Concetti Chiave

  • Il mantenimento della pressione di perfusione cerebrale richiede una gestione attenta della volemia, evitando un'eccessiva fluidoterapia che può aggravare l'edema cerebrale.
  • Per la stabilizzazione emodinamica si preferiscono le soluzioni cristalloidi, poiché i colloidi possono abbassare la natriemia, necessaria per il corretto funzionamento del paziente.
  • È cruciale monitorare parametri come la pressione arteriosa media e la saturazione dell'ossigeno per garantire la stabilità del paziente traumatizzato cranico.
  • La valutazione neurologica deve includere il monitoraggio del GCS e delle pupille, oltre a controllare i parametri cardiocircolatori e respiratori del paziente.
  • Nel caso di ipertensione endocranica, si deve mantenere una pressione colloido-osmotica elevata, evitando l'iposodiemia per non aggravare l'edema cerebrale.

Indice

  1. Gestione della pressione di perfusione
  2. Stabilizzazione emodinamica e fluidi
  3. Monitoraggio e complicanze nel trauma cranico
  4. Monitoraggio neurologico e parametri vitali
  5. Gestione dell'ipertensione endocranica

Gestione della pressione di perfusione

Nel mantenimento della pressione di perfusione cerebrale si cerca di non di espandere la volemia in quanto un paziente con edema cerebrale ha un'alterazione da barriera ematoencefalica. Una eccessiva fluidoterapia rischia di peggiorare l’edema cerebrale, in questi pazienti vengono dunque somministrati pochi liquidi, mentre e viene privilegiato l’utilizzo di vasocostri)ori per mantenere una pressione arteriosa elevata.

Stabilizzazione emodinamica e fluidi

Inoltre, per quanto riguarda la stabilizzazione emodinamica non si usano tanto i colloidi per espandere il volume, in questo caso è bene mantenere una natriemia più elevata (i colloidi possono invece abbassarla perché il loro effetto è dato dalla presenza di altre molecole) perciò si considerano di maggior utilità le soluzioni cristalloidi.

La gestione dei fluidi (non è ancora però stabilito con certezza quale sia la soluzione ipertonica da utilizzare) può prevedere l’effettuazione di eventuali trasfusioni, occuparsi della gestione della funzione renale (cosa che avviene in circa il 10% o forse meno dei traumi cranici). La regolazione dei fluidi dev’essere attentissima in quanto correla con la mortalità. Può succedere che il paziente abbia un’incapacità di rispondere per esempio alla terapia diuretica e osmotica per il trattamento dell’edema cerebrale, ciò complica la gestione. Se si vedesse che il paziente tende ad andare verso una fase di oliguria e ha segni di edema cerebrale, l’attivazione di una terapia di sostituzione della funzione renale deve essere molto rapida.

Monitoraggio e complicanze nel trauma cranico

Nel traumatizzato cranico è fondamentale la gestione delle complicanze extra craniche. Per garantire la stabilità del paziente, in neurorianimazione si deve cercare il raggiungimento di questi parametri:

- pressione arteriosa media superiore agli 80 mmHg. Se non è possibile calcolare la map si deve mantenere una pressione sistolica superiore a 110 mmHg

- Saturazione superiore a 90%

All’esame ci può essere una domanda su quali sono i meccanismi fisiopatologici che determinano l’aumento della pressione intracranica. Per anticipare una possibile evoluzione del paziente a una fase di criticità vengono monitorizzati diversi parametri del paziente:

- la dilatazione pupillare

- le onde della pressione intracranica (se disponibile in quanto è una procedura molto specialistica)

- il flusso delle arterie cerebrali con l’ecodoppler transcranico

Monitoraggio neurologico e parametri vitali

Nel paziente con una lesione intracranica acuta occorre inoltre monitorare l’aspetto neurologico attraverso il Gcs e la misurazione delle pupille con il pupillometro che permette di evitare la variabilità nella valutazione del paziente tra diversi operatori. Va inoltre tenuto sott’occhio l’aspeflo cardiocircolatorio e respiratorio del paziente attraverso:

- monitoraggio della pressione arteriosa

- saturazione arteriosa dell’ossigeno

- Tac Seriate

- valutazione della coagulazione, soprattutto se un paziente a lesioni emorragiche.

- ionemia

Gestione dell'ipertensione endocranica

Nel paziente con ipertensione endocranica si cerca di tenere una pressione colloido-osmotica del sangue elevata. Per questa ragione il paziente deve essere mantenuto lievemente ipersodiemico e deve essere assolutamente evitata l’iposodiemia che porterebbe a un peggioramento dell’edema cerebrale.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della gestione della pressione di perfusione cerebrale nei pazienti con edema cerebrale?
  2. È fondamentale non espandere la volemia in questi pazienti, poiché un'eccessiva fluidoterapia può aggravare l'edema cerebrale. Si preferisce l'uso di vasocostrittori per mantenere una pressione arteriosa elevata (Gestione della pressione di perfusione).

  3. Quali fluidi sono raccomandati per la stabilizzazione emodinamica nei traumi cranici?
  4. Si consiglia di utilizzare soluzioni cristalloidi piuttosto che colloidi, poiché questi ultimi possono abbassare la natriemia, e la regolazione dei fluidi deve essere molto attenta per ridurre il rischio di mortalità (Stabilizzazione emodinamica e fluidi).

  5. Quali parametri vitali devono essere monitorati in un paziente traumatizzato cranico?
  6. È essenziale mantenere una pressione arteriosa media superiore agli 80 mmHg, una saturazione superiore al 90%, e monitorare la dilatazione pupillare e le onde della pressione intracranica per garantire la stabilità del paziente (Monitoraggio e complicanze nel trauma cranico).

  7. Come si gestisce l'ipertensione endocranica nei pazienti?
  8. Si deve mantenere una pressione colloido-osmotica del sangue elevata, evitando l'iposodiemia, che potrebbe peggiorare l'edema cerebrale, e mantenendo il paziente lievemente ipersodiemico (Gestione dell'ipertensione endocranica).

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