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Terapie geniche


La terapia genica serve a correggere i difetti del genoma che sono alla base delle malattie genetiche. La carenza dell’enzima adenosina deaminasi determina un grave deficit immunitario (ADA-SCID) che impedisce all’organismo di difendersi da infezioni banali per cui un semplice raffreddore può risultare mortale. Per curare questa malattia i ricercatori hanno utilizzato un vettore retrovirale per inserire il gene che codifica per Adenosina DeAminasi umano nei globuli bianchi di una bambina affetta da questa malattia. (I virus capaci di mettere in atto la trascrizione inversa sono detti retrovirus: la sintesi del DNA utilizza come stampo un filamento di RNA). Le cellule che avevano inserito correttamente il gene nel proprio DNA sono state poi ritrasfuse nella paziente, dove hanno iniziato a produrre l’ADA. Per evitare che il nuovo DNA possa impedire l’espressione di un gene, o alterarne la regolazione, sono stati progettati vettori virali basati sul virus adeno-associato (AAV), che integra il proprio genoma in un sito ben definito sul cromosoma umano 19. Anche l’adenovirus (che causa una sindrome molto simile al raffreddore) può essere utilizzato come vettore per la terapia genica. In questo caso, il gene esogeno non viene integrato, ma permane nelle cellule infette in forma plasmidica. Nel 2012 è stato approvato in Europa il primo farmaco basato sulla terapia genica: si tratta di un adenovirus modificato in grado di inserire nelle cellule il gene per la lipoproteina lipasi (LPLD). I pazienti colpiti da questa malattia non riescono a metabolizzare i chilomicroni presenti nel sangue, per cui vanno incontro a un’infiammazione del pancreas dolorosa e potenzialmente mortale. La terapia genica inserisce nel tessuto muscolare del paziente una versione potenziata del gene, che produce una proteina dotata di un’attività enzimatica superiore a quella dell’enzima naturale.
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