sveva acquisì la corona imperiale e con Federico Barbarossa cercò di consolidare il proprio potere nel regno d’Italia; sul piano politico, di conseguenza, si iniziò a identificare i ghibellini con la fazione legata all’imperatore.
I termini «guelfi» e «ghibellini» vennero utilizzati dapprima dalle opposte fazioni fiorentine e toscane, territori nei quali, data la situazione geopolitica, la contrapposizione tra i due gruppi fu particolarmente intensa, creando un vero e proprio precedente: tale divisione in fazioni, però, non fu esclusiva del contesto toscano ma si inserì nel più ampio problema dello sviluppo dei comuni nell’epoca di Federico II di Svevia, figura il cui potere era in netta contrapposizione al potere e controllo operato dallo Stato Pontificio.
Infatti, tra la fine del XII secolo e la metà del secolo successivo, formarono, all’interno di quasi tutte le città, due parti schierate o con il papato o con l’Impero: nel XIII secolo, dopo la cacciata dei ghibellini, la fazione dei guelfi fu scossa da uno scisma tra coloro che appartenevano alla politica conservatrice e aristocratica, che prenderanno il nome di «guelfi neri», e tra i sostenitori di una visione più popolare e moderata, i quali si chiameranno «guelfi bianchi».
Il priorato
Quando venne concesso anche ai nobili di prendere parte alla vita pubblica tramite l’iscrizione ad un’Arte, nel 1295, Dante si iscrisse a quella dei Medici e degli Speziali e grazie a ciò egli ebbe diversi uffici: ricordiamo che, a partire dal 1296, appartenne al Consiglio cittadino dei Cento e fu tra i priori eletti con lo scopo di opporsi alle intromissioni, nella vita pubblica fiorentina, di papa Bonifacio VIII, che mirava al controllo dell’intera Toscana.
Figura 3. Dipinto della battaglia di Montaperti (svoltasi il 4 settembre 1260)
Importante è, da priorato, il provvedimento preso da Alighieri di bandire da Firenze i capi delle fazioni Bianche e Nere (tra i capi dei Bianchi c’era Guido Cavalcanti, grandissimo amico del poeta, come quest’ultimo lo definisce).
Lo scontro con Bonifacio VIII
Nell’anno 1300 Dante venne eletto come priore ora: nonostante l’appartenenza al partito guelfo (dovendo essere, in teoria, un sostenitore del papa a spada tratta), egli decise di contrastare ardentemente la figura di papa Bonifacio VIII, considerato da Alighieri come un supremo emblema della decadenza morale della Chiesa.
Il provvedimento emanato da Dante riguardo l’esilio dei capi Bianchi e Neri non servì a nulla se non a inimicargli la fazione Bianca fiorentina e a rischiare un vero e proprio colpo di Stato da parte della fazione Nera: nel settembre del 1300, i nuovi priori (succeduti al collegio di Dante) revocarono proprio il provvedimento di Alighieri per la fazione Bianca, permettendo al cardinale d’Acquasparta di entrare in città, ristabilendo ulteriormente il potere papale a Firenze.
L’esilio del poeta
Una volta che Carlo di Valois si avvicinò a Firenze in ruolo di «paciaro» del papa, Dante, assieme ad altri due ambasciatori, venne inviato presso Bonifacio VIII. Questo decise di rinviare gli altri due a Firenze, tenendo con sé solo Dante.
Dopo la vittoria dei Neri a Firenze, Dante ricevette diverse condanne e, per non essersi presentato ad una udienza riguardo una di queste, una sentenza decretò l’esilio perpetuo di Alighieri, con tanto di minaccia di morte se egli fosse rientrato in città: nonostante soffrisse molto di questa condizione, egli lottò assieme ai Bianchi, sperando, in quanto soldato, di poter rientrare nella capitale toscana ma, visti i cambiamenti nel gruppo, decise di discostarsene.
La morte del Sommo poeta
Decise, così, di andare in giro per il paese, presso le corti di diversi principi suoi amici anche se, tuttavia, non abbiamo idea dove egli abbia trascorso i suoi ultimi anni di vita: siamo comunque certi che, attorno al 1318, Dante si trovasse a Ravenna, città dove, nel 1321, si spense.
Nel 2021 sono stati celebrati i 700 anni dalla morte dell’autore, avvenuta il 14 settembre del 1321 ogni anno, in Italia, vengono organizzati una serie di eventi per ricordare il Sommo nella giornata a lui dedicata, chiamata «Dantedì»: questa è una giornata di commemorazione instaurata nel 17 gennaio del 2020 e che ricorre il 25 marzo, data in cui, nell’anno 1300, secondo La Divina Commedia, Dante si perde nella «selva oscura».
La carriera letteraria
Il pensiero di Dante
Come detto in precedenza, Dante aveva diverse passioni (la filosofia, il diritto, la religione), tra le quali spicca la scrittura di poesie: a quell’epoca, nell’ambito letterario italiano, ci si sofferma su variegati aspetti rilevanti nella vita quotidiana del tempo, come l’emergente lingua volgare, i rapporti tra Chiesa e Stato, il ruolo della filosofia morale come strumento per l’elevazione dell’uomo stesso, la Teologia come veicolo di Salvezza eterna.
La politica
Il pensiero politico di Dante lo si può dividere in due periodi ma mantiene sempre una idea di base
Comune
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Questo documento comprende appunti personali di letteratura italiana del terzo anno del liceo riguardante Dante Alighieri.
Il documento si apre con un sommario degli argomenti trattati ed è diviso in 3 capitoli:
- Nel primo capitolo si parla della vita personale dell'autore: si parte dall'origine familiare, toccando il matrimonio con Gemma Donati, per arrivare a parlare sia dell'incontro e dell'amore per Beatrice Portinari, del ruolo politico dell'Alighieri, degli screzi con Papa Bonifacio XIII, del conseguente esilio e della morte.
- Nel secondo capitolo si parla della carriera letteraria: andiamo ad analizzare sia il pensiero personale (la politica, filosofia e la teologia) che la poetica (il ruolo della lingua volgare e il Dolce Stil Novo).
- Nel terzo e ultimo capitolo analizziamo, in maniera approfondita, la sua opera più celebre, la "Divina Commedia": dapprima, vediamo quali sono le origini dell'opera e la sua composizione per andare a trattare, nel dettaglio le 3 cantiche (l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso).
Nello spiegare le tre cantiche, prendiamo in considerazione: qual è l'origine del loco in questione; qual è la metrica utilizzata; qual è la legge del contrappasso; la struttura fisiologica; quali sono le anime (penitenti/purgatorie/beate) con cui Dante ha a che fare durante il suo viaggio, da quali entità è governato il dato spazio (girone/bolgia/cielo) in cui ci si trova e qual è la punizione/la ragione per cui esse si trovano lì.
Come la persona che legge questo documento può vedere nello scorrere il documento, per comprendere meglio l'argomento trattato sono presenti degli elementi specifici:
- Delle immagini e le relative didascalie: lungo il discorso abbiamo sia delle raffigurazioni di persone (di Dante, di Beatrice, di San Tommaso d'Aquino, di Aristotele) che di avvenimenti storici (un dipinto di uno scontro tra guelfi e ghibellini) e di schemi (uno schema generale della struttura fisiologica dell'Oltretomba dantesco a pagina 12, uno schema dell'Inferno a pagina 13, uno schema del Purgatorio a pagina 17, uno schema del Paradiso a pagina 20).
- Dei riquadri dove possiamo vedere degli avvenimenti storici o personali del poeta (per comprendere meglio l'ambito e il contesto all'interno del quale la persona lettrice si trova): possiamo sapere qual è lo stato d'animo di Dante alla veglia funebre di Beatrice (pagina 3), qual è stato lo storico contrasto nell'Alto medioevo tra i Guelfi e i Ghibellini (pagina 4), l'origine del nome "Dolce Stil Novo" (pagina 7), la dimensione onirica nella Commedia (pagina 11).
- Nel capitolo sulla "Divina Commedia", troviamo delle tabelle attraverso cui abbiamo una netta distinzione tra le numerose anime con cui il Sommo ha a che fare durante il suo viaggio nell'Oltretomba.
Attraverso queste tabelle è possibile poter comprendere in maniera chiara sia l'importanza che queste anime hanno nella crescita personale dell'autore sia poter visualizzare assieme passo dopo passo tutto il viaggio di Dante Alighieri e ciò che questo unico e fantastico percorso interiore ha significato sia per lui.