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Scoperta degli elettroni

La scoperta degli elettroni si attribuisce a Joseph John Thomson, fisico britannico dell' IXI secolo che grazie all'utilizzo di un tubo catodico rivelò la presenza di queste particelle indefinite.
Nel tubo di vetro immise un gas e azionò o il generatore di corrente collegato alle piastre metalliche caricate e poi negativamente (catodo) e positivamente (anodo).
Ad una condizione di estrema rarefazione a 10 alla meno sei atmosfere il tubo si oscurò completamente e una fluorescenza prodotta dalle radiazioni partì dal catodo e raggiunse l'anodo, si trattava dei cosiddetti raggi catodici.
Thomson interpose un mulinello lungo il percorso dei raggi e notò che questo si muoveva desumendo in questo modo la natura corpuscolare degli elettroni dotati pertanto di massa. Applicò un campo elettrico trasversale ai raggi e osservò che deviavano verso il polo positivo comprendendo così la carica negativa degli elettroni.
Ripeté l'esperimento cambiando i materiali ma i raggi catodici non mutavano ed erano presenti in tutti gli elementi. Il tubo vuoto utilizzato nell'esperimento di Thomson è il tubo di Crookes,un particolare tubo vuoto di vetro a forma di cono, con 3 elettrodi: 1 anodo e 2 catodi.
La scoperta dell'elettrone consentì al fisico di raggiungere una discreta fama e gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1906.
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