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Diarrea virale bovina

(Vedi peste suina classica)

Nella peste suina classica, abbiamo detto che tutti i pestivirus crescono in coltura cellulare e non danno effetto citopatico, tranne il virus della diarrea virale bovina. Questo ha effetto diretto su patogenesi e caratteristiche cliniche della patologia. Quindi esistono 2 biotipi, uno con effetto citopatico e l’altro no.

Questi virus, quando entrano nella cellula, producono una poliproteina, che grazie all’intervento di determinate proteasi, viene clivata nelle diverse proteine strutturali e non strutturali del virus. Ce n’è una in particolare, NS3, si avvolge all’RNA. Quando è espressa questa proteina, il ceppo sarà citopatico. Entra per via oro-nasale.

Non è una malattia per la quale è prevista la denuncia. In altri paesi, è iniziato un piano di eradicazione, mentre in Italia non c’è un vero e proprio piano, la decisione è affidata alle regioni. Non è una zoonosi, riguarda solo i bovini. A livello clinico, passa spesso inosservata, quindi la circolazione è valutabile per via indiretta essendo il virus capace di determinare immunodepressione. Quindi non vedo le forme cliniche eclatanti, ma posso sospettarla perché gli animali vanno incontro ad altre patologie per esempio respiratorie o gastroenteriche, pur essendo vaccinati per queste (perché non riescono a sviluppare una immunità adeguata!).

Sostiene anche un’altra sindrome, molto particolare, detta malattia delle mucose (prevalenza molto bassa), tipica dei soggetti immunotolleranti, infettati dal ceppo citopatico.

È una infezione cosmopolita. Essendo una malattia che non si vede, all’azienda (al vet) può sfuggire, arrecando gravi danni economici.

Clinicamente possiamo avere una forma acuta (febbre, leucopenia, morte improvvisa), ma in realtà ciò che è più frequente sono le polmoniti, le gastroenteriti associate all’infezione, legate all’immunodepressione che il virus determina e poi i problemi legati alla riproduzione (la bovina colpita può andare incontro ad aborto, riassorbimento fetale, ecc).

Famiglia, genere, biotipi e genotipi

Famiglia Flaviviridae, genere Pestivirus.

2 biotipi:

  • Citopatico: è più evidente.
  • Non citopatico.

Entrambi crescono su cellule di derivazione bovina, ma quello citopatico si rende più evidente (si formano vacuoli nel citoplasma) →

3 genotipi differiscono non solo a livello genomico ma anche a livello antigenico (vaccino!!). A, B e H o (1-2-3).

  • Tipo 1 (A) → forme cliniche classiche.
  • Tipo 2 (B) → sindrome emorragica associato.
  • Tipo 3 (H) → forme di malattie respiratorie e aborto.

Tutti i vaccini sul mercato, proteggono per il tipo 1.

Epidemiologia

Diffusione cosmopolita e nel momento in cui il virus circola in allevamento, può arrivare ad una prevalenza molto alta (anche 90%).

Costi economici

Non è previsto l’abbattimento, ma i costi per fronteggiare il virus sono notevoli. Il decesso può presentarsi. Ci sono dei costi legati anche ai problemi riproduttivi: nascita dei vitelli persistentemente infetti (che perpetuano la presenza della malattia in allevamento, infettano tutti). Questi, circa 1-2% di ogni allevamento, sono la sorgente più importante di danni economici, quindi, bisogna ricercarli con attenzione!

In un allevamento, quindi, le sorgenti di infezione sono:

  • Animali infetti in forma acuta durante la viremia:
    • Durata eliminazione breve, circa 1 settimana.
    • Quantità virus eliminata è minore rispetto ai PI.
  • Animali immunotolleranti:
    • Eliminano per tutta la vita.
    • Alte quantità di virus in siero e secrezioni mucosali.

Forme cliniche

Infezioni post-natali

Osservo la malattia delle mucose, sindrome che colpisce gli solo animali persistentemente infetti (che nascono da infezione prenatale).

Normalmente è subclinica, ma determina una immunodepressione (transitoria, termina a fine viremia) → facilità di infezioni secondarie; per esempio, colibacillosi (E. coli) che da normale saprofita diventa patogeno e dà diarrea profusa. Oppure Pasteurella, infezione respiratoria. Con gli antibiotici si risolve la sintomatologia, ma bisogna capire se c’è altro oltre a questi batteri!

Una delle infezioni che può colpire i soggetti con infezioni post-natali è:

  • Sindrome emorragica: non descritta in Italia, è una niente, per esempio i cotiledoni saranno normali.
  • Febbre emorragica in cui ci sono delle emorragie in tutto l’organismo. Sostenuta da alcuni ceppi di BVDV2. Vi ritroviamo febbre, trombocitopenia, emorragie sparse.

Infezioni prenatali

(Entro 150esimo giorno di gravidanza della bovina)

Se la bovina non ha anticorpi circolanti, (no vaccino, no infezione), il virus dà il problema alla bovina stessa, sia supera la barriera placentare e raggiunge il feto.

Se la bovina ha superato l’infezione o è stata vaccinata, gli anticorpi non permettono il raggiungimento dell’utero → no nascita dei soggetti persistentemente infetti.

Sono critici i primi 120 giorni di gravidanza.

  • Colpita nei primi 30 giorni → morte embrionale, riassorbimento fetale o ritorno in calore.
  • 100-125 gg → nascita di animali PI.
  • 4-7 mesi → aborti. A livello clinico non si vede niente, per esempio i cotiledoni saranno normali.
  • Possiamo avere anche la nascita di vitelli normali e sieropositivi (si sono immunizzati in utero e non ci sono problemi).
  • Posso osservare malformazioni congenite a carico di cervello, occhio. Ipoplasia cerebellare, idrocefalo, demielinizzazione; cataratta, degenerazione retinica, microftalmia (occhio più piccolo). Spesso abbiamo lesioni concomitanti → sindrome oculocerebellare → nascita.

Animali persistentemente infetti

Riprendendo il “100-125 gg di animali PI.” Ciò accade prima dei 125° perché poi c’è il riconoscimento del self. E avviene se la bovina non ha Ac; altrimenti non ci saranno queste problematiche in quanto il virus viene bloccato nel raggiungere il feto.

  • La bovina sieroconvertirà; eliminazione virale.
  • Il feto non è (ancora) immunologicamente competente, il virus non sarà eliminato.
  • Il virus non danneggerà il feto nonostante la replicazione.
  • Il sistema immunitario accetterà il virus come, self → no anticorpi, no eliminazione di BVDV (immunotolleranza).
  • Nascerà un animale persistentemente infetto che elimineranno il virus in grandi quantità durante la loro vita.

Questi presenteranno una crescita diminuita, ma non saranno evidenti altre patologie.

Lo ricerco a livello di sangue intero.

Solo il 50% dei PI mostrerà segni clinici!

Tutte le profilassi utilizzate hanno come scopo, quello di individuare i soggetti PI, perché sono in grado di infettare tutti gli altri soggetti dell’allevamento!

Oltre al ridotto accrescimento, alcuni dei PI svilupperanno la malattia delle mucose (MD). Sindrome tipica esclusivamente di questi. Il virus replica senza che il SI lo blocchi, per cui potrà andare incontro a mutazioni. Quando la mutazione riguarderà l’acquisizione e la riespressione della proteina NS3, quel virus da non citopatico diventerà citopatico e avremo la comparsa di questa patologia! Quindi è una forma clinica osservabile solo per i PI, nei quali il virus che all’inizio non era citopatico, lo diventa dopo delle mutazioni. La prevalenza è sempre molto bassa di questa malattia, in genere circa l’1%. Quando compare questa forma, è il campanello d’allarme che ci indica che il virus sta circolando!

Segni clinici MD

  • Comparsa di lesioni, ulcere nel cavo orale di cui mi accorgo perché ci sarà scialorrea. La vediamo anche nell’afta; la MD la troviamo nei soggetti giovani (vitelli), mentre l’afta colpisce tutti (i vitelli più che altro manifestano problemi cardiaci, muoiono improvvisamente più che avere scialorrea); inoltre la prevalenza è ben diversa: l’afta colpisce tutti i soggetti in allevamento. Nell’afta abbiamo le vescicole come lesioni, mentre qui abbiamo l’ulcera. Quando le vescicole poi si rompono, è un po' più difficile fare la distinzione. Qui non troviamo ulcere a carico della lingua.
  • Coda alzata, ciò vuol dire che elimina di frequente (diarrea profusa);
  • Schiena inarcata e base di appoggio stretta (dolore intestinale).

A livello anatomopatologico:

  • Necrosi delle placche del Peyer (perché il virus replica a carico del sistema linfatico) → diarrea.

Diagnosi di laboratorio

Dal punto di vista clinico, la malattia è molto complessa, non sempre la osserviamo clinicamente. Piuttosto dà immunodepressione e ciò si traduce nella comparsa di forme gastroenteriche o respiratorie. Posso trattare con antibiotici, prevenire con vaccini, ma il problema rimane sempre. Terminata la terapia, gli animali tornano ad avere la stessa sintomatologia. È necessario in questo caso, ricorrere al laboratorio per la diagnosi.

Diagnosi diretta

È quella che deve essere utilizzata perché devo capire se il virus sta circolando o meno. Campioni: replicando nelle placche del Peyer, utilizzo campione di sangue intero e in laboratorio portiamo Buffy Coat perché i linfociti e i macrofagi sono molto ricchi di virus. In laboratorio si potranno fare diverse cose:

  1. Isolamento virale,
  2. ELISA (++) si utilizzano i “sistemi cattura ELISA” in cui c’è un piatto a 96 pozzetti dove in ognuno trovo già Ac monoclonali verso il virus (che portano già con sé l’enzima, ci sarà un antiantigene che servirà per evidenziare l’eventuale reazione positiva). Il buffy coat viene inserito in essi, se positivo gli Ac cattureranno il virus, quindi avverrà la reazione Ag-Ac.
  3. Immunofluorescen

Diagnosi indiretta

La sierologia nei PI non ha senso, quindi al massimo la si può utilizzare a fini epidemiologici. Per esempio, per capire quale sia la situazione nell’allevamento nei confronti della BVDV. Quando trovo negativi, questi possono essere o soggetti che non sono mai stati a contatto col virus, o soggetti immunotolleranti. A questo punto bisogna prelevare il sangue intero da questi negativi per capire di che caso stiamo parlando.

Utilizzo kit commerciali ELISA nei cui pozzetti c’è l’Ag legato (in realtà le proteine più immunogeno, non tutto il virus), non gli Ac monoclonali. Ci sarà un

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Scienze agrarie e veterinarie VET/05 Malattie infettive degli animali domestici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescarabottini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Malattie infettive 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Marsilio Fulvio.
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