Agostino d'Ippona
Alcuni storici dividono la filosofia di Agostino d'Ippona in pars destruens (parte critico-negativa) e pars construens (parte positiva, costruttiva, fondativa).
Pars destruens
La pars destruens riguarda, in primo luogo, la critica dello scetticismo e in secondo luogo un'altra componente importante, la critica del Manicheismo.
Critica dello scetticismo
Lo scetticismo (deriva dalla parola greca sképsis che significa “ricerca, indagine”) è una posizione filosofica, nell'ambito dell'agnoseologia, che nega la possibilità di raggiungere, con la conoscenza, la verità in senso assoluto. Pronunciava/esprimeva l’epochè, sospensione del giudizio, a tal punto che l’esito di questa posizione filosofica era dato dall’afasia o impossibilità di esprimere qualsiasi verità perché ad un’indagine critico-negativa questa verità si sarebbe trasformata in non-verità. Tutto questo è confermato dai tropi scettici di Enesidemo e Agrippa.
Agostino d'Ippona critica lo scetticismo attraverso tre argomenti:
- Primo argomento - Nessuno può mettere in discussione le verità matematiche: lo scettico non può negare le verità matematiche (sia che si dorma o si sia svegli le verità matematiche risultano innegabili, se io sommo due numeri 3 + 3 nessuno può mettere in discussione che sia 6 o una moltiplicazione, esempi più elementari delle verità matematiche) e quindi se nessuno può mettere in discussione le verità matematiche già si comincia a invalidare il presupposto scettico riguardante l'impossibilità di qualsiasi verità.
- Secondo argomento - Nessuno può mettere in discussione il principio di non contraddizione: principio che era stato annunciato da Aristotele per la prima volta nel 4º libro della Metafisica (in greco – “bebaiotátē archè o principio solidissimo, più sicuro di tutti” e in latino – “principium firmissimum”). È impossibile che un ente sia e non sia o è impossibile che un ente possieda o non possieda contemporaneamente due qualità opposte. Quindi è impossibile che un ente sia a scuola e non sia a scuola, sia a scuola ovviamente è impossibile che non sia e se non è a scuola è impossibile che sia. È impossibile anche che un ente sia contemporaneamente sano e malato, se è sano non può essere malato e se è malato non può essere sano. Questo riguarda quello che Aristotele definisce ama, vuol dire insieme contemporaneamente quindi che sia e non sia in un luogo o che possieda contemporaneamente due caratteristiche opposte. Anche il principium firmissimum, identificato nel principio di non contraddizione, non può essere negato e se non può essere negato il principio di non contraddizione vuol dire che anche con questo secondo argomento risulta invalidata la concezione scettica riguardante l'impossibilità di qualsiasi verità.
- Terzo e ultimo argomento - Espresso dalla frase latina “Si fallor, sum” che vuol dire se anche sono errore, mi sbaglio mediante un determinato argomento o mediante una determinata proposizione non posso negare di esistere perché anche se mi sbaglio su un argomento, su una proposizione il mio esistere costituisce la condizione del mio sbagliarmi e quindi il sum, di conseguenza il mio esistere costituisce una verità incontrovertibile e se costituisce una verità incontrovertibile allora ne deriva che attraverso questo argomento risulta definitivamente invalidato il principio di non contraddizione.
Critica del manicheismo
Il manicheismo è una religione, concezione filosofica che, a partire dal 3º secolo d.C., si diffuse in Asia, in Europa e in Africa e fondata dal profeta iraniano Mani all'interno dell'Impero sasanide. Secondo i manichei la realtà si fonda sull’incessante conflitto tra 2 principi: Bene e Male, Luce e Tenebre, laddove questi principi poi risulterebbero ugualmente fondati/validi e di conseguenza il Bene non sarebbe in grado di prevalere sul Male e il Male non sarebbe in grado di prevalere sul Bene. Questo principio manicheo risultava in contrasto con alcuni principi fondamentali della religione cristiana perché se Dio è onnipotente allora non può in qualche modo risultare dipendente o non può non sconfiggere il Male e quindi di conseguenza il Male in quanto Dio onnipotente costituirebbe una limitazione dell’onnipotenza di Dio. Infatti Agostino attribuisce al male un significato negativo come mancanza “stéresis, privazione” del Bene. In questo modo Agostino, attribuendo al Male (morte, peccato ecc.), non un significato ontologico perché se il Male, il negativo, possedesse un significato ontologico ne verrebbe infirmata o limitata l’onnipotenza di Dio; ma un significato di stéresis, privazione del Bene, se ne svuota il significato ontologico e quindi si mantiene e si salvaguarda l’onnipotenza di Dio. Se il Male viene identificato come privazione del Bene di conseguenza risulta cancellata la sua pregnanza o il suo significato ontologico.
Agostino distingue tre tipi di Male: il Male metafisico, il Male morale e il Male fisico.
- Il Male metafisico viene invalidato affermando che questo non è altro che privazione del Bene e la differenza ontologica tra Dio onnipotente e la limitatezza propria del mondo a tal punto che il Mondo ha avuto un inizio e una fine e a tal punto che il mondo è caratterizzato da determinati fenomeni negativi.
- Il Male morale coincide, per Agostino, con il peccato. Peccare, disobbedire o non attenersi ai decreti di linea a partire dai 10 comandamenti sino a quanto sosteneva Cristo sull’Agápe cristiana, che costituisce un’alternativa rispetto all’Eros greco e si basava sulla carità del cristiano, amare il prossimo non solo come se stessi ma più di se stessi (Esempio, se noi abbiamo fame e un panino in mano, amare il prossimo più di se stessi vuol dire rinunciare a questo panino malgrado la fame e donarlo al prossimo che ce lo chiede). Dunque, secondo Agostino, il Male morale, il peccato, ovvero la trasgressione o la mancata applicazione dei precetti divini presenti sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo Testamento, non deriva da una causa efficiente deficio, mancare ma da una causa deficiente (dal latino - cioè non è Dio a indurci a peccare, perché se fosse Dio a provocare il peccato non sarebbe infinitivamente buono). Quindi deriva dalle mancanze dei limiti propri, insiti nella natura umana. Da un lato, Agostino sottrae qualsiasi responsabilità nel peccato e dall’altro attribuisce il peccato all’uomo in quanto insito nella sua natura lapsa cioè condannata a peccare perché molto spesso prevale l’intento, l’obiettivo egoistico individuale rispetto all’intento, l’obiettivo della comunità e dell’aiuto nei confronti del prossimo.
- Il Male fisico può essere l’epidemia, la malattia, la morte e deriva sempre dalla natura corrotta e corruttibile finita propria dell’uomo, quindi il male fisico non va attribuito a Dio ma al corpo dell’uomo che possiede intrinseca nella sua natura una componente di ammalarsi, di morire o di avere vari disturbi fisici. Anche la vecchiaia può essere un Male fisico perché limita i movimenti e con essa non si possiede più l’energia, la forza della giovinezza.
Pars construens
La pars construens, la parte costruttiva e fondativa, riguarda la nuova concezione della conoscenza e dell’anima, nuova perché elaborata da Agostino attraverso le fonti greche e in particolare di Platone ma trasformate alla luce della dottrina cristiana.
La conoscenza
La gnoseologia platonica era basata sull’Anámnesis ovvero reminiscenza (ricordo vago). Conoscere vuol dire ricordare nozioni, verità, valori che la nostra anima ha appreso in precedenza e che ha dimenticato quando l’anima si è unita al corpo e l’unione dell’anima al corpo implica poi il bagno nel Fiume Lete, fiume dell’oblio, nascondimento. Quindi la conoscenza per Platone si identificava con la dottrina dell’anámnesis sviluppata da Platone in un dialogo specifico, il Menone. Invece la conoscenza per Agostino avviene per illuminazione, cioè la conoscenza nell’uomo deriva dall’illuminazione divina, dal fatto che Dio rischiari la nostra mente ottenebrata che senza l’intervento divino e senza il suo ruolo del processo conoscitivo risulterebbe oscurata e quindi Dio la rischiara attraverso la componente propria dell’uomo, l’anima.
L'anima
Infatti l’anima costituisce la concezione elaborata da Agostino, una novità importante dal punto di vista filosofico-religioso perché con Agostino e con la filosofia cristiana le due componenti religiose risultano interdipendenti perché il Cristianesimo si è imposto come religione dominante rispetto alle altre sostenendo che l’anima non assume più il significato platonico dal punto di vista gnoseologico e il “tí sómatos” - significato aristotelico in cui Aristotele definiva l’anima “qualcosa del corpo” e quindi destinata a morire insieme al corpo. Secondo il Cristianesimo, invece, l’anima è destinata all’immortalità, alla sopravvivenza e costituisce la componente che distingue l’uomo dagli altri enti.
Quindi riguardo la concezione cristiana dell’anima e della sua immortalità rispetto al corpo, il Cristianesimo compie due operazioni filosofiche importanti: da un lato, distingue e privilegia l’uomo rispetto agli altri enti (le piante, animali sono destinati a morire perché possiedono solo anime vegetative e sensitive) dall’altro distinguendo l’uomo rispetto agli altri enti ne indica la superiorità perché possiede un’anima destinata a sopravvivere dopo la morte del corpo.
Proprio questa componente di superiorità dell’anima rispetto al corpo produce come conseguenza una concezione dell’anima molteplice. Parafrasando Aristotele, “se polláchos legetai to on” Aristotele scriveva nella Metafisica, libro 4º capitolo 2 – ciò “polláchos legetai e psychè” che è, l’ente si dice in molti modi; per Agostino – l’anima si dice in molti modi. E con questi modi Agostino riconosce la centralità dell’anima nell’ambito della religione e della filosofia cristiana che risultano intrecciate e inseparabili. I molti modi per dire l’anima sono: anima, spiritus, mens e intellectus.
Definizioni dell'anima
L’anima, per Agostino, secondo la prima definizione è la parte animatrice del corpo che assicura la vita al corpo e non fa altro che esprimere in termini diversi la definizione aristotelica De Anima o Perí Psychè dell’anima che troviamo nel 2º libro capitolo 1 in cui Aristotele definiva che l’anima è l’atto primo di un corpo che possiede la vita in potenza.
Spiritus: la definizione di spiritus riguarda la parte razionale dell’anima quindi lo spirito costituisce non la parte dell’anima vegetativa o sensitiva bensì la parte comprendente la ragione mediante la quale riusciamo a sviluppare argomentazioni e riusciamo a stabilire dei collegamenti o delle...
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