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L’esperimento di Rutherford

Il fisico neozelandese E. Rutherford nel 1911 condusse un'importante esperimento noto appunto come esperimento di Rutherford. Questa esperienza prevedeva un apparato sperimentale formato da una sottile lamina d’oro, la quale veniva bombardata con delle particelle alfa(nuclei di elio He) emesse da una sorgente radioattiva racchiusa in un contenitore di piombo, attorno alla lamina erano disposti in senso circolare schermi di zinco per registrare i risultati dell’esperimento. Al tempo di Rutherford veniva riconosciuto valido il modello atomico di Thompson per il quale l’atomo era costituito da una sfera carica positivamente dove gli elettroni erano disseminati all’interno in modo che l’atomo risultasse complessivamente neutro. Secondo questo modello le particelle avrebbero dovuto avere un angolo di diffusione piccolo.
L’esito dell’esperimento di Rutherford rivelò non solo che gli angoli di diffusione(causati dalla repulsione colombiana che si instaura tra protone ed particelle alfa) erano più grandi del previsto, ma addirittura una particella su 8.000 tornava indietro, mentre molte altre passavano attraverso la lamina d’oro. I risultati indussero Rutherford a sviluppare una nuova teoria atomica che prese il nome di modello planetario secondo la quale l’atomo è costituito da un nucleo molto piccolo posto al centro con gli elettroni che orbitano intorno ad una distanza dal nucleo di circa tre ordini di grandezza. La scoperta di Rutherford era in sé fenomenale perché si comprendeva per la prima volta che la materia è essenzialmente vuota, del resto anche il metodo utilizzato costituì una rivoluzione in campo scientifico ed epistemologico.

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