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Concetti Chiave

  • Vittorio Alfieri ha scritto diciannove tragedie, tra cui spiccano Saul e Mirra, che hanno segnato un importante sviluppo della tragedia italiana.
  • Le sue opere esprimono una concezione eroica e pessimistica della vita, utilizzando la tragedia come forma poetica per rappresentare il pathos della lotta e l'amore per la libertà.
  • Le tragedie seguono il modello classico, con una struttura in cinque atti e rispetto delle unità aristoteliche, usando il verso endecasillabo per esprimere aspirazioni eroiche.
  • I protagonisti delle tragedie alfieriane sono eroi in ribellione contro leggi e tirannide, destinati al fallimento in un mondo dominato dalla violenza e dalla brama di potere.
  • La condanna della tirannide è presente in molte delle sue opere, dove l'eroe e il tiranno condividono una condizione di solitudine e passione, spesso culminando in un suicidio liberatorio.

Quali sono le opere principali di Alfieri?

Vittorio Alfieri scrisse diciannove tragedie. Tra queste, ricordiamo Saul, composta nel 1782, e Mirra, del 1784. Degne di essere menzionate sono anche le tragedie Polinice, Antigone, Agamennone, Oreste, Virginia, La congiura dei Pazzi, Maria Stuarda, Rosmunda, Merope, Agide, Sofonisba, Bruto maggiore, Bruto minore. Ad un periodo successivo della produzione poetica dell’Alfieri appartengono l’Alceste seconda, ispirata da una tragedia del poeta greco Euripide, e l’Abele, una “tramelogedia”, cioè un misto di tragedia e melodramma.

Concezione eroica e pessimistica

Dalle tragedie alfieriane emerge una concezione eroica e pessimistica della vita, espressa mediante un genere, la tragedia appunto, ritenuto dai critici dell’epoca la forma più alta di poesia. E l’Alfieri può essere considerato proprio l’artefice principale della tragedia italiana che fino a quel momento non aveva prodotto, nonostante l’impegno di molti scrittori, nulla di veramente significativo.

Modello classico e struttura

Le tragedie dell’Alfieri seguono il modello della tradizione classica, sia per quanto concerne i contenuti, dai quali emergono il “pathos” della lotta e l’amore per la libertà, sia per quanto riguarda la struttura, con la divisione in cinque atti ed il rispetto delle unità aristoteliche di tempo, luogo ed azione. Per la metrica, l’autore fece ricorso al verso endecasillabo che ben si prestava a rendere, anche sul piano espressivo, l’aspirazione al “sublime” ed all’eroico.

Intenzione e realizzazione

L’intenzione dell’Alfieri era di creare una tragedia che fosse, come egli stesso scrisse, “rapida…semplice…tetra e feroce, di un solo filo ordita”. Tale proposito trova la sua realizzazione in vicende che si svolgono in modo lineare, animate da un numero ridotto di personaggi e di colpi di scena, caratterizzate da dialoghi serrati.

Protagonisti e ribellione

I protagonisti delle tragedie alfieriane, calati in un’atmosfera carica di tensione e di attesa della catastrofe, sono rappresentati come eroi in lotta contro le leggi, la tirannide, la natura, le passioni, insomma in rivolta contro ogni costrizione. Ma la loro ribellione è destinata al fallimento, in un mondo dominato dalla violenza e dalla brama di potere che acceca gli uomini, destinandoli inevitabilmente alla morte. Tuttavia proprio attraverso quest’ultima si compie il riscatto dell’uomo, che solo con il suicidio liberatorio, ove non è possibile il tirannicidio, può porre fine al suo dramma esistenziale.

Condanna della tirannide

La condanna della tirannide, pur non essendo il tema centrale comune a tutte le tragedie dell’Alfieri, trova spazio in gran parte di esse: ricordiamo Virginia, La congiura dei Pazzi, Agide, Bruno maggiore e Bruno minore, solo per citarne alcune. Al tiranno si contrappone l’eroe, ma entrambi sono accomunati dall’impeto delle rispettive passioni (il dominio per il primo, la libertà per il secondo) e finiscono per condividere la medesima condizione di solitudine e di rifiuto delle regole di vita. Nel Saul e nella Mirra, le due tragedie più famose di Alfieri, le figure del tiranno e dell’eroe sono riunite in un unico personaggio il quale, da un lato, si lascia vincere dalle passioni, dominato da una sorta di tirannide interiore, e, dall’altro, anela a liberarsene, riuscendoci, però, solo attraverso la morte volontaria.

Contrasto tra passioni e realtà

Le altre tragedie più importanti dell’Alfieri, Antigone, Oreste, Polinice ed Agamennone, sono invece incentrate sul tema del drammatico contrasto tra le passioni che lacerano l’animo umano ed entrano in urto con la realtà.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la concezione della vita espressa nelle tragedie di Alfieri?
  2. Nelle tragedie alfieriane emerge una concezione eroica e pessimistica della vita, considerata dai critici dell'epoca come la forma più alta di poesia, con Alfieri che si afferma come l'artefice principale della tragedia italiana.

  3. Quali sono le caratteristiche strutturali delle tragedie di Alfieri?
  4. Le tragedie seguono il modello classico, con una divisione in cinque atti e il rispetto delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, utilizzando il verso endecasillabo per esprimere aspirazioni al "sublime" e all'eroico.

  5. Come si manifestano i protagonisti nelle opere di Alfieri?
  6. I protagonisti sono rappresentati come eroi in lotta contro leggi e tirannide, destinati al fallimento, ma il loro dramma esistenziale si riscatta attraverso la morte, spesso vista come un suicidio liberatorio.

  7. In che modo Alfieri affronta il tema della tirannide nelle sue tragedie?
  8. Sebbene non sia il tema centrale, la condanna della tirannide è presente in molte opere, dove l'eroe si oppone al tiranno, entrambi condividendo una condizione di solitudine e passione, culminando in un conflitto interiore.

  9. Qual è il tema centrale delle tragedie come Antigone e Oreste?
  10. Queste tragedie esplorano il drammatico contrasto tra le passioni che lacerano l'animo umano e la realtà, evidenziando il conflitto interiore dei personaggi.

Domande e risposte

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