Concetti Chiave
- La Tirannide, scritto presumibilmente nel 1777, esplora la definizione di tirannide in contesti di monarchia assoluta, evidenziando il coinvolgimento passionale di Alfieri.
- Alfieri critica i dispotismi illuminati, sostenendo che mascherano l'oppressione monarchica, e preferisce regimi autoritari che risvegliano la coscienza popolare.
- Il popolo può raggiungere la libertà solo attraverso la violenza, con riferimenti a un trattato mai scritto, “La Repubblica”.
- Alfieri propone tre soluzioni contro la tirannide: suicidio, alienazione sociale e politica, e omicidio dell'oppressore, pur sapendo i rischi di morte.
- Il tiranno e l'uomo libero sono simili nell'affermazione della propria individualità, rivelando una complessa ammirazione di Alfieri per la figura tirannica.
Origine e contesto del trattato
La Tirannide è un trattato scritto di getto presumibilmente intorno al 1777, insieme all’inizio della produzione teatrale. L’opera è caratterizzata per un forte coinvolgimento passionale dell’autore. Alfieri inizia cercando di trovare una definizione appropriata per il concetto di tirannide. Questa definizione viene trovata in tutti quegli stati con un sistema monarchico assoluto dove il sovrano è completamente al di fuori del sistema delle leggi.
Critica ai dispotismi illuminati
Viene espressa anche una critica neanche tanto velata verso i cosiddetti “dispostismi illuminati”, come quello incarnato da Parini e Maria Teresa d’Austria, che secondo lui tendono ad addormentare la coscienza dei popoli e sono solo un vano tentativo di nascondere l’oppressione monarchica. A questo punto sono da preferire quei regimi fortemente autoritari, che con la loro violenza e spietatezza tendono a risvegliare gli animi del popolo nella speranza di riuscire a deporre l’oppressore.
Soluzioni contro la tirannide
Solo attraverso la violenza il popolo può raggiungere la tanto desiderata libertà. Sono costanti i riferimenti a un altro trattato, chiamato “La Repubblica” che tuttavia non verrà mai scritto. Il sovrano oppressore del popolo non è solo però nel suo progetto, perché supportato dall’esercito e una classe aristocratica completamente sottoposta al suo volere. Sono tre le soluzioni che Alfieri propone all’uomo libero per allontanarsi dalla tirannide : il suicidio, l’alienazione totale dalla vita sociale e politica, l’omicidio dell’oppressore che tuttavia conduce molto probabilmente alla morte.
Similitudini tra tiranno e uomo libero
La figura del tiranno e dell’uomo libero sono più simili di quanto sia possibile credere : entrambe sono focalizzate sull’affermazione della propria individualità. Emerge quindi una velata passione per il tiranno, che pur con tutti i suoi difetti incarna perfettamente quel desiderio di libertà sconfinata che Alfieri tanto cercava. L’opera rappresenta sicuramente il momento più attivo e rivoluzionario del pensiero politico dell’autore, che si dice pronto a prendere la spada se i tempi fossero diversi.
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione di tirannide secondo Alfieri?
- Qual è la critica di Alfieri ai dispotismi illuminati?
- Quali soluzioni propone Alfieri per combattere la tirannide?
Alfieri definisce la tirannide come un sistema monarchico assoluto in cui il sovrano è completamente al di fuori delle leggi, evidenziando il suo forte coinvolgimento passionale nel trattato.
Alfieri critica i dispotismi illuminati, come quelli di Parini e Maria Teresa d'Austria, sostenendo che tendono ad addormentare la coscienza dei popoli e mascherano l'oppressione monarchica, preferendo regimi autoritari che risvegliano gli animi del popolo.
Alfieri propone tre soluzioni per allontanarsi dalla tirannide: il suicidio, l'alienazione dalla vita sociale e politica, e l'omicidio dell'oppressore, pur riconoscendo che quest'ultima opzione porta probabilmente alla morte.