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Canto X


Abbiamo visto che c’era una distinzione tra guelfi, fedeli al papa, e ghibellini, fedeli all’imperatore. Gli stessi ghibellini sono considerati degli eretici, perché si opponevano al papa. Nella città di Dite, nel settore degli eretici, troviamo due personaggi: Farinata degli Uberti e Cavalcante dei Cavalcanti, il padre di Guido Cavalcanti. Guido aveva sposato la figlia della famiglia Farinata. Questi due personaggi appaiono diversi tra di loro: Farinata appare come un uomo che ha vissuto all’insegna della politica. Farinata si presenta a mezzo busto, mentre fuoriusciva dalla tomba. Lo guarda con un’aria di sospetto, chiedendogli chi fosse. Farinata viene riconosciuto come un nemico di Dante, rappresenta l’uomo che nella sua passione politica ha visto due schieramenti, gli alleati e i nemici, perciò Dante era considerato un nemico. In una famosa battaglia del 1260, la Battaglia di Campaldino, c’era stata una vittoria dei Ghibellini. In seguito a questa cruenta battaglia, il fiume Arbia era stato insanguinato. Dopo questa vittoria, si era deciso di radere al suolo Firenze, e Farinata sostiene baldanzosamente che egli era stato l’unico, nell’assemblea, a essere contrario alla caduta di Firenze. La famiglia di Farinata, dopo questa sconfitta, non potè più mettere piede a Firenze, non solo lui, ma anche la sua discendenza. In questo canto Dante vuole mettere in evidenza la negatività di alcune decisioni politiche, parlando di alcune famiglie, appunto come quella di Farinata, che erano state allontanate da Firenze. Il canto ci fa riflettere sui provvedimenti di carattere politico che a volte vengono presi erroneamente. C’è però una grandezza eroica nel personaggio di Farinata: per lui la sconfitta politica gli pesa più di questo letto, è come se disprezzasse l’inferno, se avesse un atteggiamento di orgoglio, una capacità di essere superiore anche alle pene infernali; ciò che più lo corrode è la sconfitta politica.
Accanto, incuriosito da questa discussione, si affaccerà un altro personaggio, il padre di Guido Cavalcanti. Dante e Guido erano molto amici. Cavalcante dei Cavalcanti chiede a Dante come mai si trovasse lì nell’inferno e suo figlio Guido non lo stesse accompagnando. Dante risponde di aver seguito Beatrice e come sappiamo Guido disprezzò Beatrice, disprezzò la sua aura divina. La sua biografia ci spiega che Guido Cavalcanti aveva seguito quella concezione della realtà che si basa su un’interpretazione squisitamente nazionale, eliminando ogni ipotesi di carattere metafisico. In questa zona della città si trovano quelli che venivano chiamati “epicurei”, dal nome del filosofo, Epicureo, che riteneva che tutta la realtà fosse formata da atomi e, se esiste, anche l’anima è formata da atomi; dopo la morte gli atomi si disgregano, perciò anche della nostra anima non esiste più nulla. Tornando a Guido Cavalcanti, il suo razionalismo fa sì che egli non potesse seguire la grazia, non potesse pensare ad una dimensione dell’esistenza di carattere spirituale. Sentendo questa risposta da parte di Dante, Cavalcante dei Cavalcanti sprofonda nella tomba, inorridito per la morte del figlio e terribilmente addolorato. Farinata riprende il suo discorso politico. A Dante viene spiegato che questi dannati hanno una vista un po’ malata, loro da lontano riescono sì a intravedere le cose terrene ma, man mano che si avvicina il presente, non hanno più concezione di quello che avviene. Perciò Dante comprende l’errore del padre di Guido, che, non conoscendo le cose terrene, non capisce che il figlio in realtà è ancora vivo. Sarà Farinata ad occuparsi di rincuorarlo, e di spiegargli che il figlio è ancora vivo.
Cavalcante dei Cavalcanti si presenta come un padre di famiglia e quello che rappresenta, dal punto di vista umano ed emotivo, è legato alla sua visione familiare e paterna. A delineare i due personaggi è anche la descrizione che Dante né fa: mentre Farinata giganteggia, Cavalcante si vede solo per il mento. Dante è curioso della vita di Farinata, vuole chiedere delucidazioni a Virgilio, ma alla fine non lo fa per paura di essere inopportuno.
Questo canto è ricollegabile al canto sesto, perché anche qui ritorna il tema politico. Nonostante Farinata e Dante siano stati grandi nemici, Dante si rispecchia nella figura di quest’uomo, perché insieme ricordano gli antichi valori di Firenze.
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