Diarrea virale bovina (Pestivirus)
Genere Pestivirus. La classificazione è in genotipi e biotipi.
Questa malattia non è contemplata nel regolamento di polizia veterinaria, non è denunciabile/notificabile. Tuttavia, bisogna fare un monitoraggio costante data la sua patogenesi e le complicanze che comporta.
La BVD è problema globale e ha un impatto economico che può essere pesante per l’allevatore.
È una malattia che si osserva poco del punto di vista clinico, quindi cade nel dimenticatoio: spesso c’è proprio una mancata conoscenza della diarrea virale bovina.
C’è una problematica legata alla mancata conoscenza degli animali infetti, come difficoltà a livello di laboratorio nel riuscire ad evidenziarli.
È una malattia presente in tutto il mondo e riconoscibile solo quando compaiono sintomi clinici evidenti; spesso il virus circola in allevamento senza che si abbiano i sintomi tipici della malattia.
Replica a carico del SI determinando immunodepressione, per cui non determina sintomatologia chiara ed evidente, ma rende possibile la comparsa di altre patologie da parte di altri patogeni che probabilmente in una situazione normale non sarebbero riusciti a determinare malattia, es. forme respiratorie o enteriche.
Classificazione in genotipi e biotipi
- Genotipi: tipo 1, tipo 2, tipo 3, oggi classificati con le lettere dell’alfabeto: A, B, H, non distinguibili dal punto di vista clinico ma solo dopo analisi del laboratorio.
- Tipo 1 - quello ancora presente nei nostri allevamenti, quello che circola più di frequente e quello maggiormente presente nei vaccini.
- Tipo 2 - nonostante sia stato descritto anche in Europa, pur circolando non sono state descritte forme cliniche, mentre negli Stati Uniti e in Canada sono state descritte forme emorragiche.
- Tipo 3 - è stato visto circolare sia in Italia che in Europa, non è chiaro quale sia la prevalenza nei nostri allevamenti, sostiene forme respiratorie e abortigene.
- Biotipo: citopatico e non citopatico.
Quando abbiamo parlato di peste suina classica abbiamo detto che una delle caratteristiche più importanti in coltura cellulare è che questo virus non determina effetto citopatico > immunofluorescenza per vedere se ci sono cellule positive.
Questa è una caratteristiche che accomuna tutti questi virus, tranne il virus della diarrea virale bovina che un po’ si distacca, perché esistono due biotipi, entrambi crescono in coltura cellulare:
- Citopatico, distrugge cellule in cui cresce, inizialmente presenza di vacuoli nel citoplasma.
- Non citopatico, non distrugge le cellule in cui cresce.
Questa differenza dal punto di vista genomico è legato al fatto che i ceppi citopatici esprimono la proteina NS3, o P80, mentre i ceppi non citopatici non la esprimono.
L’espressione di questa proteina determina apoptosi della cellula e distruzione della stessa.
Non è ancora ben chiaro il meccanismo che porta all’espressione o meno della NS3, l’ipotesi più valida è che gli animali si infettano con il ceppo non citopatico il quale replicando comunque a livello delle cellule va incontro a ricombinazione con l’RNA cellulare coinvolgendo diverse proteine cellulari.
Una di queste proteine è l’ubiquitina, si chiama così perché si trova in tutte le cellule, e proprio la ricombinazione con l’mRNA di questa rende il ceppo da non citopatico a citopatico.
Dal punto di vista laboratoristico è estremamente importante, ma è importante anche per quanto riguarda le caratteristiche cliniche della malattia legate proprio ai ceppi citopatici.
Le manifestazioni più o meno gravi della malattia, infatti, dipendono proprio dal tipo di ceppo.
Eziologia
Definizione
Identificato 1946, all’inizio era stato associato alla gastroenterite, da cui prende il nome di diarrea virale bovina, poi si sono viste le altre manifestazioni.
La diarrea virale bovina è una malattia infettiva ad eziologia virale, contagiosa, caratteristica, ma non esclusiva, della specie bovina, nella quale può dar luogo a diverse forme cliniche, strettamente legate al ceppo infettante ed al meccanismo patogenetico dell’infezione in corso nell’animale, ma comunque caratterizzate da un’ampia variabilità del quadro, che può andare da episodi subclinici a quadri molto importanti, fino alla morte.
Non è facile definire questa malattia, perché dal punto di vista clinico può dare proteiforme, tante possibilità nella sua manifestazione:
- Forma acuta/iperacuta, febbre, leucopenia, diarrea, decesso entro 48h.
- Polmonite associata all’infezione.
- Problemi della sfera riproduttiva associati all’infezione.
- Sindrome emorragica, diarrea, trombocitopenia, morte.
Forme emorragiche mai state descritte in Italia, ma sono state descritte in altre parti del mondo.
Famiglia Flaviviridae.
Epidemiologia
Non c’è una parte del mondo in cui questo virus non è stato descritto.
La prevalenza può essere molto varia, in alcuni casi 80-85% di animali che mostravano anticorpi nei confronti di questo virus, di norma la percentuale si aggira attorno al 60-70%.
Solo una percentuale bassa di animali infetti manifesta la sintomatologia, il 40% non la manifesta ma elimina il virus nell’allevamento.
NB: in una malattia infettiva il problema reale non è l’animale che manifesta la sintomatologia, perché me ne accorgo, il problema più grande sono gli animali che non manifestano sintomatologia ma eliminano il virus.
Danni economici
Gli animali saranno immunodepressi e allo stesso tempo coinvolti nel combattere l’infezione, diventando quindi sensibili ad altri patogeni determinando calo nella produzione del latte e perdita di peso >>> danno economico!!
Ogni volta che mi trovo davanti ad allevamenti problematici, bisogna valutare se nell’allevamento sta circolando questo virus, abbastanza frequente, perché è un virus cosmopolita.
Secondo uno studio americano le perdite economiche si aggirano intorno ai 40.000-100.000 dollari l’anno.
Accanto alle problematiche evidenti, diarrea, polmonite ecc, esistono le perdite economiche legate ai problemi riproduttivi: ipofecondità, ritorni di calore, aborti ecc.
Il virus è in grado di passare la barriera transplacentare per cui avremo la nascita di vitelli persistentemente infetti che sono i più grandi diffusori di questa malattia.
In un allevamento dovrò andare a cercare proprio questi e dovrò allontanarli, abbattimento.
Tutte le forme di profilassi di questa malattia prevedono la ricerca e l’allontanamento di questi soggetti persistentemente infetti, eliminano il virus per tutta la durata della loro vita, anche se la percentuale risulta bassa, sono i più pericolosi diffusori.
Sorgenti d’infezione
- Animali infetti in forma acuta - forma di diarrea, che può essere non troppo evidente, eliminano il virus per qualche giorno.
- Animali immunotolleranti o persistentemente infetti: questi eliminano virus attraverso tutte le escrezione e le secrezioni, in quantità maggiore rispetto agli animali che presentano la forma acuta e per tutta la durata della loro vita.
Questo virus come tutti i pestivirus ha elaborato questa strategia per permanere nella popolazione.
Patogenesi e forme cliniche
Il virus entra in genere per via oronasale e replica a carico delle cellule del s.i.
Dobbiamo distinguere la forma clinica post-natale, vitelli e animali adulti, e quella prenatale, feto, ovvero prima dei 150 gg di gravidanza.
Le varie manifestazioni che possiamo osservare sono diverse a secondo del momento di gravidanza in cui la bovina si infetta.
Infezione postnatale
L’animale nasce e poi si infetta. Può essere un vitello appena nato o un animale adulto, in ogni caso ha già un s.i. competente.
In questi animali di solito la malattia è subclinica, non ci sono manifestazioni cliniche evidenti; l’allevatore si accorge della malattia quando ormai il virus è già diffuso da tempo e iniziano a presentarsi casi di infezione prenatale, malattia delle mucose.
Il virus entra per via oronasale e replica in tutti gli organi contenenti cellule immunitarie determinando leucopenia che è temporanea: superata la fase acuta, l’organismo risponderà in maniera adeguata al virus avendo un s.i. competente, risposta umorale e cellulo-mediata, per cui il soggetto sarà protetto da successive infezioni.
L’immunodepressione transitoria può facilitare altri germi di eruzione secondaria.
Es. forme di colibacillosi, rotavirus ecc. i vitelli possono essere colpiti normalmente da gastroenteriti soprattutto nei primi mesi di vita, è frequente che avvenga.
In realtà quando compaiono queste problematiche su più animali, occorre andare più a fondo, per capire se c’è una causa a monte.
Se portassi le feci in lab mi direbbero che è E.coli, con tanto di tipizzazione ma se andassi ad inoculare ad esempio un vaccino per E.coli in un animale immunodepresso non avrei neanche una risposta adeguata.
Accanto ad un problema gastroenterico possono esserci problemi respiratori, es. pasteurella, virus respiratorio sinciziale ecc. sono tutti patogeni primari tuttavia è importante non fermarsi alle apparenze.
Il problema è convincere l’allevatore, perché valutare la circolazione di questo virus ha dei costi e se presente bisogna attuare la profilassi adeguata.
“Andare oltre le apparenze”: marsy <3
Sindrome emorragica
!!Sindrome emorragica: mai stata descritta in Europa, è caratterizzata da febbre elevata, emorragia, epistassi, diarrea e disidratazione.
Sostenuta da ceppi di tipo 2, replica a carico del s.i. e a carico delle piastrine determinando leucopenia, trombocitopenia severa e possibilità che compaiano delle emorragie.
Le emorragie solitamente sono a carico di bocca e occhi, non ci sono altre malattie del bovino in cui abbiamo manifestazioni di questo tipo.
Letalità variabile.
Infezione prenatale
Immaginiamo un allevamento di bovini: introduco un soggetto, es. soggetto immunotollerante, che inizia ad eliminare virus nell’allevamento in cui potrebbero esserci bovine gravide.
Queste se si infettano potrebbe non manifestare nulla oppure sintomi poco evidenti e poco gravi, ma potrebbero anche determinare problemi nel feto che dipendono dal periodo di gravidanza.
Negli animali adulti i sintomi passano inosservati, il med vet non viene chiamato anche perché la madre ha un SI funzionante e darà luogo ad una risposta immunitaria, anche se il virus potrebbe passare nella placenta prima ancora che questa risponda adeguatamente con ac.
Se il vitello si infetta dopo il 120 gg di gravidanza il problema è minore perché il soggetto diventa immunocompetente e anche se si dovesse infettare avrebbe una sua risposta immunitaria.
Il problema è quando si infettano prima dei 120 gg, per cui non hanno ancora un s.i. e il feto riconosce il virus come self.
Parliamo di fenomeni biologici, la demarcazione non è così netta, si tratta di periodi prevalenti, questi limiti temporali possono variare anche di una settimana, 10 giorni.
Riassorbimento fetale
1. Riassorbimento fetale, infezione nei primi giorni - morte embrionale, quando l’embrione viene riassorbito clinicamente non vedo nulla, ma osserviamo che quelle vacche non riescono ad ingravidarsi o tornano in calore. Le cause possono essere diverse tra cui la diarrea virale bovina.
Animali persistentemente infetti
2. Animali persistentemente infetti, 100-125gg - il periodo in cui il feto nella bovina riconosce il self si ha entro il 125 gg.
Perché un vitello nasca PI devono esserci delle condizioni, motivo per cui è bassa la percentuale di prevalenza di tali soggetti, 1-2%:
- La bovina si deve trovare tra 100-125 gg di gravidanza.
- La bovina non deve avere ac nei confronti del virus, non deve aver incontrato il virus né tramite vaccino né in modo naturale. La bovina deve essere sieronegativa, in caso contrario all’entrata il virus verrebbe bloccato dal SI o comunque avrebbe più difficoltà a passare la barriera placentare.
- Il virus deve infettare bovina e feto.
In seguito, la bovina potrà anche sviluppare ac ma finché non mette in atto il SI il virus sarà passato al feto il quale non è immunologicamente competente, quindi si ritrova questi antigeni virali e li riconosce come propri.
Il virus replica nel vitello ma non danneggia i tessuti, all’apparenza, quindi il soggetto nasce apparentemente sano e non produrrà mai ac nei confronti di questo virus e lo eliminerà per tutta la durata della vita.
Il soggetto PI è il reale serbatoio del virus e fonte di eliminazione nell’allevamento dal momento che elimina molto più virus rispetto ai soggetti immunocompetenti.
Il soggetto PI spesso non manifesta segni clinici evidenti, l’unico segno clinico che può farci sospettare di immunotolleranti è la crescita diminuita di questi soggetti, anche questa non è sempre presente.
Se mi accorgo che in un gruppo di vitelli, alcuni pur avendo la stessa età crescono meno, devo pormi delle domande.
Allo stesso modo dati gli scarsi segni clinici quando introduciamo un nuovo animale nel gruppo dobbiamo valutare che questo possa essere immunotollerante e andare a cercare il virus nelle cellule immunitarie, dove replica, prelievo di sangue.
Gli animali immunotolleranti oltre al fatto di avere una crescita stentata, possono manifestare malattia delle mucose, questa dal punto di vista clinico è la forma più importante e la osserviamo solo ed esclusivamente nei soggetti PI.
Avviene quando il virus acquista la capacità di dare apoptosi, cioè da ceppo non citopatico diventa ceppo citopatico.
La prevalenza di questa malattia è molto bassa nell’allevamento, in genere 1-2%.
La prevalenza è importante perché è un dato che il vet dovrà considerare nel fare nella diagnosi della malattia.
Gli animali avranno le zampe vicine tra loro e il dorso inarcato, segno che l’animale ha dolore addominale, dolore che posso intuire anche dal fatto che la coda non è attaccata al corpo, è inarcata: l’animale sta defecando, ha diarrea, dovuta a necrosi delle placche del Peyer, ma il segno clinico più caratteristico è dato da erosioni a livello della mucosa orale.
Se l’animale ha erosioni a livello buccale il segno clinico che osserverò sarà scialorrea, che osserviamo anche nell’afta epizootica, le erosioni possono essere anche a livello di narici, gengive e palato duro.
Animali con difetti congeniti
3. Animali con difetti congeniti, 3-5 mesi - possono colpire cervello, ipoplasia cerebellare, microencefalia, idrocefalo, demielinizzazione, e occhio cataratta, degenerazione retinica, microftalmia, neurite n. ottico.
Gli animali che si sono infettati e nascono con queste malformazione non hanno possibilità di sopravvivere.
Sono vitelli che non riusciranno ad alzarsi, a muoversi, a mantenere la stazione quadrupedale, tendono ad aumentare la base d’appoggio, allargando le zampe anteriori.
Potremmo avere opistotono, testa estesa su collo.
Sindrome oculocerebellare, l’occhio del vitello è sbarrato fisso, l’animale è cieco e non riesce a stare in piedi.
Aborti
4. Aborti, tra il 4 e il 7 mese - l’aborto non ha nulla di caratteristico dal punto di vista clinico, no problemi sulla placenta o sul feto.
Per avere certezza devo portare il feto presso IZS e richiedere la ricerca del virus della diarrea virale bovina.
Nascita di vitelli normali e sieropositivi
5. Nascita di vitelli normali e sieropositivi, nell’ultima fase della gravidanza - seconda metà.
È sufficiente la ricerca degli ac per capire se sta circolando il virus nell’allevamento?
Ovviamente troverò soggetti sieropositivi, anche per colostro, ma quelli saranno anche animali che stanno combattendo il virus, quindi non sono il vero problema.
Nei soggetti sieronegativi devo andare a ricercare il virus, se lo trovo però non è detto che quel soggetto sia per forza immunotollerante, potrebbe anche essere un soggetto in forma acuta, immunocompetente quindi, che però ancora non ha avuto il tempo di sviluppare ac.
Perciò dovrò allontanare il soggetto e successivamente ripetere la prova.
A distanza di una decina di gg posso valutare la comparsa di ac: se appaiono significa che il soggetto è immunocompetente e posso riportarlo in allevamento, altrimenti se non li presenta e continua ad essere positivo per la presenza di virus allora è quasi certo che sia immunotollerante, a maggior ragione se presenta la malattia delle mucose.
Gli ac della bovina perché non vanno a difendere il feto?
Perché il tipo di placentazione non permette il passaggio degli ac, quindi anche se dopo l’infezione la bovina inizialmente sieronegativa sviluppa ac comunque non potrà passarli al feto.
Se il vitello assume colostro questo non può limitare l’eliminazione del virus?
No, perché il virus ha la capacità di instaurarsi dentro le cellule, di conseguenza non c’è possibilità per gli ac di intervenire.
Diagnosi
Differenziale
- Afta epizootica - colpisce i bovini a prescindere dall’età. Vescicole su mucosa buccale e non solo.
- Malattia delle mucose: animali non supera l’anno di età e inoltre sono in numero ridotto. Erosioni a livello di mucosa.
Diagnosi di laboratorio
Diretta: se voglio capire se l’animale è realmente infetto e se sta eliminando.
- Sistema ELISA a cattura, ACE > antigen capture ELISA - più utilizzato in lab, a partire da campione di sangue intero, il virus si nasconde nelle cellule immunitarie.
Si prendono i globuli bianchi e si utilizza un sistema ELISA a cattura: abbiamo delle piastre a 96 pozzetti, su ogni pozzetto vengono fatti aderire ac monoclonali dopo di che si lisano i globuli bianchi e si inseriscono all’interno dei pozzetti. Generalmente si inserisce il campione in due pozzetti.
Se il virus è presente gli ac monoclonali legheranno il v
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