Indice

  1. Afasie
  2. Lobo frontale

Afasie

Cosa intendiamo per afasia? Con questo termine intendiamo una compromissione o perdita della capacità di produzione e/o comprensione del linguaggio orale. È fondamentale ricordare che un disturbo del linguaggio orale si definisce afasia solo quando si ha effettivamente una perdita dell’abilità di produzione e/o comprensione del linguaggio orale prima presente, infatti, un bambino ancora piccolo che non è in grado di parlare non viene definito afasico in quanto non è mai stato in grado di parlare. Allo stesso modo l’afasia va distinta da:
-difetti di acquisizione del linguaggio (disturbo evolutivo del linguaggio)
-disturbi dell’Ideazione in corso di malattie psichiatriche
-disturbi della comunicazione imputabili a difetti dell’udito, a difetti della motilità dell’apparato bucco-fonatorio (afonie-disartrie)
Che comportano sempre difficoltà nel linguaggio ma non costituiscono l’afasia.
È importante tenere a mente che con comunicazione si intende un concetto ampio che comprende anche i canali paralinguistici (intonazione, espressione facciale, movimenti oculari e gestualità), dipendente da strutture bilaterali ed al di fuori degli emisferi cerebrali (diencefalo). Con parola invece si intendono gli aspetti articolatori e meccanici dell’espressione verbale. Con linguaggio intendiamo la comprensione e trasmissione di idee e emozioni che si avvale di segni convenzionali (suoni, caratteri scritti, gesti) in accordo a regole grammaticali prefissate; il linguaggio orale si compone di elementi di varia complessità: la frase, le parole, i morfemi (le più piccole unità linguistiche che hanno un senso nella parola (neurologia Neuro=ciò che è riferito al sistema nervoso e logia=studio) ed i fonemi sono i singoli suoni, ad esempio parola è composto da 6 suoni diversi.

Lobo frontale

Dall’analisi post-mortem del cervello di un suo paziente affetto da afasia (Mr. Tan, chiamato così in quanto Tan era l’unica sillaba in grado di pronunciare), il dr. Broca notò la presenza di una gomma luetica (sifilide cerebrale) che devastava il lobo frontale in un particolare punto che prese il nome di area di Broca.
Quindi, una lesione in un’area del lobo frontale dell’emisfero dominante (sinistro) provoca l’incapacità all’espressione verbale (afasia di Broca, 1861).
In questo grafico vediamo le diverse forme di afasia possibili.
Le aree di linguaggio sono presenti nelle aree anteriori e posteriori dell’emisfero dominante (che nella quasi totalità dei destrimani e nei 2/3 dei mancini ed ambidestri è l’emisfero sinistro), quindi è interessante notare che nello stesso emisfero in cui è presente il centro del linguaggio, ci sia anche il centro deputato al controllo della mano che “funziona meglio”, che nella maggior parte delle persone è la mano destra (controllata dall’emisfero sinistro). Specializzazione per il linguaggio e preferenza manuale sono quindi connesse e riconoscono probabilmente un’origine ereditaria, come pure sembra determinata geneticamente l’abilità di acquisire il linguaggio.
Poi ovviamente abbiamo delle condizioni come un’ischemia cerebrale massiva, oppure una ostruzione completa della cerebrale media ecc… che possono provocare dei danni estesissimi e quindi avremo persone che non sono in grado né di parlare, né di comunicare, né di comprendere, in questo caso si parla di afasia globale.
Ora, come nascono le conoscenze che noi abbiamo sulle aree del cervello deputate al linguaggio e sull’afasia?
Universalmente si considera che Paul Broca, un medico francese dell’800, sia stato il primo ad identificare un’area precisa deputata al linguaggio. All’epoca vi era una discussione tra coloro che sostenevano che le capacità cognitive fossero diffuse nell’encefalo, e altri medici che sostenevano l’esistenza di centri precisi; al giorno d’oggi sappiamo che esistono dei centri precisi ma anche delle capacità diffuse. In particolare, questo medico voleva dimostrare l’esistenza di centri deputati al linguaggio, riuscendoci.

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