Il Moderno in Italia


Nel periodo tra le due guerre, piccole avanguardie di architetti, che operavano soprattutto nei maggiori centri urbani, tentarono di produrre un tipo di costruzione aggiornato con le ricerche internazionali. Il gruppo MIAR organizzò a Roma, nel 1928, una mostra della nuova architettura e l’architetto Giovanni Michelucci realizzò a Firenze, nel 1933, la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, che costituisce il primo sucesso dell’architettura moderna in Italia.
La dittatura fascista, dopo un iniziale breve periodo di accondiscendenza verso l’architettura moderna, impose un monumentalismo in aperta contraddizione con la reale situazione del Paese. Il maggiore esponente di questa architettura, per molti aspetti simile a quella della Grmania Nazista, fu Marcello Piacentini che eseguì grandi operazioni urbane.
Durante il ventennio fascista si andavano però formando architetti attenti agli sviluppi della cultura internazionale. Le loro opere erano pubblicate dalla rivista Casabella, che costituiva un punto di riferimento per il dibattito culturale. Le opere di Giuseppe Terragni, come la Casa del Fascio, a Como e di Luigi Nervi sono tra le più innovative del periodo.
Nel 1942, venne approvata la nuova Legge urbanistica che si poneva come obiettivo principale un miglior controllo del territorio di fronte alla speculazione edilizia.
Dopo la guerra, nel periodo della ricostruzione, si sviluppò un’intensa e disordinata attività edilizia che, in assenza di una chiara guida culturale e di un’efficace regolamentazione urbanistica, finì con il devastare le città e l’ambiente. Poiché l’edilizia privata era completamente asservita agli interessi della speculazione, intenta a lucrare sul valore dei terreni e ben poco interessata alla qualità degli edifici, gli architetti più attivi sul piano della ricerca di dedicarono soprattutto alla progettazione di case per l’edilizia residenziale pubblica.
Alcuni gruppi di architetti tentarono il recupero delle tradizioni locali e dell’edilizia spontanea dando vita a quella che fu chiamata l’architettura neorealista mentre altri si inserirono in modo originale nell’Architettura Organica, allora dominante in altre parti d’Europa. Bruno Zevi fondò l’Associazione per l’Architettura Organica, alla quale aderirono molti giovani architetti, soprattutto romani.
Un tema che trovò particolare attenzione in Italia fu quello della salvaguardia e del recupero del patrimonio storico, che poneva problemi sia per quanto riguarda l’inserimento di nuovi edifici nel tessuto antico delle città, sia per quanto riguarda la conservazione e il riuso degli edifici e degli ambienti antichi. Interessanti a questo proposito sono operazioni proposte e in parte realizzate per Bologna, Assisi, Bergamo e Urbino.
Hai bisogno di aiuto in Architettura, Disegno e grafica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email