Concetti Chiave
- Dopo la fine del fascismo, l'Italia affronta un cambiamento istituzionale profondo, caratterizzato da tensioni politiche e dalla riemersione della mafia siciliana.
- Il governo Parri, formato nel 1945, cerca di implementare un programma radicale di epurazione, ma incontra resistenza e perde il sostegno dei liberali, portando alle dimissioni di Parri.
- Il governo De Gasperi, insediato nel dicembre 1945, adotta un approccio più cauto riguardo all'epurazione, culminando in un decreto di amnistia che segna la fine di tali tentativi.
- Il 2 giugno 1946, l'Italia tiene elezioni per l'Assemblea Costituente e un referendum, con il 54,2% degli elettori che sceglie la Repubblica.
- Le elezioni per l'Assemblea Costituente vedono la Democrazia cristiana prevalere con il 35,2% dei voti, seguita da Partito socialista e Partito comunista con risultati significativi.
Cambiamenti istituzionali post-fascismo
Anche l'Italia del secondo dopoguerra sperimenta un forte cambiamento nell'assetto istituzionale. Uscita dal fascismo, ancora occupata dalle truppe alleate, economicamente distrutta, è scossa da tensioni e violenze che da un lato sono politiche, dall'altro mostrano che fenomeni di malavita organizzata come la mafia siciliana, in qualche misura controllati durante il fascismo, adesso stanno riemergendo. In una situazione così complessa l'unica garanzia positiva, soprattutto agli occhi degli alleati, è data dal fatto che nella penisola c'è stato un movimento resistenziale che si è opposto al fascismo, ed è dunque ai partiti che hanno fatto parte della Cln che, anche dopo la fine della guerra, viene affidato il compito di formare dei governi provvisori di larga coalizione che includono anche i socialisti e i comunisti.
Quali sono le sfide del Governo Parri?
Il 19 giugno del 1945 si forma un governo presieduto da Ferruccio Parri (1890-1981), capo partigiano e dirigente del Partito d'Azione. Parri sembra intenzionato ad attuare un programma radicale, il cui punto essenziale potrebbe essere una drastica epurazione che comporterebbe l'esclusione dalle cariche pubbliche e la limitazione dei diritti politici per le persone più coinvolte con il fascismo. In un paese che, fino a qualche anno prima, ha largamente sostenuto il regime di Mussolini, un'epurazione ampia sembra difficile da realizzare. Sia questo aspetto del programma di Parri sia l'abbozzo di una politica economica che non vuol fare concessioni agli imprenditori inducono i liberali a togliere la fiducia al governo, così da spingere Parri alle dimissioni.
Governo De Gasperi e il referendum
Nel dicembre del 1945 si ricostituisce un governo di ampia coalizione presieduto da Alcide De Gasperi, dirigente della Democrazia cristiana (Dc). Il nuovo governo procede con molta maggiore cautela, in particolare sul problema dell'epurazione; anzi il ministro della Giustizia che è il capo del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, nel giugno del 1946 emette un decreto di amnistia che segna la fine di ogni serio tentativo di epurazione. la mostra di Togliatti punta ad accreditare il Pci come un partito sostanzialmente moderato, affidabile non incline a soluzioni oltranziste; nondimeno il Partito comunista italiano non rinuncia affatto all'obiettivo di una possibile rivoluzione né al solido legame di alleanza che lo collega all'Urss di Stalin.
Muovendosi con cautela, il governo De Gasperi è in grado di organizzare uno dei momenti più delicati nella storia della nuova Italia, ovvero le elezioni del 2 giugno del 1946, nelle quali contemporaneamente si elegge l'Assemblea Costituente e si tiene il referendum istituzionale con il quale gli elettori devono decidere se la nuova Italia dovrà essere una monarchia oppure una repubblica. Cercando di condizionare l'esito delle elezioni, il re in carica, ovvero Vittorio Emanuele III, il 9 maggio del 1946 abdica a favore del figlio Umberto II che finora ha ricoperto l'incarico di luogotenente del Regno. Nonostante questa mossa, il corpo elettorale di cui per la prima volta sono parte pure le donne, sceglie la Repubblica (a favore della quale va il 54,2% dei voti). Nelle elezioni per la Costituente, in modo singolarmente simile a quello che accade in Francia, a primeggiare sono tre partiti: la Democrazia cristiana di De Gasperi, che prende il 35,2% dei voti poi c'è il Partito socialista con il 20,7% dei voti e il Partito comunista che ottiene un ottimo esito ottenendo circa il 19% dei voti.
Domande da interrogazione
- Quali furono i principali cambiamenti istituzionali in Italia dopo il fascismo?
- Quali sfide affrontò il governo di Ferruccio Parri?
- Come si differenziò il governo De Gasperi da quello di Parri?
- Quale evento cruciale si svolse il 2 giugno 1946 in Italia?
- Quali partiti emersero dalle elezioni per la Costituente del 1946?
Dopo il fascismo, l'Italia affrontò un forte cambiamento istituzionale, con la formazione di governi provvisori di larga coalizione, inclusi partiti come socialisti e comunisti, a causa della complessità della situazione politica e sociale del paese (cfr. "Cambiamenti istituzionali post-fascismo").
Il governo di Ferruccio Parri, formato nel 1945, si trovò a dover gestire un programma radicale di epurazione del fascismo, ma la difficoltà di realizzarlo in un paese che aveva sostenuto Mussolini portò alla perdita di fiducia da parte dei liberali e alle dimissioni di Parri (cfr. "Governo Parri e le sue sfide").
Il governo De Gasperi, formato nel dicembre del 1945, adottò un approccio più cauto rispetto all'epurazione, culminando in un decreto di amnistia da parte del ministro della Giustizia Togliatti, che segnò la fine dei tentativi di epurazione (cfr. "Governo De Gasperi e il referendum").
Il 2 giugno 1946 si tennero le elezioni per l'Assemblea Costituente e un referendum istituzionale, in cui gli elettori scelsero di abolire la monarchia a favore della Repubblica, con il 54,2% dei voti (cfr. "Governo De Gasperi e il referendum").
Nelle elezioni per la Costituente del 1946, la Democrazia cristiana di De Gasperi ottenne il 35,2% dei voti, seguita dal Partito socialista con il 20,7% e dal Partito comunista con circa il 19% (cfr. "Governo De Gasperi e il referendum").