Inferno Canto XXVIII-Divina Commedia

Lo spettacolo delle anime dei sognatori discordie scismi, puniti nella nona bolgia, è di una violenza tale da mettere a dura prova non solo il poeta ma anche il provetto prosatore: impossibile rappresentare compiutamente un tale esempio, neppure tutte le persone mutilate nelle guerre che per anni hanno funestato il meridione dell'Italia potrebbero fornire un coerente paragone di quell'immane strazio.
L'attenzione di Dante è attirata da un dannato squarciato dal mento al bacino, con le interiora che pendono di fuori: si tratta di Maometto, fondatore dell'Islam, che gli indica il genero Alì e predice il destino di Fra Dolcino e dei suoi seguaci.
Dante viene interpellato da un tannato che parla attraverso un foro della gola insanguinata. È Pier da Medicina, che affida al poeta un messaggio per Guido del Cassero e Angiolello da Carignano, vittime designate del tiranno di Romagna Malatestino. Pier da Medicina mostra poi a Dante il destino di Curione, cattivo consigliere di Cesare: la lingua, di cui ha fatto cattivo uso, gli è stata amputata.
Agitando i moncherini si segnala Mosca de' Lamberti, che maledice il proprio operato ai anni della pace di Toscana. Quindi avanza da macabra figura del poeta provenzale Bertran de Born, che regge per i capelli la propria testa. Egli confessa le sue gravi colpe-l'aver istigato la rivolta di Enrico III d'Inghilterra contro il padre-E spiega il contrappasso della pena.
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